domenica 15 luglio 2018

EL-MINYA, la nutrice di Cheope (The nurse of Cheops)

El-Minya oggi

EL-MINYA
LA NUTRICE DI CHEOPE

Capoluogo di provincia con una popolazione di circa 200.000 abitanti, El-Minya, che si ritiene sorga sul sito dell'antica Men At Khufu, si trova vicino a importanti località archeologiche. La città, commerciale e molto attiva, offre al visitatore lo spettacolo di pittoreschi mercati e di alcune moschee, intorno alle quali si concentra la vita locale.


Beni Hasan

A qualche chilometro verso sud, sulla riva destra del Nilo, si trovano gli ipogei (tombe-caverna) di Beni Hasan, scavati nella roccia calcarea del Deserto orientale.
Sono le tombe dei principi ereditari, governatori del nomo della Gazzella, cioè della provincia il cui centro era appunto Men At Kuhfu, nome che significa "la nutrice di Cheope". Le tombe risalgono tutte al Medio Regno e dodici di esse (sulle trentanove totali) hanno le pareti coperte di pitture. Queste pitture rivestono un particolare valore perché illustrano la vita della provincia sotto i faraoni dell'XI e della XII dinastia. Riproducono infatti scene di vario tipo: pesca con l'arpione o con le reti, caccia nel deserto, contadini che lavorano nei campi e vendemmiano, pastori che pascolano le greggi e squartano animali, donne che filano e tessono, ebanisti nei loro laboratori, panettieri al lavoro, vasai, carpentieri che costruiscono una nave sotto gli occhi del padrone, giovani che si allenano alla lotta, fanciulle che danzano, passeggiate in barca fra i papiri, carovane di nomadi asiatici coi loro asini, le donne, i bambini... tutte testimonianze incomparabili di una vita lontanissima che possiamo continuare a vedere anche oggi.


Speos Artemidos

Questa fascia della riva destra del Nilo è ricca di antiche vestigia. Un poco più a sud, si trova un tempio rupestre dalla facciata a colonne, consacrato, all'epoca di Hatshepsut, alla dea Baket. I Greci avevano chiamato il tempio "Speos Artemidos" ("antro di Artemide"), assimilando Baket ad Artemide. Ancora più a sud vi sono le rovine di Antinopolis, la città che l'imperatore Adriano fece edificare a ricordo del favorito Antinoo, annegato nel Nilo.


Hermopolis

Quasi di fronte, sulla riva opposta del Nilo, sorge Kom el-Ashmunein, la Khmunu dell'epoca faraonica che con i Greci divenne Hermopolis. Il suo nome egiziano significa "gli otto" e allude all'Ogdoade divina, nata dalla speculazione teologica dei sacerdoti di Thoth, dio tutelare della città.
Secondo la cosmogonia di Hermopolis, Thoth creò con la parola gli otto dei dell'Ogdoade, che rappresentavano gli elementi originari del Cosmo: Nun era l'oceano primordiale insieme al suo doppio femminile, Nunet; Hehu e Hehet rappresentavano lo spazio infinito; Keku e Keket, le tenebre; Imen e Imenet, il dio nascosto. 
Secondo la leggenda, queste otto divinità depositarono sul monte primigenio, emerso da Nun, un uovo da cui scaturì il sole. 
Secondo un'altra versione, il sole sorse da un loto che galleggiava sull'oceano primordiale. È da notare come il Nun della mitologia egizia non sia un elemento passivo come il caos delle genesi babilonese e biblica, bensì attivo e creatore.


Tihna al-Gabal

Della città di Hermopolis rimangono ancora molte tracce importanti, in particolare l'agorà dalle colonne spezzate. La necropoli è situata più a ovest, nei pressi dell'odierna Tihna al-Gabal e le sue tombe sono divise in due gruppi: a nord quelle di epoca greco-romana, con scritte in greco; a sud quelle risalenti all'Antico Regno.


