giovedì 6 ottobre 2011

ARTE ROMANA IN FRIULI (Roman art - Aquileia)

Basilica di Aquileia
   


PARTICELLE D'ARTE ROMANA IN FRIULI

   
RILIEVO DEL "SULCUS PRIMIGENIUS"
I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Su questa lastra marmorea, forse parte di un fregio di qualche edificio monumentale, è raffigurata una scena rituale concordemente interpretata come il simbolo della fondazione della colonia di Aquileia: un personaggio togato regge il vomere trainato da una coppia di buoi parati a festa con bende e sonagli e tenuti per le redini da un giovanetto.
Altri quattro personaggi togati seguono l'azione commentandola tra loro.
Le figure si dispongono su due piani ma con scarsa capacità di resa della prospettiva e della profondità, mentre sobria risulta la loro distribuzione sullo sfondo liscio e spoglio.
Si tratta di un prodotto locale che è elaborazione e semplificazione ingenua ma fresca di un motivo aulico, significativa testimonianza di arte italica provinciale.
Per i caratteri stilistici e la tipologia dei personaggi è databile al I secolo d.C.



IL FORO ROMANO DI AQUILEIA
  

La floridezza economica di Aquileia è attestata dai resti del monumentale (tre volte quello di Zuglio) foro degli inizi del III secolo d.C. che, scoperto dallo Zuccolo nel 1812 fu scavato nel 1934.
La piazza rettangolare era fiancheggiata nei lati maggiori da un portico sopraelevato di tre gradini (le colonne, così come appaiono oggi, furono restaurate all'epoca degli scavi), a sud era chiusa da una basilica a tre navate in comunicazione col foro e con il decumano e sotto la pavimentazione era attraversata dalle condutture dell'acquedotto.
Due strade portavano agli ingressi laterali, posti a metà dei lati lunghi.
Il foro costituiva il punto vitale della città in quanto banche, negozi, uffici commerciali, avevano sede nelle tabernae ai margini.
Fu creato per necessità ma anche per un fatto di prestigio in forme fastose e solenni, quasi barocche per ricchezza di ornamentazione, come si può vedere nei resti di bassorilievi.



IL PORTO DI AQUILEIA


Abilissimi nella realizzazione di monumentali opere civili, i romani dotarono ben presto Aquileia, colonia situata lungo il fiume  Natiso allora navigabile, di un porto fluviale (quello marittimo sorgeva a Grado) che molto ne condizionò l'assetto urbanistico.
Lo scalo portuale fu ampliato in età Claudia e a tale epoca risale la banchina occidentale rimessa in luce dagli scavi per circa 350 metri e che era fornita di due livelli per consentire l'approdo anche con la bassa marea.
Su di essa furono erette le mura nell'epoca che va dall'incursione dei Quadi e Marcomanni (168) all'assedio di Massimino il Trace (238).
Le strutture portuali sono andate distrutte, ma alcuni resti abbelliscono oggi la passeggiata archeologica della Via Sacra.



IL SEPOLCRO DEGLI STATII
I secolo d.C. ad Aquileia


A sud dell'Annia antica si allineano cinque recinti di eguale profondità e diversa larghezza.
Il primo, da est, appartiene agli Statii, commercianti di Aquileia e con la sua monumentalità testimonia della ricca condizione economica della famiglia.
Lo cingono quindici balustri diagonali con ricca decorazione a candelabri e girali, agli angoli due pilastri sormontati da due urne egualmente scolpiti con raffinato motivo.
Il muretto è coronato da semicolonne.
Oltre alla grande ara centrale, in parte ricostruita, il sepolcreto accoglieva anfore e urne cinerarie.
Il nome degli Statii compare sul sarcofago del piccolo Lucio Stazio Fermo..., ma nel recinto, come talvolta accadeva, fu concesso spazio anche all'ara-ossuraio di Fabrizia Severina, fanciulla appartenente ad altra famiglia.



