lunedì 15 agosto 2011

LA STORIA DEL COLLIO - The history of the Collio




DALLA CREAZIONE ALLA PREISTORIA

I sentieri della storia del Collio, come quelli di tutta la terra dell'Isonzo, si perdono nella lunga alba del mondo ed ancor prima nel mistero della Creazione.
Nacque prediletta questa terra: scendeva scoscesa dalle rocche bianche delle Alpi Giulie popolandosi di colline e di boschi fino a farsi pianura e incontro con il mare. Interrogando i segni dei millenni si dedusse che il clima mite e caldo faceva crescere dalle marne sfaldate e ricolme di umori vitali il fico e la vite e l'ulivo. Oggi quest'impasto di marne e arenarie frammentate, che il tempo ha arricchito di sali rimescolando e insalivandolo con i passaggi delle stagioni, è ancora quello antico, il grembo migliore che ci sia per le uve da vino.
Nelle loro lingue friulana e slovena, gli uomini del Collio hanno chiamato 'ponca' e 'opoka' questa loro terra di collina.
Segnali umani primitivi ci vengono dall'età del rame e del bronzo. Tracce antiche della preistoria si sono trovate un po' ovunque nella piana e sulle alture. Ma di piccoli popoli abitatori si parlò appena nei millenni vicini: Veneti, Istri, soprattutto Carni di stirpe celtica.
I Celti, adoratori del dio Beleno, hanno lasciato credenze antiche e radici nel linguaggio e nei nomi dei paesi. Nella radice celtica trova forse spiegazione anche il mistero di uno dei toponimi più antichi della zona collinare: quello di Cormons.
Il tempo in cui i Romani soggiogarono i Celti, però, resta quasi completamente inghiottito nell'arcano dei libri perduti di Tito Livio sull'espansione di Roma e nei frammenti dispersi di Appiano.


LA STORIA DEL COLLIO


Castello di Trussio



La storia del Collio è legata alla vicenda più ampia del Goriziano lungo quasi tutta la sua corsa. La fondazione di Aquileia nel 181 a.C. è un riferimento storico capitale. I Romani, venuti dopo i Carno-Celti, fecero passare, per lungo tratto lugo l'Isonzo, la strada diretta al Norico ed alla Pannonia. Dopo Farra, alla Màinizza, la strada piegava in direzione di Lubiana (allora Emona) attraversando l'Isonzo con il Pons Sonti e imboccando la valle del Vipacco (Frigido).
Sarà quel ponte a fare importante la terra goriziana. Anche perché là dove le Alpi si addolciscono al cospetto del mare, a pochi passi ad oriente di Gorizia, si apriva ai Barbari la porta per l'invasione delle pianura.
Pure i Longobardi vennero da lì. E si scrisse - ne fa memoria Palo Diacono - che Alboino, nel 568, guardò dal monte lo splendore della piana friulana e se ne sentì re. Il monte si chiamò da allora "Monte Re".
La civiltà longobarda, come quella celtica e quella romana, si sarebbe irradiata penetrando profondamente anche fra gli abitatori del Collio, a Cormons, a Lucinico, a Mossa, a Farra.
Più di un secolo dopo discesero, dilagando lenti e silenziosi, anche gli Slavi, occupando luoghi montuosi e valli. Più tardi avrebbero ripopolato la terra friulana dissanguata dagli Ungari. Fu un incrocio fecondo che la storia non dissolverà m,ai. Ne resiste la traccia nei toponimi di paesi friulani come Capriva o Dolegna o Gradisca e tanti altri ancora.
"Ville" e paesi del Collio incominciano ad apparire nei documenti di donazione degli imperatori intorno agli anni Mille. Subito dopo anche nelle risse secolari fra i conti di Gorizia ed i Patriarchi di Aquileia. Dopo la morte dell'ultimo conte goriziano Leonardo, nel 1500, ed il passaggio della Contea alla Casa d'Austria le lotte avranno per antagonisti l'Austria e Venezia. Spesso gli abitanti pagheranno gli scontri, i dispetti, le vendette, con assalti, saccheggi, incendi. E sarà un continuo firmare trattati di pace, riprendere di guerre, accorrere di intermediari. Per la gente un cambiare di padroni.
Ma vi saranno anche lunghi anni di pace, specie negli ultimi secoli.
Secoli difficili furono il XV per le invasioni turche. Aspri furono i primi anni del XVI e XVII secolo a causa delle ostilità tra Venezia e Austria. Nel 1508 i Veneziani riuscirono per pochi mesi ad occupare il Castello di Gorizia. Ma il Collio sarà interessato soprattutto alla Guerra Gradiscano, fra il 1615 ed il 1617, in cui i Veneziani tentarono attraverso il Collio di accerchiare Gradisca e conquistare Gorizia. Nel 1616 l'assedio al bastione murato di San Floriano e l'attacco al Calvario (tre secoli dopo l'assalto italiano al Calvario difeso dagli Austriaci ripeterà, moltiplicata per mille, la tragedia di sangue).


