martedì 16 agosto 2011

CITTÀ DI CASTELLO - Perugia

Città di Castello - Panorama




   
Città di Castello, detta abitualmente Castello, sulla sinistra del Tevere in posizione amenissima tra verdi colline, è il centro più importante della Valle Tiberina superiore e cittadella graziosa, interessante per belli edifici gotici e rinascimentali.

E' "Tifernum", detto dai romani "Tiberinum" (per distinguerlo dal "Tiferum Metaurense" e dal "Tifernum Sannìticum"), antico centro umbro non sottomesso dagli Etruschi.
Fu cospicuo municipio romano, ricordato da Plinio il Giovane, che vi eresse un tempio e aveva nei dintorni una villa (le cui rovine si possono vedere nel calle Plinio presso Pitigliano.
Verso il principio del IV secolo, vi predicò il vangelo San Crescenziano, un legionario romano martirizzato dov'è ora la pieve dei Saddi; poco dopo vi sorso la sede vescovile.
E' tradizione che Tiferno venisse distrutto da Totila e risorgesse per opera del vescovo Florido col nome di Castrum Felicitatis; ma dopo il X secolo predomina il nome di Civitas Castelli.
Costituitasi in Comune, fu alternativamente libera o soggetta alla Chiesa, a Perugia, a Firenze.
Ebbe anche il dominio dei Da Pietramala e, nel '300, quello di Branca Guelfucci; nel 1422 fu presa da Braccio Fortebraccio; finalmente, dopo contese tra e famiglie emule dei Tarlantini, Giustini e Fucci, vi si stabilì nella seconda metà del Quattrocento la signoria dei Vitelli.
La città passò con Cesare Borgia definitivamente alla Chiesa, ma di fatto continuò ed essere governata anche nel '500 dai Vitelli.

Città di Castello, che non produsse alcun artista notevole ebbe però un culto altissimo dell'arte.
Sin dal fiorire delle libertà comunali (XII sec.) ma più nel XIV secolo, vi sorsero palazzi solenni e chiese grandiose, e nobili fabbriche verso la fine del XV secolo.
Sin dal 1240 vi operava quale pittore un Gualfreduccio e, al principio del '400, pittori senesi, Antonio da Ferrara, Ottaviano Nelli; ma l'arte pittorica cominciò ad avervi un particolare favore con la venuta, nel 1474, di Luca Signorelli, che vi dipinse molte opere, alcune rimaste, altre "emigrate" all'estero ("Adorazione dei Pastori" nella National Gallery di Londra...., "Epifania" nel Louvre).
Al Signorelli seguirono il Pinturicchio, il Perugino e, sopra tutti, Raffaello giovanotto, che, durante il periodo peruginesco, forni a Città di Castello quattro dipinti, fra cui il celebre "Sposalizio", ora a Brera.
Lavorarono per Città di Castello anche i Della Robbia, cioè Andrea e suo figlio Giovanni..., e Battista di Domenico col figlio Florido, che vi ebbero bottega.
Nel '500 l'arte venne favorita specialmente da Alberto Vitelli, che occupò Antonio da Sangallo il Giovane..., il Vasari, Cristiano Ghepardi..., per le chiese operarono il Rosso Fiorentino, Raffaellin del Garbo e altri minori.
Specialmente nel '400 vi ebbe sviluppo l'arte della ceramica.
L'arte tipografica vi sorse fin dal 1538 ed è stata portata ad alta fama per opera del Lapi e di altri stabilimenti.

La città è patria di papa Celestino II (Guido del Castello - 1143-44), dell'umanista Gregorio Publio detto Tifernate o da Castello, seguace del Signorelli e del Perugino.


Palazzo del Podestà
  


Possiamo ammirare nella Piazza Comunale, che è il centro del paese, il Palazzo del Podestà, un vasto edificio, di cui rimane di antico e costruito tutto in pietra, solo un lato di austere forme ogivali, del 1336 circa, attribuibile forse ad Angelo da Orvieto.


Palazzo Comunale

Poi incontriamo il Palazzo Comunale, nobile e grave costruzione ogivale in pietra a bugnato rustico, costruito da Angelo da Orvieto (1334-52) ma rimasto incompiuto...., ha un elegante portale, sei belle bifore al piano superiore e due nel fianco destro.


