giovedì 15 settembre 2011

Il giardino di Claude Monet - Giverny in Normandia (Garden of Claude Monet)


Autoritratto di Claude Monet (Vedi biografia)
  
Scelgo sempre con molta cura i luoghi da visitare, cerco sempre di approfittare delle mie vacanze per arricchirmi culturalmente, di dare un senso ai soldi (non pochi) che spendo. Le vacanze spiaggia-albergo-passeggiata-riposo non fanno per me, tant'è che molto spesso (anzi sempre) ritorno dai miei viaggi più stanco di quando ero partito. Così per essere pronto all'arrivo in una nuova località mi devo preparare con largo anticipo, libri, riviste specializzate, internet, amici... ed è in questo modo che ho scoperto i giardini.
Infatti cosa meglio di un giardino riflette il costume, il gusto, e la cultura di un'epoca?


Qualche anno fa sono stato in Normandia, una regione della Francia di incredibile fascino e una volta lì potevo forse esimermi dal visitare il famosissimo giardino del mio amato Monet?
  
Casa di Claude Monet


   
Quando il pittore Claude Monet, nella primavera del 1883, si trasferì con la sua famiglia a Giverny, un piccolo villaggio, come già detto, nel cuore della Normandia, trovò una grande casa rosa con le persiane verdi con un frutteto di circa un ettaro protetto da alti muri di pietra, diviso in due da un viale centrale costeggiato da siepi di bosso, pini e tassi. Piante che il maestro amava poco e che infatti si affrettò ad abbattere. Si salvarono solo, grazie alle pressanti insistenze di sua moglie Alice, i due tassi vicini alla casa.
  


    
Monet era intenzionato a creare un giardino "da dipingere", con fiori, colori, luci e trasparenze, con piante scelte per essere accostate in base ai loro colori e poi lasciate crescere spontaneamente intervenendo il minimo indispensabile in modo da imitare il più possibile l'esuberanza della natura.

Per questa ragione anche molti alberi da frutta vennero sacrificati e sul grande prato disseminato di fiordalisi, margherite e papaveri fece piantare dei Prunus ornamentali, ciliegi e meli, amati dal maestro per le leggere fioriture primaverili simili a nuvole.
  

   
Durante il suo soggiorno in Olanda Monet aveva molto ammirato i cromatismi delle distese di tulipani, narcisi e giacinti, e per riprodurle a Giverny furono create alcune aiuole strette e lunghe dove vennero piantati gladioli, anemoni, aster, papaveri orientali, tulipani e dalie, che creavano, in base alla stagione, vivaci e mutevoli giochi di colore.
  


   
Ai bordi del viale centrale grandi archi di metallo colorati di verde lasciavano che clematidi e rose rampicanti si attorcigliassero su di esso, mentre sul suolo erano state piantate rose, peonie, gigli, delphinium, girasoli, che, all'inizio dell'estate potevano contare anche su un tappeto di nasturzi coloratissimo.


Dieci anni dopo il suo arrivo a Giverny, Monet comprò un altro terreno di 8000 metri quadrati posto appena oltre la ferrovia che segnava il confine del suo giardino. Qui, sfruttando la presenza di un ruscello e vincendo la diffidenza dei vicini che poco si fidavano dell'eccentrico artista che con le sue strane piante avrebbe potuto inquinare l'acqua, prese forma quel delizioso laghetto fiorito che infinite volte il grande maestro immortalò nelle sue tele.
  

   
Intorno a quella pozza d'acqua coperta da ninfee e con sponde sinuose popolate da una fitta vegetazione, Monet sviluppo un piccolo boschetto con pioppi, bambù, azalee e salici piangenti, ispirandosi alle antiche stampe giapponesi che da anni collezionava.
Lo stagno delle ninfee (Vedi scheda del quadro)


   
Fece inoltre costruire, da un artigiano del luogo, un ponticello in legno colorato di verde, copiandolo da una delle sue stampe, che, incorniciato da un glicine bianco e uno color malva completava quel delizioso giardino d'acqua ricco di luci filtrate, trasparenze e immagini riflesse che ispirarono gli oltre 200 quadri del ciclo delle Ninfee oggi ospitati nel museo dell'Orangerie a Parigi.
  



  
Col passare degli anni Monet si appassionava sempre più di botanica, era sempre alla ricerca di nuove varietà che acquistava senza badare a spese, leggeva libri e riviste di giardinaggio, scambiava semi e bulbi con i suoi amici ai quali confidava che stava spendendo tutti i suoi soldi per il giardino.
Prediligeva piante a fiore semplice, e amava accostare i fiori più umili, come primule, nontiscordardimé e pratoline a specie più sofisticate.
  


   
Era molto orgoglioso di questa sua creatura a cui dedicava tempo, fatica e denaro, e che percorreva in lungo e in largo varie volte nel corso della giornata e in qualunque stagione. E ancora di più lo era del suo laghetto, pensato e plasmato come banco di prova per una pittura "en plein air" che doveva cogliere la complessa mobilità della luce e la volubilità della natura. Amava anche mostrarlo agli amici, a patto che arrivassero prima delle cinque di sera, ora in cui i fiori cominciano a chiudersi.
    

   
Nel 1926 Monet morì, da allora la casa e il giardino furono curati con immenso amore dalla figliastra Blanche. Ma quando anche Blanche scomparve la proprietà venne abbandonata a se stessa per oltre trent'anni fino a quando nel 1977 l'Accadémie des Beaux Arts, ne divenne proprietaria e diede inizio ai lavori di restauro.
  

   
Della casa e del giardino era rimasto ben poco e ricreare lo splendore di un tempo non è stato facile. I bombardamenti della seconda guerra mondiale mandarono a pezzi i vetri della casa, la scala era crollata, l'atelier del maestro invasa da erbacce e arbusti. Con un gran lavoro ed enorme pazienza furono trovate piante simili a quelle che Monet scelse a suo tempo, fu ricostruito il laghetto con il suo ponte giapponese che il tempo e l'incuria avevano rovinato in modo irrecuperabile, mentre i lilla e i glicini bianchi che lo ricoprono sono ancora quelli piantati dal maestro.
  


   
Finalmente, il giardino che per più di vent'anni fu fonte di ispirazione per il grande Monet e che ha ospitato personaggi del calibro di Zola e Cèzanne, Proust e Pissarro, nel 1980 fu riaperto al pubblico offrendo ai visitatori la sua bellezza e il suo fascino originario.
  




   
DOVE SI TROVA: Giverny si trova in Normandia a circa 70 km da Parigi e a 7 km da Vernon

COME SI RAGGIUNGE: da Parigi si può prendere un treno per Rouen dalla stazione St. Lazare e scendere a Vernon. Da qui ogni 15 minuti parte un autobus per Giverny, oppure si possono noleggiare delle biciclette.
Invece in macchina bisogna prendere l'autostrada A 13 (direzione Rouen) fino all'uscita 14 (Bonnières)

ORARI DI VISITA: da aprile ad ottobre tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 9,30 alle 18.

COSTO DEL BIGLIETTO: 12 euro circa.
  
  








     
   



    




   











       



  
    
           



       




       



      



      



     



     



    



    




     



     
    
   
    
    
    
    

   
   
   
        
     
    
    
    
    
    
   


Grazie Marianna . . .
  
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3 commenti:

Luisa Borroni ha detto...

ma è meraviglioso questo giardino!!

Valentina russo ha detto...

Ma è splendido

Valentina russo ha detto...

Infatti