venerdì 5 agosto 2011

SANTUARIO FRANCESCANO DELLA VERNA (Franciscan Sanctuary of La Verna)


Santuario di La Verna
     
Bibbiena è, con Poppi, Pratovecchio e Stia, uno dei principali centri di escursioni nel Casentino.
Quello della Verna è uno dei più famosi santuari francescani..., ai mistici ricordi del Santo e alla semplicità e austerità degli edifici monastici, si aggiunge la suggestione dell'ambiente naturale, di intatta bellezza.


ESCURSIONE ALLA VERNA

Una delle primissime della regione per interessante panorama, per la bellezza della deliziosa foresta ma specialmente per le opere d'arte del Convento e la suggestione dei luoghi e dei ricordi francescani e dell'ambiente conventuale e tale da giustificare da sola un viaggio nel Casentino.

Con la mia auto, accompagnato da Sonia, ho potuto, nel primo tratto del percorso, seguire una variante che evita la salita del contrafforte fra i Torrenti Vessi e Corsalone...., da Bibbiena abbiamo traversato il Vessa e, dopo meno di un chilometro, abbiamo voltato a sinistra, e raggiunto la bella Villa di Fonte Farneta (già ospizio di Camaldolesi, poi dei conti Guicciardini-Corsi- Salviati di Firenze) e poi abbiamo proseguito in una via lungo il Corsalone, sboccando nella via comune prima del ponte su questo.
La salita alla Verna ha pendenze vivissime e Sonia trasecolava... si era allacciata con due cinture di sicurezza.
Lasciando a destra il campanile della Prepositura (che è una torre di difesa avente ancora i barbacani al disotto della cella campanaria), abbiamo raggiunto la Porta verso nord e siamo usciti attraverso il sobborgo Poggio discendendo e poco dopo abbiamo voltato a destra sempre in discesa e, traversato un affluente del Vessa, abbiamo toccato a destra S. Maria del Sasso, chiesa ricordata fin dal 1204, rifatta in modeste gentili forme rinascimentali da Bartolomeo Baccelli detto Baccellino da Settignano alla fine del '400.
  
Santuario di S. Maria del Sasso

   
A destra della facciata, ammiriamo un grazioso campaniletto cuspidato. L'interno è a croce latina ad una navata con prolungamento per il coro dei monaci.
Subito alla parete destra, vediamo Gesù e il Battista (nella predella, S. Zaccaria cacciato dal Tempio..., la Nascita del Battista e il padre che ne scrive il nome..., la Visitazione), terracotta invetriata di Santi Buglioni, nome d'arte di Santi di Michele (1494 – 1576) che è stato uno scultore italiano che insieme allo zio paterno Benedetto fu antagonista dei Della Robbia...., quindi un bel pulpito pensile di forme rinascimentali, all'altezza del braccio destro, ammiriamo la Natività di Maria e Ss. Sebastiano e Raimondo, un buon quadro di Jacopo Ligozzi. Proseguendo incontriamo un bel coro ligneo intagliato e intarsiato, di Salvatore e Michele dell'Impruneta (1525) e, in fondo, l'Assunzione di fra' Bartolomeo Della Porta compiuta dal discepolo fra' Paolino Del Signoraccio da Pistoia (1519).
  
Cappella della Pietà di Santi Buglioni
  
Alla parete sinistra della navata, si nota la Madonna col Bambino e i Ss. Vincenzo, Domenico, Tommaso d'Aquino Caterina da Siena e Lucia, una tavola di fra' Paolino (1525): nell'occhio della facciata, c'è una vetrata del '400 con l'Assunta.
Nel mezzo della chiesa, c'è graziosissimo tabernacolo rinascimentale dello stesso Baccelli, su quattro colonne corinzie: ha fregio robbiano di cherubini alternati a colombe..., nel timpano, bella Testa di Cristo, affresco di Francesco del Brina (1567), del quale anche l'Annunciazione e quattro storie relative al miracolo per cui sorse la chiesa.
Sopra l'altare, c'è resto di muro con Madonna col Bambino e due Angeli, affresco attribuito a Bicci di Lorenzo: nella parte posteriore, un masso (il sasso che dà il titolo alla chiesa) sul quale, secondo la tradizione, apparve nel 1347 una candida colomba poi la Madonna. Nella cripta, la Madonna del Buio, un bel gruppo ligneo policromo del'400 di un discepolo di Donatello.
Bel chiostro del'400.
  