TESTA DI UOMO PENSOSO
I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Nonostante le scheggiature al naso e al mento, in questo ritratto di sicura impostazione volumetrica è ancora possibile cogliere l'armoniosa plasticità del modellato, il vibrante gioco coloristico ottenuto con la scalpellatura di alcune parti - chioma compatta e bulbi oculari - la pensosa espressività che caratterizza anche altri ritratti della prima metà del I secolo d.C. Lavoro locale in calcare di Aurisina.



PERSONAGGIO BONARIO
Fine I secolo a.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Il ritratto databile alla fine del secolo I a.C. è reso secondo i canoni tipici del realismo italico e nell'interpretazione dello scultore locale raggiunge esiti di notevole vivacità espressiva cogliendo la bonaria umanità del personaggio.
Presenta una scheggiatura al naso ed alcune intaccature superficiali.



STATUA DI AFRODITE
I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


La statua in marmo greco che rappresenta Afrodite ignuda rientra negli schemi classici ed è simile nell'impostazione e nel gusto alle copie del Louvre e del Museo Capitolino.
Pur gravemente mutilata si rivela opera, forse locale, di buona fattura, di età augustea, specie per gli effetti dolcemente pittorici che derivano dalla morbida tornitura dei volumi, dalla fluidità lineare delle forme.
Sulle spalle alcune ciocche dei capelli che scendevano dalla nuca.



VETRI AQUILEIESI
III secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale
  

Fiorente dovette essere in Aquileia l'arte vetraria sviluppatasi per influsso di maestranze orientali e durata più di tre secoli.
I prodotti, realizzati con l'impiego di silice proveniente specie dall'Istria, venivano anche esportati, tanto che a Linz sono state trovate bottiglie di vetro verdastro col marchio "Sentia Secunda, Aquileae facit vitra".
Dapprima prevalsero vetri dai colori smaglianti, azzurro turchese o a nastri policromi, di varia forma e dimensione con spessore sottilissimo delle pareti.
Molto diffusi gli oggetti di vetro posti nelle tombe e contenenti essenze profumate.
A partire dal terzo secolo l'arte del vetro si trasformò in attività più propriamente industriale: aumentò lo spessore dei manufatti di color bianco o verdognolo, come bicchieri, (usati colmi di olio al posto delle lucerne) bottiglie, ampolle per olio e aceto.
Di pasta vitrea erano fatti anche alcuni bracciali e collane.


FIANCO DI ARA
Seconda metà secolo I d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


È una delle tante are conservate in Aquileia con raffigurazioni naturalistiche e vitinee sui lati.
Evidente il naturalismo con cui l'ignoto scalpellino ha trattato il tema, nonostante l'intento decurativo..., apprezzabile il morbido pittoricismo.



CIPPO TOMBALE CON FILATRICE
Comeglians


È noto come le più importanti strade romane nella montagna friulana fossero le vie consolari Claudia (che per Zuglio e per il passo di Monte Croce Carnico portava nella valle del Gail) e Pontebbana, che seguiva la valle del Fella per giungere a Tarvisio e poi a Viruno (Zollfeld presso Klagenfurt).
Esistevano tuttavia altre vie, le vicinali, che univano le varie parti delle colonie alle vie consolari: una di esse passava per la valle di Gorto e doveva essere parecchio frequentata, perché si sono trovate iscrizioni e sculture romane.
Tra esse questa filatrice, in un cippo tombale conservato nella parrocchiale di Comeglians, che riprende - nel naturalistico candore che la anima - il tema dei mestieri caro alla scultura romana.



RITRATTO FUNEBRE - TESTA DI VECCHIO
Metà I secolo a.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


E uno dei più alti esempi di ritratto funebre dì età repubblicana per lo scarno realismo del linguaggio artistico che con sapienti tratti di scalpello coglie la notazione fisionomica, per la straordinaria e precisa forza rappresentativa dell'individuo. Eseguito in qualche bottega aquileiese - ed oggi restaurato nelle parti scheggiate - per stile e tecnica risale alla metà del I sec. a.C.



