mercoledì 31 agosto 2011

LONDRA - L'occhio di Londra - London Eye

London Eye di notte
    
Nel 2008 il figlio di Marianna ha trascorso un anno a Londra con il progetto Erasmus. Secondo voi, poteva lei, mamma chioccia che deve assolutamente avere tutto sotto controllo, abbandonare la sua creatura di 1,87 m. in quella metropoli di 7 milioni e mezzo di abitanti senza preoccuparsi di controllare dove era alloggiato, chi frequentava, cosa mangiava, come si vestiva, cosa faceva, ecc. ecc. ecc......?


E così in quell'anno io e Marianna siamo andati a Londra per ben due volte, la prima a marzo e ci siamo rimasti per dieci giorni, la seconda a settembre per 20 giorni.
Avere come guida suo figlio e i suoi amici, che nel frattempo si erano ambientati benissimo, è stato molto utile alla nostra curiosità di turisti. Credo che abbiamo visto praticamente tutto di questa città e non parlo dei soliti Big Ben, Buckingham Palace, Tower Bridge, Piccadilly e il Tamigi.....

   


   
"Ora dovrei solo decidere se scrivere una sola opinione riassumendo a grandi linee tutte le cose interessanti da vedere (secondo me naturalmente), oppure se scriverne tante approfondendo di volta in volta le varie esperienze....credo che opterò per la seconda"...


Avrei voluto iniziare descrivendovi Londra nel modo meno banale possibile, invece lo faccio parlandovi della prima cosa che io e Marianna abbiamo fatto dopo appena tre ore dal suo arrivo e forse la più scontata in assoluto, mettersi in fila per una delle 32 cabine dell'Occhio di Londra che svetta con tutta la sua imponenza sul Tamigi.


London Eye 


     
L'Occhio di Londra è una delle ruote panoramiche più alte del mondo. Costruita nel 2000, ha 105 anni di meno della Riesenrad che ancora gira nel Prater di Vienna, ed è più alta della sua bisnonna di 70 metri, infatti il London Eye sfiora i 140 metri di altezza, mastodontica...
  

London Eye - Vista sul Tamigi
   


Ha la forma di una enorme ruota di bicicletta con le cabine di vetro fissate all'esterno dalle quali si può godere di un incantevole panorama dove l'occhio si perde per oltre 40km in ogni direzione


Il biglietto ci è costato circa 16 sterline e sul dépliant, presso la cassa c'era scritto che il tramonto è il momento migliore per questo "giro"...sono stata fortunata, l'ora era quella giusta...


Dentro la capsula del London Eye 


   
Salita sulla capsula che si muove alla velocità di 26 cm al secondo notiamo con piacere che la cabina era spaziosa e nonostante al suo interno fossimo una quindicina di persone, ci si poteva muovere e camminare agevolmente potendo così accedere alle grandi vetrate e scegliere di vedere il panorama che più ci interessava. Il giro completo è durato circa mezz'ora.


Certo, non possiamo fare a meno di pensare che hanno avuto un bel coraggio a costruire questa ruota in pieno centro, come se ne tirassimo su una di fronte al Duomo di Milano o di fianco all'isola Tiberina, o accanto a Ponte Vecchio. Il solo pensiero ci fa inorridire. Eppure siamo lì a godere di quell'impagabile tramonto sul lungofiume.


Parlamento e Big Ben


     
E mentre il sole calava alle spalle del Big Ben e del Parlamento, indiscussi protagonisti del panorama generale abbiamo pensato che quelle 16 sterline erano proprio ben spese, avevamo Londra ai nostri piedi.....
  

















    
Purtroppo quando ci siamo andati noi non c'era ancora la possibilità di poter assistere, in un filmato 4D, al volo di un gabbiano che sorvola Londra sulle note di una canzone dei Coldplay. Alcuni amici che sono tornati recentemente da Londra me l'hanno descritta come un'esperienza piacevole e coinvolgente da vivere con tutti i sensi.
Credo che saremo costretti a tornarci presto...anche noi vogliamo sentirci come un gabbiano....




   
Grazie Marianna . . .

LA RIVIERA DEL CONERO

LA RIVIERA DEL CONERO

La Riviera del Conero rappresenta uno dei paesaggi più piacevoli e suggestivi del litorale adriatico; è facilmente raggiungibile da Ancona, da cui dista circa 15 chilometri.
Protesa nel Mar Adriatico a sud-est di Ancona, è dominata dal Monte Conero, alto 572 metri, da cui viene riparata dai venti freddi del nord e gode di un clima temperato; la scogliera che scende dal monte interrompe il litorale piatto di spiagge che si snodano lungo la costa delle Marche.
Anticamente ha dato il nome al capoluogo delle Marche; gli antichi navigatori greci chiamarono infatti ankon, cioè gomito, questo tratto di costa, per il cambiamento di rotta che doveva essere effettuato nel risalire l'Adriatico.


