venerdì 25 novembre 2011

ROMA - Sculture di Bernini (Sculptures by Bernini)

    
Gian Lorenzo Bernini, allievo del padre Pietro, è detto "il Michelangelo del suo secolo" per la molteplicità delle attitudini, non per la profonda meditazione dei soggetti.
Precoce ed improvvisatore immaginoso, ha un'indiscutibile preminenza..., consacra l'operosità instancabile al rinnovamento di Roma, e la sua fama si spande da un capo all'altro dell'Italia e in Europa.
Egli, che talvolta sembra anticlassico, ammira l'arte ellenistica e ne studia l'umanità e la sofferenza..., alla pittura domanda il colore e l'eccitazione nervosa, e perciò il marmo sotto i suoi ferri diviene morbido come le carni della donna che amo e pastoso come la cera.
La luce l'accarezza blanda, con riflessi serici, e le linee, i piani, i volumi partecipano al formalismo dinamico con la sapienza del traforo e con le varie profondità degli scuri.
Alla tendenza sentimentale tiene dietro il fasto dei broccati e dei drappi che avvolgono le statue e si spiegano all'aria con le gonfiezze ingombranti cui si presta il teatro, ottimo consigliere dell'arte in questo periodo pomposo.
  
David  di Bernini
  
Il David della Galleria Borghese (1619) è sul punto di scagliare il sasso, e si inarca rilevando la muscolatura e mostrandoci nel viso contratto l'ira e l'incertezza del colpo mortale.
Lo sforzo gli tende tutti i muscoli, e la coesione delle parti è un trionfo di bravura e di vita.
  
Ratto di Proserpina
   
Dopo tale saggio, Scipione Borghese commette al giovane due gruppi: il "Ratto di Proserpina" (1622) e Apollo e Dafne (1623).

Nel primo, la donna ghermita dal gigante conserva alcunché di classico nell'emettere un grido di spavento, ed il contrasto dei nudi e delle espressioni si accentua nel torcersi a fiamma delle masse e nell'equilibrio attenuto con l'aggiunta ellenistica di un cane.
  
Apollo e Dafne
  
Nel secondo, il maestro varca la soglia della celebrità, e si vale dell'antico solo nella somiglianza della testa d'Apollo con quella del marmo di Belvedere.
Per il resto, egli coglie l'azione istantanea con effetti schiettamente pittorici.
Scomparsa la differenza tra i due corpi che nel gruppo precedente non manca di maniera, i due giovani qui esultano di freschezza e d'eleganza.
Al grido della beltà rincorsa, che ha la pelle mobile sul viso e le chiome vibranti di luci e di ombre, il nume è preso dall'incanto, e le forme delicate e libere della donna si trasformano nella corteccia e nei rami dell'albero.
La consuetudine con il liberalissimo cardinale offre al Bernini l'idea d'un busto-ritratto che è fra i suoi migliori per la naturalezza, la pronta giovialità del tipo e la tecnica larga e disinvolta.
  
Estasi di Santa Teresa 
  
Tra il 1644 ed il '47, fu scolpita l'Estasi di Santa Teresa (Santa Maria della Vittoria), posta sopra l'altare che ha forma e luci di palcoscenico.
L'angelo, l'amore divino "teneva in mano - racconta la santa - lungo dardo d'oro, che mi pareva la punta infiammata, e con quello più volte mi trapassava il cuore".
  
Noli me tangere - Altare dei Ss. Domenico e Sisto
  
Così l'ha immaginata l'artefice: sopra un letto di nuvole, con gli occhi socchiusi, le labbra tremanti e la persona paralizzata.
A questo grado di sensibilità che sembra profana, specie nelle copie arbitrarie del Ferrata (Sant'Anastasia) e, del Cafà (Estasi di Santa Caterina nella chiesa di Magnanapoli), il Bernini non è giunto con l'antecedente "Noli me tangere" nei Ss. Domenico e Sisto.
  
Monumento di Urbano VIII - Musei Capitolini
  
Ma di lui non si devono trascurare, in San Pietro in Vaticano, due opere funerarie assai significative.
Lo schema architettonico, freddo e geometrico, è smesso e si ritorna alla piramide michelangiolesca, composta del papa in alto e di due figure allegoriche in basso.
   
Monumento di Alessandro VII
  
Il "Monumento di Urbano VIII" ha la solenne statua centrale di bronzo (come lo scheletro che segna il nome del morto) e due appassionate personificazioni: la Carità e la Giustizia, di marmo bianco, fiancheggianti il sarcofago..., l'altro, il "Monumento di Alessandro VII", fu eseguito con alcuni scolari..., rappresenta il pontefice ginocchioni, e attorno ad un tappeto di marmo, che ricade manoso sopra la porta, biancheggiano enfatiche e sensuali la Giustizia e la Prudenza, la Carità e la rivestita Verità.

Piazza Navona -  Fontana dei Quattro fiumi
  
Sisto V riconduce a Roma l'Acqua Felice, ed il Bernini, gran maestro di geniali trovate, scolpisce, fra le altre, la meravigliosa fontana del Tritone, il quale si accosta alla bocca la conchiglia tortile, e disegna quella dei "Quattro Fiumi", che lo riconcilia con Innocenzo X.

Longino
  
L'espansione monumentale del "Longino" in una nicchia del San Pietro fa scuola con la fragorosa teatralità del Sant'Andrea di Francesco Duquesnoy e con la frenesia della Veronica di Francesco Mochi, colossali figure che si agitano sotto la cupola di Michelangelo.
  
Statua equestre di Costantino
  
Un ultimo cenno merita la decorativa statua equestre di "Costantino" (Vestibolo del Vaticano), che spicca con il cavallo rampante sopra un ampio panneggio di marmo.
L'andatura è nuova, anticlassica, e l'effetto pittorico la cerca nel movimento sfrenato, che spesso non trova requie nemmeno fra i morti.



Nel "Monumento di Innocenzo X" (Roma, Santa Agnese, 1130), G.B. Maini concita talmente il pontefice contro le due rettoriche Virtù, che la satira potrebbe invocare l'ombra tribolata di Donna Olimpia per accusarla di un travestimento.

1 commento:

Marianna S. ha detto...

quel "Ratto di Proserpina" è incredibile....