domenica 29 gennaio 2012

LA MADONNA DELLA SALUTE - AVILLA DI BUIA (UDINE)


     
LA MADONNA DEI FORNACIAI


La Madonna della Salute che veglia dall'Altar Maggiore della chiesa Parrocchiale di Avilla, la si avverte presto straniera, giacché languida e bionda, la Madonna dei Fornaciai nacque centotrenta anni fa sugli altipiani che corrono ad est di Monaco; su quegli stessi altipiani dove viveva e lavorava un gruppo di fornaciai buiesi sotto la guida del "Capuzat" Giacomo Ganzitti.*** 

*** Emigrare, allora, significava essere fornaciaio (lavoratore nelle fornaci per la produzione di laterizi). 
Nel 1870 nei dintorni di Monaco, si contavano circa 200 fornaci con operai prevalentemente friulani: i più numerosi e quotati erano quelli di Buia. 
Don Venier pievano di Buia, sul libro storico lascia scritto nel 1873... 
"Sono circa 50 anni che gli uomini di Buia hanno cominciato a girare per le Germanie onde procurarsi il vitto essendo che il territorio non dà da mangiare neppure la metà dell'anno". 
Verso il 1890 ben 1.800 buiesi (su circa 6.000 anime) emigravano annualmente. 
Nel 1912 il Console d'Italia Sandicchi affermava che in Baviera "non meno di 400 capi-fabbrica ("Capuzat") erano di Buia. 
Nel 1951 su 800 emigranti registrati all'Ufficio del Lavoro di Buia, 457 portano la qualifica di fornaciaio. 

Il "Capuzat" Giacomo Ganzitti, uomo singolare, autoritario ed orgoglioso come si addiceva a quei capoccia dalla catena d'oro; ma buon friulano, mai dimentico del suo borgo, né dal considerare gli uomini, assoggettati al suo comando, dei veri amici provenienti dalla sua stessa terra, con la casa tra il verde dei gelsi ed il nastro azzurro del fiume Ledra. 
Per questo, specie ai più giovani costantemente accudiva, anche se il suo tono permaneva burbero e la voce, roca, imperiosa. 
Dal momento che egli era stato tra i primi a varcare a piedi le montagne in cerca di fortuna e ben sapeva cosa voleva dire per un giovane arrivare nel Nord, dove, oltre l'inclemenza atmosferica, il lavoro non smetteva mai, per quanto fosse massacrante, ed insufficiente il nutrimento ed il riposo.*** 

*** Il lavoro si iniziava alle 3 del mattino e terminava alle 21. 
Durante il giorno una pausa per la colazione ed una a mezzogiorno. 
Cibo: polenta a volontà e formaggio limitato. 

 Avilla di Buja – Museo dei Mattoni e fornaciai 


    
A parecchi era riservato il destino del "Bintar"..., l'amaro destino di chi sciupava il frutto del proprio lavoro, abbruttendosi ogni domenica più, ormai dimentico della famiglia. 
E Jacun Stramp (Giacomo strambo... così era detto il Ganzitti, a causa del suo carattere) sapeva che portando via dalle loro case ad ogni stagione le leve nuove dei giovani, non poteva sottrarsi alla fiducia che quelle madri in lui riponevano, seppure alle loro preghiere si schernisse adducendo che non era lui lo stinco di santo adatto a vigilare sulla probità dei loro cari. 
Lui garantiva il lavoro, ma che per il resto si occupasse la Madonna. 
Ci sarà una Madonna anche per i fornaciai! 
Le umili donne di quel tempo annuivano meste e tremava loro un po' la mano nel ritirare il primo acconto mentre gli consegnavano il figlio. 
Nonostante Giacomo si provasse ad insistere, esse, ogni stagione più si chiudevano perplesse nel considerargli che magari fosse esistita davvero la Madonna di cui si diceva, quella alla quale sarebbe stato forse più facile confidare che il figlio non si ricordava più della casa, e che l'uomo era malato. 
Per Jacun Stramp, dovette crearsi un problema che non sappiamo se più dettato dalla sua fede o dalla coscienza del buon friulano o piuttosto dall'ansia del "Capuzat" ingaggia-uomini, tesa ora ad una questione di dettaglio: la Madonna dei Fornaciai. 
Certo si è che da allora accadde un fatto singolare sull'altipiano vicino a Monaco, tra quegli uomini che si diedero a risparmiare la pinta di birra pur di disporre del necessario e richiamare lassù lo scultore tedesco Josek Knabel che modellasse nella creta l'opera voluta e cuocerla di nascosto tra i mattoni; pur di possedere i marchi richiesti dal decoratore che doveva concludere la nascita della Madonna dai capelli biondi e dal colorito chiaro di fanciulla nordica (la statua misura 1,55 metri di altezza.
  