Grotta Urbani


    
Nella Riviera del Conero è stato creato il primo parco regionale marchigiano nel 1987 e comprende l'insenatura di Portonovo, lo scoglio di Trave, gli scogli delle Due Sorelle, la grotta Urbani, le due cittadine di Numana e Sirolo.


Numana


    
Numana, graziosa cittadina balneare, dotata di due spiagge e un buon porto per imbarcazioni da diporto fu, in passato, centro commerciale marittimo piceno e greco. Vi si trova un Museo in cui sono raccolti i reperti delle antiche civiltà.


Riviera di Sirolo


    
Sirolo, altra incantevole cittadina balneare della riviera, ha tipica impronta medioevale: antico castello fortificato dai Conti Cortesi alle pendici del Monte Conero, a 125 metri sul livello del mare, è attorniata da splendidi boschi di lecci e pini marittimi che giungono in prossimità della spiaggia.


Vi si trova inoltre un ex convento dei Francescani, oggi villa privata, al cui ingresso appaiono due olmi piantati, secondo la leggenda, da San Francesco che passò di qui nel 1215.
Queste due cittadine, essendo prevalentemente zone turistiche, si possono evitare, quando c'è troppa folla estiva, vagabondando tra i pendii fioriti del Monte Conero o facendo escursioni in barca verso le spiaggette oltre i villaggi.


Fortino napoleonico
   
La riviera è dominata dal Fortino Napoleonico eretto nel 1808 e dalla massiccia torre di guardia costruita a difesa della costa, abitata per un certo periodo da Gabriele D'Annunzio.
Accessibile dal nord di Ancona, è una zona quasi incontaminata, nota per i suoi paesaggi, i vini (Rosso del Conero), le baie e le spiagge delle sopraddette località pittoresche.


Santa Maria di Portonovo


   
Oltre alle due cittadine che ho presentato, segnalo la località di Portonovo, su cui si affaccia la graziosa chiesa romanica di Santa Maria di Portonovo, del XI secolo, ricordata da Dante nel XXI canto del Paradiso.
Nella zona è stato reperito un giacimento paleolitico risalente a oltre 100.000 anni fa, tra boschi quasi intatti e fitti di querce nane, allori, aceri, ginestre, ginepri e biancospini, tipici esemplari della ricca macchia mediterranea.
Qui vivono numerosi animali e specialmente uccelli che rappresentano la parte più rilevante della fauna del Conero: il falco pellegrino, il rondone pallido e rondone maggiore, uccelli migratori come i falchi pescaioli, aquile, cicogne.



martedì 30 agosto 2011

BIBBIENA, una perla del Casentino

Bibbiena - Panorama

    
BIBBIENA – Provincia di Arezzo in Toscana

Santo patrono - 13 agosto Sant'Ippolito

FRAZIONI - Banzena, Bibbiena Stazione, Campi, Camprena, Farneta, Gello, Giona, Gressa, Lonnano, Marciano, Molino di Gressa, Moscaio, Partina, Pianacci, Pian del Ponte, Poggiolo, Pollino, Querceto, Santa Maria del Sasso, Serravalle, Soci, Terrossola, Tramoggiano.


Bibbiena è il centro più popolato del Casentino..., su un colle presso la confluenza dell'Archiano nell'Arno, è una cittadina, graziosa, pulita e decorosa per palazzetti quattrocenteschi.
È anche un centro di industrie raggruppate principalmente attorno alla Stazione.
Località etrusca, (il nome antico fu probabilmente Vipena) poi romana, quindi castello dei vescovi d'Arezzo, quasi distrutto dai vincitori di Campaldino, quindi dei Tarlati e più tardi di Firenze, Bibbiena fu nel 1440 occupata dalle milizie del Visconti e nel 1498 dalle truppe venete dell'Alviano, quindi tornò a Firenze.


Bernardo Dovizi detto il Bibbiena - Ritratto di Raffaello
        
È patria del cardinale Bernardo Dovizi detto il Bibbiena (1470-1520), segretario di Leone X, amico di Raffaello e autore della “Calandra”, una commedia in cinque atti..., di Giuseppe Borghi (1790-1847), poeta e storico..., dell'architetto Pasquale Poccianti (1774-1858)..., della famiglia di architetti e scenografi Galli…, e di Emmanuele Marcucci architetto, archeologo e botanico.


Bello Pomo
     
Caratteristico l'ultimo giorno di carnevale, il “Bello Ballo”, o “Bello Pomo”..., un'animazione con rito propiziatorio nel quale viene bruciato “un ginepro dal più anziano del paese al centro della "Piazzolina" per cogliere i buoni auspici per l’annata”, con canti popolari, che si crede risalga al Trecento.

