martedì 4 ottobre 2011

FOSSE ARDEATINE - Roma

Ingresso alle grotte del massacro delle Ardeatine
   
ROMA DALL'8 SETTEMBRE AL 4 GIUGNO 1944


PREMESSA

Le gravi sconfitte subite in Africa ed in Sicilia ed il crollo del regime fascista, determinarono il definitivo distacco dell'Italia dalla pesante alleanza con la Germania Hitleriana: l'armistizio con gli anglo-americani venne proclamato alle 1945 dell'8 settembre 1943.
Ma i tedeschi non volevano rassegnarsi all'ineluttabile svolta italiana e sin dal 25 luglio fecero convergere nella Penisola numerose forze; alla notizia del nostro armistizio fecero scattare il piano per l'occupazione dell'Italia, il disarmo e l'internamento di quanti volevano opporsi.
Purtroppo, in quella terribile situazione, particolari circostanze avverse determinarono gravi incertezze e confusioni nella direzione politica e militare del Paese, che facilitarono il crollo dell'apparato militare italiano nella Penisola e nella zona Balcanica.

Targa del Mausoleo delle Fosse Ardeatine
    


LA DIFESA DI ROMA

Nonostante l'incertezza degli ordini, che favorirono la sorpresa e la penetrazione tedesca verso Roma, i reparti delle Divisioni sistemate a difesa attorno alla città contrastarono e respinsero, nella notte del 9 settembre e nella mattina successiva, i reiterati attacchi germanici infliggendo notevoli perdite, come a Manziana e Monterosi (Divisione “Ariete”), Monterotondo (Divisione “Piave”), Cecchignola e la Magliana (Divisione “Granatieri”).
L'ordine di ripiegamento generale verso Tivoli aumentò la confusione e lo sbandamento; i reparti di retroguardia continuarono però a combattere disperatamente per contrastare l'avanzata nemica: in totale 414 militari caddero tra il 9 ed il 10 settembre; ai 10 più valorosi venne concessa la Medaglia d'Oro alla Memoria.

Nei combattimenti di queste due giornate ed in altri episodi isolati nella zone di Roma parteciparono giovani ardimentosi. vecchi combattenti ed invalidi: in quei giorni ben 183 volontari civili rimasero uccisi.
La sera del 10 settembre la battaglia per la difesa di Roma era perduta ed i tedeschi accettarono la capitolazione, limitandosi al disarmo dei militari.

Molti militari e civili non desistettero però dalla lotta contro l'invasore e costituirono spontaneamente i primi nuclei di resistenza che agirono in Roma e nei dintorni durante i nove mesi di occupazione nemica.
Nel pomeriggio del 9 settembre i rappresentanti dei partiti antifascisti, deliberarono:

“Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma ed in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di Liberazione Nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza e per riconquistare all'Italia il posto che le compete nel consenso delle libere nazioni”.
  
Corrado Cagli - L'oppressione nazifascista
    

L'OCCUPAZIONE TEDESCA

Nei primi 15 giorni Roma poté godere una parvenza di governo autonomo come “Città aperta” che consentì però ai tedeschi di guadagnare tempo per fronteggiare l'avanzata Anglo-americana e restaurare il fascismo con Mussolini; questi, dal Quartiere Generale di Hitler, il 15 settembre emanava i decreti di costituzione della “Repubblica Sociale Italiana”, voluta dalla Germania per facilitare il controllo dell'Italia occupata.
Dal 23 settembre i tedeschi assunsero il diretto e completo controllo della Capitale e, validamente aiutati dagli armati della R.S.L, iniziarono perquisizioni ed arresti dei presunti resistenti, rastrellamenti nei quartieri e retate nelle strade per catturare gli ebrei ed obbligare i giovani al “Servizio del Lavoro”.
Un crescendo terrore poliziesco con vessazioni, soprusi e violenze gravavano sulla città, già angustiata dalle gravi difficoltà di alimentazione e dai bombardamenti alleati.
  
Via Rasella
   



LA RESISTENZA ROMANA

I partiti antifascisti dovettero disperdersi ed agire nella clandestinità e nella cospirazione. A Roma, la reazione all'oppressione nazifascista era così articolata:

Resistenza passiva: di tutta la popolazione romana, sopportata con grande dignità e fierezza in un diffuso spirito di solidarietà fra tutti gli strati della cittadinanza.

Resistenza attiva: attuata dal “Fronte Clandestino Militare” (F.C.M.), con il compito di riprendere le armi ed assicurare l'ordinato trapasso dei poteri dopo la ritirata tedesca. Fuori di Roma il “F.C.M.” coordinava l'attività, ben più aggressiva e spericolata, delle “Bande esterne” che operavano nel Lazio e nell'Abruzzo, con frequenti attacchi e sabotaggi alle retrovie germaniche. Gran parte degli esponenti del « F.C.M. » della Capitale furono scoperti, arrestati e torturati: di questi, 67 caddero alle Fosse Ardeatine, 22 furono fucilati al Forte Bravetta e 5 alla Storta.

