venerdì 30 settembre 2011

AFFRESCHI IN FRIULI (Frescoes)

Affresco devozionale di Casa Pellegrini - Aiello del Friuli - Via Garibaldi
Gironzolando per il mio Friuli, questa volta ho scelto un percorso specifico: gli affreschi di chiese e palazzi che ho incontrato per le strade dell'arte friulana.
Non ho la pretesa di elencarli tutti perchè ci sono molti posti in cui non ho ancora messo piede, ma nel mio carnet ho segnato dei posticini che, a chi piace l'arte in genere, io consiglio una visita, magari scegliendo a caso una delle mie tante piccole particelle che di seguito ho elencato.



MORTEGLIANO (Udine)

Chiesa SS. Trinità di Mortegliano
La chiesa della Ss. Trinità a Mortegliano, ex parrocchiale, per qualche tempo è stata abbellita dal grande altare ligneo cinquecentesco di Giovanni Martini, qui vi fu trasportato dalla distrutta chiesa dei Ss. Pietro e Paolo.
Oggi, restaurata, si ripresenta nel suo aspetto barocco, al quale concorrono non solo gli altari ma anche gli affreschi del soffitto, dovuti al pittore udinese Pietro Venier (1673-1737).
Questi, che pur senza eccellere, godette di una discreta fama presso i corregionali, dipinse la volta con figure di Apostoli, Evangelisti, Profeti, e Santi, mostrando talora modi e iconografia tradizionali, talaltra un fare largo pienamente settecentesco.


CIVIDALE (Udine)
Palazzo Pontotti-Brosadola in Cividale

Uno dei cicli d'affreschi più belli tra i tanti che ancora decorano i palazzi friulani è quello che intorno al 1785 il cividalese Francesco Chiarottini condusse nel palazzo Pontotti-Brosadola in Cividale.
Decorò infatti sia lo scalone (con un'allegoria della gloria nel soffitto e tre riquadri con prospettive sulle pareti) che il grande salone da ballo.
Ne ornò le pareti con motivi di architetture in rovina e vendute paesaggistiche, vasi di fiori e puttini...., nel soffitto affrescò il Trionfo della Fortezza, in cui riprese puntualmente (per mezzo di una stampa di Gianlorenzo Tiepolo) l'identico soggetto che Giambattista Tiepolo aveva progettato per Caterina di Russia.


UDINE

Tra i tanti palazzi udinesi decorati con affreschi tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, quello che meglio riflette una certa spiritualità veneziana è il palazzo di Brazzà, in via Zanon, affrescato dal veneziano Andrea Urbani intorno al 1785.
Nelle pitture delle stanze, amorini in volo, scene agresti, prospettive urbane...., nello scalone, una drammatica caduta di Fetonte, nel soffitto e, nelle pareti, una scenografia illusionistica con la figura di un nobile, vestito alla veneziana, che tiene un occhialino in mano.


LUCINICO (Gorizia)

Chiesetta di San Rocco a Lucinico

Una delle più tipiche chiesette votive del Goriziano è quella di San Rocco a Lucinico, edificio ad aula di minime dimensioni risalente al XVI secolo, completamente affrescato nelle pareti: in quella di fondo domina una edicoletta con la Pietà tra i Santi Sebastiano e Rocco ed il Padre Eterno nel timpano...., nelle altre, i dodici Apostoli.
Databili al 1535 circa, le pitture sono attribuite al pittore udinese Arsenio Negro, figlio di Gaspare, legato alla tradizione, debole nel colorito e nella forma ma capace di qualche sprazzo di poesia.


SUTTRIO (Carnia - Udine)

Chiesa di Sant'Ulderico a Sutrio
Nel coro e nella navata della chiesa comparrocchiale di Sant'Ulderico a Sutrio, costruita tra il 1750 e il 1760 da Domenico Schiavi, alcuni affreschi ornano il coro e la navata: raffigurano la Trinità, gli Evangelisti, la Trasfigurazione, Gesù nell'orto degli ulivi, la Disputa di Gesù con i Dottori, Sant'Ulderico vescovo salva la città di Augusta dal saccheggio degli Ungari.
Sono opera dignitosa di Pietro Antonio Novelli (1729-1804),veneziano, che venne a Sutrio a lavorare con il figlio nella primavera del 1789 e che, andandosene nel dicembre dello stesso anno, lasciò sul lato sinistro dell'affresco della Disputa la scritta...
"Qui il pittore non ha terminato per essersi aggiacciata la malta e verrà a terminare".
Ma a Sutrio il Novelli non tornò più.


UDINE

Alla fine del secolo XVIII giunse a Udine il pittore Giuseppe Morelli, un quadraturista pressoché sconosciuto di origine modenese, peritissimo nell'arte sua, che sappiamo essere stato anche "maestro" di prospettiva del noto cividalese Francesco Chiarottini.
Lavorò nel Duomo di Udine e fu autore delle severe, scenografiche architetture che piacevolmente coprono un'intera stanza di due case nobiliari udinesi di via Aquileia, palazzo Pontoni (1793) e palazzo di Varmo-Buiatti.
Si può dire che con lui sia entrato in Udine un nuovo modo di intendere la decorazione interna dei palazzi.