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giovedì 12 luglio 2018

DINTORNI DI ASSISI (Surroundings of Assisi)

La basilica di Santa Maria degli Angeli

DINTORNI DI ASSISI

Santa Maria degli Angeli - Si trova a 5 km da Assisi, nella pianura ai piedi della città (se ne ha una bella vista scendendo per la strada), presso la stazione ferroviaria, ove è sorto il moderno borgo industriale di Santa Maria degli Angeli.
La basilica di Santa Maria degli Angeli, uno dei maggiori santuari d'Italia, sorge sul luogo ove prese inizio l'ordine francescano e ove San Francesco morì. La chiesa fu eretta tra il 1569 e il 1679 su progetto di Galeazzo Alessi, ebbe ricostruito il piedicroce nel 1840 e una nuova facciata nel 1928. Sulla grandiosa mole si libra la bella cupola che domina il paesaggio.




INTERNO - è  ampio e solenne, è a tre navate su pilastri. Sotto la cupola è la cappella della Porziuncola, rustica costruzione decorata all'esternò di affreschi del'300 e '400 (quello sulla fronte è di F. Overbeck, 1829), e con un nudo interno annerito dal fumo delle lampade (sull'altare, tavola di Ilario da Viterbo, 1393). 
Più avanti nel presbiterio a destra, è la Cappella del Transito, la cella ove San Francesco morì disteso sulla nuda terra la sera del 3 ottobre 1226; nell'interno, affreschi dello Spagna (1520 circa) e statua di San Francesco di Andrea della Robbia.
Si scende nella cripta, nella quale sono visibili muri di fondazione e resti del pavimento della Casa del Comune, dove si radunavano i frati, vivente San Francesco (1221); all'altare, dossale, di Andrea della Robbia.
Si visitano inoltre, sulla destra della basilica: il famoso roseto, con rosai senza spine; la cappella delle Rose, affrescata da Tiberio d'Assisi (1506-16); l'antico suggestivo convento, che comprende tra I'altro un piccolo museo: ritratto di San Francesco, del XIII secolo; Crocifisso, di Giunta Pisano; arredi sacri; annesso, museo missionario etnografico.

A circa 3 km a Sudest, presso la Statale verso Foligno , nella chiesa neogotica di Rivotorto è il Tugurio di Rivotorto, dove San Francesco e i suoi compagni dimorarono dal 1209 al 1211, quando ebbe inizio I'Ordine dei Minori.


Convento di San Damiano

San Damiano - Si trova a 2 km circa dalla città, fuori porta Nuova, e vi scende una ripida strada pedonale tra gli olivi; gli automobilisti possono percorrere la strada asfaltata che termina in un piazzale di sosta presso la chiesa.
Il convento di San Damiano, uno dei siti di più pura poesia, è un intatto esemplare di convento duecentesco, sorto intorno al vecchio oratorio campestre, dove nel 1205 il Crocifisso parlò a San Francesco e dove il Santo nel 1212 adunò Santa Chiara e le sue compagne. La chiesetta è preceduta da un portico, sulla destra del quale si apre la cappella di San Girolamo, affrescata da Tiberio d'Assisi. L'interno della chiesa è assai semplice e rustico, a una navata; in una cappella a destra, Crocifisso ligneo di Fra' Innocenzo da Palermo (1637); nell'abside, coro ligneo del 1504. Di qui per un vestibolo si passa nel coro del tempo di Santa Chiara; alla parete destra, Madonna, di umbro protogiottesco.
Si visita quindi, a richiesta (offerta), il convento: il giardinetto di Santa Chiara, ove San Francesco avrebbe composto il famoso "cantico delle Creature"; l'oratorio di Santa Chiara; il dormitorio ove morì la Santa; il chiostro con affreschi del 1507; il suggestivo refettorio; I'infermeria ove morì Sant'Agnese, sorella di Santa Chiara.


Eremo delle Carceri 

Eremo delle Carceri - Si trova a 4 km sulle pendici del Subasio e si raggiunge uscendo da porta dei Cappuccini per la strada panoramica che sale tra olivi.
L'eremo delle Carceri fu il luogo di ritiro di San Francesco, in una selva densa di querce e lecci. Nel 1400 San Bernardino da Siena vi eresse un piccolo convento. Si visita l'eremo con la chiesetta, l'oratorio primitivo e il pozzo di San Francesco. Particolarmente suggestiva è la passeggiata nella selva, ove si aprono varie grotte di eremiti. Dall'eremo la strada prosegue toccando I'abbazia di San Benedetto (cripta del XI secolo) sul Monte Subàsio e raggiunge la vetta del monte a 1290 metri d'altezza. Continuando si va a Collepino  e si scende a Spello.