Madonna del Buio
  
Proseguendo, io e Sonia abbiamo traversato il Torrente Vessa e saliamo...., ad un bivio abbiamo piegato a destra (bella vista di Bibbiena, di S. Maria del Sasso e di Poppi), poi traversato una valletta tra castagni, e siamo saliti sempre tra castagni..., al culmine, bella vista di fronte della Verna che si leva maestosa dalla Valle del Corsalone...., quindi rapida discesa tra bella coltura..., abbiamo toccato le case di Campi e traversato il Corsalone.
Incomincia una ripidissima salita con qualche riposo, tra querceti che crescono fra rocce emergenti e massi rotolati. Riappare all'indietro la Valle dell'Arno poi, ad un ripiano, rivediamo di fronte la Verna già vicina, chiomata della sua selva. Si vedono a destra, in una valletta, le case di Dama, poi la salita continua..., cessa la boscaglia..., siamo tra magri campi e prati avendo di fronte la nuda rupe della Verna, simile a gigantesca fortezza inaccessibile con una cupola di verde, nel cui mezzo si alza la roccia grigia che porta al Convento.
Raggiungiamo così il villaggetto La Beccia (Località Marcucci, qui alloggiamo in un albergo, ci ristoriamo..."e"...).
  
Cappella degli Uccelli

    
La salita sì fa più ripida, tra alti alberi, si tocca la Cappella detta degli Uccelli, innalzata nel luogo dove si narra che, al primo arrivo di S. Francesco, un gran numero di uccelli gli andò incontro cantando, e poco dopo, si è a LA VERNA (m. 1728), vetta calcare rniocenica, visibile da tutto il Casentino e dalla ValleTiberina, continuazione dell'Alpe di Serra, tagliata a picco e rivestita alla sommità da un'antica selva e che si leva strana, singolarissima, grandiosa, di aspetto indimenticabile.

Nel 1213 il luogo selvaggio e abitato da fiere fu dal proprietario conte Orlando Catani signore di Chiusi in Casentino donato a S. Francesco, il quale l'accettò e, due anni dopo visitatolo, vi fondò alcune celle in legno per sè e per gli altri frati che l'avevano accompagnato. Qui egli visse qualche tempo e il 14 settembre 1224 ricevette le stimmate da Cristo apparsogli sotto forma di serafino esialato (vedi Dante, Paradiso, xx, 106 - OS).
Da allora in poi il monte, fatto sacro dalla sua presenza, è diventato uno dei principali centri dell'Ordine Francescano.
Vi sorse presto un grande convento, che fu nei secoli meta degli umili, di papi, di re e di imperatori.
Nel 1431 Eugenio IV raccomandò la custodia del luogo alla Repubblica fiorentina che nel 1432 lo mise sotto la protezione dei Consoli dell'Arte della Lana..., più tardi passò al Municipio di Firenze che ne ha tuttora la proprietà..., a ciò si deve se nel 1866 il Convento non tu soppresso.
  
Santuario di La Verna

Oggi, oltre ad essere sempre un fiorente monastero, è un ospizio dove si pratica l'ospitalità e la carità.
Il Santuario è molto vasto, conta 72 camere, refettorio con 600 posti (e qui io e Sonia ci siamo saziati), con infermeria, biblioteca, farmacia, osservatorio meteorologico, piccole officine e magazzini...., i frati sono sempre a disposizione dei gruppi per visite al convento, ma a me e a Sonia piace gironzolare da soli con opuscoli in mano.

Visita estremamente interessante.
  
Ingresso all'Eremo de La Verna

   
Si entra per una bassa porta, i cui stipiti sono ricavati nella roccia, e si trova un piazzale in cui, di fronte la chiesetta degli Angeli, di forme molto semplici, eretta da S. Francesco (1216), poi modificata (nella facciata, gli stemmi di Eugenio IV, del popolo fiorentino, del Comune di Firenze e dell'Arte della Lana, 1434 circa).

L'interno è ad una navata con volta ogivale.
Alle pareti laterali possiamo vedere l'Incontro di S. Francesco col conte Orlando e Consacrazione della chiesa, dipinti di Ferdinando Folchi (1877): passato un cancelletto, di fronte, un portale tra due altari formanti iconostasi..., a destra, ammiriamo la Deposizione (nella predella, Madonna col Bambino e sei Sante), terracotta invetriata attribuita ad Andrea Della Robbia..., a sinistra, l'Adorazione del Bambino coi Ss. Francesco e Antonio da Padova (nella predella, Pietà e quattro Santi), altra terracotta invetriata robbiana.
  
Madonna della cintola
  
Nella parte seguente della chiesa, incontriamo un coro ligneo rinascimentale molto semplice e, all'altare maggiore, un bellissimo dossale di terracotta invetriata con la Madonna che dà la “cintola” a S. Tommaso d'Aquino e i Ss. Gregorio, Francesco e Bonaventura (nella lunetta, il Padre Eterno..., nella predella, Quattro Santi), di Andrea Della Robbia.
Dietro l'altare maggiore c'è un coro ligneo, di Giovanni di Borgo (1465).
  