AVIANO (Pordenone)

Chiesa Santa Caterina - Marsure
Nella chiesetta di Santa Caterina, a Marsure d'Aviano, la decorazione pittorica riempie l'arco trionfale e l'intero presbiterio con scene sacre ed episodi della vita di Santa Caterina: pitture eseguite intorno al 1544-47 da Giovanni Girolamo Stefanelli, di Porcia, modesto seguace del Pordenone, ma capace anche di qualche apprezzabile invenzione, se é vero che questi affreschi furono per lungo tempo attribuiti al ben più capace Pomponio Amalteo.
Com'è dì tutti i piccoli maestri, lo Stefanelli è piacevole in qualche particolare, ma cade nell'impaginazione delle scene più complesse, non riuscendo a dominare lo spazio.


SAN VITO AL TAGLIAMENTO (Pordenone)

Pomponio Amalteo, affreschi nei pennacchi della cupola di S. Maria della Misericordia (1538) - Prodolone

Nella chiesa di Santa Maria delle Misericordia a Prodolone, a pochi passi da San Vito al Tagliamento, ci sono tre opere d'arte di notevole livello artistico, una Madonna della Misericordia dipinta a fresco da Andrea Bellunello (circa 1470), un grande altare ligneo di Giovanni Martini (circa 1515) e, nel presbiterio, un vasto ciclo di affreschi.
Sono questi dovuti al pittore Pomponio Amalteo, che iniziò il lavoro alla fine del 1538 dipingendo nella volta e nelle lunette storie della vita della Vergine alternate da Evangelisti, Santi e angioletti; altre storie della vita della Madonna nelle pareti.
In esse l'Amalteo perviene ad un'abile costruzione ed organizzazione dello spazio, ad un gigantismo tutto pordenonesco, non ancora ridotto a vuota cifra di maniera (come gli accadrà in più tarde composizioni) ma sentito e meditato.


SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine)
San Daniele del Friuli - La volta della chiesa di Sant'Antonio Abate
La chiesa di Sant'Antonio abate a San Daniele del Friuli conserva il più bel ciclo d'affreschi rinascimentale dei Friuli, quello che il pittore Martino da Udine, meglio conosciuto come Pellegrino da San Daniele, stese sulle pareti, sull'arco trionfale e nel presbiterio.
Condotte in tempi diversi, dal 1497 al 1522, le pitture raffigurano Profeti ed Evangelisti nella volta, la Crocifissione nella parete di fondo, mezzi busti di Profeti nel sottarco, storie di Sant'Antonio e di Cristo nelle pareti del coro e della navata e nell'arco trionfale.
È un'antologia altissima dell'opera del maestro friulano, dalla quale traspare con evidenza lo sviluppo della sua poetica, ancora legata a stilemi "tolmezzini" nei Profeti, imbevuta di stilemi ferraresi poi, gravitante nell'orbita del Pordenone giorgionesco.


PASSARIANO (Udine)

Trionfo della Primavera - Villa Manin a Passariano
Il parigino Ludovico Dorigny lavorò per qualche tempo in Friuli lasciando importanti affreschi nel palazzo arcivescovile e nel Duomo di Udine ed in Villa Manin a Passariano.
In una sala a levante di quest'ultimo edificio, affrescò nel 1708 il soffitto con il Trionfo della Primavera entro il tondo centrale e l'allegoria dell'Amore, della Gloria, della Ricchezza e dell'Abbondanza nei quattro ovali minori.
La sua pittura dai colori freddi e smaglianti, che predilige figure eleganti su sfondo di limpidi cieli ed adotta soluzioni spericolate (amorini e ninfe su nubi che vanno al di là della cornice) risulta nel complesso piacevole.
Alle pareti, in monocromo su sfondo dorato, scene mitologiche ed allegoriche.


GORIZZO (Camino al Tagliamento - UD)

Chiesetta di San Canziano – Gorizzo (Vedi immagine fullsceen)
La pittura dai colori freddi e smaglianti che il pittore francese Ludovico Dorigny adoperò ai primi del Settecento negli affreschi del Duomo di Udine e della Villa Manin a Passariano, non affascinò soltanto il giovane Tiepolo, ma ebbe riscontri anche nella chiesetta nobiliare di Gorizzo, per la quale il venzonese Giovanni Francesco Zamolo dipinse con luminose pennellate, entro ariose campiture nella volta del coro, i quattro Evangelisti (1719).
Le pitture, anche se mostrano qualche incertezza formale, si fanno apprezzare per la festosa decorazione.


TALMASSONS (Udine)

Interno della chiesa di Talmassons

Nella chiesa parrocchiale di Talmassons il pittore udinese Rocco Pitacco (poco conosciuto in Friuli, ma autore di dipinti anche per chiese vicentine) eseguì intorno al 1850 una serie di affreschi (storie di San Marco) con i quali celebra i fasti della chiesa aquileiese con fare solenne e monumentale, impostando un discorso storico che, quantunque privo di seguito, è in un certo senso in linea con la poetica del suo tempo.
Una pittura che, per la teatralità dei gesti e delle pose, oggi mi lascia alquanto indifferente ma che all'epoca dovette senza dubbio far presa sugli animi.


