domenica 30 ottobre 2011

LA LACHERA di Rocca Grimalda - Provincia di Alessandria.

Castello di Rocca Grimalda


    
Una tradizione di lotta feudale nella Lachera di Rocca Grimalda

Su una rocca alta oltre un centinaio di metri che si erge sulla sponda destra del fiume Orba, nei pressi di Ovada, in provincia di Alessandria, è issato un piccolo paese di circa millecinquecento abitanti: Rocca Grimalda.

Il suo nome primitivo era Rocca d'Orba..., poi fu chiamato Rocca Trotti e, nel 1570, passando da feudo del Duca di Mantova in proprietà alla famiglia Grimaldi, assume la denominazione attuale.
  
Danza della Giga


   
In questo antico paese vive una tradizione folcloristica che richiama alla mente tempi lontanissimi: la tradizione della "lachera".
Si tratta di un ballo popolare in costume che ricorda la vittoria di una famiglia contadina che riuscì a rompere una secolare schiavitù che pesava sugli abitanti del villaggio: la schiavitù dello "jus primae noctis"..., diritto di prima notte.

Dal contenuto di questo ballo parrebbe che il feudatario, signore del paese, (in questa località era propriamente chiamato "castellano") avesse un privilegio per tutti i suoi sudditi che si univano in matrimonio: essi, infatti, dovevano concedere al feudatario la sposa affinché trascorresse con questa la prima notte.

A questo ignobile sopruso nessuno mai aveva osato sottrarsi.
Solo una coraggiosa famiglia si ribellò e sfidando l'ira del feudatario riuscì a porre fine a questo suo triste privilegio.
  
Danza del Calisun


   
Una fanciulla tutta vestita di bianco rappresenta la sposa.
Il marito è in giacca nera, pantaloni bianchi rigati a strisce multicolori, e porta un cappello con un nastro di fiori.
I mulattieri con campanelli legati alla cintura da una robusta cinghia di cuoio con lunghe fruste fanno largo alla copia con schioccanti scudisciate.
Due armigeri difendono con la spada in pugno gli sposi, mentre altri personaggi in caratteristici costumi completano il gruppo, in cui spiccano i "lacheri" vestiti di bianco con in testa una specie di cappello vescovile messo di traverso e ornato di nastri multicolori che cadono dalle spalle fino ai piedi.
Essi fanno onore agli sposi danzando al suono del clarino o di un violino accompagnato da una chitarra.
Poi ad un certo punto il ballo diventa generale: vi prendono parte gli sposi e gli altri personaggi.
Ne nasce uno spettacolo con effetti coreografici molto belli, al quale i lavoratori rocchesi sono molto affezionati.
  
     
La "Lachera" partecipa anche alle feste popolari della zona e non solo, perché mi ricordo di aver assistito a questa manifestazione anche al Festival Nazionale dell'Unità a Milano di qualche anno fa.
  

   

sabato 29 ottobre 2011

UN GIRO IN GONDOLA CON PALLADIO (A gondola ride with Palladio)

Villa Capra, detta "La Rotonda" - Vicenza
  
L'architettura del Cinquecento non riesce a rimanere estranea al movimento del manierismo, soprattutto per la costante fortuna delle formule michelangiolesche.
Un caso a parte è costituito da Andrea di Pietro della Gondola, detto Palladio, che mette le sue nitide geometrie classicheggianti al servizio della classe dirigente veneziana che stava espandendo il suo potere nell'entroterra.
Sorge così la mirabile serie delle ville lungo il Brenta (da sempre luogo prediletto di villeggiatura), nelle quali gli elementi delle strutture classiche vengono smontati e ricomposti secondo le nuove esigenze ambientali in senso fondamentalmente pittorico (qui voglio ricordare in particolar modo la celebre villa Capra, detta "La Rotonda" (Vicenza)..., o la villa Barbaro a Maser (Treviso), con gli affreschi del Veronese.
  
Villa Barbaro a Maser - Treviso
   
Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio, nato a Padova nel 1508 e morto a Vicenza nel 1580, fu un geniale realizzatore di ritmi spaziali armonicamente fondati su di un nitido classicismo di derivazione greco-romana e su ricerche cromatiche tipicamente veneziane, il cui senso scenografico già prelude al gusto barocco.

Fermo nel proposito di praticare il classicismo introdotto a Venezia dal Sansovino, detta - dopo lunghe esperienze - "I quattro libri dell'architettura" (1570), ed i suoi princìpi si diffondono soprattutto in Inghilterra per opera di Christofer Wren, autore del San Paolo di Londra.

