giovedì 11 agosto 2011

ARTA TERME - Friuli Venezia Giulia

Panorama di Arta Terme


Situata lungo la Strada Statale 52 bis, che va da Tolmezzo e passando per Paluzza esce dai confini italiani attraverso il Passo di Monte Croce Carnico, Arta Terme è oggi nota ben oltre i confini della terra carnica e friulana; cresciuta sulle sponde del Torre But, nello stretto Canal di San Pietro, può contare su un passato storico già conosciuto dalle matrone romane che trovavano nelle acque della Fons Putens rimedi ai loro mali: arrivavano fino a Jiulium Carnicum per i loro bagni di salute nei mesi caldi d'estate.
Acque solforose, a temperatura costante di dieci gradi, hanno fatto la fortuna di Arta Terme.
Ricordate lungo i secoli, soprattutto a partire dal Cinquecento: ne parlano gli storici Fabio Quintiliano Ermacora, Jacopo da Valvasone e Palladio degli Olivi nelle loro descrizioni, fornendo buon materiale alle ricerche scientifiche degli specialisti dell'Imperiale Regio Governo di Vienna e ai moderni che ne hanno fatto un centro efficientissimo di cura, con la valorizzazione aggiunta di una rilevante promozione turistica.




Il patrimonio di questo centro della Carnia racconta di un passato carico di testimonianze che si aggiungono alle sue acque terapeutiche, quasi cornice ad un sollievo del corpo.

Accanto ad un tipico artigianato di ceramiche e di tessuti che qui hanno qualità originali di colori e di composizioni, il territorio possiede a Cabia, una sua piccola frazione, la prima tela firmata e datata da Nicolò Grassi (1710): senza dire che nelle case della stessa frazione è nato, almeno come fama, quel ricercato distillato di prugne di gusto inimitabile.

E ad Avosacco, un ricercatore dotto aveva raccolto un'autentica preziosità di monete celtiche e romane disperse purtroppo nel primo conflitto mondiale.




A Piano d'Arta esiste ancora la trattoria preferita da Giosuè Carducci, che vi passò più volte le vacanze: una targa ricorda la sua presenza.
Il poeta non si limitò a villeggiare, ma trovò spunto per qualche componimento: nella raccolta RIME NOVE ricorderemo (forse) il celeberrimo COMUNE RUSTICO, in cui si descrive la vita patriarcale e sana dei montanari nel medioevo, e si tratteggia il paesaggio alpino; ad un certo punto scrive... "....o noci de la Carnia, addio!"


Chiesetta di San Nicolò


C'è poi la testimonianza, in località Alzeri, dei Cavalieri di Malta con la chiesetta di San Nicolò, ricca di sculture in legno.

A ragione il Governo regionale ne ha fatto una zona di tutela.


1 commento:

Anonimo ha detto...

che bello il tuo Friuli...ci ritornerò e questa volta ci rimarrò un po' di più...ho ancora tante cose da vedere...