UDINE

Nell'odierna scuola Fermi, ex O.N.B. (Collegio Opera Nazionale Balilla) di via Pradamano a Udine, progettata dall'architetto sandanielese Ermes Midena (1895-1972) ed arricchita di una scultura di Silvio Olivo (1909-vivente) il pittore udinese Afro Basaldella (1912-1976) eseguì nel 1936, giovanissimo, un ricco ciclo d'affreschi che illustrano il tema dell'educazione fisica, scientifica e morale.
Le importanti pitture furono dopo pochi anni coperte di calce e dimenticate: nel 1987, nell'occasione della grande mostra che la città di Udine ha dedicato ai tre fratelli Dino, Mirko e Afro Basaldella, sono state ritrovate e restaurate grazie all'intervento mecenatistico di una ditta metalmecanica di Udine.
Purtroppo il restauro non ha potuto cancellare tutti i danni prodotti dal tempo, ma gli splendidi affreschi sono comunque stati in gran parte restituiti alla loro originaria bellezza, e costituiscono uno dei più significativi momenti dell'arte friulana contemporanea.


CASTIONS DI STRADA (Udine)

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Gaspare Negro, veneziano, fu un pittore abbastanza famoso in Friuli nella prima metà del Cinquecento.
Sposò Maddalena Floreani, appartenente ad una famiglia di artisti, e molto dipinse per chiese e per comunità.
Il suo maggior lavoro si trova a Castions di Strada, nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie: è un interessante ciclo d'affreschi, con storie di San Biagio e del Nuovo Testamento, risalente al 1534.
Vi si notano ricordi dell'arte di Cima da Conegliano, ma anche sprazzi di grandiosità derivata dal Pordenone.


VILLANOVA DELLO JUDRIO (San Giovanni al Natisone - UD)

Nella chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo a Villanova del Judrio esistono - malandati ma sufficientemente leggibili - affreschi del 1558 eseguiti dal pittore udinese Giacomo Secante.
Rappresentano fatti evangelici (Adorazione dei Magi, Pentimento della Maddalena, Tradimento di Giuda, Ultima Cena, Apostoli al Sepolcro) e mostrano, accanto ad un'attardata organizzazione spaziale, alcuni gradevoli particolari che conferiscono alla narrazione un sapore di domestica familiarità.


UDINE

Casa Sabbadini - Udine

Uno dei pittori che più lavorò a fresco in Udine nella seconda metà del Cinquecento fu Giovanni Battista Grassi, seguace alla lontana dei modi di G.A. Pordenone il cui gigantismo tentò di imitare.
A parte i dipinti nel salone d'onore del Castello, ancora ben visibili, la maggior parte dei suoi lavori è andata persa: così gli affreschi della Confraternita di Santa Lucia in via Mantica, che conosciamo da un disegno ottocentesco di G.B. Cavalcaselle, così quelli della casa Sabbadini in via Mercatovecchio (1554) dei quali è stata recuperata nel recente restauro, la sola figura di Giove.


COLZA (Enemonzo - UD)

Chiesetta di San Giorgio a Colza
Come tante chiesine della Carnia, anche San Giorgio a Colza ha il coro, con volta costolonata, completamente affrescata.
Figure di Evangelisti e Dottori della Chiesa, di Apostoli ed angeli, Storie di San Giorgio coprono le pareti e mostrano ingenuità e grandezza, limiti e meriti dell'arte pittorica di Pietro Fuluto, tolmezzino, che qui lavorò nel 1513.
Soprattutto degna dì nota è la lunetta in cui si vede uno sprovveduto San Giorgio su un candido destriero difendere una (poco) spaventata principessa da un (improbabile) terribile drago, tra caverne di cartone e ciotoli sparsi con bella simmetria sul terreno.
In lontananza un castello con due dame affacciate alla finestra per osservare la scena che ha quasi il sapore di un fumetto televisivo.


UDINE

Affresco di Giulio - Palazzo Maniago
Pochi artisti hanno lasciato tante opere a Udine quanto il pittore Giulio Quaglio (1668-1751), comasco, che nell'ultimo decennio del secolo XVII affrescò i palazzi Strassoldo e della Porta, il palazzo e la cappella del Monte di Pietà, i palazzi Maniago e Antonini-Belgrado e la chiesa di Santa Chiara.
Fecondissimo e validissimo artefice, attento all'effetto scenografico, il Quaglio riempì spazi anche esigui con immagini magniloquenti, mostrando la sua predilezione per la narrazione enfatica, per soggetti mitologici o storici, per il gigantismo tutto esteriore dei personaggi.
Lo si vede anche in questi affreschi di palazzo Braida Deciani, ora Banco di Napoli (1695), arricchiti da una ricca ornamentazione in stucco dovuta ai comaschi Lorenzo Retti e Giambattista Baraglio.


FLAMBRO (Talmassons - UD)

Uno dei maestri della pittura contemporanea è certamente Fred Pittino (nato a Dogna nel 1906) il quale è riuscito a dare un'impronta personale - pur nel rispetto della tradizione - anche alle pitture di carattere sacro che è stato chiamato a condurre in varie chiese friulane.
Ciò si vede soprattutto nell'importante ciclo d'affreschi (1939-1940) che copre il presbiterio della chiesa parrocchiale di Flambro con scene di notevole impegno (Trionfo dell'Eucarestia nel catino absidale, Annunciazione e Cacciata dal Paradiso nelle pareti, Discesa dello Spirito Santo nella cupola) e con ricca e varia decorazione.