Da piazza Matteotti, in cui, a destra, l'alberato viale Garibaldi (busto dell'eroe) si ha di fronte la via Dovizi..., a sinistra, il bel Palazzo Dovizi del '500, notevole specialmente per la costruzione rustica..., di fronte a questo, la chiesa di San Lorenzo.


Interno della chiesa di San Lorenzo


    
L'interno della chiesa di San Lorenzo è a tre navate, di buone forme rinascimentali.
Nel terzo altare a destra possiamo ammirare la “Adorazione dei pastori” (nella predella, “Noli me tangere” e “Due Santi”), una graziosa terracotta invetriata centinata, di Andrea Della Robbia..., nel terzo altare a sinistra, ci gustiamo la visione della “Deposizione di Cristo” (nella predella, cinque Santi), un'altra bella terracotta centinata, dello stesso autore (entrambe si credono dono del cardinale Dovizi).


Palazzo Niccolini e Palazzo Dovizi
   
Continuando per le vie della cittadina si trovano altri bei palazzi rinascimentali, specialmente l'ultimo a destra, il Palazzo della Pretura, e, di fronte, il Palazzo Niccolini, sede del Municipio.
Si retrocede di pochi passi e si volta a destra in via Giuseppe Borghi alla piazza Pier Saccone Tarlati (uno dei signori di Bibbiena, morto nel 1355), col monumento ai Caduti (il Vittorioso), di Romeo Pazzini, un portico e la Torre merlata dell'Orologio, avanzo della Rocca, della quale resta posteriormente un'altra torre.


Chiesa della Prepositura 


   
Sulla destra, la Prepositura (Ss. Ippolito e Donato, già Ss. Giacomo e Biagio), del principio del dodicesimo secolo, ma quasi tutta rimaneggiata.
Questa chiesa che si trova in via Rosa Scoti Franceschi ed ha un interno a croce latina ad una navata.
Nel secondo altare a sinistra, presso il tabernacolo, possiamo ammirare la “Madonna col Bambino e sei Angeli”, tavola di Arcangelo di Cola da Camerino.


Deposizione di Cristo (Andrea Della Robbia) - Chiesa di San Lorenzo
   
Nel braccio sinistro della crociera, alla parete, si scorge un trittico con la “Madonna col Bambino e i Ss. Ippolito, Giovanni il Battista, Giacomo apostolo e Cristo” (nell'alto, le “Pentecoste”, la “Cracifissione”, la “Resurrezione”..., nella predella, il “Battesimo di Gesù”, il “Presepio”, “Tre storie di Santi”), attribuito a Bicci di Lorenzo (1435).
Nell'abside, un meraviglioso “Sposalizio di Santa Caterina”, di Jacopo Ligozzi..., e poi, interessante è l'organo di Onofrio Zeffirini, datato 1542, proveniente dall'abbadia di Vallombrosa.

Nel resto della cittadina, palazzi di buone forme.


Santa Maria del Sasso


     
Fuori dell'abitato, possiamo fare una visita al rinascimentale santuario di Santa Maria del Sasso (vedi scheda), ricostruito nel 1486, contiene dipinti di I. Ligozzi, di Fra' Bartolomeo, di Paolino da Pistoia e una terracotta invetriata, di Santi Buglioni..., sotto il ciborio, possiamo ammirare un affresco di Bicci di Lorenzo o del figlio Neri.


Bibbiena è, con Poppi, Pratovecchio e Stia, uno dei principali centri di escursioni nel Casentino.

    
Tamburini del tarlati - Sabato 1 e Domenica 2 Agosto 
   
VEDI ANCHE . . .


SANTUARIO FRANCESCANO DELLA VERNA (Franciscan Sanctuary of La Verna)


BERTIOLO (Bertiûl) - Udine - Friuli Venezia Giulia

Chiesa di Bertiolo


      
BERTIOLO (Bertiûl in friulano) è un comune italiano di 2.550 abitanti
Provincia di Udine - Friuli Venezia Giulia.
Frazioni - Pozzecco, Sterpo, Virco


A nessuno è proibito fantasticare sulle origini dei propri nomi: così si dice che in questo paese si abbia avuto un Berto, abitante in una palude chiamata Olis, e ne sia nato Bertiolo (ma lo studioso pensa che sia soltanto un diminutivo di Berto.
I più lo fanno risalire a quelle popolazioni che i Patriarchi chiamarono dalle terre slave per ripopolare queste terre dopo le devastazioni ungare.
E' certo che per secoli, dopo il Mille, questo luogo fu spazio per coltivatori della terra e per allevatori di bestiame, con un minuscolo centro abitato.