Castello di Spessa


Nel Seicento, ma soprattutto nel Settecento con Maria Teresa, si avvia nella pace un processo di conquiste economiche e civili che, tranne la brutta parentesi napoleonica, si svilupperà fino all'alba del Novecento con il crescere e l'affermarsi di una forte coscienza popolare, con le lotte di riscatto dalla servitù della gleba.
Nel 1895 sorge a Capriva la prima delle Casse di prestito e risparmio.
Inizia la vita del movimento cooperativo che, sotto la spinta del deputato Luigi Faidutti sopra tutti, è diretto all'acquisto della piccola proprietà ed all'uso in comune di macchine e mezzi di produzione.
All'orizzonte però si annuncia da decenni il rosso dio Marte, approdo inevitabile dello scoppio dei nazionalismi oltre che risposta ad un momento di crisi spirituale e di svolta politica del mondo.
Anche il Collio dovette dare all'Imperatore d'Austria soldati per i fronti, in particolare quello russo dove il Goriziano ebbe caduti a migliaia. Molta parte degli abitanti dei paesi, occupati quasi tutti già nel maggio del 1915 dalle truppe italiane, andarono profughi all'interno dell'Impero. A Lucinico e nei paesi vicini al fronte collinare goriziano incominciarono le distruzioni. La guerra, oltre agli incendi, ai bombardamenti, ai dolori, ai lutti, porterà lo sconvolgimento dell'economia ed un arretramento delle condizioni di vita.

Dopo il rovescio politico ed economico della prima guerra mondiale la difficile ripresa fa conoscere, fra le altre aspre risposte del tempo nuovo, la via dell'emigrazione: Francia, Germania, Belgio, ma ancor più l'Argentina. Inizia anche un fenomeno di discesa in pianura e di avvicinamento alla città per le condizioni troppo difficili della collina.
Al rifiuto delle autonomie, conquistate sin dall'antico e rivendicate, si aggiunge subito dopo l'arroganza della politica fascista che pretende di cancellare le caratteristiche etniche e storiche del Collio e della provincia tutta. Nasce in questa prospettiva la decisione del 1923 di sopprimere la vecchia contea goriziana come entità geografica ed amministrativa per farla assorbire nella provincia di Udine che avrebbe consentito di diluire la presenza degli Sloveni nella regione orientale. Quando, nel gennaio del 1927, viene firmato il decreto di ricostituzione della provincia, sotto la pressione di un vasto movimento popolare di protesta, essa viene però depauperata dei mandamenti di Cervignano e Monfalcone (il secondo verrà poi restituito nel secondo dopoguerra). Per riparazione nei confronti della città di Gorizia viene sacrificata l'autonomia dei Comuni di Lucinico, di Piedimonte e di San'Andrea aggregati nel Comune di Gorizia.
La seconda guerra non ha all'inizio particolari accadimenti nel Collio, ma nel 1943 nasce e si scatena dalle macchie boscose delle colline la guerriglia partigiana. L'ideale unitario della Resistenza si rompe in vista degli obiettivi politici finali: la linea del confine e l'appartenenza nazionale.

Continue azioni di sabotaggio ed agguati si susseguono nei paesi del Collio, talvolta occupazioni partigiane di intere zone; i Tedeschi rispondono con rastrellamenti, uccisioni, incendi. Fra le battaglie più drammatiche va ricordata quella di Peternel (poco al di là del confine italo-sloveno) del maggio 1944 con centinaia di morti e feriti da entrambe le parti. L'osteria di Peternel viene bruciata dai Tedeschi con una ventina di persone dentro.

La popolazione, tra due fuochi, è esposta alle rappresaglie. Sarà amara anche la pace. E lungo sarà l'incubo dell'incerta sorte delle terre, brutalmente portate nel mercato delle trattative tra i Grandi del mondo.
Alla fine il taglio salomonico del Collio in due parti, provvisoriamente nel 1947 ed in maniera definitiva nel 1975, con gli accordi di Osimo.