Il soggiorno a Roma, intorno al 1540, permette al vicentino di approfondirsi negli studi dell'antico e di ammirare il senso costruttivo d'Antonio da Sangallo.
  
Basilica di Vicenza
     
Nel 1545, egli presenta quattro disegni per il rivestimento della Basilica di Vicenza, e a questa ardua impresa, per la quale la sua soluzione è d'una perfetta romanità, non gli basta la vita.
La vecchia fabbrica gotica viene circondata da due ordini di logge, ed il bisogno di far corrispondere le arcate primitive alle nuove suggerisce l'espediente delle colonne staccate, che alleggeriscono le masse ed accrescono il gioco del chiaroscuro.
  
Palazzo Chiericati - Vicenza 
   
Il Palazzo Chiericati (1565), sede storica del museo civico - a due ordini, dorico e ionico: gli stessi della Basilica - apre le sue logge architravate su undici intercolonnati, dei quali il generoso signore delle superfici non occupa che i cinque centrali del primo piano.

Fuori delle mura cittadine, ai piedi dei colli Berici, la Rotonda (1570 circa) è una villa a quattro facciate, la cui sala circolare riceve la luce dalla cupola depressa.
  
Palazzo Valmarana Sezione (Ottavio Bertotti Scamozzi, 1776) - Vicenza
    
Lo stile palladiano chiarisce l'indipendenza non sempre fredda del suo sviluppo nel Palazzo Valmarana (1566), dove i giganteschi pilastri compositi attraversano due piani e tagliano i contropilastri del primo, terminando in un vigoroso attico..., nel maestoso Palazzo Porto-Barbaran (1570)...., nella Loggia del Capitanio o Sala Bernarda (1571), il cui ordine "colossale" ha più proporzionata fierezza del frammento di Palazzo Porto (Biblioteca del Seminario), nel quale lo smisurato piedistallo disdice alla funzione statica delle tre colonne...., e nel Teatro Olimpico cui aveva offerto il primo modello nella stessa città il bolognese Sebastiano Serlio.
I gradini ellissoidi s'incurvano dinanzi alla scena a doppio ordine corinzio, con la porta regale nel mezzo e le sapienti prospettive interne.
  
Loggia del Capitanio o Sala Bernarda - Vicenza 
  
Palazzo Porto-Barbaran - Vicenza
  
Teatro Olimpico - Vicenza
   
Nell'architettura sacra, il Palladio ritorna alla tradizione che i paramenti murari dei barocchi sopprimono, e fin dalla facciata distingue le navi collaterali con le falde di tetto..., ricostruisce il deambulatorio, e tanto per la correttezza spoglia d 'ornati, quanto per il placido distendersi dell'intonaco e della pietra, il suo purismo emerge nelle tipiche chiese di San Giorgio e del Redentore in Venezia.
  
Chiesa di San Giorgio - Venezia
  
 Chiesa del Redentore - Venezia

lunedì 24 ottobre 2011

CORTINA D'AMPEZZO

Panorama di Cortina d'Ampezzo
    
Questa sera ho acceso il caminetto, siamo quasi a fine ottobre eppure è il primo giorno di questo atipico autunno che sento freddo. E come ogni anno, quando comincio a percepire gli odori e vedere i colori del prossimo inverno, inizio a pensare alla neve, agli sci, in poche parole alla settimana bianca.
   
Cinque Torri estate


    
Cinque Torri inverno


    
Non essendo più un ragazzino da molto tempo, nel corso degli anni ho avuto modo di visitare e sciare in molte località, alcune particolarmente belle e altre meno, in Italia e all'estero e allora, visto che amo parlare di viaggi e vacanze, ho pensato di descrivere, a chi non ha ancora avuto l'opportunità di vederle, le località che ho amato di più.
   

   
E da dove cominciare se non dalle nostre splendide Dolomiti che pur facendo parte della catena alpina, spiccano per le loro caratteristiche geologiche e paesaggistiche.
   
Panorama su Cortina dal Faloria

    
Cercare di descrivere questo sogno pietrificato fatto di colori, vertigini, magia non è facile, l'unico modo per apprezzarlo è osservarlo coi propri occhi e soprattutto viverlo. Si tratta senza dubbio di uno spettacolo senza eguali che potrebbe essere raccontato in diversi modi.