venerdì 6 luglio 2018

BERNARD TSCHUMI - Vita e opere (Life and Works)


Bernard Tschumi (Losanna, 25 gennaio 1944) è un architetto svizzero

BERNARD TSCHUMI

Tschumi ha frequentato fino al 1969 l'Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo. Dal
1970 al 1979 ha insegnato all'Architectural Association School di Londra e, dal 1976, anche all'lnstitute for Architecture and Urban Studies di New York e all'Università di Princelon. 
Tra il 1980 e 1983 è stato professore ospite alla Cooper Union School of Architecture di New York. Nel 1975 ho curato l'organizzazione della mostra "A Space, a Thousand Words", svoltasi a New York. 
Dal 1977 al 1981, dopo il trasferimento da Londra a New York, Tschumi ha realizzato i "Manhattan Transcripls", disegni e collage in cui l'architetto si destreggia tra nuove forme di "notazione architettonica", comprese idee del tipo "la forma segue lo fantasia". 

Sebbene la sua opera resti ancora di dimensioni limitate, Tschumi ha già vinto premi per diversi suoi progetti, come quello presentato per la realizzazione della "Defense" di Parigi (1983), quello per I'Opera di Tokyo (1986) - arrivato secondo - e quello relativo al Parc de la Villette a Parigi (1982-1995). Sparsi sul sito, tra i tortuosi sentieri, sorgono le "Folies", padiglioni cubici di colore rosso brillante. La sovrapposizione di diverse strutture geometriche crea un effetto dinamico.

Tra i lavori eseguiti negli anni Novanta figura il Lerner Student Center presso la Columbia University di New York (1994-1997) e il Centro Le Fresnoy di Arte Contemporanea a Tourcoing (Francia, 1991-1997), per il quale Tschumi ha steso un tetto immenso sopra l'edificio preesistente con un sistema sospeso di corridoi e scale.


OPERE

The Manhattan Transcripts di New York City-Manhattan, progetto (1981-82)

Parc de la Villette, Concorso internazionale (1982-95)

Interface Flon, Losanna (1988)

Tunnel ferroviario di Rotterdam, Olanda (1988)


ZKM - Center for Art and Media, Karlsruhe, progetto (1989)

Kyoto Center, Giappone (1990)


Glass Video Gallery, Groningen, Paesi Bassi (1990)

Studio Nazionale per le Arti Contemporanee, Tourcoing, Francia (1991-97)

Scuola di Architettura, Marne-la-Vallèe, Francia (1994)

Lerner Student Center, Columbia University, New York (1995)

Master Plan Renault, Parigi (1995)
Franklin Furnace Gallery, New York (1995)


Business Park, Chartres, Francia (1995)

Parco delle Esposizioni e Zénith, Rouen, Francia (2000)

Museo d'Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile (2001)


Sede manifattura Vacheron Constantin, Ginevra (2001)

Museo delle Arti Africane, New York, USA (2001)

Limôges Concert Hall, Francia (2003-06)


BLUE Residental Tower, New York, USA (2004-07)

Museo dell'acropoli di Atene, Grecia (2001-09)

Centro Culturale, Bordeaux Cenon, Francia (2006-10)

Atmosphere Park, Santiago (2010)

Museo e Parco Archeologico di Alésia, Francia (2003-12)

 Passerella a La Roche Sur Yon - Francia (2006)

giovedì 28 giugno 2018

SANTA MARIA NOVELLA - Firenze


SANTA MARIA NOVELLA

Una delle più famose chiese fiorentine, capolavoro dell'architettura gotica. Fu costruita da architetti dell'ordine domenicano a partire dal 1246 e completata nel 1360. 

LA FACCIATA, tutta incrostata di marmi, fu iniziata nel '300 e ripresa nel 1456-70 su disegno di Leon Battista Alberti, cui si deve il classico portale e la parte al di sopra della bella cornice mediana, con le due volute laterali. Sulla destra della facciata c'è un recinto formato di arcate, che racchiudono gli avelli delle grandi famiglie fiorentine, circonda l'antico cimitero.

