lunedì 23 gennaio 2012

LA TOSCANA NELLE SCULTURE DI NICOLA PISANO (Tuscany in the sculptures of Nicola Pisano)

Battistero di San Giovanni (Pisa)
        
Il precursore che intende il sogno dell'antico di Federico II, e che patrocina, nel secolo XIII, la causa del Rinascimento, innalzandosi dall'impotenza convenzionale del romanico all'austerità dei modelli classici, ha l'origine e la formazione molto contrastate. 
Pugliese o pisano lo dicono i documenti, e se la critica ne rintraccia le analogie nelle sculture di Castel del Monte e del Museo Campano, non sa né affermare che la preparazione gotica meridionale abbia ispirato il nuovo stile, né che il campo ristretto delle antichità di Pisa abbia suscitato un così fervido classicismo. 
Il Vasari crede all'influsso dei 'greci', che scolpirono nel Battistero pisano, e dei sarcofagi antichi, rimasti nella stessa città..., Nicola Pisano, tuttavia, conobbe l'arte francese, non corrotta dalle leziosaggini calligrafiche del gotico - né indifferente ai consigli dell'antico - e soffusa di una tenerezza ideale. Se ne valse per mitigare la sua forza ed il suo bisogno di libertà, ma come e dove imparasse, si ignora..., nato attorno al 1220, muore forse nel 1278. 
    
Pulpito del Battistero di Pisa
   
L'esordio della sua eccezionale attività artistica é il pergamo del Battistero di Pisa, ultimato con aiuti nel 1260. Pochi anni prima (1216), Guido da Como ha finito il fonte battesimale dello stesso edificio, ma il maestro non ne stima le forme invecchiate, e nell'organismo architettonico e decorativo da lui concepito si manifesta una sintesi imprevista ed originale. 
Delle sei colonne, che reggono gli archi trilobi dell'edicola a pianta esagonale, tre si appoggiano alla schiena dei leoni, mossi fra le basi nelle altre: il plinto della settima, la quale sorge nel centro, è adorno di tre figure sedute e di tre mostri. I fasci tristili, che dividono gli specchi, sono come sorretti da piccole statue, ai cui lati si stendono - nei triangoli curvilinei degli archi - altre allegorie.
  
Natività e Adorazione dei Re Magi - Battistero di Pisa


   
I cinque rilievi maggiori (Natività..., Adorazione dei Re Magi..., Presentazione al Tempio..., Crocifissione..., e Giudizio Universale) eguagliano la grandezza del tema religioso con una plasticità potente e con una estetica nuova, che sa ricavare effetti cromatici dalla sapienza della fattura. 
L'imitazione dei classici, che si riflette nei modi gravi del comporre e nei particolari, serve a comprendere meglio il vero, ed è perciò che la copia della Fedra nel sarcofago della contessa Beatrice si ritrova nell'Adorazione ("da la gloria di Fedra esce Maria", canta il Carducci), il Bacco indiano di un vaso neoattico del Camposanto nella Presentazione ed altri spunti in altri riquadri, senza che il creatore scemi l'individualità profonda del suo spirito e l'accento sereno dell'esposizione. 
  
Adorazione dei Magi - Battistero di Pisa

  
La "Natività", a cui si collega con bella licenza iconografica la "Annunciazione", e "L'adorazione dei Magi" sono capolavori di pensiero e di vita vivente, cui il preconcetto narrativo dei romani non offre che un vago senso di ordine nei personaggi e l'angustia dei piani dove non si libera con l'impetuosa varietà anatomica e con l'impaurito raccoglimento lo scolare che altera il concetto del maestro nelle sproporzioni, nelle contorsioni e negli sforzati allineamenti del "Giudizio Universale". 
Nicola Pisano stampa la propria purezza in figurazioni così animate ed umane, che l'arte non gli si nega mai, e quindi è necessità togliergli una congerie di lavori nei quali alcuni allievi, forniti di scarse doti, eseguirono i suoi incarichi, o diretti da lui o abbandonati a se stessi. 
   
Duomo di Pistoia


   
Con i consigli del maestro si ripristina, nel 1272, l'altare del Duomo di Pistoia, e nelle sculture del San Martino a Lucca (Natività..., Adorazione dei Magi..., Deposizione dalla Croce) la scuola si fa eco dei motivi del pulpito di Pisa e li combina con stanchezza piatta e manieristica. 
   
Chiesa di San Domenico a Bologna -  Arca di San Domenico
   
Probabilmente spetta a fra Guglielmo, collaboratore di Nicola Pisano, la cassa marmorea di San Domenico (1264-1267) nel tempio omonimo di Bologna..., le storie del Santo e le pingui figure, condotte con pratica lenta e incerta, senza nerbo né schiettezza espressiva, danno a conoscere, attraverso le proprie lisce imperfezioni, il passaggio allo stile esemplare e serrato del pulpito di Siena, per il quale si fa l'accordo nel 1265, nominando gli aiuti del maestro, Arnolfo da Firenze..., Donato..., Lapo di Ricevuto..., e suo figlio Giovanni. 
La collaborazione durò un quadriennio, e fu così armonica negli intendimenti plastici, che soltanto dove la tecnica è meno ferma e l'espressione più semplice si può avvertire la diversa perizia degli scalpelli. La curiosità inestinguibile del mondo classico sospinge il Pisano a gustare perfino le finezze dei vecchi avori..., lo schema consta di otto facce, ed i fasci tristili, che dividono i riquadri nel pergamo di Pisa, sono sostituiti da figure dove l'elemento architettonico subisce una forte riduzione. Con l'effetto decorativo progrediscono l'efficacia ed il sentimento delle narrazioni.
  
Duomo di San Martino - Lucca

    

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GIOVANNI PISANO - Vita e opere




1 commento:

TheSweetColours ha detto...

esauriente al massimo... come di solito...