lunedì 14 novembre 2011

TOUR EIFFEL (エッフェル塔) - PARIGI

   
Gustave Eiffel e la sua torre

L'orrenda mostruosità che diventò l'orgoglio di Parigi adombra l'uomo di genio la cui opera contribui a foggiare il mondo moderno
   
Milione di turisti salgono ogni anno sui venerandi ascensori della Torre Eiffel per ammirare lo stupendo panorama che si estende 300 metri più in basso: i vividi colori dei boulevards, i magnifici palazzi, tutta l'incantevole maestà della capitale francese cinta di verde. Per molta gente l'impressione di quella vista dura tutta la vita.
Ed è proprio quel che voleva Alexandre Gustave Eiffel, quando circa 120 anni fa costruì il suo elegante capolavoro d'ingegneria, la terza fra le più alte strutture del mondo.

È strano che mentre la fama della Tour Eiffel si è estesa in tutto il mondo, Gustave Eiffel sia invece rimasto relativamente sconosciuto.
« Dovrei essere proprio geloso della torre » disse una volta. « La gente sembra credere che sia la mia sola opera. Ma a dire il vero ho fatto anche qualche altra cosa. »

Ed infatti l'irreprensibile vecchio signore, dal portamento eretto e dallo sguardo arguto, d'altre cose ne ha fatte parecchie.
Considerato il padre delle moderne costruzioni in ferro, Monsieur Eiffel ha eretto alcuni fra i più grandi ponti del mondo con una tecnica audace che ne ha rivoluzionato il modello.
  
   
I suoi esperimenti per costruzioni d'ogni specie, in apparenza stravaganti, hanno accelerato la transizione dall'èra della pietra e del legno all'era moderna dei ferro e del cemento armato.
Molti dei principi tecnici adottati per la progettazione dei grattacieli di New York derivarono da calcoli in base ai quali, alcuni decenni prima, erano stati costruiti i capolavori di Eiffel.
Egli costruì la prima galleria aerodinamica d'uso pratico e stabili molti principi fondamentali per il disegno delle ali e delle eliche di aeroplano. Ideò, per divertimento, un gran numero di “piccole invenzioni”, fra le quali un metodo pratico di cinema sonoro.

« La cosa più straordinaria del Nonno » disse uno dei nipoti « era la sua incessante capacità di divertirsi in tutto ciò che faceva. Lavorava più dì ogni altra persona che abbia conosciuto; ed era anche la più felice. »

Alexandre Gustave Eiffel
  
Alexandre Gustave Eiffel nacque da una facoltosa famiglia di Digione, nel 1832. Fu bocciato agli esami d'ammissione al Politecnico ma riuscì a laurearsi presso la Scuola Centrale d'ingegneria di Parigi e trovò lavoro in una Società che costruiva ferrovie. Per due anni rimase docilmente al tavolo da disegno a redigere progetti d'ordinaria concezione. La madre, donna abile ed energica, che dirigeva con successo la propria ditta di legna e carboni, giunse con rammarico alla conclusione che Gustave non sarebbe mai riuscito a combinare un gran che.
« Abbi pazienza, Maman » le disse una volta Gustave sorridendo e accarezzandole una mano. « Ho molte idee. Vedrai. »

Tra il 1850 e il 1860 le ferrovie europee si andavano rapidamente estendendo. L'intralcio maggiore era costituito dai ponti, che in genere si costruivano ancora in muratura, con enorme spesa di mano d'opera specializzata.
Eiffel si convinse che la soluzione era nelle strutture prefabbricate in ferro, che potevano essere montate da mano d'opera meno qualificata. Raccolse tutti i dati disponibili sulle caratteristiche del ferro, sulla sua resistenza e sui carichi che era capace di sopportare.
  
Ponte Eiffel sulla Garonna - Bordeaux
  


Allorché la Società fu incaricata dalle ferrovie meridionali francesi di costruire un ponte di 480 metri a Bordeaux, attraverso la Garonna, Eiffel tradusse i dati raccolti in un progetto e lo portò ai suoi superiori.
La costruzione andava contro tutte le regole tradizionali; ma i calcoli erano meticolosamente precisi. Ed al consiglio d'amministrazione della Società, Eiffel parlò con un misto di fredda esattezza e di comunicativo entusiasmo da convincere i più scettici.

