venerdì 14 ottobre 2011

IL MUSEO DEGLI OMBRELLI (Museum of umbrellas) - Kensington (Inghilterra)

Gli ombrelli - Pierre Auguste Renoir
         
C'è anche il museo degli ombrelli.
Oggi, pur tra le bizzarrie della moda, la forma dell'ombrello è pressoché sempre uguale, anche se un po' differenziata dalle molte concessioni - in campo femminile - al colore della stoffa e alla forma del manico.
Forse i fabbricanti di questo utilissimo complemento del nostro guardaroba sono convinti di aver raggiunto il massimo della raffinatezza e di aver toccato il vertice della fantasia creativa, ma cosa ne direbbero se sapessero che oltre duemila anni or sono, in Oriente, costituiva segno di grande distinzione camminare sotto un parasole in tessuto d'argento e sorretto da stecche d'oro?
E i moderni ombrelli potrebbero mai eguagliare la ricchezza di quelli dell'antica India, fatti di sete laminate, cosparsi di pietre preziose, sorretti da telai di avorio scolpito e rifiniti con frange di perle?
Cosa dire, infine, di quelli indostani, cui era addirittura legata una complessa simbologia e a cui si riferiva un particolare rituale?
Infatti, in quel Paese, l'emblema della più alta regalità era rappresentato da un ombrello a sette piani, chiamato "savetraxat", mentre l'attributo ch'era normalmente rivolto al sovrano suonava esattamente così: "Re dell'elefante bianco e gran signore dei ventiquattro parasoli".
A testimonianza di queste antiche quanto suggestive usanze, ricorderemo che nel 1887 l'allora principe di Galles, quando intraprese il suo famoso viaggio nelle Indie, fu costretto a percorrere centinaia di chilometri su un tradizionale elefante bianco, sotto l'ombra del simbolico parasole d'oro.
  
Pierre Auguste Renoir - Ragazza col parasole
   
A proposito di antichi ombrelli di produzione esotica e della loro mirabile fattura, vale la pena di ricordare, altresì, che in un museo di Kensington, in Inghilterra, sono custoditi alcuni esemplari d'eccezione, di cui cito – qui di seguito - i più preziosi.

- L'"ombrello di Stato" del regno asiatico di Indore, a forma di fungo.

- Il parasole della regina di Lucknow, in Satin blu, ricamato d'oro e coperto di perle.

- Un esemplare egiziano formato da piccole piume variopinte.

- Un parasole, probabilmente etiope, in legno dipinto.

- Un ombrello di estrema raffinatezza formato da un infinito numero di foglie d'avorio, unite fra loro con una legatura d'oro.
   
Zwart De Willelm - Ragazza con parasole giapponese 
   
Non manca naturalmente, nel museo di Kensington, qualcuno dei pregevoli parasoli giapponesi in carta dipinta a mano, che costituivano in passato un inseparabile ornamento per le ragazze del Paese del Sol Levante.
È curioso rilevare, a questo riguardo, che anche i Romani misero gran cura nel fabbricare e decorare i parasoli per le giovani patrizie e le ricche matrone, importando apposite sete dalle sponde orientali del Mediterraneo e uno speciale tipo di bambù, assai leggero, che serviva per intrecciare lo scheletro dell'ombrello; sulla seta, poi venivano applicate gemme di gran valore, perle e piccole conchiglie.
Qualche volta l'armatura del parasole era formata da stecche d'oro cesellato, mentre non si hanno eccessive notizie sulla forma e sulla materia che costituivano i manichi. Giovenale, ad esempio, ricorda un bellissimo ombrello verde, decorato con perle d'ambra gialla, inviato a un amico in occasione del suo compleanno e anche per celebrare il ritorno della primavera.
  



  
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