mercoledì 7 settembre 2011

HAMPSTEAD, Londra Nord (Hampstead village)

    
Hampstead, Londra Nord. È questo uno dei primi quartieri che ho visitato durante il mio soggiorno in questa splendida città. Complice Robert, un ragazzo di origini ungheresi che con la famiglia vive proprio qui, abbiamo potuto esplorare la zona in lungo e in largo.


L'ho capito subito che questo era un quartiere un po' speciale. Per prima cosa è alquanto benestante e, si sa, la high society britannica ha buon gusto; secondo perché sembra di essere stati catapultati in uno di quei deliziosi paesini dell'Europa centrale abbarbicati sulle pendici dei monti.


"E io che immaginavo Londra piatta"...è questa la prima cosa che ho pensato vedendo Hampstead, il quartiere ungherese della città. Sulla cima del borgo la Chiesa di St George pare quasi un castello della Transilvania con le sue guglie chiare. E poi case colorate col balcone di legno, ripide scalinate e stradine che conducono a bei ristoranti. Una vera delizia.


Back Lane
      


Hampstead Street
    
Hampstead come dicevo è un po' diverso dagli altri quartieri etnici. Diverso perché qui la gente si è veramente integrata, anche se il quartiere continua a mantenere la sua identità ungherese che emerge nonostante tutto. Si sente nell'inglese con accento magiaro della gente che si incontra nei negozi, si ritrova in un complessino di ragazzi che all'angolo tra Back Lane e Hampstead Street suonano musica dell'Est.
   
Louis Patisserie


    
E poi c'è Louis, Robert ci ha portati in questa pasticceria spiegandoci che in città è unica nel suo genere. Ed è vero, pare di essere capitati in un caffè di Budapest. Il tè viene servito in tazze di porcellana, il bancone dei dolci farebbe invidia al Paese dei balocchi, il locale è foderato in boiseries e illuminato da bellissime lampade in ferro battuto.


Louis ci ha raccontato che dopo la rivoluzione ungherese del 1956 non poteva più sopportare di stare "sotto" i russi e così è scappato. Quando gli ho chiesto perché avesse scelto Londra si è messo a ridere, "non avevo i soldi per arrivare in America" mi ha risposto. E così, capitato qui più per necessità che per scelta, decise che tutto sommato non era poi tanto male questa città, inoltre era più vicina all'Ungheria di quanto lo fossero gli Stati Uniti. Ai tempi ancora pensava di potersene un giorno tornare a casa, invece non si è più mosso da Londra e nel 1963 aprì la pasticceria.


Sono arrivati in 15.000 dopo la rivoluzione e sono ancora tanti gli ungheresi a Londra, si trovano un po' ovunque, anche se la maggior parte sono in questo quartiere.
Arrivarono in Gran Bretagna a ondate anche prima della dominazione sovietica e sempre in parallelo con le tragedie che avvenivano nell'Europa centrale, come le leggi contro gli ebrei.


Ernő Goldfinger - Willow Road

     
In cima all'Hampstead Heart, poco distante dalla fermata della metropolitana, c'è la casa di Erno Goldfinger, architetto ungherese precursore del razionalismo strutturale, che giunse a Londra nel lontano 1934.


Alcuni anni dopo, nel 1939, Goldfinger decise di costruire la sua casa al numero 2 di Willow Road, su un progetto che seguiva lo stile per cui già era famoso. Il suo vicino di casa, un tale di nome Ian Fleming, non apprezzava per niente tale progetto, a parer suo troppo diverso dalle case vittoriane della zona e fece qualunque cosa pur di bloccarne la costruzione, presentando ricorsi su ricorsi. Invano: l'architetto portò a termine la costruzione esattamente come l'aveva ideata.


Quel Ian Fleming era il padre letterario di James Bond. Così lo scrittore, sconfitto in tribunale, decise di vendicarsi dando a uno dei suoi personaggi più cattivi il nome dell'odiato vicino, Goldfinger appunto, l'uomo neutralizzato da 007 dopo che aveva tentato di svaligiare Fort Knox.


Oggi la costruzione è gestita dal National Trust per l'architettura come patrimonio nazionale. Già, veramente bellissima quella casa, un capolavoro, ma allora perché quando sento il nome Goldfinger, a me continua a venire in mente James Bond?
         
Hampstead  Heat Lake


Grazie Marianna . . .

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1 commento:

Gianna ha detto...

Foto meravigliose!