Nuvolau -  Passo Giau  - Cortina d'Ampezzo
  


Il geologo lo farebbe analizzando il particolare tipo di roccia sedimentaria, la dolomia, che conferisce a queste montagne, quando colpite dai raggi del sole al tramonto, stupefacenti sfumature rosa.
  
Panoramica dal Lagazuoi (Tofana di Rozes)

   
Il paleontologo concentrerebbe il suo interesse sugli eventi verificatesi in epoche remote, quando, sessanta milioni di anni fa, le Dolomiti, nate come barriera corallina nell'oceano primordiale, si innalzarono dalle profondità marine per poi venire forgiate dalla forza degli elementi nel corso dei millenni nelle forme attuali.


Il poeta riserverebbe versi appassionati a queste vette maestose, che con la loro fitta trama di guglie e di pinnacoli graffiano e trafiggono il cielo


Un semiologo analizzerebbe l'origine del nome e scoprirebbe che deriva da Dieudonné-Sylvain- Guy-Tancrède, la mineralogista francese che per prima individuò il principale componente di queste montagne, un minerale battezzato appunto dolomite.


Ma come dicevo prima, le parole non bastano...
  
Torrente Boite
   
In un'ampia conca dell'alta valle del torrente Boite, contornata da queste meraviglie, sorge Cortina D'Ampezzo, la più mondana tra le località sciistiche italiane.
   
Monte Cristallo


   
A sole due ore da Venezia e a poco più di quattro da Milano, la "perla delle Dolomiti" è posta al centro di un anfiteatro naturale protetto da meravigliose montagne: le Tofane, il Cristallo, il Sorapis (con i suoi oltre 3000 metri d'altitudine), il gruppo della Croda da Lago, dell'Averau e delle Cinque Torri.
   
Le Tofane


   
La cittadina che negli anni ha saputo conservare i tratti salienti dell'architettura alpestre, è formata da numerosi "viles" (villaggi) con le tipiche case coi tetti spioventi, le balconate in legno, e le decorazioni in ferro battuto.
  
L'alba del Monte Sorapis 


   
L'offerta sciistica di Cortina è infinita e di altissimo livello e si suddivide in differenti aree, costringendo ogni giorno noi "poveri" villeggianti a infinite discussioni sull'itinerario da scegliere.
  
Croda da Lago


   
Generalmente i primi a recarsi sulle piste, non appena il sole sorge e comincia ad illuminare l'ampezzana conca, sono i temerari del fuoripista e dello snowboard, che lasciano ai più prudenti una miriade di piste battute e di media difficoltà.
  
Monte Averau
  


Gli sciatori meno esperti potranno divertirsi nell'area delle Tofane, le piste più alte e più vicine al centro pedonale di Cortina, che sono collegate alla rete di impianti di Socrepes.
Dall'altra parte della valle una funivia serve le zone di Faloria e di Staunies
Più piccola, ma anche meno affollata, è l'area delle Cinque Torri, che lungo le sue discese regala scorci spettacolari e avvincenti.
  


   
Ma Cortina, che nel 1956 ospitò le Olimpiadi invernali, vanta anche un ragguardevole numero di piste per super esperti, impegnative e di altissimo livello, come ad esempio la vertiginosa discesa che parte dalla cima del Cristallo, oppure la nera del Rumerlo
Comunque la maggior delle discese, alcune delle quali meravigliosamente lunghe, sono adatte a sciatori di medio livello.
  


    
Se deciderete di passare qualche giorno di vacanza a Cortina dovrete assolutamente dedicare una giornata all'enorme circuito sciistico di 40 chilometri che si snoda tra le scenografiche vette del Gruppo di Sella. Il tour tocca quattro imperdibili località, Canazei, Colfosco, Arraba e Corvara. Questo percorso non è però adatto agli appassionati di snowboard perché alterna ripidi pendii a luoghi pressoché pianeggianti.
  


    
Consiglio a tutti gli sciatori di acquistare il "Dolomiti Superskipass", pagandolo da un minimo di 190 euro ad un massimo di 240 (dipende dal periodo stagionale), per 6 giorni potrete usufruire di 1200 chilometri di piste e all'accesso di 460 impianti, in questo modo potrete cimentarvi in lunghe e impegnative esplorazioni e soddisfare la vostra voglia di neve.
  
