lunedì 15 agosto 2011

PONTE DEL DIAVOLO (The Devil's Bridge) - Cividale del Friuli



Lo hanno battezzato così i romantici dell'Ottocento, i quali nelle vicende strane non comuni amavano far intervenire esseri soprannaturali, miracolosi.
Ma il ponte cividalese di diabolico non ha proprio nulla.
Tutt'altro: due archi arditi e snelli, posati sul masso in mezzo al fiume, due sponde ridenti ove la roccia occhieggia furbescamente fra il verdeggiare degli arbusti, case e ville variopinte, giardini in fiore, chiese e campanili sull'una e sull'altra riva rendono leggiadro il dolce paesaggio che rivive nello specchio di quell'"acqua simile alla turchesa di color cilestro che pende nel verde ramingo" come cantò soavemente il Poeta Soldato della terza guerra dell'Indipendenza.
Però il vero ponte del Diavolo oggi non c'è più.
Quello che noi oggi ammiriamo non ha storia, perché ha vita molto recente, perché è nato soltanto nel 1918 durante l'occupazione austro tedesca.
Il vecchio ponte dai nostalgici ricordi fu una vittima della guerra, venne immolato per la difesa della patria il 27 ottobre del 1917.
Lo storico ponte che Erardo da Villaco completò nel secolo XV, dopo infinite vicissitudini dovute a mancanza di mezzi, a pestilenze, a lotte intestine, a guerre, non vive oggi che nella memoria, nel ricordo.
Sappiamo dai documenti del Comune che veniva chiamato il "Ponte maggiore" semplicemente così, per distinguerlo da quello "minore" pedonale fra la Bruscandola ed il Convento di Santa Chiara e dai diversi ponti alle porte principali delle mura castellane e dei borghi.
Tanto il ponte della Bruscandola che quelli delle porte sparirono nel XIX secolo.
Ai due capi del ponte maggiore esistevano, fino al XIX secolo, due torri che in epoca primitiva erano merlate e l'ultima delle quali, verso il borgo di Ponte, da torre di difesa era stata in tempi relativamente recenti trasformata in abitazione privata.
Entrambe vennero demolite per zotica sottomissione a quel senso di poco rispetto alle cose antiche che pur oggi, con l'abbattimento delle mura e delle torri castellane, continua a screditare la nostra civiltà.
Da allora il vecchio ponte cominciò a perdere una delle sue caratteristiche, ma, pur non conservando più la funzione di difesa militare, continuò a rendersi utile ai servizi di guerra.
Sui suoi potenti archi nei quattrocentocinquant'anni di vita fecero la spola gli stradisti marcheschi, i soldati di Bonaparte, i cosacchi di Suwarow, i croati degli Asburgo, i bersaglieri di Lamarmora e finalmente, nel 1915-18, i potenti eserciti alleati, i Sovrani d'Italia e d'altri stati.
E per la bellezza della sua costruzione, armonia delle sue semplici linee, il ponte, incastonato nel poetico paesaggio alpestre fluviale, rappresentò e continua a rappresentare la nota caratteristica della vecchia città ducale e quando col pensiero ci si richiama ad essa non si può far a meno di ricorrere all'immagine del tradizionale ponte del Diavolo.




Il ponte del Diavolo però ebbe un illustre antenato: un modesto ponte di legno che lo precedette di secoli.
E' probabile che fin dall'epoca romana, nello stesso punto del Natisone, un ponte di legno unisse la città di Giulio Cesare alla via dei Sepolcri, già esistente al posto dell'attuale arteria principale di borgo di Ponte e lungo il viale Trieste.
Ben tredici secoli densi di storia, e di che storia, può vantarsi questo povero ponte di legno, fatto e distrutto, rifatto, danneggiato e riparato, bruciato innumerevoli volte.
E' lo specchio della storia cittadina.
Dalle quadrate legioni di Cesare, agli indomiti cavalli Unni, dai feroci guerrieri dalle lunghe barbe e dalle fluenti capigliature, alle crudeli orde avariche ed ungaresche, dagli splendidi baldanzosi cavalieri della nobiltà friulana alle turchesche bande della mezzaluna, un continuo susseguirsi di corrusche armi e di animosi guerrieri segnò la vita del vecchio ponte di legno.
Esso vide sovrani, principi, duchi, da Alboino re, da Federico II di Svevia col ribelle figlio Enrico, all'imperatore Sigismondo, a Carlo IV di Lussemburgo a Francesco e Carlo Novello da Carrara, vide le solenni processioni di Callisto patriarca, di Gregorio XII papa, sorresse i primi passi di Cornelio Gallo e di Paolo Diacono.
Esperimentò, per primo in Friuli, gli effetti micidiali delle armi da fuoco nel 1331, allorché le opposte fazioni cividalese degli Zuccola e dei Villalta si azzuffavano e dalla sponda sinistra del Natisone "balistabant cum sclopo" gli avversari della destra sponda.