MONTEREALE VALCELLINA (Pordenone)

Chiesa di San Rocco al Cimitero di Montereale VaIceIlina

Nella chiesa di San Rocco al Cimitero di Montereale VaIceIlina il pittore Giovanni Maria Zaffoni, detto il Calderari, lasciò il suo ciclo d'affreschi più vasto e più importante.
Profeti, Evangelisti, Dottori della Chiesa e angeli nella volta, Storie della vita della Vergine nelle pareti, figure di Santi nell'arco trionfale, compongono un insieme di notevole bellezza, anche se talvolta è possibile notare qualche caduta di qualità che in parte va spiegata con la non eccelsa statura tecnica del pittore, in parte con l'intervento di collaboratori (il Calderari infatti morì nel 1563 lasciando incompiuto il lavoro che aveva iniziato tre anni prima).
Notevole la vivacità e la freschezza di alcuni particolari.


TAURIANO DI SPILIMBERGO (Pordenone)

Chiesetta di Tauriano

Nel presbiterio della chiesa parrocchiale di qualche tempo è stato restaurato un interessante ciclo d'affreschi che copre la volta con figure di Evangelisti e Dottori della Chiesa e le pareti con Storie della Passione di Cristo, Storie della vita di S. Nicola, Battesimo di Cristo ed Israele che passa il Mar Rosso.
Da una scritta rimessa in luce sappiamo che ne fu autore, nel 1502, Giampietro da Spilimbergo, pittore di non grande levatura tecnica, ora bloccato e convenzionale nell'impaginazione e nell'uso di cupi colori, ora narratore fresco, anche se ingenuo, calligrafico e sgrammaticato dove può dispiegare le scene in più ampi spazi.


CASTEL D'AVIANO (Pordenone)

Chiesa di San Gregorio a Castel d'Aviano

Nella chiesa di San Gregorio a Castel d'Aviano esistono importanti affreschi della fine del XV secolo.
In otto riquadri sulle pareti sono riprodotti episodi della Passione di Cristo ingresso in Gerusalemme, Ultima Cena, Orazione nell'orto, Cattura di Cristo, Incontro con la Veronica, Crocifissione, Sepoltura, Resurrezione).
Completa il ciclo una decorazione a pannelli con medaglioni nei quali compaiono personaggi a mezzo busto.
Tutte le pitture sono attribuite a Gianfrancesco da Tolmezzo, che qui lavorò intorno al 1495 e che nello stesso periodo affrescò e dipinse anche nella vicina chiesa di Santa Giuliana.
È una delle opere più conosciute del maestro tolmezzino, ad un tempo legato a moduli nordici (la linea, il colore) derivato con probabilità dalla visione di stampe tedesche, dall'altra parte una cultura di tipo strettamente locale, all'esaltazione della quale concorrono i volti dei personaggi, veri e propri ritratti della gente del tempo.


UDINE

Palazzo Liruti - Udine

Patriota, critico d'arte, cultore di patrie memorie, giornalista fecondissimo, Antonio Picco (1828-1897), udinese, fu anche pittore di qualche merito, forse un po' troppo attento a seguire la moda, e pertanto a recuperare i vari movimenti artistici attraverso i quali si esprimeva la pittura del periodo, ma tutto sommato piacevole.
A Udine, tra altre cose, lascia alcuni notevoli affreschi in palazzo Liruti (1876) con ritratti di quattro illustri personaggi della casata e due quadroni illustranti il Castello di Villafredda, nel Tarcentino, sullo sfondo dei Musi ed un paesaggio palustre presso Bueris.
(Stupendo il ritratto di Giuseppe Liruti e una veduta delle paludi di Bueris, Udine, palazzo Liruti).


RONCHIS DI FAEDIS (Udine)

Ultimo dei grandi affrescatori settecenteschi è Domenico Paghini (1778-1850), sacerdote e musicista, che apprese l'arte pittorica da Giovanni Battista Tosolini perfezionandosi poi all'Accademia di Venezia.
Nelle opere di carattere sacro, così come in quelle eseguite per ville e palazzi friulani, si mostra ad un tempo continuatore delle tematiche tiepolesche e vedutistiche, in possesso di una pennellata sicura ma annacquata e priva di forza, intrisa di fredda luce invernale.
Possiamo ammirare due immagini degli sconosciuti affreschi eseguiti per il salone della casa dei Partistagno a Ronchis di Faedis.


ARZENUTTO (San Martino al Tagliamento - Pordenone)

Chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo ad Arzenutto

Nella chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo ad Arzenutto vi è un importante ciclo di affreschi del 1515: nella volta del coro sono raffigurati i Padri della Chiesa ed i quattro Evangelisti tra angeli e Santi, nelle pareti il Cristo portacroce, storie della vita dei santi Filippo e Giacomo, il Giudizio Universale.
Sono l'opera più matura, sia sul piano tecnico che su quello inventivo, del pittore Pietro da San Vito..., uno dei tanti piccoli maestri operanti in Friuli tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo.