ARA SEPOLCRALE
Duomo di Gemona


Un'ara sepolcrale romana, ridotta in epoca medioevale a vasca battesimale, nei due lati maggiori vede raffigurato, in bassorilievo, un genietto alato che cavalca il delfino.
È un'iconografia - afferma il Marchetti - abbastanza enigmatica, ma che si ritrova in altri monumenti romani, nel Duomo di Pirano in Istria, ad Aquileia ed in un ciclo di rilievi esistenti a Schärding (Austria).
La scultura che si vede nel lato minore, e che raffigura il battesimo di un bambino (nel lato opposto ci sono due angeli che sollevano l'anima di un neofito) risale probabilmente al XII secolo, quando l'ara fu scavata su un fianco in modo da diventare un ampio recipiente adoperato come vasca battesimale.



IL GRANDE MAUSOLEO di AQUILEIA
Prima metà I secolo d.C.


Il monumento si compone di una struttura di base a forma di grande dado con decorazione finissima e lineare su due piani.
Il fregio superiore, ricomposto e restaurato nel 1955-56, presenta un motivo architettonico ad arcate tra cui pendono festose ghirlande e maschere con bell'effetto pittorico-luministico..., nella zona inferiore tracce delle insegne consolari del defunto. In alto l'edicola circolare con conclusione conica contenente in mezzo la statua funebre od ai lati due leoni.



LAPIDE FUNERARIA
Camporosso


Nella strada principale di Camporosso, a ridosso di casa Kranner, in prossimità dell'ufficio postale, c'è una lapide funeraria - studiata anche dal Mommsen - con i bassorilievi di un pedagogo e di un maestro nei riquadri laterali e la seguente scritta sul fronte: Sacra agli dei Mani - in memoria di Avilia Leda, morta all'età di anni 35 - Mutilio Fortunato ed Avilio Grato - alunni fecero.



TESTA FEMMINILE
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


È un interessante ritratto femminile dal solido impianto a piani larghi che ben si offrono alla luce.
Il gusto realistico, che lo inserisce nella corrente ritrattistica propria della metà del III secolo d.C., evidenzia certi tratti fisionomici come il taglio largo e pronunciato della bocca, le grandi arcate sopraccigliari.



SILENO
II secolo d.C.
Udine, Museo Civico
Centro di lavorazione artigianale dell'ambra proveniente dal Baltico e dall'Italia meridionale, Aquileia nei primi due secoli dopo Cristo esportò in gran quantità il prodotto fuori dai confini regionali.
In effetti splendidi erano gli oggetti che uscivano dalle botteghe, come dimostra questo Sileno con fogliame vitineo, pampini e folta barba, che richiama temi e culti dionisiaci.



STELE CON SCENA DI TORCHIATURA
STELE DEL BOTTAIO
III secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

I due bassorilievi ci ricordano quanto fosse praticata in epoca romana la cultura della vite in Friuli, tanto che il vino qui prodotto veniva esportato perfino oltralpe.
Strabone descrive infatti il traffico dei carriaggi carichi di botti, le quali abbondavano dappertutto.
Simpatica la stele del bottaio Lucio Canzio Acuto, che presenta gli attrezzi tipici del mestiere: ascia, falcetto, raspa, bipenne e roncola.


MONUMENTO SEPOLCRALE IN ONORE DI MARCO ACUZIO NOETO
II secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese

Anche nei monumenti sepolcrali di Portogruaro si trova il motivo già considerato ad Aquileia del tralcio di vite che esce dall'ornato cantaro: con un rilievo per contro tenue, una maggior precisione ed attenzione ai particolari naturalistici, un gusto pittorico della decorazione simmetrica a foglie e grappoli.
Ad accentuare il senso ritmico della composizione contribuisce la presenza dei due uccelletti che si posano sulla base dell'anfora.


