venerdì 21 ottobre 2011

IL COSTUME FRIULANO

    
E' perfettamente inutile iniziare le ricerche per uno studio dell'antico costume friulano nei grossi centri o lungo le maggiori vie di comunicazione; è opportuno invece cercare i paesi minori più lontani dal traffico e specialmente risalire verso la montagna che, di solito, è la più tenace conservatrice di ogni tradizione.

In paesi remoti, sperduti in talune vallate della Carnia o delle Prealpi, con le case di pietra grigia, strette intorno alla chiesa - viuzze che scendono e salgono da ogni parte tagliando cortiletti, sboccando in porticati o finendo improvvisamente nella campagna - qualche vecchia ancora rammenta i costumi visti in altri tempi e quelli, per intenderci, coi quali è andata sposa che fin poco prima della recente guerra aveva conservato nel fondo della cassa di noce.
  
Contadina della valle di Vipacco (1821)
    
Ora non ci sono che tenui ricordi che vanno spegnendosi lentamente con la scomparsa delle ultime bisnonne.

Fortunatamente fino al secolo scorso è stato possibile raccogliere una bella serie di antichi costumi del Sette-Ottocento, ora depositati presso il Museo Civico di Udine e che sono in attesa - assieme ad alcune migliaia di oggetti usciti dalle mani degli artigiani friulani - di una conveniente sistemazione, che purtroppo tarda a venire.
E' un materiale molto vario e ricco, che darebbe un'idea della vita d'altri tempi riunendo gli arredi delle antiche case e gli attrezzi delle vecchie botteghe artigiane.

Ma per uno studio esauriente del costume friulano non è sufficiente la raccolta del materiale nei vari paesi, non risalendosi con esso oltre il Settecento; solo qualche fazzoletto da testa è attribuibile al Seicento e forse anche al Cinquecento. E' necessario perciò integrare la ricerca con altre fonti: ex-voto, ritratti, affreschi, disegni, qualche pupazzetto trovato sulla copertina pergamenacea di un codice, sul retro di un atto notarile, inventari e atti dotali che, talvolta, descrivono con incredibile precisione e minuzia gli oggetti che componevano il corredo nuziale delle spose. All'Archivio Notarile di Udine, per esempio, in mezzo alla massa enorme dei protocolli (centinaia di migliaia di atti vari), si conservano i contratti di nozze che un tempo era uso stipulare davanti a notaio. Dallo studio di tutto questo materiale si può trarre una storia sommaria del costume friulano.
  

Costume di Marano Lagunare
Prima metà dell'Ottocento
Quadro a olio
Museo di Udine
   
Fino al Cinquecento le popolane benestanti sfoggiavano vesti talora assai ricche e con guarnimenti d'oro e d'argento, e sono ben fornite anche di gioielli. Ad esempio, la madre di un calzolaio, abitante ad Udine in borgo Poscolle, nel 1508 possedeva un serto di perle, 10 fibbie d'argento, tre anelli d'argento, una cintura d'argento con fibbia pure d'argento, una cintura dì velluto nero con 66 ornamenti d'argento, una frangia di perle, due paia di 'strezadori' (ornamenti da testa) di velluto rosso, 48 rose d'argento da porre sugli 'strezadori', una fibbia d'argento; e come questo non bastasse i suoi vestiti erano guarniti con bottoni ed altri ornamenti d'oro e d'argento.
  

Costume di Marano Lagunare
Prima metà dell'Ottocento
Quadro a olio
Museo di Udine
  
La figlia dì un barbiere, pure di Udine, sposata nel 1548, porta nel suo corredo un filo di perle, una catenella d'argento e una crocetta con cristallo dentro, un anello con rubino, una scuffia d'oro da sposa. Queste scuffie, di seta o di velluto, erano usate anche dalle più povere. Infatti nell'inventario di una serva, compilato a Udine nel 1511, ne troviamo tre e cinque nel corredo di una ragazza, dotata dalla carità pubblica coi denari erogati in beneficenza dal Monte di Pietà di Udine nell'anno 1539. Fino al Cinquecento è però assai scarsa la documentazione iconografica per cui non è possibile una esatta ricostruzione del costume.
  
Costumi di Pofabro - Prima metà dell'Ottocento
La donna a sinistra vestita da lavoro, a destra da festa
  
Costumi di Pofabro - Prima metà dell'Ottocento
L'uomo vestito da festa
   
Nel secolo seguente (il '600), i dati sono molto più copiosi e ci permettono dì osservare delle differenze soprattutto fra la zona montana e la pianura. Nella pianura troviamo un costume simile a quello in uso nelle limitrofe province venete: colori degli abiti molto vistosi, corpetto liscio attaccato alla gonna e chiuso davanti con cordoni, maniche staccabili che si allacciano alla spalla con nastri appariscenti; gonna, corpetto e maniche sono spesso di colore differente.

