venerdì 27 gennaio 2012

L'ADIGE, dal passo Resia al mare Adriatico


Passo Resia - Val Venosta - Panorama


    
Come il sangue o la linfa è l'elemento indispensabile alla vita del corpo animale e lo pervade e nutre, raggiungendone le estreme capillarità, così è l'acqua l'elemento necessario per ogni manifestazione di vita sulla terra e per la sua fecondità.
La funzione delle arterie e delle vene rispetto al sangue è uguale a quella dei fiumi, dei torrenti, dei ruscelli e dei canali rispetto all'acqua. Sangue ed acqua compiono una circolazione, un giro, completo, ma in modo diverso, purificandosi e arricchendosi di preziose sostanze nutritive e vitali.
Il sangue, viaggiando sotto l'impulso del cuore, entro canali perfettamente chiusi, non teme salite o discese; l'acqua invece viaggiando in canali aperti conosce solo discese e per completare il suo giro perenne, cambia stato; da liquida diventa gassosa e anche solida; rimonta le cime più alte dei monti e ricade sotto forma di pioggia, di grandine, o di neve e continua e completa instancabilmente il suo corso sempre rinnovantesi.
Se sfoglio l'Atlante geografico e osservo le sue carte, mi sento attratto dalle venature azzurre dei corsi d'acqua, che si diramano in tutte le direzioni. Si dividono e si uniscono, formando strani disegni, tutti diversi uno dall'altro. Vedo soltanto linee azzurre tortuose e serpeggianti, ma mi sembra di udire la voce di tutti i fiumi, di tutti i torrenti, il mormorio di tutte le onde e mi pare che tutti abbiano una loro storia e continuino a raccontarla da secoli, col loro linguaggio misterioso, alle rocce montane, tra cui scorrono e scendono impetuosi e spumeggianti, alle borgate e alle città che attraversano, al mare che li accoglie alla fine del loro corso.
  
Sluderno - Castel Coira
      
Qualche estate fa ero in villeggiatura in Val Venosta, a Sluderno, poco lontano dal Passo di Resia, a circa 23 chilometri, e ogni giorno facevo lunghe passeggiate divertentissime sulle montagne che costeggiano la vallata. 
Un giorno stavo arrampicandomi su per il costone scosceso del Vatles (m. 2564) e mi posi a sedere, per riposarmi. Ai miei piedi scorreva rumoreggiando, l'Adige, che si snodava, esile e snello, sul suo letto tortuoso e irto di macigni a fondo valle. 
Il panorama vasto, vario e incantevole, era veramente suggestivo in quell'ora mattuttina. Erano le sette; il sole, già alto nel cielo azzurro e terso, ravvivava l'immensa vallata verde di prati erbosi e di boschi di conifere e si specchiava nelle acque mutevoli del fiume.
Mi parve scendere giù, adagiarmi sulla riva tra il verde dei cespugli e il profumo delle erbe dei fiori alpestri, baciati dalle sue acque fresche e limpide, udire la sua voce antica e sempre nuova, che si esprimeva con un mormorio sommesso, perdentesi lontano nella carezza del vento.
   
La vera sorgente dell'Adige, in un bunker dello Sbarramento Passo Resia
    
“Vedi, come corro?”... mi diceva..., sono giovane snello, pieno di vita e di forza, ho una gran voglia di galoppare fra ciottoli e macigni; la mia esuberante giovinezza ha bisogno di correre, di dare libero sfogo alle sue recondite energie. Appena nato, presso il Passo Resia (Reschenpass) nella Alta Val Venosta (Obervinschgau), sui monti bianchi di neve, che continuamente si sciolgono al bacio del sole, mi volevano imbrigliare e fermare in una bella conca di zaffiro, ornato di vivo smeraldo, il Lago di Resia, ma io presto lo riempii e, traboccando, fuggii.
  
Lago di Resia (Reschensee in tedesco) Val Venosta a 1.498 m -  Curon Venosta (BZ)


    
Poco dopo, ecco un'altra bella conca accogliente, il Lago di Mezzo, stretto fra le radici possenti di Cima Undici (m. 2925)- e Cima Dentrovalle (m.3143), ma irruente superai lo sbarramento. Fatti pochi passi, nuovo tranello, il Lago della Muta, ma io sono chiacchierone e con i muti non vado d'accordo. Con un deciso atto di prepotenza rovesciai ogni barriera; e ora, eccomi vittorioso a seguire il corso, che natura benigna mi ha tracciato!
  
Cima Undici


    
Lago della Muta

    
Sono impaziente di raggiungere la mia meta, l'Adriatico, per ritornare poi trionfante sull'ali dei venti alle mie montagne, per iniziare di nuovo la mia corsa secolare, anzi millenaria. Piccoli villaggi, borgatelle graziose, paesi e città mi aspettano ansiosi. 
Mi aspettano floride massaie dalle gote rosee e dalle braccia possenti, con le loro ceste colme di panni; mi aspettano frotte di bambini paffuti e rubicondi desiderosi di trastullarsi con le mie acque. 
Mi aspettano le immense ruote dei mulini, impazienti di trasformare il grano biondo in candida farina; mi aspettano le possenti turbine delle centrali elettriche, che, mercè il mio lavoro, possono illuminare la notte e fornire carbone bianco alle molteplici industrie, fonti di ricchezza e di benessere agli uomini.
   
Castello di Merano


     
Trento - Piazza del Duomo
    
L'Adige a Verona 
     
Mi aspettano la bella Merano, la pugnace Trento, la vecchia e turrita Verona e i suoi infelici amanti, Giulietta e Romeo, ansiosi di confondere i loro sospiri e i loro lamenti col placido gorgogliare delle mie onde. 
M'aspetta l'ubertosa pianura veneta, con le sue città ricche di storia e le sue campagne feconde, avide del dolce ristoro delle mie acque fresche e vivificanti.
M'aspetta l'Adriatico, verde come le pendici delle mie montagne natie, pronto a ricacciarmi lassù, per ricominciare la mia nuova vita e la mia nuova corsa..., il mare m'aspetta presso Sant'Anna di Chioggia, più precisamente ad Isola Verde una località di Chioggia.
Lungo il mio viaggio mormoro sommesso, ..ehi!... sono lungo circa 410 km  e sono il secondo fiume italiano dopo il Po, orpo!, e lambisco trepido le rive erbose e profumate, accarezzo i fili d'erba e i fiori, che chinano il capo al mio passaggio, perché sono il compagno fedele e benefico della loro breve esistenza.
Sorrido al sole che mi bacia e riflette e rifrange i suoi raggi nello specchio terso delle mie acque.
Per via accolgo benevolo tanti e tanti altri compagni, grandi e piccoli, desiderosi di percorrere il lungo cammino insieme con me e di raccontarmi la loro storia e di udire la mia. Così, passo passo, mi vado ingrossando, allargando, per fare posto a tutti, appesantendomi e rallentando il mio impeto e la mia corsa, finché, calmo e maestoso, faccio il mio ingresso nel mare”.
  
... e l'Adige va a dormire...


    
Mi riscossi dal sogno e fresco e leggero ripresi il cammino sul sentiero ripido e sassoso, che si snodava tra i pini adagiati sull'aspro pendio della montagna.

3 commenti:

Marianna S. ha detto...

bravissimo...sei un poeta....

Soffio ha detto...

luoghi che avvicinano all'anima

sergio celle ha detto...

...una prosa poetica che mi ha tenuto sospeso col fiato fino a raggiungere il mio mare..grazie Loris...un viaggio come un volo di gabbiano..