Il campanile di Cortina
   
Mentre nelle altre località le attività del doposci cominciano nel tardo pomeriggio dopo la chiusura degli impianti, a Cortina iniziano molto prima e sono tantissimi i turisti non sciatori che amano la mondanità di questa montagna e si accontentano di contemplarla dagli elegantissimi ristoranti ubicati in posizione panoramica
  
Corso Italia - Cortina d'Ampezzo


   
Dopo una giornata trascorsa con gli sci ai piedi, non perdetevi la classica passeggiata in Corso Italia, dove il jet set veneziano e milanese si ritrova intorno alle boutique dei più famosi stilisti, ai negozi con rari pezzi d'antiquariato, alle lussuosissime gioiellerie, alle raffinate pasticcerie, o più semplicemente all'interno di un supermercato coi pavimenti di marmo e le commesse con le divise griffate.
  
I chenedi

E per finire in bellezza, dopo una doccia calda e un aperitivo al bar del centro, affamati come lupi per aver sciato tutto il giorno, non fatevi mancare un bel piatto di "chenedi" fumanti, questa variante ampezzana dei più famosi "knödel" tirolesi, sono una sorta di palle fatte col pangrattato a cui vengono aggiunti formaggio, spek e spinaci e poi serviti con burro fuso o brodo.... resusciterete... e il giorno dopo sarete pronti per affrontare un'altra candida giornata.
    




      


    
Grazie Marianna . . .
   
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sabato 22 ottobre 2011

GLI ANIMALI NELL'ARTE IN FRIULI - The animals in art - Friuli (Italy)

"Le opere del quinto giorno" (La crezione degli animali) - Biblioteca Arcivescovile di Udine   
Anche se raramente protagonisti assoluti di sculture, pitture o miniature di casa nostra, gli animali compaiono spesso nelle opere d'arte friulane, soprattutto con funzione simbolica (cristiana in primo luogo) o decorativa.
Ne segnalerò alcuni esempi, dai mosaici di Aquileia alle pitture del XVIII secolo, nelle particelle sparse che propongo più avanti.
Per cominciare, ecco un'incisione del 1493 con "Le opere del quinto giorno" (Là creazione degli animali) nell'incunabolo "Operi de hystoriis etatum mundi" stampato a Norimberga, conservato nella Biblioteca Arcivescovile di Udine, dove in un cerchio è stilizzato un albero sul quale si sono appollaiati vari uccelli, nelle acque del fiume sguizzano pesci e sulla terra ferma stazionano altri animali.
 
L'ARAGOSTA E LA MEDUSA  
  
L'aragosta e la medusa - Basilica di Aquileia
La capacità d'esecuzione e d'invenzione degli antichi artisti tocca talvolta punte altissime di qualità ed è sorprendente vedere con quanta abilità si sapesse tradurre nel marmo - o in pittura e in mosaico - l'oggetto rappresentato.
Momenti di piacevole ed accattivante naturalismo offrono i mosaici della Basilica di Aquileia (aula nord, circa 320 d.C.)..., ne sono un chiaro esempio l'aragosta e la medusa (come si può notare nella foto), vivacizzate da brillanti colori.
Nella basilica di Aquileia si possono ammirare moltissimi mosaici del sec. IV raffiguranti pesci e pescatori.


L'ASINO

Fuga in Egitto - Edicola presso la chiesa di San Vidotto (Camino Al Tagliamento UD)

È uno degli animali più frequentemente raffigurati dagli artisti, in quanto è presente in due dei momenti maggiormente significativi del Nuovo Testamento: la Nascita di Cristo e la Fuga in Egitto.
Solo raramente compare in scene di vita quotidiana (per lo più negli ex-voto).
Nelle immagini si vede l'asinello in un corposo dipinto del bergamasco Vincenzo Orelli nella parrocchiale di Varmo (La Fuga in Egitto, 1775) ed in una spiritosa interpretazione di un detto popolare dovuta a Jacum pitór (Spessa, circa 1930).
Ho incontrato sulla mia strada,  nei pressi della  la chiesa di San Vidotto (Camino Al Tagliamento UD), un'edicola con un affresco recente raffigurante la fuga in Egitto.



L'AQUILA

E' il simbolo dell'Evangelista Giovanni e come tale la si ritrova in numerosi dipinti, soprattutto affreschi, nei quali viene raffigurato il Santo.
E' facile incontrarla nella volta del coro di chiese e chiesette, da secoli ormai decorate con le figure degli Evangelisti.
L'ho incontrata in due effigi, a Ravosa (pittore Bernardis, 1936) ed a San Marco del Friuli (pittore Ettore Rigo, 1902).


