domenica 20 novembre 2011

CENTRAL PARK - MANHATTAN - NEW YORK



  
Splendida, nevrotica MANHATTAN
       
Da una pagina de La Republica.itepubblica.it del 2005 mi è nata questa immagine d'oltreoceano.

Comprato dagli indiani in cambio di oggetti e cianfrusaglie che valevano 24 dollari d'allora, questo blocco di roccia costiera proteso sull'Atlantico, in poco più di 250 anni, è diventato nel bene e nel male la rampa di lancio della civiltà occidentale.

Una volta, a volte, dalle finestre ai piani più alti dei grattacieli del centro di Manhattan, poteva capitare di intravedere una macchia bianca e indefinita nel Central Park. Messa a fuoco con il binocolo, la si riconosceva subito per quello che era: l'orso bianco dello zoo del Central Park. Mi dicevano che fosse un animale originale e bizzarro; secondo alcuni, pensate che tristezza, era nevrotico; secondo altri, era ricco di immaginazione come un bambino; in ogni caso, si trattava di un orso completamente diverso dagli altri. E questo non tanto perché viveva in cattività; ma, ne sono convinto, a causa dell'ambiente in cui era calato.
Il destino aveva portato questo animale proprio a Manhattan, nel cuore di New York. Meravigliosa e terribile, l'isola si allarga intorno a lui, nella mia immaginazione, con una serie di anelli concentrici che sono la sua gabbia, il fossato, il recinto; e poi il fiume Hudson, l'East River, l'Atlantico. Questa Manhattan è veramente il piú grandioso degli zoo.
  
Orso bianco al Central Park Zoo
  

Ora lo zoo ha subito delle modifiche e la maggior parte dei grandi animali sono stati rialloggiati in spazi più consoni e naturali come quello del giardino zoologico del Bronx. Comunque la caratteristica dello zoo originale, intorno alla piscina dove si faceva il bagno il nostro orsetto, è stato mantenuta. 
Ma, come l'orso, oggi gli abitanti di Manhattan sono condizionati, in un modo o nell'altro, dalla loro insularità; ed è proprio a questa posizione di enclave che il luogo deve il suo carattere, il suo nerbo particolare. Ma se la gente che vi abita è per certi versi prigioniera, per altri è decisamente libera. A volte è triste osservare il suo andirivieni incessante; ma quando il tempo è favorevole e si avverte in giro una confortante sensazione di vitalità, quella stessa gente sembra danzare per le strade, intorno alle piazze, dentro e fuori dalla sepolcrale metropolitana. Allora Manhattan assume un ritmo inebriante.
Manhattan ormai non è piú l'unico centro urbano a essersi sviluppato in altezza: ci sono metropoli con grattacieli piú numerosi e piú alti, ma nessuna riesce a eguagliare la linea imponente e compatta dei suoi grattacieli. Manhattan è un gigantesco caos, una fantasmagorica accozzaglia di luci e ombre, interrotta da desolate aree occupate dai bassifondi e dalle ruspe che abbattono interi isolati: è insomma il piú alto monumento eretto in omaggio a quell'istinto elementare nell'uomo di entrare nella mischia a pari livello di dignità.
  
Central Park
  

Nessun'altra città ha il suo incanto. Penso al suo fascino discreto, alle profonde ombre delle sue strade, allo spirito di vigilanza, al senso di mistero che sempre aleggia nell'aria. In una giornata grigia assomiglia a una foresta all'imbrunire. Le cime degli edifici si perdono nella foschia e visibili sono soltanto le basi massicce simili a tronchi di gigantesche querce.
In queste giornate, a Manhattan, mi sento veramente attaccato alla terra, come un fungo, e il procedere veloce della gente sui marciapiedi, le sagome ondeggianti dei loro ombrelli, gli schizzi delle macchine che entrano nelle pozzanghere, le colonne di vapore che, simili a geyser sotterranei, escono dai tombini delle strade, tutto contribuisce a farmi pensare, incredibilmente in questo concentrato di vita cittadina, a tranquille radure e a solitarie brughiere.
  
La Sfera in Battery Park
  


Mi piace camminare la mattina presto verso Battery Park. Sembra stranamente isolato e aperto. Giunge ovattato il suono delle sirene. Due o tre vagabondi, coperti di stracci e giornali, dormono sdraiati sulle panchine del parco. Ma appena la nebbia si alza, accade una cosa fantastica: appare l'ampia insenatura della baia, e la statua della Libertà emerge inaspettata sul suo piedistallo. Se ci si gira con la schiena rivolta al mare, ci si rende conto che Manhattan, con la sua imponente presenza, è sempre stata lí, dietro le nostre spalle.

Statua della Libertà
   



LA METROPOLI DI TUTTI

Manhattan è l'unica grande città che io conosca a dare talvolta l'impressione di essere sull'orlo di un esaurimento nervoso collettivo. I suoi abitanti costituiscono la comunità piú nevrotica del mondo. Il ritmo frenetico, il rumore costante, le grida senza significato, il borbottio osceno, il passo strascicato: sono gesti e comportamenti tipici nell'isola. Intensamente perspicace, cinica, introversa, instancabile, ha la febbrile vivacità, alternata a momenti di profonda depressione, che a volte si accompagna all'insonnia, e a una forma esasperata di egocentrismo.
  