Resistenza armata: attuata da gruppi di pochi giovani, audaci, spericolati, pronti a tutto osare per colpire il nemico e rispondere alle provocazioni. Particolarmente attivi furono i “Gruppi di Azione Patriottica” (G.A.P.), diretti dal P.C.I, che svolsero sabotaggi, attentati ed attacchi armati in pieno centro cittadino.

Altri gruppi politici, non inquadrati nel C.L.N., di germinazione spontanea e popolare, ebbero larga diffusione nei quartieri periferici della città e nelle zone circostanti, con azioni audaci e spericolate, guidati da capi leggendari che furono poi quasi tutti fucilati. Il Gruppo “Bandiera Rossa” lasciò sul terreno 128 Caduti; 53 rimasero feriti e 15 furono arrestati e deportati.


In concomitanza allo sbarco alleato di Anzio, dal 23 al 25 gennaio 1944, venivano arrestati e torturati nelle prigioni di Via Tasso i capi più attivi del “Fronte Militare”; poco dopo, a titolo di monito, venivano fucilati a Forte Bravetta 20 tra i più intrepidi e valorosi partigiani romani.

- La resistenza nelle scuole e nelle università: fu particolarmente viva con dimostrazioni, diffusione di volantini e giornali. Parecchi professori e studenti vennero arrestati: di questi, 5 professori e 6 studenti finirono fucilati alle Fosse Ardeatine.
  
Renato Guttuso - Il martirio delle Fosse Ardeatine

  
L'AZIONE DI VIA RASELLA

Il 23 marzo un gruppo di 16 partigiani (G.A.P.) attuarono in pieno giorno un clamoroso attentato contro un reparto armato di 160 S.S. in marcia lungo Via Rasella una carica esplosiva, nascosta in un carretto, veniva fatta esplodere al centro della colonna tedesca, mentre altri partigiani lanciavano bombe e sparavano raffiche di mitra verso la coda del reparto, causando in totale 32 morti e 38 feriti.
Con l'arrivo dei rinforzi la reazione fu immediata e rabbiosa con sparatorie, rastrellamenti e saccheggi delle case circostanti. Ma i nazisti volevano attuare subito una spaventosa rappresaglia per punire e terrorizzare tutta la città; da Hitler veniva intimata la fucilazione, entro 24 ore, di 10 italiani per ogni tedesca ucciso.
  



    
IL MASSACRO DELLE CAVE ARDEATINE

Nell'elenco delle vittime vennero comprese 270 prigionieri della polizia tedesca di Via Tasso e di Regina Coeli ed altri 50 designati dal Questore di Roma, pure tra gli incarcerati di Regina Coeli. Alla notizia della morte di uno dei feriti, Kappler aggiunse 15 vittime. L'orrenda carneficina venne effettuata di nascosto entro le cave della Via Ardeatina, nel pomeriggio del 24 marzo, dalle S.S. di Roma sotto il diretto controllo di Kappler.
Le Salme vennero poi occultate con lo scoppio di mine che provocarono il franamento della volta della cava; l'elenco dei trucidati non venne mai conosciuto.
La notizia dell'attentato apparve sulla stampa solo il 25 marzo, dopo il comunicato “Stefani” diramato alle 22,45 del 24 marzo:

“.. 32 uomini della Polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti... il comando tedesco perciò ha ordinato che per ogni tedesco assassinato dieci criminali comunisti badogliani saranno fucilati. Quest'ordine è stato già eseguito”.

Kappler veniva poi condannato all'ergastolo anche per aver fatto fucilare 15 persone in più delle 320 previste dalla rappresaglia e con l'aggravante di aver agito con crudeltà versa le vittime. Peraltro la rappresaglia veniva giudicata illegittima per l'enorme sproporzione dei condannati e per le modalità adottate, contrarie ad ogni norma di guerra.
  

Carlo Levi - La Liberazione

   



DOPO LE FOSSE ARDEATINE

La resistenza dei gruppi più attivi si manifestò sin verso la metà di aprile con attentati e scontri a fuoco; poi l'attività armata in città decrebbe in conseguenza dei numerosi arresti fra gli elementi più audaci. Continuò, invece, la lotta nelle zone circostanti alla Capitale delle Bande esterne che inflissero ai tedeschi perdite ingenti in uomini e materiali; pesante è stato, però, il loro tributo di sangue nei nove mesi di lotta: 1046 Caduti (di cui 427 fucilati), 74 dispersi e 326 feriti.
Sino alla liberazione le polizie nazi-fasciste continuarono ad infierire sulla popolazione romana con arresti, soprusi e vessazioni; persino nel lasciare la Capitale le S.S. si portarono al seguito 14 vittime, scelte tra gli arrestati di Via Tasso, che furono fucilate alla Storta il 4 giugno.
Alle 98,30 del 4 giugno le avanguardie alleate erano accolte trionfalmente a Porta S. Giovanni mentre alla stessa ora le retroguardie germaniche ripiegavano ordinatamente da Ponte Milvio.
  