Ma quello che conta, non è tanto la sua storia di un passato che sarebbe falso ricostruire su inesistenti documentazioni, come possono vantare altre località.

Non ci sono grandi imprese che seguino questo comune, né uomini illustri che si siano dati importanza come tappe da primato.
Quello che conta - e val la pena segnalarlo come regola buona per la maggior parte dei nostri paesi - è scritto in quel grande racconto del popolo friulano che è cresciuto mantenendo la sua vera identità di lingua e di cultura senza bisogno di glorie fotografiche e di conquiste da libri d'archivio.


Le risorgive


   
Bertiolo è un paese semplice e schietto, quasi umile nel suo presentarsi accanto agli altri centri abitati: eppure ha saputo trasmettere la sua personalità popolare fino a questi nostri anni, dando un contributo allo spessore della nostra gente friulana, quale altri paesi di più grande nome non hanno saputo fare.
E questa semplicità che mi piace far notare: nella sua lenta crescita, allineato ad una modernità sobria e necessaria, Bertiolo è tipico paese di un Friuli tutto originale.

Chiesetta della Santissima Trinità


   
La composizione del terreno è ottima per la viticoltura.

Per la festività di San Giuseppe si svolge un importante evento eno-gastronomico... la Festa del vino, denominata "Bertiûl tal Friûl" (Bertiolo nel Friuli), che si è sviluppata nel lontano 1950 e continua oggi lungo le vie del paese..., un appuntamento a cui non bisogna mancare...

Conclusione: Bertiolo... un paese semplice e schietto...
        

Bertiolo - Panorama
     
Acque sorgive a Virco

   
La chiesa di Virco
    

Fontana a Sterpo
    
Mulino a Sterpo

lunedì 29 agosto 2011

Le Porcellane di Capodimonte (porcelain - Napoli)

Il giudizio di Paride - Musei Capitolini a Roma

PORCELLANE DI CAPODIMONTE

Capodimonte è una zona settentrionale di Napoli, sulle ultime propaggini orientali dei Campi Fregrei, suddivisa nei casali di Porta Grande e Porta Piccola, siti a ridosso del Parco di Capodimonte.
Nel grande parco possiamo ammirare il grandioso Palazzo Reale, ora Galleria Nazionale..., e poi un osservatorio astronomico, voluto da G. Murat e costruito da G. Piazzi nel 1812.





Capodimonte - Palazzo Reale


Ma per me Capodimonte è famosa per la produzione di porcellane bianche e policrome.

Nel 1743 con l'apertura della manifattura di Capodimonte (deve il suo nome alla zona collinare di Capodimonte a Napoli) voluta da Carlo III di Borbone, inizia la splendida stagione della porcellana napoletana, prodotta nel capoluogo partenopeo sino al 1760, anno dell'ascesa del sovrano al trono di Spagna.

La fabbrica, trasferita da quel momento a Madrid nel Palazzo del Buen Retiro, continuò però a funzionare, senza mutare il marchio di fabbrica e utilizzando gli stessi lavoranti e materiali, ancora sino al 1808.

Modellatore capo fu Giuseppe Gricci e decoratori principali Giovanni Caselli..., J. S. Fisher..., L. Restile che si specializzarono in paesaggi, scene di battaglie o di genere, soggetti mitologici e motivi naturalistici (fiori, frutta), dai delicati toni pastello.

Ma la fama della Manifattura è legata soprattutto all'opera del Gricci, autore di celebri statuette e gruppi plastici raffiguranti maschere e personaggi della Commedia dell'Arte, pescatori, "gridi", contadini, soggetti religiosi e folcloristici, resi con grande originalità inventiva e freschezza di tocco.

Fra i suoi capolavori è il Salottino in porcellana o LA STANZA CINESE, eseguito (1757 - 1759) per la regina Maria Amalia nella Villa Reale di Portici (ora Museo di Capodimonte).

Vennero prodotti anche un'infinità di altri oggetti come manici per bastoni, decorazioni per mobili, fregi e cornici, tabacchiere, bacili con acquamanili e vasellame vario.

Dopo la chiusura della Manifattura di Capodimonte, Ferdinando IV nel 1771 inaugurava a Napoli la "Fabbrica Reale Ferdinandea", specializzata nella produzione di sontuosi servizi da tavola di raffinato gusto neoclassico.

In seguito alle vicende storiche della Repubblica Napoletana la fabbrica subì gravi danni e con l'esilio del sovrano borbonico fu costretta a chiudere nel 1806, ponendo termine ad una fortunata tradizione artigianale locale che aveva reso celebre il nome di Napoli in tutto il mondo....
Ma come l'Araba Fenice questa tradizione si è risvegliata, ed ancora oggi Capodimonte è simbolo di ceramica creativa!






 Zuppiera di Capodimonte (foto gentilmente concessami da Rosalba)

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