San Francesco e il fanciullo con le tortore

   
A sinistra della chiesetta è un altro piazzale con cisterna e S. Francesco e il fanciullo delle tortore, bronzo di Vincenzo Rosignoli da Assisi (1902).

Nel piazzale prospetta la Chiesa Maggiore, pure di forme molto semplici, iniziata da Tarlato conte di Pietramala e da sua moglie Giovanna di S. Fiora (1348), continuata dai Consoli dell'Arte della Lana, compiuta nel 1459 dai Fiorentini, alla cui generosità si devono le opere d'arte dell'interno, restaurata nel 1886.

Facciata e fianco sinistro con portico.
  
Madonna del Rifugio
  
Grazioso interno rinascimentale ad una navata, dove sul primo altare a destra possiamo ammirare una Madonna col Bambino in trono (Madonna del Rifugio) e i Ss. Francesco, Maria Egiziaca, Antonio abate e Onofrio, bella terracotta invetriata, bottega di Andrea Della Robbia (nei pilastri, festoni di foglie e frutta..., nel fregio, cherubini)...., in un altro altare a destra, sotto tabernacolo (1477), bellissima Adorazione del Bambino, altra terracotta invetriata di Andrea Della Robbia..., ai lati dell'ingresso al presbiterio, Ss. Antonio e Francesco, terrecotte dello stesso..., nell'abside, coro ligneo intagliato e intarsiato da un maestro Baccio d'Agnolo, 1495)...., quarto altare a sinistra, l'Ascensione, grande terracotta di Andrea Della Robbia..., quindi, sotto tabernacolo, una stupenda Annunciazione, capolavoro di Andrea.
Notevole il grandioso organo (1586).
Nella Sagrestia..., ci sono dei bei paramenti e un reliquiario in rame dorato, del '400, a forma di tempietto ogivale, che contiene la scodella di lagno e un bicchiere di vetro usati da S. Francesco un giorno che fu ospite del conte Orlando e un pezzo di cordiglio del Santo.

Campana di San Bonaventura
  
Nel Campanile, rintocca la campana di S. Bonaventura, fusa da Leonardo Pisano (1257).

Uscendo dalla chiesa, in fondo al portico, passata la porta che conduce al bosco, vediamo la cappella del conte Montedoglio al cui altare, c'è una Pietà, gruppo di otto persone a bassorilievo, della bottega di Giovanni Della Robbia (nella predella, l'Annunciazione, la Natività, l'Epifania).

Quasi di fronte alla chiesa, c'è la cappella di S. Pasquale Baylon e la cappella di S. Pietro di Alcantara.
Dalla cappella della Pietà comincia un corridoio di 78 metri, con afffreschi della vita di S. Francesco eseguiti da fra' Emanuele da Como (1670), restaurati da Luigi Ademollo (1840), per il quale passa ogni notte, fra 1 ora e le 2, la processione dei frati che vanno a pregare nella cappella delle Stimmate (una leggenda narra che una notte, per la troppa neve caduta, la processione non fu fatta e la mattina si videro le orme lasciate dagli animali della foresta che avevano fatta la processione in luogo dei frati).
In fondo troviamo la cappella di S. Sebastiano (vi sono sepolti molti religiosi morti in concetto di santità), da cui discendiamo nella cappella della Croce o seconda cella di S. Francesco, trasformata nel 1363, quindi nella cappella delle Stimmate eretta dal conte Simone da Battifolle (1263), oggi grazioso oratorio con dei begli stalli intagliati e intarsiati (del 1532, restaurati da fra' Leonardo Galiberti, 1894-95, cui si devono i 26 specchi dei postergali, 1903 in poi)..., all'altare, la Crocifissione coi Ss. Francesco e Girolamo oltre Maria e S. Giovanni, grandissima e bella terracotta invetriata di Andrea Della Robbia..., nel pavimento, ammiriamo un bassorilievo con la Scena della stigmatizzazione (XVI secolo), coperto da una grata di ferro, segna il luogo preciso del fatto.

Uscendo, ci affacciamo a destra del “Precipizio” e discendiamo la scaletta esterna lungo il masso al luogo della leggenda di S. Francesco e del demonio..., e da qui io e Sonia ammiriamo il panorama del Casentino... e ci perdiamo in un dolce bacio ristoratore del cuore.