URNA CINERARIA CON SCENA DI BANCHETTO FUNEBRE
Fine I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Scene di banchetti funebri vengono spesso raffigurate nella scultura romana, ma raramente con la vivacità ed il naturalismo, perfino eccessivo, che si può notare in quest'urna cineraria aquileiese, nota anche come l'urna "della mano cornuta" per via del gesto fatto dal servo nei confronti del commensale seduto.
Il banchetto si svolge in un giardino ed ha per protagonisti i convitati (due uomini e due donne che mangiano, bevono e conversano), un servo che reca un paniere di frutta, un musico che suona il flauto doppio ed un'ancella che, presso l'anfora, prepara i tovaglioli per le mani. Interessante il motivo della mano cornuta.
Essa fa pensare ad antenne che respingono i cattivi influssi, ma nell'antichità aveva altre implicazioni, indicando i corni del crescente lunare e richiamandosi quindi alla coesistenza della simbologia lunare e della fecondità, essendo la luna determinante nei cicli agrari e nelle regole femminili.


UOMO VIRILE
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

Tra i ritratti maschili del III secolo d.C. presenti nel museo aquileiese questo può essere considerato un vero capolavoro per la forza espressiva che sprigiona dal volto a testimoniare di una forte personalità.
Sguardo intenso, fronte spaziosa, bocca larga e sottile sono colti dallo scultore con fare sobrio ed essenziale ed inseriti con buona armonia nel compatto volume della testa.


SATIRO
II secolo d.C.
Udine, Museo civico

Nel Museo udinese, tra le varie sculture di epoca romana, si conservano due Satiri in altorilievo, databili al secondo secolo dopo Cristo, che tengono sollevato un corno da cui bevono: sono sculture apprezzabili per l'accentuato naturalismo e per il ritmico movimento che le pervade.


COPERCHIO MARMOREO DI URNA CINERARIA
I secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese

E un'opera di scultura funeraria alquanto insolita, giacché la nicchia della pigna, allusiva al cosmo, contiene l'espressivo ritratto del medico Sempronio Ilario che esercitò nella colonia di Concordia agli inizi dell'era volgare e, come si evince dall'epigrafe, ad un certo punto della sua vita fu onorato con il titolo di "patrono", carica onorifica riservata a personaggi illustri.


STATUE SEPOLCRALI
Fine I secolo a.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

Le due statue ritrovate ad Aquileia nella necropoli di Levante rappresentano quasi certamente due coniugi e peri loro caratteri stilistici sono da ritenersi lavoro locale della fine del I secolo a.C.
L'uomo che è avvolto in una toga dal panneggio morbido e sapiente che evidenzia il corpo sottostante, mostra nella compattezza dell'acconciatura e del volto la derivazione dalla maschera di cera funeraria.
La donna, dignitosa figura abbigliata secondo la foggia in auge negli ultimi tempi della repubblica, con tunica plissettata che fuoriesce dal mantello che l'avvolge con bell'effetto di pieghe, presenta un ritratto di tipo naturalistico, ma di fattura rigida e sommaria dalle grandi orecchie adorne di pendenti.


LE TRE GRAZIE
Fine II - inizi III secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese

Questo mosaico, trovato a Concordia nel 1958, è probabile lacerto di pavimentazione termale.
Le tre figure femminili, personificazione della bellezza rasserenatrice, inserite entro un clipeo circondato da un motivo a nastro, sono realizzate secondo lo schema compositivo tradizionale con gusto pittorico per il chiaroscuro e ricchezza di particolari decorativi (armille, anelli etc).