L'INTERNO, d'armoniosa, slanciata architettura gotica, è a tre navate su pilastri polistili con grandi arcate decrescenti in ampiezza e volte ogivali. Delle numerose opere d'arte che racchiude si ricordano quelle principalissime. 
Navata destra: nella seconda campata, monumento della Beata Villana, di B. Rossellino (1451). 
Nella testata del transetto destro si apre la cappella Rucellai: nel pavimento, lastra tombale di Fra' Dari, con figura in bronzo del Lorenzo Ghiberti (1425); all'altare, una Madonna col Bambino, statua di Nino Pisano. 
La prima cappella a destra del presbiterio (cappella Strozzi) è ornata di affreschi di Filippino Lippi (Storie dei Ss. Giovanni e Filippo, 1502); dietro I'altare, elegante tomba di Filippo Strozzi, di Benedetto da Maiano.
Presbiterio: sull'altare, un Crocifisso in bronzo, del Giambologna; nell'abside, bel coro ligneo della fine del'400, e alle pareti famoso ciclo di affreschi del Ghirlandaio (Storie di Maria e del Battista), eseguiti dal maestro (cui si deve anche la vetrata di fondo, 1492) e aiuti nel 1485-90.
La prima cappella a sinistra del presbiterio (cappella Gondi) ha un rivestimento architettonico di Giuliano da Sangallo (1503) e custodisce il famoso Crocifisso in legno del Brunelleschi
Nella testata del transetto sinistro è la cappella Strozzi (restaurata nel 7979), tutta ornata di affreschi (Giudizio finale, Paradiso, Inferno) di Nardo di Cione (1357; staccati e restaurati); all'altare, tavola di Andrea Orcagna
La vicina sagrestia racchiude un lavabo in terracotta di Giovanni della Robbia e uno stupendo Crocifisso su tavola di Giotto
Navata sinistra: al penultimo pilastro, un pergamo su disegno del Brunelleschi; nella terza campata, Trinità, Maria e S. Giovanni e 2 committenti e, sotto I'altare, la Morte, il più potente affresco di Masaccio (1427 circa), testo mirabile della nuova pittura rinascimentale.




Chiostri di Santa Maria Novella - Si tratta di un complesso di costruzioni gotiche del più grande interesse. Ne fanno parte: il bel chiostro Verde,costruito dopo il 1350 e che trae nome dagli affreschi in terra verde alle pareti, dovuti a vari artisti del primo '400 tra i quali Paolo Uccello, ora staccati ed esposti nella vicina sala del refettorio (Creazione di Adamo; Creazione e tentazione di Eva; Diluvio; Sacrificio di Noè).
Sulla parete d'ingresso, Madonna col Bambino e Santi, del '300, e Raccolta della manna di Alessandro Allori; il cappellone degli Spagnoli, spazioso ambiente costruito da Iacopo Talenti (XIV secolo) e interamente affrescato lstorie di Cristo e di S. Pietro martire; Trionfo di S. Tommaso; Trionfo dei Domenicani) da Andrea da Firenze (1355), con un polittico di Bernardo Daddi sull'altare; il suggestivo chiostrino dei Morti, decorato pure di affreschi trecenteschi, con terracotta robbiana in una cappelletta.

Piazza della Stazione - Vi prospetta la bella abside di Santa Maria Novella con lo slanciato, elegante campanile di lacopo Talenti (1360). Nel fondo si profila la moderna mole della Stazione Centrale di Santa Maria Novella, ma delle più felici e funzionali costruzioni del genere, eretta nel 1935.


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martedì 26 giugno 2018

LE COSTE DEL MAR ROSSO (The coasts of the Red Sea)



LE COSTE DEL MAR ROSSO

NUOVE BELLEZZE EGIZIANE DA SCOPRIRE SOTT'ACQUA

Nel deserto che si estende a est del Nilo, chiamato orientale, non ci sono le numerose oasi del Deserto occidentale; tuttavia questo territorio arido e roccioso gode del vantaggio di essere lambito dal mare, quel mare che per gli antichi Egizi era una porta spalancata verso le misteriose regioni da cui proveniva l'incenso, il profumo indispensabile ai riti cultuali in onore degli dei.