La cava dei Martiri
   

IL MUSEO DELLE FOSSE ARDEATINE

Si trova alle spalle del Mausoleo in apposita costruzione, a pianta ottagonale, progettata e riordinata recentemente sotto l'attenta guida dell'architetto Prof. Perugini.
Vi sono raccolte documentazioni, cimeli e fotografie che illustrano e sintetizzano, in ordine cronologico, le tragiche giornate vissute nella Capitale dall'aggressione tedesca dell'8 settembre 1943 alla liberazione del 4 giugno 1944.

Tre vetrine sono particolarmente dedicate:

“Le centrali di inquisizione e terrore” (Via Tasso - Banda Koch - Regina Coeli - Palazzo Braschi ecc.) con descrizione, segni e ricordi lasciati da alcuni Martiri.
“Il Martirio delle Fosse Ardeatine”, con la descrizione dell'atroce misfatto ed i nomi dei Martiri ai quali è stata concessa la Medaglia d'Oro al V.M.

“Le fucilazioni di Forte Bravetta” con il ricordo di Don Morosini ed il commovente testamento spirituale lasciato dall'operaio Tigrino Sabatini:

“Non sfruttate la nostra morte e non dimenticate il perché siamo morti”.

Nella vetrina del grande tavolo centrale sono raccolti esemplari dei principali giornali stampati e diffusi clandestinamente e sono ricordati i giornalisti che hanno pagato con la vita il loro amore per la libertà.

Sulle pareti, sopra le vetrine, spiccano le grandi opere create e donate da tre artisti in omaggio agli amici e compagni Caduti durante la Resistenza romana.

Corrado CAGLI: dipinto che raffigura il terrore dell'oppressione nazifascista.

Renato GUTTUSO: scultura dorata che rievoca la raccapricciante visione dell'ammasso confuso dei Martiri delle Fosse Ardeatine all'atto dell'esumazione.

Carlo LEVI: dipinto ispirato al soggetto della liberazione finale dopo i nove mesi di terrore e di oppressione.

Nell'appendice esterna al Museo è stato ricavato un locale ove sono raccolte le principali pubblicazioni che trattano delle Fosse Ardeatine. Alle pareti sono riportati i progetti ed i disegni delle opere più significative create nel complesso del Sacrario delle Fosse Ardeatine dall'Architetto Giuseppe PERUGINI e dallo scultore Mirko BASALDELLA.
  
Mausoleo delle Fosse Ardeatine  
   
IL SACRARIO DELLE FOSSE ARDEATINE

A perenne ricordo del crudele massacro, perpetrato dai nazisti a Roma il 24 marzo 1944, nelle cave di pozzolana della Via Ardeatina è stato creato il Sacrario delle Fosse Ardeatine, solennemente inaugurato nel quinto anniversario della strage.
Il grandioso monumento, pur nella semplicità ed austerità della sua linea architettonica, è straordinariamente eloquente; abbraccia in un solo complesso le Grotte ove venne consumato l'eccidio, il Mausoleo ove sono raccolte le Salme ed il gruppo scultoreo che sintetizza espressivamente la tragedia dei 335 Martiri.
La sistemazione monumentale delle Fosse Ardeatine è stata realizzata dagli architetti: Giuseppe Perugini, Nello Aprile e Maria Fiorentini e dagli scultori Mirko Basaldella e Francesco Coccia.
  
Mausoleo delle Fosse Ardeatine
   
IL PIAZZALE D'ACCESSO

Si entra alle Fosse Ardeatine attraverso una monumentale cancellata di bronzo dello scultore Mirko Basaldella, capolavoro di spiccato espressionismo, in cui l'avviluppo contorto degli elementi documenta figurativamente l'orrore umano di quella spaventevole tragedia.
Il Piazzale d'accesso, dedicato alle vittime della strage di Marzabotto, è delimitato di fronte ed a destra dalla collina ove si stagliano le pareti verticali della vecchia cava Ardeatina; a sinistra, quasi in prosecuzione della collina, il Mausoleo con l'immensa pietra posata sulla Cripta ove sono raccolte le 335 Tombe. Vicino all'ingresso campeggia il gruppo scultoreo in travertino di Francesco Coccia, eretto sul basamento di pietra sperone. In alto ed al centro spic­cano, tra il verde, la croce di Cristo e la stella di David.
A sinistra dell'ingresso alle Grotte, una lunga lapide riporta l'elenco delle città decorate di Medaglia d'Oro al V.M., con le motivazioni raccolte nello schedario a libro. Sull'altra grande lapide è scolpita una solenne epigrafe.
  