PIRAMIDI
I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

Tra i motivi decorativi che compaiono sulle facce delle piramidi di are-ossuari, è quello del tralcio di vite che esce dal cantharos (anfora) dionisiaco piacevolissimo per il carattere naturalistico, ricco e vivo che lo informa.
La frequenza con cui ritorna nel materiale scultoreo (steli, are, fregi) testimonia dell'amore delle genti aquileiesi per questo prezioso frutto che la loro terra con generosità produceva.
E con amore anche lo scalpellino locale, attivo nel primo secolo dopo Cristo, sembra aver voluto rendere la pienezza dei grappoli che tra larghi pampini alcuni uccelli beccottano, così che la raffinatezza dell'esecuzione, accentuata dall'impiego della tecnica del traforo, fa di quest'opera, nel suo genere, un piccolo capolavoro di gusto baroccheggiante.



LUCERNE DI BRONZO
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Tra i tanti oggetti che gli scavi di Aquileia hanno generosamente restituito alla luce, certamente i più preziosi - sia per il materiale adoperato che per la tecnica di lavorazione - sono quelli in oro, ma non mancano nemmeno piacevoli esempi di arte legata a piccoli bronzi, presenti in buon numero in tutto l'arco adriatico.
Il Museo di Aquileia ne conserva alcuni: tra essi, oltre a figure votive o decorative (un Ercole, ad esempio, con le spoglie del leone sul braccio sinistro o un minuscolo busto di Giove), lucerne con raffigurazioni animali di notevole piacevolezza e vivacità.
Ne ricordo una col manico a testa di cavallo, un'altra a due becchi contrapposti, una a testa di toro rappresentante una colomba, simpatica e per certi versi raffinata esecuzione di epoca imperiale.



LUCERNA DELLA POVERA CENA
I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


E un oggetto di piccole dimensioni (poco più di cinque centimetri in larghezza per otto di altezza) che serviva per la normale illuminazione degli ambienti domestici.
In terracotta (e non in bronzo o in altri materiali pregiati come si usava per le case più facoltose), è particolarmente significativa per il cordiale messaggio che sembra voler tramandare.
Sul disco infatti, consunta dal tempo, c'è la raffigurazione di un cestello contenente un'anforetta di vino, pane e ravanelli: sul bordo corre la scritta: Pauperis cena pane vinu radic (pane, ravanelli e vino sono la cena del povero).


TESTA DI VECCHIO
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

Apparteneva probabilmente ad un'edicola sepolcrale, poiché conserva traccia del fondo a cui aderiva.
Così isolato il volto appare in tutta la sua carica espressionistica, esaltata sia dal tipo stesso del materiale usato (calcare) sia dalla secchezza grafica delle rughe che ne solcano la fronte e le guance.
Questa scultura si pensa possa risalire alla prima metà del I sec. a.C.


FRAMMENTO DELLA STELE DI L. CAELIUS
I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

In questo prodotto artigiano locale una nota di originalità è data dal partito decorativo che entro la cornice mistilinea sovrasta la frammentaria epigrafe: sono grappoli e pampini che per il carattere naturalistico oltre che per la tecnica a puro scalpello (non già a trapano) e la precisione del dettaglio rientrano nel repertorio delle forme artistiche augustee (primi decenni del sec. I d.C.).
Ma l'elemento insolito è rappresentato dalla tradizionale maschera di Dioniso che campeggia nella parte centrale col capo adorno di grappoli e foglie tra i capelli inanellati.


MOSAICO CON TRALCIO DI VITE E RAMO D'EDERA
I secolo a.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

Un ramo d'edera ed un tralcio di vite, nella loro colorata veste autunnale, s'intrecciano armoniosamente, legati alla base da un fiocco vaporoso e sgargiante con nodo a farfalla.
Una candida cornice separa questa leggiadra composizione dal restante tessellato blu.
È una delle più antiche testimonianze dell'arte aquileiese, risalendo all'epoca repubblicana.