Nella scelta dei colori il nostro popolo mostra però una particolare sensibilità cromatica. Dai documenti risultano infatti certi accordi di colori che vorremmo chiamare fondamentali per la loro perfezione: verde e nero, nero e viola, giallo e azzurro. Anche il rosso era molto usato in unione con il verde, il bianco o l'azzurro. Fazzoletti da testa o da spalle, nonché grembiuli, sempre bianchi, tutti però riccamente ornati di pizzi ad ago o fuselli. Mancano i lavori a maglia, comprese le calze. La biancheria personale si limitava alla camicia ed al fazzoletto da naso.






Costumi di S. Pietro
al Natisone

Prima metà dell'Ottocento

Quadri a olio

Museo di Udine









   
Nella montagna il vestito è di forma simile, ma predominano le tinte scure. Caratteristico il copricapo costituito da una banda di tela lunga circa un metro e 50 centimetri e larga da 30 a 40 centimetri che le donne portavano avvolta intorno alla testa a guisa di turbante e le cui estremità, ornate di solito di pizzi e di frange, ricadevano sulle spalle.

Per il '700 le notizie sono ancora più particolareggiate per un maggior numero di paesi. Nella pianura ad esempio continuano a predominare i colori vistosi, scompaiono però le maniche allacciate alla spalla e viene in uso una corta giacca. In quest'epoca appaiono anche le pettorine che si ponevano sopra la camicia ed apparivano fra i cordoni che allacciavano il corpetto. Il costume non è però tuttavia uniforme: ad Aviano, Marano, Grado, nel Goriziano, segnatamente nelle valli dell'Isonzo e del Vipacco, ed in altre località esso presenta qualche differenza.
In montagna invece continuano a predominare i toni scuri e la foggia è simile a quella della pianura, ad eccezione di alcune località (Resia, Val Natisone, Tramonti, Clauzetto) dove esso appare più o meno differenziato. Dappertutto si conservano i fazzoletti da collo e da testa, nonché i grembiuli bianchi adorni di pizzi.
Incominciano però a diffondersi grembiuli e fazzoletti da testa di tela stampata a fiori policromi. In questo secolo fanno apparizione le prime calze. Nell'Ottocento il costume va uniformandosi in tutto il Friuli e subirà sempre le influenze della moda, a mano a mano che ci si inoltrerà nel secolo. Il corpetto che nei primi decenni del secolo è ancora scollato e lascia vedere la camicia, in seguito andrà chiudendosi fino ad avere una fascetta intorno al collo, ed invece che con cordoni sarà chiuso con gancetti o bottoni. Il colore andrà smorzandosi, ed alla metà del secolo ci sarà il predominio dei toni scuri in tutta la regione. Ai fazzoletti da testa e da collo, ed ai grembiuli bianchi vengono definitivamente sostituiti altri di tela stampata a fiori policromi. L'uniformità diventa quasi completa in tutta la provincia alla fine del secolo quando ormai il costume sta scomparendo; restano ancora delle differenze in alcuni paesi: Resia, Aviano e forse in qualche altra località.
  

Balia friulana
Incisione veneziana
Prima metà dell'Ottocento
  
Molto scarse sono invece le notizie sul costume maschile, specialmente per i primi tempi. Nel '600 si usavano calzoni corti fino al ginocchio, giacca assai semplice di media lunghezza, attillata alla cintura. Le calze sono sconosciute ed a riparare la parte inferiore delle gambe si portano delle specie di uose (scufòns) di panno bianco o colorato. Nel '700 il costume maschile conserva le caratteristiche del secolo precedente; i popolani più benestanti però indossavano giacche assai lunghe, di taglio e tipo cittadinesco.
Nell'Ottocento il costume si uniforma sempre più alla moda: in montagna, dove l'emigrazione temporanea degli uomini è assai forte, il vestito maschile, già al principio del secolo, è assai simile a quello delle grandi città; in alcuni paesi però della pianura e del pedemonte si portano fin verso la metà del secolo calzoni corti con delle giacche pure assai corte; e, tra i pescatori di Marano e di Grado, si conserva a lungo anche una caratteristica e lunga berretta. Unica eccezione Aviano, dove il costume, pur trasformandosi ed adottando i calzoni lunghi, dura fino alla fine del secolo scorso ed ai primi del presente.

Anche oggi in Friuli la gente dei campi non veste come quella della città, ma non si può dire per questo che porti un costume. Perché un abito abbia la qualifica di costume deve essere stato portato generalmente dagli abitanti di una data zona o paese, ed avere una impronta tale da far differenziare chi lo usa dagli abitanti delle località finitime: vestito sanzionato dal lungo uso, che porta l'impronta di una collettività e vincola non solo la linea generale, che deve essere sostanzialmente uguale per tutti, ma precisa anche i colori e molti particolari.

In Friuli il costume è attualmente un ricordo del passato; solo ad Aviano, come ho scritto sopra, si conservano ancora degli esemplari che in qualche rara occasione escono fuori dai vecchi armadi di una tradizione..., ma dobbiamo anche ringraziare i molteplici gruppi folcloristici friulani che, con le loro rappresentazioni, fanno conoscere alle nuove generazioni usanze e costumi del tempo che fu.

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