SPESSA DI CIVIDALE (Udine)

Bacco (Affresco nelle cantine di Spessa) - Giacomo Meneghini di Nimis
Uno dei personaggi più stravaganti dell'arte friulana fu Giacomo Meneghini di Nimis, meglio conosciuto come Jacun Pitôr, vissuto dal 1851 al 1935.
Anticonformista sul piano umano, fu un vero naif dal punto di vista artistico: lo dimostrano i tanti affreschi devozionali lasciati sulle case dei paesi delle Valli del Natisone e del Torre e soprattutto il complesso ciclo d'affreschi - scanzonati e dissacranti - specialmente "Il peccato originale" ed uno spiritoso proverbio dipinti sulle pareti delle cantine del conte Romano a Spessa di Cividale.



Il mio percorso artistico per le strade del Friuli finisce qui, avrei voluto raccontarvi ancora di affreschi disseminati lungo questo mio cammino.... , ma ora la memoria non mi aiuta molto, anche perchè ho smarrito tanti bigliettini nei quali avevo raccolto tante piccole note di siti friulani che nel tempo molti sconosciuti artisti avevano colorato pareti di chiese e palazzi della mia regione.
Comunque sia, spero di avervi portato un po' di curiosità con queste mie piccole particelle sparse dell'arte friulana.


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giovedì 29 settembre 2011

TUNISIA - L'estate infinita ...

      
L'estate infinita della Tunisia
      
Con 1300 chilometri di costa baciati dal sole per 300 giorni all'anno, la Tunisia è una meta perfetta anche in autunno, perché regala ancora tutto il calore del Mediterraneo. Ed è a due passi da casa, visto che basta poco più di un'ora di aereo per trovarsi a Tunisi e con solo due ore di volo si arriva nel magico deserto di Tozeur.
  
Spiaggia di Djerba
   



Spiaggia di Mahdia
     
Le spiagge di sabbia fine e candida, bagnate da acque cristalline, come quelle di Mahdia e Djerba, sono il punto di forza di questo Paese. Lunghe e ampie, invitano a passeggiare con calma per godersi il piacere del sole sulla pelle e di un bagno fuori stagione.

In una settimana, noleggiando un'auto, si riesce ad avere un'idea abbastanza precisa delle varie atmosfere che offre il Paese.
  
Cafè des Nattes a Sidi-Bou-Said


      
Il nostro punto di partenza è stato Sidi-Bou-Said, il villaggio più chic, a dieci chilometri da Tunisi.
Costruito su un dirupo affacciato sul mare, sembra uscito da una cartolina con le viuzze strette e le case bianche dai portali turchesi, le tipiche verande di legno e le bunganvillee in fiore.
Il segreto per assaporare fino in fondo l'atmosfera dolce di questo luogo, che ha attirato tantissimi artisti da tutto il mondo è fermarsi per un tè alla menta con pinoli al Cafè des Nattes.
  
Mura sul mare - Hammamet

    
Da lì, con un'ora di auto, si arriva ad Hammamet, notissima località balneare, che conquista con i lidi (gli unici esposti a sud) dove provare tutti gli sport d'acqua, una vivace movida e la caratteristica medina, affacciata su un mare di sabbia.

L'itinerario lungo la Tunisia mediterranea riserva continue sorprese.
La costa è punteggiata da paesini che in questa stagione sono davvero gradevoli e suggestivi, perché finita l'estate turistica ritrovano la loro atmosfera di sempre, fatta di gesti antichi.
  
Monastir

    
Come Monastir, 60 chilometri a sud di Hammamet.
La cittadina offre una deliziosa medina cinta da poderosi bastioni e con il suggestivo monastero-fortezza che ha fatto da set per "Guerre stellari".
  
Mahdia


   
Poco più giù c'è Mahdia, una medina costruita quasi a filo d'acqua, e il vivace porto affollato di barche colorate.
  
El Jem

   
Da qui, spingendosi in auto verso l'interno per quaranta chilometri, si arriva in un luogo spettacolare: l'anfiteatro romano di El Jem, una specie di Colosseo in terra d'Africa.
Perfettamente conservato e ancora oggi utilizzato per mettere in scena grandi spettacoli, era il terzo per dimensioni di tutto l'Impero romano, con ben 35.000 posti, ed è uno degli otto siti tunisini tutelati dall'Unesco.

Tozeur

   
Non si può ripartire dalla Tunisia senza aver scoperto il Sud, con le oasi di palme da datteri e i villaggi berberi incastonati nelle montagne.
La città più particolare è Tozeur.
Deve la sua fama alle case di mattoni decorate con merletti e la posizione speciale tra il metafisico deserto di sale del Chott El-Jéride e quello sabbioso del Grande Erg Orientale.
  
Chott El-Jéride


    
Grande Erg Orientale

   
L'ideale è partire in fuoristrada da Tozeur o a dorso di un dromedario da Douz, meglio se al tramonto, quando le morbide dune disegnate dal vento regalano uno scenario indimenticabile.
A questo punto sì che si può vivere una notte davvero unica in cui si assaggia il cous cous , il piatto di punta della cucina locale, si canta attorno al fuoco e ci si addormenta avvolti da un lenzuolo di stelle.
  