STELE DEL CENTURIONE
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

E una stele militare del tipo diffuso nel tardo impero romano e raffigura, entro un'elegante nicchia, un centurione nel suo caratteristico abbigliamento (tunica, mantello, cintura con fibbia rotonda) con la vitis nella mano destra e un astuccio nella sinistra.
Benché corrosa nella superficie la figura rivela un accentuato senso plastico oltre al realismo ritrattistico.
Databile alla metà del III secolo d.C.


AMORINI EBBRI
Inizi III secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale

Il motivo bacchico dei puttini ebbri che adornava la faccia di un sarcofago degli inizi del terzo secolo dopo Oristo ha il suo prototipo nella scultura attica e richiama alla memoria quel genere di riti orgiastici o baccanali che in ogni tempo è stato fonte di ispirazione per poeti ed artisti.
Degli amorini ignudi, il primo da sinistra avanza con clamide e tirso incitando con la zampogna i compagni al tripudio...,nella parte centrale due di essi bevono al cratere colmo di vino, mentre a destra un terzo ormai ebbro viene portato via da un compagno.
La composizione si svolge secondo i ritmi briosi di un movimento leggero con felice equilibrio di pieni e di vuoti, morbidezza pittorica di chiaroscuro dato dall'appiattito rilievo.


LAPIDI ROMANE
Tarvisio

Nel sagrato della parrocchiale di Tarvisio sono riunite tre lapidi di epoca romana rinvenute nel Tarvisiano.
La prima testimonia dell'affetto di Giulia Stratonica per il marito Aquilino Cesenatense defunto a 46 anni.
Laa seconda - risalente al 180 d.C. - è stata scritta, per voto, dai coniugi Vitale e Sura.
La terza, del 190 d.C., è l'unica figurata, presentando nei riquadri laterali un satiro con tirso (distintivo delle baccanti) ed una danzatrice.
Vi si leggono i nomi di Mutilio Cresto e di Fiorentina Secundina, "moglie di rare doti".



EDICOLA DEI CORNELII
I secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese


Lungo la via Annia, fuori dalla cerchia urbana di Concordia, dov'erano le are sepolcrali, il centurione della seconda legione Lucio Cornelio Aquilino - come si legge nell'iscrizione - fece erigere questo significativo monumento sepolcrale in calcare di Aurisina, ai genitori (G. Cornelio e Cassia) e al fratello M. Cornelio.
L'edicola, solenne per la forma e gli eleganti motivi decorativi, presenta sopra l'epigrafe, entro una nicchia rettangolare sovrastata da un timpano, i vivaci ritratti di famiglia, di gusto classicheggiante, simili nelle fisionomie, con i capelli acconciati secondo le consuetudini dell'età claudia.
Al sommo degli spioventi, entro un medaglione clipeato, vi è l'immagine del giovane committente.


RITRATTO FEMMINILE
I secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese

Fiorente e vivissimo volto di donna non idealizzato, la cui morbidezza del modellato è esaltata dalle vibrazioni luministiche.
Sui capelli ad onde ritmate è posta una corona di foglie e frutta per cui potrebbe trattarsi anche della raffigurazione di Flora o Pomona.
Per il suo realismo il ritratto rientra nell'ambito della produzione artistica di età repubblicana.



STELE DEL FABBRO
Seconda metà I secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Tra le steli funerarie che documentano i mestieri anche più umili dei defunti, interessante è questa del fabbro raffigurato nella sua bottega intento alla fatica quotidiana, in atto di forgiare sull'incudine un oggetto tenuto fermo dalla tanaglia.
Nel rilievo compaiono anche altri attrezzi del mestiere appesi alla parete- una doppia lima, un martello, una serratura - e sulla sinistra un garzone, occupato al mantice e alla fucina, che segue con lo sguardo il lavoro del maestro.
Nelle officine friulane si lavorava il ferro, importato allo stato grezzo dalle miniere del Norico ed i manufatti servivano per il fabbisogno locale e per il commercio transalpino.