Gruppo scultoreo dei Martiri
    



LE GROTTE DELLA STRAGE

Dal complesso delle gallerie originarie della vecchia cava di pozzolana sono stati isolati i rami principali e le Grotte ove le S.S. naziste, al comando del Ten. Col. Kappler, perpetrarono il feroce massacro ed occultarono i miseri Resti delle vittime.
Esteriormente le Grotte e le gallerie sono rimaste nel loro aspetto originario, salvo i pilastri eretti a sostegno dei due grandi squarci, creati dalle esplosioni disposte dalle S.S. per ostruire l'accesso al luogo ove erano stati ammucchiati i cadaveri dei Martiri.
Le Gallerie hanno un tracciato ad U con l'ingresso nel Piazzale e lo sbocco nel Mausoleo; nel tratto di fondo, isolato da due artistiche cancellate in bronzo dello scultore Mirko Basaldella, si trova la Grotta ove, tre mesi dopo il massacro, furono rinvenute le Salme ammucchiate su cinque strati sovrapposti. Una fiaccola illumina il tumolo ove sono custoditi i “Resti non identificati” appartenenti ad alcune Salme dei Martiri.
A lato di una cancellata, una lapide di marmo nero reca scolpito il nobile messaggio:

“Fummo trucidati in questo luogo perché lottammo contro la tirannide interna per la libertà e contro lo straniero per la indipendenza della Patria. Sognammo un'Italia libera, giusta, democratica. Il nostro sacrificio ed il nostro sangue ne siano la sementa ed il monito per le generazioni che verranno”.

In fondo alla galleria, è stata ristrutturata la parete con delle scritte significative in lettere di bronzo ed una lampada votiva offerta da S.S. Paolo VI.
Vicino all'ingresso è stata ricavata una piccola Cappella, quivi, a cura dell'Associazione Nazionale Famiglie dei Martiri vengono celebrati periodicamente i riti religiosi in memoria dei Caduti.
    
Mausoleo delle Fosse Ardeatine
   


IL MAUSOLEO

Le Salme dei 335 trucidati sono state collocate in un vasto sepolcreto, interrato, di metri 50 x 25; è coperto superiormente da una grande pietra tombale, che rievoca simbolicamente l'oppressione e l'occultamento delle Vittime.
L'oscurità dell'ambiente è appena mitigata dalla luce che filtra dalle fenditure orizzontali create tra il masso di copertura è le pareti del sepolcreto.
Le tombe, tutte uguali, di granito, sono riunite in 7 doppi filari paralleli; le generalità delle 323 Salme riconosciute sono scolpite sulla lastra superiore del sarcofago.
Le tombe delle 12 Salme rimaste sconosciute portano solo l'indicazione: “Ignoto”.
La collocazione delle Salme è stata disposta secondo l'ordine di esumazione dalle Grotte; l'indicazione del posto nel sepolcreto può essere desunta dalle tabelle in bronzo, raccolte a libro, ove i Caduti sono elencati in ordine alfabetico.
La prima tomba è dedicata simbolicamente a tutti i Caduti per la Patria e per la libertà.




    
I CADUTI

Dopo lungo ed accurato esame è stato possibile riconoscere solo 323 Salme: appartengono a tutte le categorie professionali ed a tutte le condizioni sociali della popolazione romana: 68 militari (tra cui 42 ufficiali dei vari gradi, 9 sottufficiali e 17 soldati), 254 delle varie categorie civili (9 agricoltori, 41 artigiani, 9 artisti, 71 commercianti, 1 diplomatico, 33 professionisti, 37 impiegati, 47 operai o professioni varie, 1 sacerdote, 6 studenti): tutti uomini, di età variabile dai 75 anni ai 14. Tra i trucidati 70 risultarono ebrei.
Fra i Martiri vi sono figure della Resistenza romana, altri solo sospettati, altri incolpevoli ed inconsapevoli rastrellati per caso o per errore, altri solo colpevoli di essere ebrei: tutti certamente estranei all'azione partigiana contro il reparto di polizia tedesca di Via Rasella.
Alla memoria dei 36 partigiani più valorosi (12 civili e 24 militari) è stata concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  




___________________________________________________________________

1 commento:

Anonimo ha detto...

I palazzi di via Tasso conservano ancora i segni dei colpi, sparati dopo l'agguato....
Rosalba