Sorgente di vita a Tozeur
    
Grazie Marianna . .  .

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martedì 27 settembre 2011

CASARSA DELLA DELIZIA - Provincia di Pordenone

Casarsa e la Chiesa Parrocchiale Nuova di Beata Vergine del Rosario
    
CASARSA DELLA DELIZIA 
(Cjasarse in friulano standard, Cjasarsa in friulano locale)

Comune di Pordenone (8.600 abitanti circa).

Frazioni - Boscat, San Floreano, San Giovanni, Versuta, Villa Sile
  
Ponte della Delizia sul Tagliamento

    
Tutti conoscono il grosso centro denominato Casarsa della Delizia e il Ponte della Delizia , fra Casarsa stessa e Codroipo.
Anni fa mi è capitato di sentire una curiosa spiegazione: deriverebbe da Edilizia, perché Napoleone avrebbe promosso importanti lavori pubblici sul luogo.
Questa ricostruzione non si può accettare per diversi motivi: intanto è troppo astratta, e i nomi traggono origine da descrizioni concrete, corpose, quando sono astratti (cioè non legati direttamente alle caratteristiche del paesaggio) riguardano condizioni giuridiche, concetti religiosi,, leggende.
In secondo luogo le spiegazioni che scomodano personaggi illustri mettono sempre in sospetto i ricercatori, che vi vedono lo zampino di eruditi sprovveduti dediti a cervellotiche interpretazioni.
Terzo: la voce "delizie" esiste in friulano e spiega benissimo il concetto.
Qui vuol dire "luogo prospero, fertile"..., "terreno che rende", ed è uno dei tanti nomi augurali come "Belvedere" e "Paradiso", attestati qua e là in Friuli.

Di Casarsa, indubbiamente, almeno così pare, il nome parla di una "casa arsa": una casa bruciata..., e gli storici ne attribuiscono l'origine all'Abbazia di Sesto al Reghena verso la metà dell'ottavo secolo.
Compare in un documento, che ne prova la vita e il lavoro, del dicembre 1183 firmato da Lucio III papa, in cui si conferma la proprietà dei monaci sestensi.
  
Chiesa di Santa Croce e di San Rocco

   
Al primitivo oratorio si sostituì nel 1308 la Chiesa di Santa Croce e di San Rocco..., e in questo edificio si conservano gli affreschi e i dipinti del grande Pordenone e dell'Amalteo, realizzati tra il 1530 e il 1540.
Miracolosamente scampata alle scorrerie dei Turchi, come è testimonianza da una scritta meticolosa su marmo; si era meritata questi lavorio di grandi artisti.
Santa Croce, risparmiata dai Turchi, fu devastata dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale e le tele dei due pittori furono trasportate nella nuova parrocchia.
Fino al 1444, Casarsa dipendeva dalla Pieve di San Giovanni: in quell'anno i casarsesi si vollero indipendenti con una canonica e un sacerdote tutto loro.
  
Casarsa - Capitello votivo del Borc di Sora

    
Sotto Venezia gli abitanti furono vincolati a tagliare alberi sul Tagliamento, a trasportare legname da Montereale e a falciare i prati del monastero: in più dovettero provvedere al sostentamento del Governatore e della sua corte, quando questi andava o ritornava da queste parti.
Ma Casarsa oggi deve la sua fama, più che al passato, ad un presente che si identifica con la produzione di vino: è una vocazione economica di vecchia tradizione.
Esiste una Cantina che da oltre ottant'anni ha realizzato un riuscito matrimonio tra prodotto qualificato e cooperazione.

"Non si è seguito l'andazzo di quasi tutte le cantine sociali..., qui si fa selezione e in selezione si produce".
    
Tomba di Pier Paolo Pasolini   
Casarsa della Delizia poi è nome legato a Pier Paolo Pasolini ed è tutto un discorso da fare.


IL PORTALE DELLA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI DI CASARSA
  

Potrà non piacere, in quanto rappresenta un gusto che da poco è passato in disuso, "vecchio" quindi, e non ancora "antico", ma la parrocchiale di San Giovanni di Casarsa è un monumento di notevole interesse per la sua organicità, un esempio tra i meglio conservati del "neogotico" nostrano.
Molti artisti... , scultori, decoratori, intagliatori, orefici, artisti del ferro..., vi hanno lavorato: tra gli altri, il cordenonese Luigi De Paoli (1857 - 1947), scultore legato al mondo classico, autore del bassorilievo con il Battesimo di Gesù nella lunetta del goticheggiante portale.


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Casarsa - Località Sile, chiesetta di Santa Margherita
   

Sant'Antonio Abate in Versuta

      




Chiesa di San Floriano

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lunedì 26 settembre 2011

CENTRAL PARK - New York

   
Forse molti di voi non sono mai stati a New York e tantomeno in Central Park, eppure questo luogo l'avete visto chissà quante volte e magari senza neppure saperlo.
Dove?
Ma nei film!!!!
Vi faccio qualche esempio:

1959 "Intrigo internazionale" Hitchcock ha filmato Cary Grant mentre lascia il Plaza Hotel.

Scorsese in questi film ne ha documentato i cambiamenti nel tempo:
nel 1976 in "Taxi Driver"
nel 1980 in "Toro scatenato"
e nel 1993 in "L'età dell'innocenza"

1985 prima di diventare un'icona del pop, Madonna ci ha girato "Cercasi Susan disperatamente".