Fortezza sul monte Quarin




UMANITA' E CULTURA

Una terra con tanta storia, così ricca di tradizioni, con un paesaggio così vibrante non poteva non dare uomini singolari alla cultura friulana e slovena. Friulanità e slovenità sono le due grandi anime del Collio goriziano, un'umanità forte ed intensa che si è incrociata e fusa pur restando se stessa in ogni sua componente, in radici e tradizioni che il tempo muta ma non cancella. Oggi gli sloveni sono quasi completamente al di là del confine vecchio di Stato ma i rapporti continuano ad intrecciarsi per ragioni di sangue e per antiche leggi di convivenza e di fraternità.
Gorizia è stata per secoli il centro culturale del Collio. Respirava, il capoluogo, nel grande retroterra della civiltà mitteleuropea ed aveva in Vienna la capitale culturale oltre che politica; ma era attento, anche, alla funzione di porta con l'Italia da cui traeva quella cultura e quell'umanità che maturava nella gente dell'Isonzo una delle situazioni etniche più singolari del grande crogiuolo dei popoli dell'Impero.
A Lonzano di Dolegna è nato, nel 1792, Pietro Zorutti.
Di Giassico, presso Cormons, era il grande storico Francesco di Manzano (1801-1895) che lavorò per quarant'anni agli "Annali del Friuli", opera capitale della storiografia friulana.


Chiesa di S. Stefano a Giassico
Di Cormons era l'etnologo e scrittore friulano Dolfo Zorzut (1894-1960), che raccolse le favole e le leggende del Friuli.
A Cormons scrisse ed ispirò molta parte delle poesie e delle prose friulane Maria Gioitti del Monaco.
Diede, ancora, il centro del Collio, altri scrittori e poeti friulani, fra cui Alfonso Deperis e Giuseppe Collodi.
A Mossa ha appreso il friulano Franco de Gironcoli (1892-1979).
A Capriva morì il poeta e narratore Giovanni Lorenzoni (1884-1950).
A Farra visse a lungo e scrisse opere italiane, fra cui i sonetti sul Friuli, il poeta Riccardo Pitteri.
San Lorenzo ha dato lo storico Camillo Medeot (1900-191983) ed il maestro e scrittore Luigi Zoffi (1899-1977).
A Dolegna passò i suoi ultimi vent'anni di vita pre' Tite Falzari (1888.-1974, autore di importanti saggi sulla storia locale.
A Farra visse lo storico ed etnologo Francesco Spessot (1890-1978).
A Medana (ora Slovenia) nacque da padre sloveno e da madre friulana di Medea l'"usignolo del Collio", Alojz Gradnik (1882-1967), che con Kossovel, Zupancic e Kocbek è considerato tra i massimi poeti sloveni di questo secolo. Scrisse anche dei versi friulani ora scomparsi.
Cradnik, Zorzut, Lorenzoni, de Gironcoli, Spessot provenivano tutti dalla grande scuola goriziana dello Staatsgymnasium che ha dato una stagione eccezionale alla cultura non solo della regione: Ugo Pellis, Carlo Michelstaedter, G.B. Brusin, Antonio Morassi, Ervino Pocar, Biagio Marin ed altri poeti, etnologi, storiografi, pensatori, scrittori, scienziati.





TERRE DI VIGNE

Madre del vino del Collio è una terra marnosa ed arenaria prodotta dalla roccia antica sfaldata in frammenti minuti formati con gli elementi e le vicende meteorologiche un impasto che raccoglie e media nella vite le condizioni ideali circostanti sommandovi un clima dolce e mitigato cui concorrono i monti con la loro protezione, le soste del sole prolungate sui declivi in "rasés" e sugli avvallamenti, le correnti calde che ne rafforzano la vitalità e l'inzuccherimento specie nei delicati mesi di fine estate quando l'uva matura.
Le foglie respirano l'universo che incrocia e fonde intorno loro le brezze del mare e dell'alpe intorno vorticanti come in una danza su e giù per le balze, tornando alla lunga pausa piana che le separa dall'Adriatico prima d'essere risucchiate di nuovo dal richiamo delle colline.


VINO DEL COLLIO

Nel profumo dell'ultimo fieno l'uva, dopo la macina, va al suo buio misterioso viaggio nella pancia delle botti portando con sé i profumi dei campi, dei fiori degli alberi, i sapori delle noci e delle more e delle robinie, ogni qualità con i suoi echi e rimandi. Il sonno invernale avrà risveglio pieno quando il primo caldo della primavera busserà alla botte.
Limpidi e zampillanti torneranno i colori dell'autunno; quelli delle colline, quelli del sommaco nel trionfo del tramonto ottobrino: nettari limpidi con tonalità che ricordano lo splendore dell'oro o le sfumature del rame, i rossi dei rubini, vividi o cupi.
I loro nomi...
Merlot, Cabernet, Tocai, Pinot, Verduzzo, Malvasia, Picolit, Ribolla...
Quando le foglie si disperderanno nel vento gli uomini si raduneranno per dire "grazie" delle benedizioni. Un Tedeum dal profondo dell'anima, comunque sia andata l'annata.







Conclusione: Sulle colline del Collio trionfano i colori del tramonto ottombrino...

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