martedì 11 ottobre 2011

MUSEI di MADRID: Prado - Arquelogico Nacional - Thyssen-Bornemisza

Plaza de España
    
Tre giorni, tanto mi sono fermato nella capitale spagnola. Tre giorni, in inverno, dove avrei voluto vedere tutto, mentre in realtà ho visto ben poco. Sono riuscito a mangiare le "tapas" e i "churros" quelle frittelle dolci che sembrano fatte apposta per essere inzuppate nella cioccolata calda in una gelida mattina d'inverno. Ho visto la splendida Plaza Mayor, la Puerta del Sol e la particolare Plaza de Cibeles.
   
Plaza Mayor de Madrid


    
E poi naturalmente ho visitato il Prado.
Come si fa a venire a Madrid e non vedere alcuni degli oltre 9000 quadri (anche se solo una minima parte è esposta) di proprietà di uno dei musei più visti al mondo?
  
El Prado


   
E così eccomi qui, ad osservare tutti quei ritratti dei reali che il povero Velázquez ha dovuto dipingere. Mamma mia che brutti ceffi quegli Asburgo. Immaginate il povero artista mentre cerca una particolare sfumatura per ravvivare le facce pesanti dei Borbone. Sono sicuro che faceva del suo meglio per abbellirle....senza riuscirci.
  
     
La Maya di Goya, il nudo languidamente disteso mi strappa un sorriso, mi ricorda il regalo di una persona, a me molto cara, che nel suo infinito narcisismo tempo fa mi donò una sua foto che la ritraeva appunto "languidamente distesa" ....
  
   
Trovo, in mezzo a una splendida raccolta di opere italiane dipinte da Tiziano, Botticelli, Raffaello, Messina, Magenta, una incredibile pala con predella raffigurante un' Annunciazione del Beato Angelico, di una bellezza che mi toglie il respiro.

   
Poi arrivo al "Giardino delle delizie terrene" di Hieronymus Bosh e a tanti altri tesori che mi sono familiari, avverto una strana sensazione, so di averli già visti, eppure non riesco a ricordarmi dove e perché, mi sforzo ma non arrivo a nulla, forse li ho visti in un'altra vita.

   
Le nature morte del Prado mi abbagliano. Vorrei toccare lo sfondo color cioccolata su cui Zurbaran ha dipinto i suoi quattro vasi in toni di ocra e di grigio. Per anni ho visto nella cucina di mia zia un poster della sua natura morta con agrumi, contro lo stesso caldo sfondo marrone intenso.


Nonostante tutte le meravigliose opere che ho potuto ammirare esco dal Prado con un lieve senso di insoddisfazione, di incompletezza, di freddezza che non riesco a spiegarmi.
  
Museo Arquelogico Nacional


   
In questi pochi giorni a Madrid sono riuscito a vedere anche il Museo Arquelogico Nacional, preziosa raccolta dei sovrani spagnoli. Mentre cammino tra le vetrine della collezione egizia non posso fare a meno di pensare che sembra proprio non essere andato perduto niente di questa civiltà, neppure uno scarabeo, infatti in tutti i musei del mondo c'è una gran quantità di oggetti egizi a riempire le sale dedicate a quell'epoca.


Questo museo mi rammenta i tentacoli della Spagna protesi nel Mediterraneo e oltre, e anche le radici romane, l'epoca dei visigoti, poi i secoli seducenti del dominio arabo-moresco, saldamente instaurato nel 756 e i periodi successivi dei Borbone e degli Asburgo.
Strati e strati si fondono mentre passo da una sala all'altra, da un'epoca all'altra.
  
Livia, seconda moglie di Augusto
   
Un reperto della Magna Grecia c'è la splendida statua della seconda moglie di Augusto, trovata al Pasteum. È maestosa come le colonne di quei templi.


Bellissima la raccolta di gioielli antichi che comprende coppe d'oro che risalgono a un culto solare dell'età del Bronzo.


Un piccolo vaso, con coperchio in avorio e riccamente decorato, proveniente da Cordova e risalente al X secolo, era il dono di un califfo alla sua favorita, una donna chiamata Subh, Alba. Sicuramente era molto amata. La superficie è ricoperta di minuscoli daini, pavoni e tralci di foglie intagliati con grande abilità.


Un gruppo di 11 manufatti visigoti mi sorprende più di tutto il resto. Li immaginavo come orde barbariche calate in Italia, Spagna e Francia mentre l'Impero romano si sfaldava. Queste delicate meraviglie, corone e croci in oro e pietre dure, dimostrano che questi popoli germanici vantavano artisti di altissimo livello.


Neolitico, Bronzo, tutte le età della preistoria in poi mostrano la forza dell'impulso artistico nella fattura di coltelli, vasi, pietre tombali, tutto ciò che ha a che fare con la vita quotidiana. L'impulso di creare la bellezza dove attingi l'acqua, dove conservi lo zafferano, dove cammini, è un impulso innato, lo è sempre stato e sempre lo sarà e da questo luogo, dove sono raccolte queste vestigia, possiamo uscire solo con un senso di rinnovamento e di gioia.


Bello, tutto bello, anzi, bellissimo...
  