Il parco si è aggiudicato anche tre Oscar per la miglior fotografia con:
1960 "L'appartamento"
1977 "Io e Annie"
1979 "Kramer contro Kramer"

Mentre ha ottenuto candidature per:
1970 "Love Story"
1983 "Tootsie"
1986 "Hannah e le sue sorelle"

Ricordate le corse del piccolo Macaulay Culkin nel parco in "Mamma ho riperso l'aereo" ? (1990)

E il cielo stellato sotto il quale Robin Williams corre nudo per godere della fresca brezza della libertà in "La leggenda del re pescatore" (1991)

In tutti questi film, e altri ancora, Central Park ha avuto un ruolo di rilievo, così come rilevante è l'importanza che questo parco ha per i cittadini della "grande mela"
  
    
In 153 anni, se pur portati egregiamente, il polmone verde di New York ne ha viste tante, eppure, senza Central Park, la città, sarebbe come una barca senza remi, non potrebbe funzionare. È infatti in questi 340 ettari di alberi, laghetti, percorsi pedonali, rocce, stagni, teatri e varie amenità che i newyorchesi si rifugiano per combattere lo stress che la caotica metropoli infligge loro. Perché questo microcosmo, perfettamente in simbiosi con i grattacieli che lo circondano, è un pezzo di campagna rubato alla città, un perfetto esempio di "urban wildlife"dove la flora e la fauna si sono integrati armoniosamente.
  
Central Park - Monumento al 7° reggimento della Prima guerra Mondiale


   
Con 25 milioni di turisti ogni anno, Central Park è il parco più frequentato degli States, più di Yosemite, più di Yellowstove e addirittura più dell'isoletta dove sorge uno dei simboli di tutti gli Stati uniti, la Statua della Libertà.
    
Central Park - Monumento a Giuseppe Mazzini
   
Il parco è gestito dal Central Park Conservancy, un'associazione nata nel 1980 grazie a un gruppo di benefattori intenzionati a riportare il parco al suo antico splendore, dopo il degradamento degli anni '70. In circa trent'anni l'organizzazione ha investito la bellezza di 530 milioni di dollari, raccolti tra donazioni di privati cittadini, aziende e amministrazione municipale. Ed è stato grazie a questi fondi che finalmente gli abitanti di New York sono ritornati a sedersi sulle panchine del parco dalle quali si possono ammirare il Plaza Hotel con le sue maestose decorazioni, il busto in bronzo del nostro Giuseppe Mazzini e le collinette profilate di alberi secolari dietro il Metropolitan Museum.
  
William Current Bryant 
   
Ma come nacque Central Park?
Già a metà '800 New York era una metropoli. Il giornalista dell'attuale New York Post, scrisse che la città avrebbe dovuto seguire l'esempio di Parigi, con il suo Bois de Boulogne, e dotarsi di un salotto verde. L'idea piacque molto alla borghesia dell'epoca e, dopo qualche anno di discussione, il municipio trovo il luogo adatto in un'area montagnosa tra la 59th e la 106th Street.
   

    
A picconate fu raso al suolo il villaggio Seneca Village e 1600 cittadini, in gran parte immigrati e afroamericani, furono allontanati. Fu poi indetto un concorso per scegliere chi avrebbe progettato il parco, a vincerlo furono gli architetti Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux. I due avevano una predilezione per l'acqua, non a caso Central Park ha una imponente fontana, la Bethesda Fountain e 36 ponticelli che attraversano sette tra laghi e stagni.
    
Bethesda Fountain


   
Per dare al parco la struttura attuale furono necessari tredici anni di lavoro, una massiccia quantità di esplosivo ridusse in polvere le aree rocciose e dal New Jersey fu importato il fertile terreno indispensabile per far attecchire quattro milioni tra piante e arbusti.
  


    
Nel corso degli anni Central Park ha avuto periodi di dolorosa decadenza. Già a fine ottocento era in uno stato di completo abbandono, traffico automobilistico, vandali e sporcizia lo avevano trasformato in un luogo pericoloso. Abbandonato dai newyorchesi, fu adibito anche a zona di pascolo.
  


    
Nel 1934 Fiorello La Guardia, sindaco di origine italiana, ordinò che il parco fosse ripulito e rinvigorito, fece piantare nuovi alberi, risistemare i ponti e vennero costruite 19 zone dedicate ai bambini. La gente ricominciò a godersi quest'area verde fino all'inizio degli anni settanta, quando la crisi economica rigettò la città in depressione.
  

   
Oggi il parco è pieno di vitalità. Ci sono attrezzatissimi spazi per i più piccoli, un teatrino di marionette, due ristoranti, lo zoo, la giostra con antichi e romantici cavalli di legno, una zona per gli amanti del birdwatching, una boathouse e tre splendidi giardini a tema. Ma Central Park è soprattutto una enorme palestra a cielo aperto. Si può fare equitazione lungo i sentieri tra foglie di ortica e piante di lamponi. Park Drive, la strada che lo percorre, è l'eden dei jogger, dei pattinatori e degli amanti delle due ruote, mentre per i patiti delle lunghe distanze è più adatta la pista in terra battuta che gira intorno alla Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir, una riserva d'acqua di 43 ettari.
Come se non bastasse per i appassionati dell'arrampicata ci sono una decina di pareti adatte allo scopo, mentre a chi ama il pattinaggio su ghiaccio il parco offre due piste delle quali una che in estate si trasforma in piscina.
  