IL BUE

Solco primigenio - Museo Archeologico di Aquileia

Tra i tanti buoi di cui si incontrano le immagini nelle pitture o nelle sculture friulane, meritano certamente di essere ricordati quelli che furono protagonisti di uno dei momenti più importanti della storia del Friuli, la fondazione - da parte dei Romani - della colonia di Aquileia avvenuta nel 181 a.C.
La rappresentazione della traccia del solco primigenio ci è rimasta in una lastra scolpita agli inizi del primo secolo dopo Cristo e conservata nel Museo Archeologico di Aquileia: vi si vedono sei personaggi - di cui cinque togati -, ed una coppia di buoi parati a festa, con bende e sonagli, che trascinano il vomere.

Buoi li ho trovati anche in un ex-voto del 1797 nella chiesa di Sant'Antonio abate a Nespoleto.


IL CANE

San Rocco e il cane
È l'amico per eccellenza dell'uomo e pertanto lo si trova spessissimo in quadri e sculture.
Accompagna solitamente il San Rocco, ma entra di diritto anche nelle scene di carattere familiare o in quelle sacre alle quali gli artisti hanno voluto dare un tono domestico.
Si possono vedere due settecenteschi paliotti d'altare, uno nella parrocchiale di Pozzecco con un cagnolino accanto all'apostolo inginocchiato in un'Ultima Cena.... , e un altro nella chiesa di San Vidotto: fresco e piacevole il particolare del cagnetto che sbuca di sotto la tovaglia durante la Cena di Emmaus.
  
LA CHIOCCIOLA

La chiocciola - Basilica di Aquileia



   
Coppa di chiocciole sul pavimento della Basilica di Aquileia

Come tutti gli animali che strisciano, è simbolo - per la religione cristiana - di oscurantismo, di mancanza di fede.
In tale veste appare talvolta (ad esempio nel fonte battesimale della parrocchiale di Ciconicco), ma più spesso viene "adoperata" come puro e semplice (e grazioso) elemento decorativo e naturalistico.
Così nel mosaico dell'aula nord (IV secolo d.C.) della Basilica di Aquileia, così nell'acquasantierra (XVI secolo) della chiesa di Flambruzzo.


LE CAVALLETTE

Non erarno soltanto un flagello biblico, le cavallette: erano purtroppo di casa anche in Friuli e delle loro devastanti invasioni si hanno frequenti memorie (in una famosa lapide del 1477 nella chiesa parrocchiale di Tricesimo, ad esempio).'
Forse nel ricordo di tragedie passate, il pittore Pomponio Amalteo le adopera come motivo ornamentale in alcuni dei ritratti (nel nostro caso quelli del profeta Geremia e di San Matteo) con cui decora nel 1533 il soffitto a cassettoni della chiesa di San Giovanni Battista a Gemona.


IL CAVALLO

E' l'animale maggiormente presente nelle opere d'arte del passato, sacre o profane che siano.
Vi entra di diritto come animale adoperato nei lavori domestici, come mezzo di locomozione, nelle scene di guerra, nei monumenti.
Diversissimo è, naturalmente, il modo di rappresentarlo..., ho incontrato due scene che ne sono un esempio.
Stilizzata, geometrizzante, acorporea la miniatura "La queste del Saint Graal", sec. XIII, Biblioteca Arcivescovile di Udine)..., piena di forza, di movimento invece la pittura di Giovanni Antonio Pordenone "La caduta di San Paolo", Duomo di Spilimbergo, 1524).


IL CERBIATTO

Anche il cerbiatto è un simbolo cristiano (il cervo che si abbevera alla fonte è l'anima che si abbevera di Dio) e come tale è facile trovarlo nei bassorilievi di epoca paleocristiana.
Particolarmente amato per la dolcezza del suo sguardo e per la grazia del portamento (infiniti richiami nella Bibbia, dai "Salmi" al "Cantico dei Cantici"), compare nelle opere d'arte rinascimentali - in miniatura soprattutto - in funzione "ornamentale".
Due splendidi esempi si possono trovare nel "Libro d'ore" del 1479 conservato nella Biblioteca Arcivescovile di Udine.


IL DROMEDARIO E IL CAMMELLO

Rachele che nasconde gli idoli rubati - Tiepolo

Il mondo favoloso della Bibbia, che i sacerdoti facevano conoscere con la loro parola al devoto popolo friulano, spesso veniva visualizzato da artisti che avevano solo vaghe idee della fattura di bestie mai viste.
Così il pittore della chiesetta di San Leonardo a Variano affresca, nella prima metà del sec. XVI, un improbabile dromedario che porta in groppa una scimmietta che suona il flauto (era una delle maggiori attrazioni dei "circhi" di allora).
Bravissimo invece il Tiepolo che "fotografa" due cammelli nel noto affresco con "Rachele che nasconde gli idoli rubati" all'Arcivescovado di Udine (1727-1728).