Avilla di Buja – Museo dei Mattoni e fornaciai 


    
Quella stagione (novembre 1875), ritornarono in fretta spinti l'un l'altro a cagione della statua della protettrice che portavano con loro e dovettero riconoscere un buon auspicio nel fatto che già alla stazione di Artegna (Udine) fosse ad attenderli una schiera di amici e parenti attorno ad un carro bardato a festa. 
Come di buon auspicio riconobbero presto la devozione delle madri che accorrevano in preghiera sotto il portico, dove la Madonna era stata provvisoriamente relegata. 
Parve quindi giunto il momento per esprimere il loro desiderio al Pievano don Pietro Venier, che stranamente, non aveva dimostrato per la faccenda tutto quell'interesse che sarebbe dovuto da attendersi, e capeggiati dal Ganzitti e da Sebastiano Rottaro, si presentarono un pomeriggio in canonica a riferire che sia loro che le proprie donne avrebbero tanto desiderato vedere la statua della protettrice sull'Altare Maggiore della chiesa Parrocchiale. 
Il pievano dovette tossire in quel momento, rauco e congestionato come gli succedeva allorché era costretto a partecipare a qualche malanuova. 
Giacché tossendo affermò che era inadeguato pretendere questo, che lui li conosceva ad uno ad uno e buona parte fin da bimbi, ma che davvero quest'oggi non li riconosceva più. 
Paterno, si diede a dipanare la trafila delle norme, spiegando che sarebbe stato illogico superarle d'un balzo per collocare su un Altare proprio una Madonna fabbricata da fornaciai. 
Non negava la buona intenzione, né tanto meno gli sforzi che era costata, anzi proprio per questo era pronto a sollevare su di essi la mano benedicente, ma in quanto a Madonne nuove..... 
  
Vecchia foto della fornace di Crauglio


   
La Madonna bionda rimase per un anno sotto il portico; in una attesa tuttavia che non per questo si mantenne scevra di burrasche, tanto che i fornaciai sul finire dell'inverno, quando dovevano ripartire, inviarono una specie di ultimatum al Monsignore e alle sue norme, precisandogli che sarebbero ritornati per l'autunno e per allora la Madonna avrebbe già dovuto trovarsi al suo posto, sull'Altare Maggiore; essi l'avrebbero chiamata... Madonna della Salute.*** 

*** Il 9 febbraio 1876 il Pievano don Venier domanda alla Curia la facoltà di benedire una statua rappresentante la Beata Vergine alla quale gli abitanti "del Borgo di Villa bramavano dare il titolo di Madonna della Salute". 
Ciò che gli viene concesso con il decreto n. 209 del 2-3-1876. 

E così centotrenta anni or sono (nota storica del Pievano don Venier: "1876 - li 21 novembre fu inaugurata la Statua della Madonna della Salute nella Chiesa di Avilla"), in una giornata d'autunno, la Madonna compì finalmente il passo oltre la soglia della chiesa, che, come ritenevano i fornaciai di quel tempo, non poteva essere che la sua unica casa trovandosi essa al centro di tutte le altre del nostro Friuli dove c'è ancora un padre e un figlio costretti, come un secolo fa, a raggiungere le fornaci sugli altopiani di Monaco. 
Da allora gli emigrati, ed in modo particolare i fornaciai, circondano di un culto devoto la Madonna della Salute, loro patrona.
  
Avilla di Buja (UD)






    
Questa pagina la dedico al mio povero padre...fornaciaio... , ..mandi papà...



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