   
Per apprezzare a pieno il parco bisognerebbe disporre di parecchio tempo e viverlo usufruendo delle opportunità che offre, ma non sempre i turisti hanno a disposizione molte giornate, allora vi consiglio di girarlo romanticamente in carrozzella oppure in pedicab (una bici taxi). Il servizio di carriage è disponibile in ogni stagione, compreso l'inverno, la passeggiata dura circa 20 minuti e a prescindere da quante persone ci sono a bordo il costo è di 50 dollari. Il costo del pedicab invece varia in base alla durata del tour, da 45 dollari per un'ora fino a 180 per quattro ore, i bambini invece pagano da 40 a 160 dollari..
  


   
I periodi migliori per vedere Central Park sono sicuramente la primavera e l'autunno. Il clima mite incoraggia le passeggiate e i colori sono splendidi. Durante l'estate il parco diventa un immenso palcoscenico che ospita eventi di ogni genere e soprattutto gratis.
   
Bow Bridge - Central Park


   
Ogni anno al crepuscolo di un giorno di metà luglio, decine di migliaia di persone raggiungono Great Lawn, tra la 79th e la 85th Street, stendono a terra le loro tovaglie, passano sulla pelle un buon repellente per allontanare le terribili zanzare newyorkesi e danno inizio al più grande picnic collettivo dell'estate, mentre la New York Philharmonic Orchestra, con la sua musica, fa da sottofondo al divertente ritrovo.
   
Statua di William Shakespeare "Literary Walk" in Central Park, Manhattan, NYC    
   
Un altro interessante evento è la rassegna "Shakespeare in the Park" che si svolge al Delacorte Theater, che da più di cinquant'anni mette in scena produzioni dedicate al grande drammaturgo. Nel 2010 Al Pacino ha recitato Shilock ne "Il mercante di Venezia" davanti a un pubblico entusiasta di oltre 80.000 persone.
  
Pale Male e Lola - Falchi in Central Park
  

A volte Central Park, che fu ideato con l'intento di creare un luogo romantico, può risultare anche misterioso, in particolar modo quando la notte i suoi inquilini si fanno vedere: pipistrelli, falene, procioni e civette all'imbrunire escono dalle loro tane mentre i newyorkesi si appostano per osservarli e scattare fotografie. Gli ospiti più famosi sono però senza ombra di dubbio Pale Male e Lola, i due falchi coda rossa le cui vicissitudini amorose sono addirittura seguite dalla stampa locale.
    
Coyote in Central Park


   
Purtroppo a volte capita che in questo angolo di paradiso si intrufolino ospiti che danno del filo da torcere alle autorità locali, è capitato con J.D. un coyote avvistato vicino ai prati coperti di neve del Plaza un paio di anni fa. Era già successo nel 2006 che Hal, un coyote di 15 chili, si avventurasse in Central Park e ancora oggi se ne ricorda la rocambolesca cattura.
  

   
Certamente mantenere nelle migliori condizioni questo parco costa soldi e fatica. Ogni anno vengono raccolte 2500 tonnellate di spazzatura, ponti e monumenti devono essere continuamente controllati e puliti, i graffiti vengono tolti nel giro di 24 ore, anche se purtroppo i vandali sono sempre in agguato. A volte ci si mette anche il tempo a creare problemi, pochi anni fa un violentissimo temporale provocò un disastro e dovettero abbattere 350 alberi tra cui una quercia di 150 anni amatissima dai cittadini. I danni furono di parecchi milioni di dollari, ma i newyorkesi ancora una volta dimostrarono il loro attaccamento a Central Park con una incredibile gara di solidarietà, in pochi giorni tremila persone hanno donato oltre un milione di dollari e altrettanti sono stati offerti dal colosso bancario JP Morgan Chase.
  
John Lennon

   
Viene spontaneo chiedersi quanto possa essere sicura un'area tanto vasta, ebbene, tutto sommato se si escludono alcuni rari casi di borseggio, gli episodi di vera criminalità si contano sulla punta delle dita. Il delitto più famoso è avvenuto nel 1980 precisamente alle 22.50 dell'8 dicembre, all'angolo tra Central Park West e 72nd Street si udirono quattro spari provenienti dall'albergo Dakota. A terra era riverso un uomo in fin di vita. Era John Lennon. Fu attaccato da uno squilibrato mentre stava rientrando nella sua abitazione. Colpito alla schiena morì 17 minuti dopo.
  
Imagine -  John Lennon 

   
Nonostante il crimine fosse avvenuto qualche decina di metri fuori dal parco, gli amministratori decisero di dedicare all'ex Beatle un bellissimo giardino, lo e un mosaico bianco e nero con al centro la scritta "Imagine" diventato per migliaia di persone luogo di pellegrinaggio dove raccogliersi in preghiera sperando in un mondo migliore e senza più guerre.
  








     

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Grazie Marianna . . .