La Società approvò il progetto di Eiffel. Mentre gli ingegneri francesi di lunga esperienza aspettavano il capitombolo dell'imprudente giovanotto e del suo ponte, i piloni, le travi e le capriate di Eiffel venivano montate al loro posto.
Il ponte sulla Garonna fu costruito con la metà del tempo e della spesa dei ponti costruiti nel modo convenzionale.
Gustave Eiffel, a 29 anni, aveva cominciato a modificare il sistema di comunicazioni d'Europa.

Durante la costruzione del ponte, la giovane età di Eiffel gli rese difficile mantenere la disciplina fra i rudi operai metallurgici. Un giorno uno di costoro cadde nel fiume dalla corrente vorticosa. Eiffel era sempre vestito con una certa ricercatezza ma non esitò a togliersi la giacca, le scarpe e a gettarsi in acqua, riportandolo a riva. Poi, con gravità, si rimise le scarpe, si abbottonò la giacca elegante sugli indumenti gocciolanti e si volse agli operai che lo applaudivano.
« D'ora in poi fatemi il piacere di restare sulle impalcature » disse loro tranquillamente. « Nuotare mi piace, ma non con i vestiti indosso. » Da allora non ebbe più fastidi con le maestranze.

La riuscita del ponte sulla Garonna dette ad Eiffel la fiducia di cui aveva bisogno.
« Da mio padre ho imparato a sognare » disse - una volta. « Da mia madre la dura realtà del lavoro. È stata una combinazione fortunata. »
Il padre, ex ufficiale di cavalleria sotto Napoleone, aveva sempre concepito grandiosi progetti che non aveva mai attuato. Maman Eiffel era stata l'abile e pratico capo famiglia.
Nel 1866, con l'incoraggiamento di papà Eiffel e coll'aiuto finanziario di Maman, fu costituita la Società Eiffel di Costruzioni. La modesta targa di ottone sulla porta del suo ufficio di Parigi diceva "G. Eiffel, Costruttore. Si esegue ogni specie di costruzioni metalliche."
Nei venti anni successivi Gustave Eiffel divenne il più famoso ingegnere civile d'Europa.
   
La statua della Libertà - New York



   
Un giorno, al principio della sua carriera, Eiffel ricevette un cliente preoccupato, lo scultore Bartholdi. Alcuni anni prima Bartholdi aveva concepito l'idea della Statua della Libertà, come monumento perpetuo all'amicizia tra la Francia e l'America. Erano stati sottoscritti milioni di franchi e lo scultore si era messo all'opera, quando gli ingegneri scoprirono che, a quanto pareva, non c'era modo di sostenere il gigantesco bronzo di 45 metri contro i venti della baia di New York.
« Questa statua gloriosa deve essere eretta » disse Eiffel con calore. Ed in breve dal suo tavolo da disegno usci il progetto di una straordinaria armatura d'acciaio, abbastanza leggera da poter essere collocata su un piedistallo relativamente piccolo, ma abbastanza forte da resistere al più violento uragano. Mentre i tecnici deridevano l'impresa, Bartholdi eresse la statua colossale sul semplice sistema di travi e di tiranti forniti dai cantieri Eiffel. Il risultato fu che in tutto il mondo i costruttori cominciarono a sperimentare le armature d'acciaio per ogni genere di costruzioni.
  
