martedì 6 dicembre 2011

ABBAZIA DI VALLOMBROSA - Casentino (Toscana - Tuscany)

Abbazia di Vallombrosa
   
L'abbazia di Vallombrosa è sita nell'omonima località a circa 13 km dal Reggello.
Vallombrosa si trova nel versante ovest del monte Secchieta, una delle vette più alte del Pratomagno, ed è collocata in una località mirabile nella celebre abetaia..., fu un illustre convento ed è oggi una delle più rinomate villeggiature estive della Toscana, ma è stata anche fino al 1988 una stazione di sport invernali, ora chiusa  lasciando la località senza possibilità di offrire alternative ai turisti nel periodo invernale.

Vallombrosa, già fittissima selvaggia foresta di faggi, castagni e abeti, fu scelta poco dopo il 1000 da Paolo e Guntelmo, frati del convento di Settimo, per condurvi vita eremitica. E qui verso il 1013 il fiorentino Giovanni Gualberto si rifugiò con un compagno nel luogo detto allora Acquabella, cui nel 1015 si estese il nome di Vallombrosa usato allora solo per indicare la selva, entro la quale Giovanni scoprì i due eremiti che l'avevano preceduto e con essi fondò quattro capanne di frasche e un piccolo oratorio, dove vissero sette anni, poi la famiglia monastica aumentò di numero e Giovanni fondò una chiesa in legname (consacrata nel 1037  o nel 1038), un ospedale e una foresteria.
  
San Giovanni Gualberto
  
Fu questo l'inizio dell'Ordine Vallombrosano, costituito verso il 1040 con una regola basata su quella benedettina e che prescriveva, oltre alle opere di pietà, il lavoro manuale. 
Nel 7054 o 1055 papa Vittore II riconobbe il nuovo Ordine e ne nominò generale il fondatore; il quale l'estese a tutta l'Italia, morì di 88 anni nel 1073 e fu canonizzato da Celestino III nel 1193. 
L'Ordine crebbe rapidamente e divenne potente per donazione e gli abati di Vallombrosa ebbero titolo di conti e, nel 1400, di marchesi di Monte Verdi e di Canneto. 
L'Ordine ebbe monaci preclari per religione, per sapere e per l'arte della miniatura.
  
L'interno della chiesa a croce latina ad una navata
   
Nel 1224-30 l'abate Benigno rifece l'oratorio, in pietra..., nel '400 l'abate Francesco Altoviti rifece il Convento..., nel 1480-1523 l'abate Biagio Milanesi da Firenze adornò la chiesa con la “Assunzione” del Perugino (ora alla Galleria degli Uffizi, dove, pure del Perugino, ci sono i ritratti del Milanesi e del monaco Baldassarre), arricchì di arredi la sagrestia, fece eseguire il reliquiario di San Giovanni Gualberto, ordinò a Benedetto da Rovezzano un sepolcro per San Giovanni, che non fu mai compiuto. 
In seguito, la chiesa fu adornata dalla tavola dei “Quattro Santi” (1.525) e dalla tavoletta dei “Due Angeli”, di Andrea del Sarto, e da terrecotte di Luca Della Robbia.
  
Luca della Robbia - Vergine con Bambino e santi
  


Nel 1530 i soldati di Carlo V depredarono il convento (distruggendo la biblioteca), che fu riparato sei anni dopo e raggiunse la maggiore floridezza al principio del XIX secolo..., ma nel 1808 i suoi beni furono incamerati e nel 1810 il convento fu soppresso. 
Ricostituito nel 1817, fu soppresso definitivamente nel 1866 (le opere d'arte vennero portate a Firenze), consentendo il Governo italiano che quattro monaci vi restassero per ufficiare la chiesa. 
Nel 1867-1913 il convento fu sede del Regio Istituto Superiore Forestale Nazionale (poi trasferito a Firenze, alle Cascine): ora vi si tengono dal luglio al settembre esercitazioni pratiche di silvicultura.
  
Facciata della Chiesa con portico - Guglielmo Rasi
  


Il convento è quasi tutto del '400, restaurato e ingrandito nel '500, riparato e compiuto nel '600 dall'architetto Gherardo Silvani. 
L'edificio, grandioso e dominato da alto campanile e torre, ha aspetto di castello ed è preceduto da piazzale cinto da alto muraglione. 
Passato l'ingresso della cinta, per una cordonata si sale alla porta principale con bel cancello in ferro battuto..., a sinistra, ammiriamo una “Annunciazione”..., bassorilievo del 1300 o del 1400, molto danneggiato, dopo la quale, attraversiamo un atrio che mette in un chiostrino, dove ci imbattiamo nella facciata della Chiesa, con portico, disegnata da Guglielmo Rasi (1644).
    
Battistero di San Paolo
  
L'interno è a croce latina ad una navata, rifatto nel'600. Unico avanzo della chiesa anteriore è il cornicione in pietra (1487) sotto la cantoria dell'organo. 
A sinistra dell'ingresso, c'è la cappella di San Paolo (ora Battistero), alla cui parete sinistra, ammiriamo “San Giovanni Gualberto” (che sarebbe poi il ritratto di Biagio Milanesi) in trono fra i Ss. Maddalena, Giovanni il Battista, Bernardo  e Caterina, raffigurati in una stupenda tavola di Raffaellin del Garbo. 
Quindi, alla parete della navata, ci sono due armadi delle reliquie e un portale del 1200, dell'antico campanile.
  