Manhattan Island
  


Poiché sono costretti su un'isola lunga 20 chilometri e larga quattro nel punto piú ampio, non c'è da meravigliarsi se gli abitanti di Manhattan si muovono incessantemente come forsennati. Nessun altro luogo al mondo è altrettanto sensibile ai cambiamenti delle mode, alle imposizioni dei critici, degli snob e degli arbitri del gusto. Manhattan vive di se stessa. Un'élite di personaggi molto in vista domina le cronache mondane e regna nei vari salotti; nei locali e nei ristoranti alla moda si vedono sempre le stesse facce.
Quando vi arrivo dal mio sperduto paese del nord est italiano, ho sempre la sensazione di essere “nel vento”. Dopo tutto, Manhattan è un simbolo del nostro tempo. È la metropoli di tutti. Non c'è nazione che non abbia dato qualcosa di sé a Manhattan, da un modo di dire a un tipo di pane. Qualche volta però si stenta a ricordare che è una delle città piú potenti della terra, e questo perché, per certi versi, è stranamente provinciale.
  
City Hall in Manhattan
  


Il New York Times è per metà un quotidiano attento ai grandi avvenimenti internazionali, e per metà bollettino di parrocchia che dà ampio spazio ai necrologi di personaggi localmente importanti e ai pettegolezzi vari.
Spesso sul volto della città passa come un brivido, la sensazione di un tremendo prodigio.
Una mattina lessi sul New York Times che una donna era stata attaccata, nei pressi di City Hall, da un'orda di grossi topi. Saltai immediatamente su un taxi per recarmi sul posto, ma Manhattan mi aveva battuto sul tempo. Sul luogo si era già radunata una piccola folla a contemplare con aria soddisfatta il terreno abbandonato e pieno di detriti da cui erano spuntati i topi. Un “newyorker”, un newyorchese, si era già autonominato esperto del luogo e stava indicando un altro grosso ratto, delle dimensioni di un coniglio, seduto con aria imbronciata in una trappola di fil di ferro messa fra i mucchi di immondizia. Che fine aveva fatto la vittima del massiccio attacco dei roditori?
Lo chiesi in giro: “Forse era un'originale, una svitata. È scappata urlando”.

Anch'io sarei fuggito urlando. Ma girato l'angolo, nel negozio di alimentari dove è possibile acquistare tutte le portate di un pranzo completo, si svolgeva la solita attività di sempre. Il vero newyorker è mitridatizzato contro ciò che è abominevole, infame e raccapricciante, suppongo, e forse è questa assuefazione che mi suggerisce l'immagine di anfiteatri pagani, dove donne e topi, come antichi gladiatori e bestie feroci, si affrontano per divertire gli dèi.


LO STILE DI MANHATTAN

Ma pur essendo Manhattan la quintessenza di una metropoli, i suoi crucci sono splendidamente a misura d'individuo. Le aspirazioni personali, nel bene come nel male, diventano inaspettatamente prioritarie sul resto. Nell'isola non ci sono molte industrie, e poche sono le fabbriche che scaricano nell'aria i loro fumi. Questa è una città con preoccupazioni piú complicate, una città di speculatori e pubblicitari, agenti e mediatori, selezionatori di personale e intermediari. Qui si accumulano fortune e si diventa famosi.
  
Manhattan Bridge
  


Il ritmo di New York è entrato nella leggenda, ma oggi, a mio avviso, è un'illusione. Gli uomini d'affari non lavorano né piú né meglio che in altre grandi città. Ma gli abitanti di New York passano tanto tempo a meditare sui loro fatti personali e ad analizzare se stessi che il lavoro viene necessariamente compresso in poco tempo, dando quindi un'immagine di frenesia. Il groviglio della vita coniugale e sentimentale a Manhattan ha conferito alla città il suo particolare sapore molto piú degli illeciti civili, delle quotazioni di borsa o delle polizze di carico.

Nell'isola confluisce tutto; ma è difficile che qualcosa ne esca, neppure per evaporazione. Un tempo era la porta aperta sul Nuovo Mondo, e ospitava profughi, avventurieri, idealisti e malviventi che venivano da ogni parte per salire su questa enorme zattera. Ora Manhattan ha abbandonato questa sua antica funzione di crogiolo di razze. In realtà, i vari gruppi etnici presenti nell'isola accentuano sempre piú i caratteri specifici delle diverse etnie.
  
Central Park
  


Manhattan ha vissuto il suo periodo di massimo splendore, penso, negli anni fra la Grande Crisi (1929), quando i poveri occuparono Central Park, e la fine della seconda guerra mondiale, quando i combattenti tornarono trionfanti come salvatori della libertà. In quegli anni questa piccola isola, nient'altro che un sogno fantastico per la maggioranza della gente nel resto del mondo, fu il simbolo della ripresa e del successo.
Manhattan era Fred Astaire e il grattacielo della Chrysler! La ricchezza in abiti dimessi, la libertà di parola! Il sindaco Fiorello La Guardia e le Rockettes! Erano quelli i giorni dolceamari dell'innocenza americana, prima che si instaurasse il senso di responsabilità.
  