IL FALCONE

 Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli

Adoperato per la caccia, il falcone è raramente rintracciabile nell'arte friulana, che per lo più è di carattere sacro.
Uno degli esempi più freschi ed accattivanti è quello dell'affresco raffigurante la caccia con il falcone nella serie dei mesi, nella chiesetta di San Pietro in Magredis di Povoletto (sec. XV).
Piacevolissimo è anche l'esemplare miniato nel codice con le "Sentenze di Pietro Lombardo" della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli (sec. XII).


IL GALLO

Un gallo coloratissimo si trova in una delle pagine dello sfarzoso codice francese "Breviarum Viennense" del secolo XV conservato nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele, ed è uno dei tanti animali miniati che contribuiscono a vivacizzare il volume.
Un altro gallo compare sulle mura di una città fortificata presa d'assedio, affrescata nella chiesa di San Leonardo a Variano (sec. XVI): pittura ingenua e tecnicamente rozza ma di grande forza narrativa.


IL GAMBERO

Ultima Cena  -  Chiesetta di San Martino ad Erto
Non è ben chiaro il perché, ma spesso sulle tavole imbandite delle Ultime Cene quattro-cinquecentesche compaiono, accanto a pesci ed agnelli, gamberi di fiume.
Così, per fare un esempio, in Santa Maria dei Battuti a Valeriano (sec. XIV) ed in Sant'Andrea a Griis (1534).
Così nella distrutta chiesetta di San Martino ad Erto, in cui una "Ultima Cena" di disarmante ingenuità (tale da ricordare certi momenti della pittura istriana del secondo Quattrocento), presentava numerosi vivacissimi gamberi sparsi sulla tovaglia.


LA GIRAFFA

Scrive Giorgio Vasari (1568) che Giovanni da Udine "si dilettò sommamente di fare uccelli di tutte le sorti, di maniera che in poco tempo ne condusse un libro tanto vario e bello, che egli era lo spasso ed il trastullo di Raffaello".
Libro purtroppo perduto che ci impedisce di conoscere fino in fondo l'abilità di disegnatore del grande friulano.
Un campionario interessante del suo mondo fantastico è tuttavia rintracciabile negli affreschi del soffitto di una stanza del Palazzo Arcivescovile di Udine in cui Giovanni, accanto ad una quantità e varietà notevole di volatili inserisce anche animali esotici, come una giraffa ed una scimmietta.


 IL LEONE

 Il leone di San Marco nel Palazzo Comunale di Venzone
E' il simbolo dell'Evangelista Marco e come tale lo si vede nelle tante chiese friulane nelle quali sono raffigurati i quattro Evangelisti.
E' però anche il segno del dominio, sulla nostra terra, della Serenissima Repubblica di Venezia.
Molti leoni in bassorilievo si trovano ancora scolpiti in case e palazzi del Friuli: altri, sono stati scalpellati dai Francesi dopo la Pace di Campoformido.
Si può ammirare il quattrocentesco leone di San Marco nel Palazzo Comunale di Venzone, a sinistra nella casa della Comunità di Fagagna (sec. XVI).


LA LEPRE

La miniatura veneta ed emiliana dei secoli XV e XVI si caratterizza per l'esuberante parte ornamentale che rende le pagine fastose per invenzioni e colori.
Nelle ricche cornici compaiono motivi floreali, mascheroni e - dentro a tondi, losanghe, rettangoli - raffigurazioni animali.
Anche il Friuli conserva codici di tal genere con cerbiatti, anatroccoli, cigni, lepri: queste ultime si trovano sia nel veneto "Libro d'ore" del 1479 della Biblioteca Arcivescovile di Udine, sia nell'Antifonario I dell'Archivio Pievanale di Spilimbergo dell'inizio del XVI secolo (miniature dell'udinese Giovanni de Cramariis).


IL MAIALE
  
Sant'Antonio abate
Accompagna spesso la figura di Sant'Antonio abate, protettore del bestiame, il cui culto è largamente diffuso in Friuli così come in tutte le altre regioni agricole... ed il "purcìt di Sant'Antoni" - che ricorda un'usanza ormai tramontata - ha nella nostra terra un ben preciso significato.
Vastissima l'iconografia: possiamo ammirare un maiale nel manoscritto dell'archivio Capitolare di Udine (sec. XIV-XV)..., poi un particolare miniaturizzato (1479) nei "Capitoli e statuti della Veneranda Fraterna degli Schiavoni di Udine" nella Biblioteca Comunale della città.