Museo Thyssen - Bornemisza


   
Ma il clou della mia visita a Madrid è stata la mattinata al Museo Thyssen - Bornemisza, una delle più belle esperienze artistiche della mia vita, tanto più perché inattesa. Tre piani di opere stupende e sistemate con cura meticolosa in un "palacio",
  
C'è Piero della Francesca, orgoglio nazionale, con il ritratto di profilo di un ragazzo biondo su sfondo scuro.
Ci sono il sublime "Adamo ed Eva" di Dürer.
  
C'è la concezione molto mediterranea della "Madonna" di Lucas Cranach con una palma nello sfondo e il Bambino che sta per mangiare un acino del grappolo di uva che la madre tiene in mano. È l'unico quadro in cui il bambino Gesù mangia cibo solido? Lo ricordo con un'arancia in mano ma mai nell'atto di mangiare.

E c'è un Raffaello da mozzare il fiato, il ritratto di un giovane che sembra sul punto di rivolgerti la parola.
E poi Caravaggio, Memling, de Hooch, Bellini, Carpaccio e così via.
   
La vergine dell'albero secco - Petrus Christus
   
Facile da tralasciare per le sue piccole dimensioni è "La vergine dell'albero secco" di Petrus Christus, un pittore quattrocentesco di Bruges. Maria, vestita di rosso, sta su un albero interamente circondata da rami nudi che somigliano a una corona di spine. La lettera "a" pende da quindici rami. Osservo il quadro sforzandomi di entrare nella mente del pittore. Le lettere, leggo nella guida del museo, simboleggiano tante Ave Maria. Perché quindici? Perché Christus l'ha dipinta su un albero come un uccello selvatico? I suoi occhi sono spalancati, il bambino è delicato e lei lo sorregge teneramente, misurando distratta il suo piedino con il pollice e l'indice della mano sinistra. È molto misteriosa.
  
Ritratto di signora - Pierfrancesco di Giacomo Foschi 
  
Non mi stanco, non ho cedimenti. Ogni sala mi infonde nuova energia. Giro fra i quadri come in una festa tra amici e incontro sconosciuti che amo da subito. Incontro Pierfrancesco di Giacomo Foschi e lo amo per quel ritratto di donna fiorentina del XVI secolo. Mi piace la sua espressione così angosciata, le nobili pieghe delle sue maniche a sbuffo rosa salmone e l'indice inanellato che segna la pagina di un libretto.
  
Ritratto di Dama come Santa Lucia - Giovanni Antonio Boltraffio
  
Incontro Giovanni Antonio Boltraffio, che per sua fortuna ha fatto tesoro di tutte le lezioni del suo maestro Leonardo da Vinci. Il suo ritratto di dama rappresenta santa Lucia. I suoi occhi a mandorla e la sua carnagione di pesca sono così affascinanti che in un primo momento non si nota l'occhio semichiuso infilato su uno spillo che tiene nell'angolo sinistro del quadro. Questo è l'attributo che svela l'identità della dama, i cui ritratti hanno sempre splendidi occhi per rammentare all'osservatore che come martirio ha subito l'accecamento.

Ho voglia di accennare un passo di danza davanti al "Ritratto di Giovanna Tornabuoni" del Ghirlandaio: che splendore! La bellezza della giovane donna, seduta contro uno sfondo buio, emana un tale fulgore che il suo corpo pare illuminato dall'interno. Dovette dare quell'impressione a Domenico Ghirlandaio, perché dietro di lei c'è un epigramma del poeta romano Marziale che dice "Se tu, o Arte, fossi stata capace di dipingere il carattere e le virtù della modella, non esisterebbe quadro più bello al mondo". I riccioli svolazzanti e lo chignon attorcigliato addolciscono il suo profilo nitido e le stoffe del suo abito dovevano essere le più suntuose che il rinascimento poteva offrire.
Quale puro piacere per il Ghirlandaio aver reso quella lucentezza e quei motivi per esaltare la grazia di Giovanna.
  
Santa Casilda - Francisco de Zurbaran 
  
Trovo altrettanto avvincente il ritratto a figura intera di santa Casilda, una bruna bellezza spagnola con i capelli trattenuti da un sottile nastro rosso. Risplende in un abito cremisi bordato di gemme, che solleva dinanzi a se per camminare, dando l'impressione che si sia fermata e voltata a metà per guardare in faccia la persona che le ha parlato. Sono felice di essere stato attirato dal suo sguardo, come quella persona. Anche lei fu martirizzata. Quando fu sorpresa a distribuire pane ai cristiani, il pane si trasformò miracolosamente in fiori. Era permesso distribuire fiori e non cibo? Mi chiedo se i fiori bianchi stilizzati sulla sua gonna simboleggino il suo martirio.


I ritratti in questo museo formano un contrasto meraviglioso con tutte le facce acide del Prado, con i loro nasi carnosi, la pelle grigia e i loro occhi cisposi.


I paesaggi, la splendida collezione di pittori nordeuropei, le nature morte, gli impressionisti, non mi basterebbero tre mattine in questo museo. Persino il gruppo del XX secolo eclissa le collezioni di molti musei.


Compro il catalogo anche se pesa tre chili, perché non sopporto l'idea di andarmene. Ritornerò.


Chiedo scusa per la descrizione personale e assolutamente profana di questi capolavori, temo che qualcuno inorridirà di fronte a tanta ignoranza. Ma ho esposto le mie sensazioni, le mie emozioni...


Grazie Marianna . . .

___________________________________________________________________

1 commento:

Anonimo ha detto...

Per le descrizioni austere ed impersonali, basta leggere il catalogo. A me è piaciuta :))
Rosalba