Ponte Maria Pia - Oporto


   
Il ponte Maria Pia costruito da Eiffel a Oporto promosse un'altra rivoluzione nel modello dei ponti. Il Governo portoghese aveva indetto una gara per un ponte attraverso l'impetuoso fiume Douro, alto 60 metri sull'acqua, e con una sola campata di 150 metri. Eiffel fece un sopralluogo sull'impossibile terreno.
« Niente da fare » disse un assistente. « Forse è vero» gli rispose il capo con un lampo d'arguzia negli occhi « ma sarà tuttavia divertente provarci. »

Tornato a Parigi, Eiffel si segregò al tavolo da disegno; una settimana dopo chiamò il suo disegnatore capo:
« Voilà! » gli annunziò. « Ci sono. Questo ponte lo appenderemo. »
I concorrenti rimasero a bocca aperta quando la Società Eiffel presentò una offerta ridicolmente bassa, e, una seconda volta, quando il ponte cominciò a prendere forma. Invece della solita incastellatura di legno, massiccia e costosa, Eiffel si servi di funi d'acciaio ancorate a piloni sulle rive del fiume per sostenere ciascuna delle successive sezioni del grande arco mentre vi si aggiungeva quella seguente. Oggi per l'ingegneria è un metodo comune, ma allora fece scalpore. Quando fu finito, il Ponte Maria Pia col suo arco immenso ma straordinariamente leggero, che sosteneva la campata principale, aveva fatto progredire di molti anni l'uso delle strutture d'acciaio.
Dal tavolo da lavoro di Eiffel nascevano progetti su progetti, esempi classici di semplicità ed economia: ponti in Russia, in Egitto, nel Perù; dighe, officine, stazioni, strutture di dimensioni senza precedenti. E in tutta l'Europa gli ingegneri li copiavano.
Uno dei collaboratori di Eiffel si lamentò che egli era troppo prodigo con i dati che dovevano rimanere un segreto della Società.
« Ma, ragazzo mio » rispose Eiffel « se ho avuto il piacere d'inventare qualcosa, perché mai gli altri non dovrebbero adoperarla? Mi fanno onore. E poi, posso sempre scoprire qualcosa di nuovo. »

La ricchezza e la fama non lo cambiarono affatto. Nei giorni di lavoro, l'ora in cui smetteva di pensare e di far progetti rimase, fino a che ebbe ottant'anni, le undici di sera. La domenica la dedicava alla famiglia. Bon-Papa, come lo chiamavano affettuosamente i figli ed i nipoti, era il loro eroe. Dava ai suoi 'piccoli' lezioni di scherma, li conduceva a far gite in campagna. Il pranzo della domenica nella favolosa casa di Bon-Papa era una cerimonia che li entusiasmava. C'erano spesso uomini di Stato, artisti, scienziati, ed Eiffel presentava loro con solennità anche il più piccolo dei nipotini.
  
   
Verso il 1885 un gruppo d'industriali francesi persuase il Governo ad indire un'Esposizione Mondiale a Parigi. Eiffel propose che il simbolo dell'esposizione fosse una torre in ferro alta 300 metri. Quando il Comitato direttivo esitò davanti ad un progetto tanto ardito, Eiffel si recò dal Ministro del Commercio con dati e cifre e la sua idea fu approvata. Ma il Governo francese era disposto a sborsare soltanto un quinto degli 8.000.000 di franchi preventivati. Eiffel ipotecò parte della sua Società per un prestito destinato a coprire la differenza.

Nel gennaio 1887 cominciò la costruzione; 40 ingegneri e progettisti sotto la direzione di Eiffel avevano lavorato due anni sui particolari delle 15.000 sezioni di ferro omogeneo che dovevano esser tenute insieme da due milioni e mezzo di rivetti.
In 12 mesi 250 operai montarono i quattro immensi archi, comprendenti un'area di un ettaro, e vi fissarono la prima piattaforma della torre.
Parigi restò a bocca aperta. La Tour era molto più grande di quanto ognuno avesse immaginato. Ed allora scoppiò la tempesta: 300 scrittori ed artisti firmarono un manifesto che chiedeva la demolizione dell'orrenda mostruosità. Piovvero petizioni al Ministero del Commercio. Eiffel, da parte sua, sorrideva benevolmente e si faceva vedere ogni giorno sulla più alta impalcatura.
« Quando sarà finita, ne saranno entusiasti » disse con calma.
  