La Regina Ester davanti ad Assuero - Giuseppe Antonio Fabbrini


Nella volta della chiesa, i gustiamo la visione di “Ester alla presenza di Assuero” e, ai lati, “Cuor di Gesù e “Nome di Maria”, due affreschi di Giuseppe Antonio Fabbrini (1750)..., nella cupola notiamo una “Assunzione” dello stesso pittore(1780), e, pure del Fabbrini, nelle lunette, vediamo la “Carità, Religione, Speranza, Fede”. 
Nell'altare a sinistra della crociera, c'è la “Trinità”, di Lorenzo Lippi. In faccia, la Cappella di San Giovanni Gualberto, dalla forma barocca con marmi e con stucchi dorati (1695-1700), al cui altare, notiamo “Il Santo che prega sotto il faggio”, un quadro di Antonio Franchi, e, nella volta, “Il Santo presentato da Maria al trono di Dio”, di Alberto Gherardini. 
Dietro l'altare, c'è uno stupendo tabernaccolo in marmo contenente il reliquario del braccio del Santo, di Paolo Sogliani orafo fiorentino del 1500, con sei storie della vita e figure di Santi a smalto.
   
Coro ligneo di Francesco da Poggibonsi 

   
Nell'abside, bel coro ligneo intagliato e intarsiato, di Francesco da Poggibonsi (XVI secolo), restaurato nel 1900 circa. 
La cattedra abbaziale è più recente. Dietro all'altare maggiore, c'è una “Madonna col Bambino, i Ss. Giovanni Gualberto, Domenico e Caterina da Siena e i quindici misteri”, di Donato Mascagni..., alla parete la “Assunta” del Volterrano. 
In sagrestia o cappella di San Bernardo, ammiriamo “San Bernardo assalito dagli eretici”, di Luca Sabatelli.

Uscendo, si entra per la porta a destra in un cortile con una piccola fonte..., si sale una breve cordonata e si entra nel Chiostro principale: la seconda scala a destra porta all'antico quartiere dell'abate..., nell'angolo del portico si apre una porticina che immette nella cucina, dove c'è un notevole il camino, che ha la cappa a piramide esagonale alzata su pilastrini..., nel Refettorio, osserviamo la “Cena in Emaus”..., “Assunzione”..., e “Santi e beati dell'Ordine”, dipinti di Ignazio Hugford.
 Al piano superiore, c'è la Biblioteca, nella quale restano solo gli scaffali e la tavola intarsiata dal Moschini di Tosi. Vi è anche la “Donazione di Matilde di Canossa a San Bernardo”, una grande tela di Donato Mascagni.
  
Abbazia di Vallombrosa,  in alto il Paradisino
   


A poca distanza, su una roccia alta 1037 metri a nordest di Vallombrosa, c'è l'Eremo del Paradisino cui ci si può arrivare per due strade: a) costeggiando la sinistra del Torrente Vicano e traversando bellissimi prati..., b) partendo a destrta del villino Medici nella strada di Saltino, percorso migliore entro l'abetaia delle Filacce (un piccolo sentiero conduce al faggio di San Giovanni Gualberto, presso il quale il Santo avrebbe costruito la prima capanna), poi traversando il Vicano che forma cascata. 
Il Paradisino è un romitorio dell'XI  secolo formato di cellette isolate dove si ritiravano i monaci desiderosi di vita di penitenza..., venne ingrandito nel 1227 circa e murato..., ora è stato rifatto e trasformato in albergo. 
Ad ovest, dalla grande terrazza, possiamo gustarci un bellissimo panorama sulla foresta: Vallonbrosa, il Valdarno, il monte Senario, l'Incontro, Firenze e, nei giorni migliori, l'occhio arriva fino al mare tra Livorno e Portoferraio (ora migliore, verso il tramonto).
Cappella del Beato Migliore
  


Dal Paradisino, girando a sinistra, e scendendo per il vecchio sentiero, si arriva alla cappella del Beato Migliore, converso, ai piedi della rupe sulla quale questi morì in ginocchio (1158). 
Sulla strada che prosegue direttamente per il convento, ci imbattiamo nel “Masso di San Giovanni Gualberto”, che, secondo la leggenda, divenne molle e ricevette, conservandone l'impronta, il corpo del Santo salvandolo dal demonio che voleva precipitarlo nel burrone. 
Poco lontano, troviamo la cappella del Beato Torello, dove avvenne l'incontro di San Giovanni con gli eremiti Paolo e Guntelmo.
  
Panorama verso Firenze da Vallombrosa
   
Dal Paradisino si può fare in breve l'ascensione del monte Secchieta. 
Si prende un sentiero che presto si divide in due: quello di sinistra attraversa il Fosso dei Bruciati e conduce in 45 minuti alla vette..., l'altro, meno ripido ma più difficile a ritrovare (tenersi sempre lungo il Vicano senza traversarlo), in 50 minuti. 
Dalla vetta alta 1450 metri, ci gustiamo un panorama grandioso: a nord, il Falterona..., ad nordovest, il Cimone, il Libro Aperto, il Corno alle Scale..., a nordest e a est, Camàldoli, la Verna, il Casentino.
  

1 commento:

Anonimo ha detto...

o visto per la prima volta l abbazzia di vallonbrosa e sono rimasto affascinato da tanta bellezza non o potuto visitare l abbazzia perche non o avuto tempo in un orario tardivo vorrei tornare a visitarla con una quida sono venuto da vaiano spero di tornare con calma per visitarla meglio grazie