Scultura al Rockefeller Center
  

Il Rockefeller Center rappresenta bene questo spirito. All'architetto Raymond Hood, uno dei progettisti della sua struttura centrale, l'edificio della RCA, un giorno qualcuno rammentò che era arrivato a Manhattan con il dichiarato proposito di diventare il piú grande architetto di New York. “E ci sono riuscito”... rispose Hood, guardando dalla finestra quella sua meravigliosa creatura che si stagliava alta e imponente nel cielo. Sontuosa aggressività, visione rivelatrice, sfacciato opportunismo, risorse illimitate: queste erano le caratteristiche del Rockefeller Center, e di Manhattan, durante gli inebrianti anni della costruzione.
  
Rockefeller Center Manhattan


CIRCO ALL'APERTO

Nella maggior parte delle città europee non esistono piú i quartieri degli artisti. A Manhattan invece la vita bohèmienne è ancora viva. In questa città di vie eleganti e caffè, è facile stabilire contatti umani, occasionali e platonici; nessun giovane artista si sente a lungo isolato e ignorato; nessuna ambizione sembra troppo irragionevole. Manhattan probabilmente ospita un buon numero di falsi artisti. Ma, nascosti nelle soffitte, in modeste pensioncine, in case ristrutturate, miriadi di veri artisti e artigiani lavorano sodo, incuranti delle varie tendenze artistiche e sprezzanti di ogni messinscena.
  
Washington Square
  


Mi piace la domenica mattina immaginare di guardare il circo all'aperto di Washington Square - da cui si passa per accedere al Greenwich Village - dove musicisti ambulanti e giocolieri fanno a gara per conquistarsi l'attenzione del pubblico accanto ad abilissimi lanciatori di frisbee, oratori improvvisati, giocatori di scacchi e vagabondi senza arte né parte.
   
Greenwich Village 
  


Contrariamente all'opinione corrente, qui vive molta gente seria e onesta. E dev'essere così, in una città che può vantare tanti successi. Qui ci sono poeti impegnati, attori bravi e quotati, musicisti che non si stancano mai di provare e riprovare. I suoi scrittori scrivono e riscrivono le loro opere, mai contenti di una stesura che continuano a limare. E forse ogni sera in questa sola città suona un maggior numero di buoni pianisti che in tutta l'Europa. La creatività qui non manca.


POTERE DEL FASCINO
  
World Trade Center 
  
Oggi Manhattan si sente forse un po' superata. La titanica città si è resa conto che in fondo non è vero che tutto è possibile. Quando in un ultimo sussulto di arroganza fu eretto il World Trade Center - i due grattacieli allora piú alti della terra, che una volta elettrizzavano il mondo oltre la baia - tutta Manhattan protestò per il cambiamento imposto al famoso profilo dei suoi tetti contro il cielo, ma oggi resta solo un ricordo di quei due pilastri pieni di sussiego.
Lievità, discrezione e perfino modestia sono i requisiti piú apprezzati oggi in architettura a Manhattan, dove non si accetta piú il colossale.
  
Hotel Hilton
   


Se la città ha perso la capacità di sorprendere, ha di certo acquistato il potere di affascinare. I centralinisti locali, un tempo considerati dei robot, si rivolgono all'utente con un cordiale “caro”. All'albergo Hilton, tempio per antonomasia dell'efficienza impersonale, c'è qualcuno nelle cucine che riconosce sempre la mia voce e mi manda la colazione in camera chiedendo notizie della mia famiglia friulana.
Naturalmente, a Manhattan e in tutta New York esistono fenomeni spaventosi. La violenza è una piaga gravissima, che condiziona la vita di centinaia di migliaia di persone e rende pericolosi interi quartieri. Basterebbe questo aneddoto.
Al filantropo ché aveva donato alla città una spettacolare fontana intermittente su un isolotto in mezzo all'East River, venne chiesto una volta come mai non si vedessero piú da tempo i fantastici zampilli alti come palazzi; la risposta fu che presumibilmente il getto era ormai ostruito dai cadaveri. E se questo episodio non bastasse, ecco qualche dato: a Manhattan si curano piú persone per morsi umani che per morsi di topi.
  
Ponte sul East River
  


Eppure, malgrado tutto, io rimango dell'idea che Manhattan - il cui solo nome evoca cose come aggressione a scopo di rapina, velocità nell'imparare, pressioni intollerabili, depravazione inaccettabile - con il passare degli anni è diventata veramente la metropoli piú genuinamente civile della terra. In questo posto, piú che altrove, l'uomo ha compiuto i maggiori progressi della sua storia...., a prescindere....
  
Panorama di Manhattan e parte di Ellis Island, New York, oltre l'East River a partire da circa  Roosevelt Island




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2 commenti:

Marianna S. ha detto...

qui ci sono stata...ciao Loris

Tizyana - Azzurraa ha detto...

Buona domenica :-)