Il pugnale di Gebel el-Arak

L'altra sponda del Mar Rosso, chiamata sorprendentemente dagli Egiziani Tonutir, la "terra del dio" (o terra divina), segna i confini dell'Arabia. Non sappiamo con precisione l'origine di tale nome: esso evoca forse l'incenso? O piuttosto le regioni dove nasceva il sole? Sappiamo però che in epoca predinastica i popoli di questa regione invasero la valle del Nilo, come testimonia il ritrovamento del celebre pugnale di Gebel el-Arak, custodito al Louvre. 
Lo stile delle incisioni sul manico di questo pugnale dalla lama di pietra ha indotto gli studiosi a supporre che gli invasori fossero antichi Sumeri. Ma in questo caso, come si spiega l'aspetto semita dell'antico uomo egiziano, già riscontrato nell'epoca predinastica, quando è noto che gli antichi Semiti erano originari di una regione che si estendeva dalla Siria al nord dell'Arabia?


Tempio dedicato a Hatshepsut - Deir el-Bahri

Durante tutto l'Antico Regno, gli Egizi non furono molto interessati alla navigazione sul Mar Rosso, ma già sotto Sahuré, il secondo sovrano della V dinastia, è testimoniata una spedizione, la prima forse, verso questo misterioso Paese dagli Egizi chiamato Punt. È però a partire dal Medio Regno che le coste egiziane del Mar Rosso e le piste che vi conducevano iniziarono sicuramente a essere battute. Alla fine della XI dinastia, vicino all'attuale Kosseir (El Quseir) venne costruito il porto di Taau, il Leukos limen, "porto bianco" per i Greci. Vi si accedeva partendo da Copto attraverso il Wadi Hammamat, noto per le sue cave. Il porto di Taau fu certamente la base di partenza della famosa spedizione verso le misteriose regioni del Punt, voluta dalla regina Hatshepsut e raffigurata sulle pareti del tempio a lei dedicato a Deir el-Bahri.


Bassorilievi di Deir el-Bahri 

Punt potrebbe essere la versione egiziana di Pun, nome indigeno che si vorrebbe far risalire a Poeni, a sua volta forma latina del nome dei Cartaginesi; questi ultimi altro non erano che i Fenici, giunti forse attraverso l'Arabia. In origine è possibile che Punt fosse usato per indicare la parte dell'Arabia meridionale da cui proviene il miglior tipo di incenso. Tuttavia, il Paese descritto e raffigurato sui bassorilievi di Deir el-Bahri fa piuttosto pensare alla costa bassa e lagunare della Somalia: le dimore sono capanne su palafitte, ma gli abitanti sono di pelle rossiccia e di aspetto molto simile agli egiziani, anche se la regina sembra eccessivamente formosa.


Questo rilievo raffigura incenso e mirra ottenuti dalla spedizione di Hatshepsut a Punt

I prodotti importati da Punt erano legni pregiati, resine aromatiche, alberi da incenso, ebano, avorio, oro, scimmie, levrieri, pelli di leopardo.
In seguito, le spedizioni marittime continuarono, ma si dovette attendere l'epoca dei Tolomei perché sulle coste fossero costruiti numerosi porti. Iniziò, allora, un fiorente commercio con i porti africani dell'oceano Indiano prima, con l'India poi.

Nel II secolo d.C., i commercianti greci dell'Egitto si spinsero fino a Zanzibar e approfittarono dei monsoni per raggiungere le coste indiane e Ceylon. Oggi, la regione di Hurgada sta sempre più attrezzando le sue coste alle esigenze del turismo moderno, mentre la scoperta di giacimenti di petrolio, a nord, ha reso questa desertica striscia di terra un bene prezioso.

Dal punto di vista biologico, il Mar Rosso è un mare ricco di specie, con una fauna di tipo tropicale, che risente di influssi mediterranei. La flora marina, alquanto scarsa, presenta alcune alghe tipiche, che talvolta formano estese velature superficiali di color rosso-bruno. Le risorse della pesca, che sarebbero notevoli, trovano un limite allo sfruttamento negli ostacoli del clima e delle barriere madreporiche e coralline del fondo costiero.









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