L'OCA

Non mi è stato facile reperire questo animale nell'arte del passato.
Se ne trova tuttavia un esempio in una gustosa e un po' misteriosa scenetta disegnata nell'ultimo foglio del manoscritto "Sermones cattolici", conservato nella Biblioteca Comunale di Udine e risalente alla fine del secolo XIII.
Vi si vede un popolano ("Martinus amicus vini") che offre al patriarca Raimondo della Torre due oche dicendo... "Toite queste oche"..., ed il patriarca risponde... "Ben es ocha"! (Una volta si pagava un debito con gli animali domestici).


L'ORSO
  
Volta dell'Oratorio della Purità di Udine 

Abitava comunemente le montagne del nostro Friuli, nei secoli passati.
Ciò non ostante non lo si trova presente nelle opere d'arte se non in casi rarissimi.
Un bell'esempio è quello dell'affresco monocromo che Giandomenico Tiepolo condusse nello "Oratorio della Purità" di Udine (1759), con la raffigurazione dell'episodio biblico "Eliseo ed i fanciulli aggrediti dagli orsi".


IL PAVONE

I mosaici romani e paleocristiani di Aquileia testimoniano non solo della incredibile capacità tecnica di quegli antichi artisti, ma anche del loro spiccato senso del naturalismo.
Molte le raffigurazioni di variopinti pavoni: tra esse una ritrovata in una casa di età imperiale, elegante nella visione centrale, e un'altra, databile al 390 circa, già nell'abside della Basilica della Beligna ed ora nel Museo di Monastero.
  
  LE PECORE

Giacobbe e le verghe - Sezza di Zuglio

Quello del pastore è un mestiere ormai quasi del tutto scomparso in Friuli, ma fino alla fine del secolo scorso la pastorizia si praticava addirittura nella periferia udinese ed era cosa normale che greggi di pecore punteggiassero il paesaggio friulano, Per tale motivo, frequenti sono - nei dipinti - le raffigurazioni di pecore e pastori.
Ne ho incontrato un paio di esempi in un particolare della celebre "Natività" di Giovanni Antonio Pordenone in Santa Maria dei Battuti di Valeriano ed in un dipinto di Nicola Grassi nella chiesa di Sezza di Zuglio ("Giacobbe e le verghe", circa 1732).


LA SCIMMIA

Museo Arcivescovile di Udine

"Che strana gente c'è nel mondo - disse un contadino -. E vide una scimmia".
È un proverbio fiammingo del XV secolo, tradotto in pittura da quel grande artista che fu Peter Bruegel, ed indica quale fosse lo stupore che accompagnava un tempo (ma anche pochi anni fa, prima che la massificazione dell'immagine rendesse edotti tutti di tutto) la vista di una scimmia.
La quale veniva portata in giro per le città per suscitare interesse e riso e permettere al suo proprietario di poter campare.
Ovviamente scarse sono le immagini di scimmie nell'arte del Friuli.
Senza dimenticare quella che Giovanni da Udine mette in gabbia negli affreschi all'Arcivescovile di Udine (metà del XVI secolo) e che ha un'espressione di infinita malinconia, voglio qui ricordare due scimmiette miniate negli Antifonari dell'Archivio Capitolare di Udine, entrambe della fine del XIV secolo.
La prima, a sinistra, magra e scheletrica, è vista di profilo e sta accanto agli stemmi del committente del codice n° 30..., la seconda - tipico esempio della miniatura emiliana del Trecento, scanzonata e dissacrante - è vista in piedi mentre solleva con le mani due salmoni. Appartiene al codice n° 23.


IL SERPENTE
  
Cappella Manin a Passariano -  Francesco Fontebasso.

Serpente-demonio, serpente tentatore.
I dipinti nei quali si tratta il tema del peccato originale (non numerosi in Friuli) vedono spesso il serpente "umanizzato".
Ho potuto ammirare due piacevoli esempi in un affresco del 1534 nella chiesa di Sant'Andrea a Griis, dovuto forse a Gaspare ed Arsenio Negro, ed in un quadrone conservato nella sagrestia della Cappella Manin a Passariano, attribuito al pittore settecentesco veneziano Francesco Fontebasso.