Duomo dei Ss. Florindo e Amanzio

Segue il Duomo (Ss. Florindo e Amanzio), chiesa del VI secolo, rifatta nel 1012 circa, ingrandita nel 1356.
Dopo i danni di un terremoto nel 1458, si decise di rinnovarla completamente e fu aperto un concorso.
I lavori iniziarono nel 1406, poi si intensificarono specialmente sotto la direzione di Elia di Bartolomeo Gagini, che dette il disegno, quindi del figlio Tommaso e di un maestro Piero di Lombardia, compiendo l'opera nel 1529.
Il portale del fianco sinistro, appartenente all'ingrandimento del XIV secolo, è una ricca e bell'opera con colonne tortili e bassorilievi con figure della "Giustizia" e della "Misericordia, vita di Maria", e giocondi putti, tra i girari di vite, che preludono alla leggiadria del Rinascimento.
Facciata baroccheggiante, incompiuta nell'alto, di Francesco Lazzari da Castello (1632).
La cupola fu rifatta nel 1789.
L'interno, restaurato nel 1879-86, a croce latina ad una navata, con cappelle laterali intercomunicanti, ricorda l'elegante euritmica semplicità delle chiese del Brunelleschi.
Ai pilastri, stupendi capitelli corinzi.
Soffitto a cassettoni, del '700.
Cupola e volte dipinte da Tommaso Conca, le altre sono di Marco Benefial, un romano (1730).
Nel presbiterio, coro ligneo intagliato e intarsiato (1533-40), con storie dei patroni della città e fatti del Vecchio e Nuovo Testamento (su disegno attribuito a Raffaello).
Seggio vescovile ricavato da un solo pezzo di legno.
Nel braccio sinistro della crociera, "Trasfigurazione", bizzarra composizione del Rosso fiorentino.
Nella Sala Capitolare, "Madonna col Bambino e San Ciovannino", di seguace del Pinturicchio..., "Madonna col Bambino e S. Florido", due pannelli di un trittico attribuito a Giorgio di Andrea Bartoli da Siena (1412)..., "Annunciata", di Francesco Tifernate.
Nella Sala del Tesoro: pastorale del XIV secolo, e magnifico paliotto in argento sbalzato (1150 circa), donato da Celestino II con soggetti dorati: "Cristo benedicente alla greca entro mandorla tra i simboli degli Evangelisti"..., "Annunciazione"..., "Visitazione"..., "Natività"..., "Epifania"..., "Presentazione"..., "Fuga in Egitto"..., "Tradimento di Giuda"..., "Crocifissione"..., "Ss. Florido, Amanzio e Don Nino":
In una camera della Canonica, l'Archivio Capitolare, dall'XI secolo

Di ritorno nella chiesa, da una scala, nel braccio destro della crociera si discende nella Cripta, vasta quanto la chiesa, divisa in due navate, ma di poco interesse.

Uscendo per la porta a sinistra della scala si osserva, il bello e caratteristico Campanile cilindrico, del 1294, rimaneggiato nella parte superiore e quasi del tutto isolato.

In faccia al Duomo è il Giardino Pubblico, fresco di verde e riposante, sugli spalti della città, con vista non molto ampia ma amena sulla Valle Tiberina: si ha di fronte il Monte Arnato, con la bella Villa Montesca, circondata da vasto parco.


Soffitto del Palazzo Vescovile
     


Completando il giro incontriamo il Palazzo Vescovile, del XII secolo ma completamente rifatto, e, accanto, l'alta Torre Comunale, con alcuni stemmi scolpiti, verso il lato della piazza, e, sopra la porta, tracce di un affresco di "Madonna col Bambino e i Ss. Girolamo e Paolo", una delle prime opere del Signorelli (1474).

Importante è la Pinacoteca Comunale, della quale ne parlerò a parte.

In conclusione, questa cittadella è di bell'aspetto, gaia e decorosa situata in una bella posizione tra i colli nella valle Tiberina.
I cittadini si chiamano Castellani, ma amano chiamarsi Tifernati.

Per chi ama l'arte... Città di Castello è solo da visitare.



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