Di ritorno nel corridoio, circa a metà, vediamo una piccola parte della selva, poi per una porta discendiamo in una grotta già cella di S. Francesco, col suo letto di pietra, quindi la cappella di S. Antonio abate, fatta, si pretese, sul modello del S. Sepolcro (1674).
  
Sasso Spicco

   
Di ritorno nel piazzale per lunga scala ricavata dalla roccia, arriviamo al Sasso Spicco, masso lungo 13 metri circa, e alto 11 metri che appare quasi del tutto staccato dal monte e sospeso e copre un antro.
Risalendo, passiamo la porta tra la chiesa e la cappella della Pietà e saliamo la scala subito a sinistra, entrando nella Foresta bellissima di faggi e di abeti, di cui qualche esemplare raggiunge i 40 metri, selva misteriosa, fresca, ombrosa, canora per il canto degli uccelli e il mormorio del vento, dove la luce solare piove filtrata traverso il fitto fogliame... e il nostro cuore si perde ancora....
Buoni sentieri permettono di percorrerla tutta.
Girando da sinistra, troviamo subito la cappella del Beato Giovanni della Verna, quindi enormi precipizi, un masso isolato a guisa di torre detto Masso di fra' Lupo (sul quale un bandito, chiamato per la ferocia Lupo e che poi si convertì e fu per la mitezza detto fra' Agnello, relegava le sue vittime imponendo loro un riscatto) e una caverna detta Buca del diavolo.

Il punto più elevato della selva e del monte è, all'estremità nordest, la Penna metri 1283, che ha sotto un precipizio di 300 metri e dove c'è una cappelletta (1570).

Lanciamo gli occhi sul panorama verso la Valle Tiberina e la Romagna..., sono in vista i monti più elevati per largo raggio.
Di ritorno al piazzaletto davanti alla chiesetta degli Angeli, passiamo a visitare il convento che consta di vari edifici aggruppati attorno a cinque chiostri.
Nel Dormitorio, al di sopra delle porte delle celle, ci sono 61 ritratti di Santi e Beati dell'Ordine, eseguiti in parte di Gerino da Pistoia (principio del '500, parte del 1639)..., nel Refettorio, c'è una Madonna col Bambino, terracotta invetriata, della bottega di Andrea Della Robbia..., e nella Foresteria interna, due stemmi robbiani.
  
Ruderi del castello di Chiusi

   
Poi continuiamo la nostra camminata a piedi (poco più di un'ora) della base del monte, prendendo la strada per Pieve S. Stefano, poi girando a sinistra sotto la Penna e ritornando alla Béccia.
Dalla Béccia discendiamo a Chiusi in Casentino, paesetto che contende a Caprese la gloria di essere patria di Michelangelo e dove ruderi dell'antico castello.
Di qui verso Chitignano.
Dalla Verna si può raggiungere a piedi Pieve S. Stefano.
Dalla porta del convento si continua direttamente salendo un poco (a destra, rocce tagliate bizzarramente) e penetriamo nell'ombra di una bellissima faggeta, ultima propaggine della foresta del convento, nella quale si serpeggia qualche tempo con pendenze e contropendenze.
Quando si esce, scopriamo a destra la bella Valle Tiberina con vista lontana di monti, mentre il versante dell'alta Valle del Torrente Ràssina e quella del Torrente Singerna in cui si svolge la continuazione della strada sono completamente calvi, impressionante contrasto di morte con la vita possente della vicina foresta.
Si discende nel versante del Monte Faggiolo, sulla destra culmina l'Alpe di Catenàia col monte Il Castello...., di fronte, l'Alpe della Luna..., all'indietro, per qualche tempo, la bellissima macchia verde della foresta della Verna.
  
Pieve di Santo Stefano - Montaione

   
Passiamo per uno sfasciume di rocce scistose, più lontano traversiamo i due piccoli agglomerati di Cómpito e discendiamo a traversare il Torrente Singerna, risaliamo (si scopre lontana Pieve S.Stefano), discendiamo al paesello di Montaione, quindi a sinistra una fontana: di qui incomincia la coltura (prima quasi nulla) a farsi più intensa con campi a cereali e querceti, poi, fra continue pendenze e contropendenze, si traversa un altro torrente e finalmente scopriamo Pieve S. Stefano ormai prossima, in una bella conca verde.

Siamo stanchi, ci fermiamo e qui troviamo un posto per 'dormire'....


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3 commenti:

Anonimo ha detto...

mi fai sognare....

zloris ha detto...

...è bello sognare....

Roberta ha detto...

grazie per la tua visita al mio blogghetto ....ho ricambiato volentieri girando fra i tuoi bellissimi post ....
ciao dalla bellissima Toscana

Roberta