IL LEONE

Leone di San Marco - Maniago

Ancora immagini del leone legate alla figura dell'Evangelista Marco.
Lo si può osservare negli affreschi di Ettore Rigo nella parrocchiale di San Marco del Friuli (1902) e di Sebastiano Santi (XIX secolo) nella chiesa di Paderno.
A destra, particolare di un grande affresco di Rocco Pitacco (metà sec. XIX) nella parrocchiale di Talmassons con San Marco che siede sul trono di Aquileia.
Un affresco del 1570 raffigurante il leone di San Marco lo possiamo ammirare su una facciata di un edificio a Maniago. 
   
LA TARTARUGA E IL GALLO
  
La tartaruga e il gallo - Basilica di Aquileia


La tartaruga si trova sempre, salvo rarissime eccezioni, unita al gallo in una scena di lotta che viene interpretata come la lotta della luce (il gallo) contro le tenebre (la tartaruga) e quindi della fede contro il paganesimo.
Molti esemplari a mosaico li possiamo gustare nella basilica di Aquileia, uno in particolare nell'aula nord (c. 320 d.C.), e un altro nell'aula sud (c. 380 d.C.):


GLI UCCELLI 1
  
Mosaico nella basilica di Aquileia

Anche se il culto di San Francesco non è diffuso in Friuli, fin dal XIII secolo (con la conseguente erezione di chiese in Udine e Cividale, Spilimbergo e Portogruaro), non molte sono le raffigurazioni pittoriche relative alla vita del Santo.
Il noto episodio della "Predica agli uccelli" é tuttavia presente in un codice duecentesco dell'archivio della Chiesa Metropolitana di Gorizia, un "Passionarium" di fattura aquileiese..., al foglio 275 un ingenuo ma suggestivo disegno introduce il capitoletto dedicato alla "Vita Beati Francisci".


GLI UCCELLI 2
  
Chiesa di Rivis - Sedegliano
Frequentissime, nei fregi della coppa dei fonti battesimali e delle acquasantiere del periodo rinascimentali, le raffigurazioni animali.
Il più delle volte si tratta di uccelli scolpiti mentre beccottano delle bacche.
Ho visto due ammirevoli esempi nell'acquasantiera della chiesa di Flambruzzo (sec. XVI, a sinistra) e nel fonte battesimale della parrocchiale di Rivis (sec. XVII, a destra).
Le sculture, alquanto rozze, sono di certo dovute a scalpellini locali.


LA VOLPE

È il simbolo dell'astuzia sottile e come tale è una delle bestie preferite dai narratori medioevali.
Protagonista incontrastata di tanti e tanti racconti, in Friuli è presente in un poemetto "Rainaldo e Lisingrino" (la volpe e il lupo) inserito in un codice miscellaneo della Biblioteca Arcivescovile di Udine.
Opera veneta del XIV secolo, le miniature (scarsamente colorate e con una forte linea di contorno che evidenzia l'elemento grafico più che quello plastico) sono di tono schiettamente popolaresco.
A sinistra, il re leone e la volpe Rainaldo..., a destra, un contadino mostra ad un altro la volpe su un albero.


LE TORTORELLE

Tortorelle - Lucio Candido - Cappella di Villa de' Claricini a Bottenicco di Moimacco

Vennero portate da Giuseppe e Maria al tempio il giorno in cui Gesù fu circonciso.
Nell'arte cristiana sono dunque spesso presenti essendo numerosissime le raffigurazioni relative all'episodio della Circoncisione.
Nel "Missale Romanum" ms. 12 dell'Archivio Capitolare di Udine ho potuto ammirare un'iniziale miniata (sec. XV) ..., e in un altro particolare di un dipinto di Lucio Candido (circa 1700) nella Cappella di Villa de' Claricini a Bottenicco di Moimacco: è la copia di un quadro del Pordenone.


ANIMALI CURIOSI

Giorgio Liberale da Udine (1527 - c. 1579)

Uno dei libri maggiormente diffusi nei secoli scorsi fu il celebre, e più volte ristampato, "I discorsi di M. Pietro Andrea Matthioli sanese medico cesareo et del serenissimo Principe Ferdinando Archiduca d'Austria ecc. nelli sei libri di Pedacio Dioscoride Anarzabeo della materia medicinale", stampato "in Venetia, appresso Vincenzo Valgrisii, MDLXVIII".
Autori delle bellissime incisioni di piante ed animali furono l'udinese Giorgio Liberale ed il tedesco M. Wolgfang Maierpeck.


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