Ma anche l'arte e la leggenda hanno qualcosa da dire intorno al vecchio ponte del Diavolo, poiché parecchi sono gli artisti e i letterati che in tempi diversi fissarono in opere d'arte la sua immagine.
Anche l'antico sigillo trecentesco della città ne eterna la memoria.
Ma il disegno più curioso e originale è quello che desidero riprodurre più sotto.
E' dovuto al pennello di certo Nicolò Ponessi, un buon cividalese del Settecento, amante quanto si vuole della sua città, ma terribilmente inesperto nell'arte dello scrivere e del disegnare.
I due abbozzi ad acquerello dei due ponti, sono preceduti da questa ingenua scritta...

"...questi sono due Abbozi per dimostrare
come era è di presente
coppiatti da Me Nicolò Ponessi di Cividale
Nel'Archivio della Città
nel 1790
Eranno scritti per latino che si costumava
jn quei tempi li o fatto tradure in
volgare da Mo.sr Canonico pialli
di questa insig.ne Colleggiatta
di Cividale
di Ani Compiti Mi compatirano se trovano delli erori di Giograffia".

Ed ora un rapido sguardo alle leggende fiorite nel romantico Ottocento, leggende che certamente contribuirono a battezzarlo "Ponte del Diavolo".
Si vuole che il macigno, dal popolino chiamato "la fuiazze" (la focaccia), sul quale poggia il pilone centrale che regge i due archi, sia stato portato una notte, a richiesta dei cividalese, dalla madre del Diavolo nel proprio grembiule.
Altra leggenda dice che i cittadini, incapaci di costruire il ponte, abbiano invocato l'aiuto del Demonio.
Questi avrebbe accettato a condizione però che gli venisse concessa l'anima che per prima avrebbe transitato sulla sua opera.
I cividalese mantennero la parola e lanciarono attraverso di esso chi dice un cane, chi una pecora, a piacere del narratore dell'aneddoto, lasciando così scornato il re dell'abisso.
E per finire mi riporto alla leggenda cantata dal poeta Francesco Dall'Ongaro, che porta per titolo appunto..."Il Ponte del Diavolo"....
Il giovane Erardo, ansioso di sorprendere l'infedele amante Annella, che abitava dalla parte opposta del Natisone, quattro volte tentò di guadare il fiume in piena e quattro volte fu respinto dall'impetuosa corrente.
Sfiduciato, invocò allora un estremo aiuto...

"O dal Ciel o dall'Inferno
Chi mi porge la sua man?"

Immantinente il Demonio, nelle sembianze di muratore gli si presentò dinanzi offrendogli la sua opera.
Erardo allora lo pregò di gettargli un ponte sul riottoso fiume e bramoso com'era di sorprendere il rivale, abbandonò se stesso alla cupidigia del re dell'Averno.
Questi si piantò come scoglio nel letto del fiume, dalla sua fronte si dipartirono due grandi corna che si curvarono in due archi dall'una all'altra sponda.

"Guizzò un lampo e sul canale
Ecco il ponte comparì".

Erardo si precipitò come un fulmine verso la magione dell'amata, picchiò l'uscio...

"Ella aperse trepidante
Nuda il seno e nuda il pié".

...ma egli, afferrandola per la mano, le gridò...

"- Dov'è l'uom che giacque qui? -
A quel dir la donna infida
Cadde a terra e tramortì".

Erardo, folle di gelosia, all'aurora trasse il rivale sul ponte...

"A quel ponte in sull'aurora
Trasse Erardo il suo rival,
Dove ritto e immoto ancora
Stava il demone infernal.
Nel profondo burrone
Danno un salto tutti e tre;
Gonfiò l'onde il Natisone
E travolseli con sé".



2 commenti:

Anonimo ha detto...

ci ritorno sai....cavolo se ci ritorno...
un bacio
Marianna

sauvage27 ha detto...

..ti aspetto....