   
Nel marzo 1889 la Torre fu compiuta. Mentre il cannone sparava una salva di 21 colpi, Eiffel issò il tricolore sulla più alta struttura che l'uomo avesse mai eretto.
« Ora » disse « la bandiera francese è l'unica ad avere un'asta di 300 metri. »

Per quanto straordinaria fosse l'impresa di Eiffel agli occhi dei suoi contemporanei, soltanto l'ingegneria moderna può apprezzare in pieno l'opera eccezionale del francese. Mai edificio del genere era stato costruito, mai erano stati affrontati simili problemi di equilibrio, di resistenza al vento, di sollevamenti di grandi pesi a tali altezze; eppure Eiffel non commise un solo errore. Aveva previsto le difficoltà di lavorare a grandi altezze: le vertigini e i colpi di vento che potevano far precipitare gli operai. Adottò metodi tecnici che dovevano diventare abituali soltanto parecchi anni dopo. Le basi di cemento e d'acciaio su cui poggiano i quattro enormi archi sono le antesignane delle moderne fondazioni in calcestruzzo armato.

Entro otto mesi dall'apertura al pubblico, avvenuta nel maggio 1889, quasi due milioni di persone avevano visitato la Torre Eiffel. L'orrenda mostruosità divenne l'orgoglio di Parigi. Il debito di Eiffel fu presto estinto e da allora in poi, secondo il contratto, l'aerea "miniera d'oro" gli appartenne in esclusiva per vent'anni. La media annuale dei visitatori paganti è stata fino ad oggi oltre il milione. Neppure uno dei rivetti o delle travature dovettero mai essere sostituiti.

Proprio al disotto della piattaforma più alta, Eiffel aveva costruito un appartamento per sé. Uno dei primi visitatori al suo nido di falco fu Thomas Edison, che gli fece dono di una macchina parlante e scrisse nel Libro d'Oro della Torre:
« Al Signor Eiffel, l'ingegnere, il coraggioso costruttore di un esempio così gigantesco e originale dell'ingegneria moderna ».
  


   
Nel 1894 Eiffel si ritirò dagli affari e fece della Torre un laboratorio di fisica. Vi cominciò i suoi esperimenti sulle basi dell'aerodinamica, che gli dettero l'idea di una galleria aerodinamica in cui porre modelli di costruzioni per misurarne la stabilità.
A 75 anni pubblicò i risultati delle sue ricerche, che permisero agli ingegneri di calcolare esattamente la resistenza opposta al vento da un edificio e di costruirlo col minimo di armatura di ferro: importante contributo ai primi grattacieli.

Eiffel era allora più felice che mai. Comprò una delle prime automobili fabbricate in Francia e passava rombando per le vie di Parigi, fra la sua Torre ed il suo laboratorio con galleria aerodinamica.

La famiglia protestava invano.
« Si è giovani una volta sola » diceva Bon-Papa a ottant'anni.

Quando ne ebbe 89, annunziò allegramente che si sarebbe dedicato a scriver libri. Nei due anni successivi ne portò a termine tre.
Il 15 dicembre 1923 stava per presiedere al pranzo del suo 91° compleanno, quando, sentendosi stanco, volle abbandonare in anticipo la riunione. Augurata la buona notte ai familiari con un bacio, se ne andò a letto. Non si alzò più.

Dopo 12 giorni il grande ingegnere morì. Oggi il suo monumento non è soltanto la Torre che porta il suo nome, ma le migliaia di strutture che in tutto il mondo devono la loro esistenza alla sua mente geniale.
   
   
   
   
   
   
   

   
   

  
   

  

    


  











2 commenti:

Tizyana - Azzurraa ha detto...

Una mente geniale questo Monsieur Eiffel.

sergio celle ha detto...

....grazie Loris. Non conoscevo L'ingegner Eiffel se non per nome. Per via della torre a Parigi e per la statua della libertà. La tua recensione su questo straordinario uomo mi ha permesso di conoscerlo meglio. Sono certo che molte persone come me, non conoscano il viatico dell'ingener Eiffel. E per questo motivo penso che sarebbe un apprezzabile gesto altruistico farlo conoscere anche sulla nostra community. Sempre che tu sia d'accordo...un caro saluto...