BASSORILIEVO CON DUE SPOSI
Gemona del Friuli


Nel muro di sostegno del terrapieno sul quale è costruito il duomo di Gemona, sono infisse alcune pietre scolpite di varie epoche: tra esse, un bassorilievo di epoca romana (fine del secondo secolo dopo Cristo) raffigurante due coniugi.
Anche se è molto corroso dal tempo(è passato anche il terremoto), egualmente permette di riconoscere l'atteggiamento dei coniugi: lei tiene con le mani un oggetto di uso domestico, lui il rotolo del contratto nuziale.
Scultura di chiaro carattere provinciale, testimonia della vivacità della vita quotidiana ed artistica nel gemonese al tempo dell'Impero romano.



RILIEVO DI MITRA
II secolo d.C.
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Nel basso rilievo si vede Mitra, orientale dio della luce, oggetto di culto anche in Aquileia che, circondato da figure che ne rappresentano i diversi suoi aspetti si slancia ad uccidere il toro, simbolo delle forze occulte della terra.
L'azione si svolge in una grotta ed è descritta con vivace dinamismo, dovizia di particolari naturalistici, ricerca di effetti pittorici, morbidezza di modellato, secondo un certo gusto ellenistico baroccheggiante databile al II secolo d.C.



STELE DI AURELIUS APER
Aquileia, Museo Archeologico Nazionale


Al di sopra della tabella con l'epigrafe, entro una nicchia rotonda, in armonioso rapporto spaziale, è ritratta la madre che stringe al petto il figlioletto Aurelius Aper.
I ritratti frontali sono caratterizzati da un vigoroso e rude realismo e in parte ancorati al fondo sporgono solo in certi tratti come capelli e orecchie.
La si può ritenere realizzata intorno alla metà del III secolo d.C.



STATUA MULIEBRE
I secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese


La statua, priva di testa e avambracci, in marmo di Carrara, proveniente dal foro di Concordia, per l'eleganza dell'impostazione e la morbidezza plastica è opera di ascendenza ellenistica realizzata in età augustea.
Si tratta di figura femminile, divinità o imperatrice, abbigliata con chitone e imation, mirabile per la finissima esecuzione del panneggio che lascia intravvedere le forme sottostanti e il vibrante chiaroscuro creato dalle pieghe.



CIPPO SEPOLCRALE DEL MACELLAIO-SALUMAIO
II secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese


Coltelli di varia misura, una bilancia, dei pesi e un prosciutto sono rappresentati sul lato destro del cippo in una visione frontale senza notazione prospettica, con un rilievo appiattito che diventa in certi casi graffito e che, escludendo ogni realismo, conferisce un valore emblematico agli oggetti.
Sono questi gli strumenti di lavoro di un macellaio-salumaio vissuto nel II secolo dopo Cristo, al tempo in cui l'allevamento dei suini dovette essere molto diffuso in Friuli.



STELE DEI LITTORI
Prima metà I secolo d.C.
Portogruaro, Museo Nazionale Concordiese


È una delle più belle sculture commemorative di età augustea esistenti in regione.
Sulla lastra di pietra sono scolpiti tre littori con il fascio di verghe sulle spalle e un bastone nella mano destra per aprire un varco al magistrato che si reca a compiere un sacrificio.
Il rilievo presenta una cadenza ritmica ed un rigido grafismo nel panneggio, ma ad interrompere la possibile ripetitività intervengono il diverso movimento del capo nel primo personaggio ed il diverso andamento delle pieghe delle vesti.
Si possono notare il senso plastico delle figure poste di profilo e di tre quarti.
  
Basilica di Aquileia
   



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3 commenti:

DIANA. BRUNA ha detto...

Ciao,
bellissima questa città che ci fai conoscere e che io la sto imparando a conoscere in questo tuo post. Grazie
Buona serata
Bru

Gianna ha detto...

Opere da mozzafiato...

Anonimo ha detto...

Hi, guantanamera121212