martedì 31 gennaio 2012

MADONNA DEL SASSO - Invillino di Villa Santina (Carnia - Friuli)



   
ANTICA CHIESA DELLA CARNIA

Tra le innumeri chiese che s'incontrano per le strade della Carnia quella della Madonna del Sasso è senza dubbio una delle più antiche e suggestive. Sorge a circa metà strada fra gli abitati di Caneva di Tolmezzo e di Invillino di Villa Santina, vicina ai dirupi della Vinadia, in una macchia di pini che disgraziatamente va sempre più diradandosi.
La parte più antica della chiesa si può farla risalire al 1300. E' stato anche detto che l'attuale costruzione abbia preso il posto di altra chiesa situata su un macigno, nel mezzo del letto del Tagliamento, che le piene furenti del fiume avrebbero spazzato via. Si dice ancora che la chiesa sia il residuo di un antico convento o romitaggio. Nè si può escludere che sul posto esistesse almeno una delle tante 'stazioni' richieste dal movimento carrareccio del tempo. Tali supposizioni possono essere suffragate dal fatto di aver scoperto sul posto, oltre un secolo fa, due file parallele di scheletri, assieme a daghe, monete di bronzo e rame, cocci di vasi antichi.
  


   
L'attuale corpo principale del monumento fu eretto fra il 1511 e il 1545. Prova ne fanno le date del 18 luglio 1511 e 1522 riportate attualmente anche sulle volte arcuate. L'anniversario della Consacrazione della chiesa cade nella festa della Madonna della Neve, come appare dalla Bolla di Consacrazione del 5 agosto 1525. La data del 1632, pure visibile nell'interno, probabilmente segna l'epoca di un primo restauro.
Anticamente la chiesetta doveva avere l'atrio volto verso il Tagliamento e il maestoso Monte Verzegnis, sul limitare della vecchia strada carrozzabile. Ma per effetto delle inesorabili erosioni prodotte dalle piene del fiume, le cui acque sono giunte ormai a pochi metri dalla soglia della chiesa, verso il 1840, la carrozzabile è stata deviata poco oltre, con il conseguente spostamento, al posto attuale, del caratteristico e raccolto atrio. Ma anche tale tracciato doveva essere abbandonato nel 1884, in seguito alla costruzione dell'attuale strada, mentre fra questi due tronchi s'inseriva successivamente la linea ferroviaria Carnia - Villa Santina, della Società Veneta. 
D'allora la Madonna del Sasso viveva fino a ieri in piena solitudine.
    
    
L'esterno della chiesa reca ancora tracce di antichi affreschi e decorazioni e conserva le sagome delle originarie aperture. 
Sulla facciata principale dell'oratorio trova posto una finestra, con robusta inferriata sorretta da due colonnine in marmo di semplice fattura sul cui architrave spicca il seguente devoto richiamo per il viandante: VIRGINIS HEC PETRA - HIC REDDAS TUA VOTA VIATOR. 
Il soprastante campaniletto a vela, da tempo muto, dona alla chiesa la caratteristica linea abituale a quasi tutte le chiesette della Carnia e della piana friulana, e si fonde meravigliosamente con le finestre ogivali della facciata rivolta ad oriente.
Nell'interno si osserva che l'oratorio più antico poggia su un enorme macigno. Qui vi è sistemato un bell'altare in marmo, con colonne e fasce rinascimentali successivamente dipinte con pessimo gusto, sulla cui sommità appare l'invocazione: CASTA ROSA - LUCIS SPECULUM. E' appunto nella cavità di questo altare che fino a dieci anni fa figurava il preziosissimo affresco su pietra viva di Gian Francesco da Tolmezzo. Tale affresco è così descritto in un documento del 19 novembre 1602: 

“... immago B. Mariae Virginis est depicta in quodam saxo vivo tenens Puerum Christum, et apud eam est immago St. Joannis Evangelistae”.
  
Madonna del Sasso - Affresco di Gian Francesco da Tolmezzo
(Distrutto nell'ultima guerra)
  
Nella parte più alta e relativamente più recente del monumento figura un altro altare pure in pietra, parimenti dipinto, con l'immagine di Cristo con la Croce fra due Santi, opera accertata di Giovanni Antonio da Carona, meglio conosciuto come il Pilacorte, dell'inizio del XVI secolo. Questo altare, in occasione dei restauri compiuti nel 1949, e recentemente nel 2011, con tanta sensibilità artistica da parte della Soprintendenza ai Monumenti, è stato spostato e ricollocato nella originaria posizione. In tale circostanza venne pure riaperta l'originale porta ogivale, sotto il rustico rosone in tufo, a completamento della facciata sul versante del fluire Tagliamento.
La Chiesa della Madonna del Sasso godeva in antico di rendite proprie e poteva così avere propri mansionari. Da un manoscritto esistente nella parrocchiale di Invillino risulta che la chiesa possedeva 45 appezzamenti di terreno dati in affitto.
Per antichissima consuetudine nella chiesa della Madonna del Sasso si celebrava la S. Messa in tutti i giorni festivi dell'anno da parte di un mansionario. Non si trovano documenti per chiarire come fosse introdotta tale consuetudine. Da documenti del 15 febbraio 1831 si legge in proposito: 

“Ritiensi per tradizione che fosse introdotta, onde servisse di Messa prima a commodo anche di quei di Verzeanis, allorchè questi formavano una sola Parrocchia con Invillino. Fu poi continuata anche dopo che Verzegnis fu eretta in parrocchia”. 
  


     
Da questa data, in seguito a convenzione scritta, da parte dei rappresentanti le popolazioni di Villa Santina ed Invillino, cessa però l'antichissima consuetudine, particolarmente per effetto della distanza in cui trovasi la chiesa rispetto agli abitati di Verzegnis ed Invillino.
Attualmente la chiesa è officiata nelle ricorrenze dell'Annunciazione e della Visitazione della Vergine, il 2 luglio. In occasione di quest'ultima festività si svolgono i pellegrinaggi per antico voto delle terre di Avaglio, Trava, Lauco, delle Pievi di S. Maria oltre Bút e S. Floriano di Illegio. In tale giorno ha luogo anche la festa delle ciliegie, tanto che si usa ancora promettere ai bambini: “se tu saras bon, ti comprarai las ciriesies a Madone dal Clap” (Se sarai buono, ti comprerò le ciliegie alla Madonna del Sasso).

La chiesa è stata squassata dai frequenti terremoti che funestarono la zona, particolarmente da quello del marzo 1928. Ma maggiori danni doveva subire nell'anno 1944 per effetto della invasione delle orde cosacche al seguito delle truppe tedesche, le quali saccheggiarono la chiesa, abbattendo addirittura le statue dell'altare in pietra del Pilacorte e distruggendo la pietra con il prezioso affresco della Vergine di Gian Francesco da Tolmezzo.
   
Il campanile della chiesetta della Madonna del Sasso


     
La chiesa vive ora quasi in piena solitudine. Anche il campaniletto è muto da molto, anche se nel 2011 ha fatto risentire i suoi rintocchi grazie alla celebrazione della messa per il restauro della chiesetta a Vinadia di Invillino, che sarà così riaperta al culto delle popolazioni circostanti, per le quali da sempre è stata punto di incontro e luogo di devozione.
Nel 1762  viene ricordata una spesa per la sostituzione delle corde delle due campane.
Si dice che i piccoli bronzi siano stati trafugati per opera di quelle bande ladresche che in lontani tempi spesso saccheggiavano anche i luoghi sacri.
Ma la silente e artistica chiesetta è tuttora motivo di richiamo spirituale a molti ed è amata particolarmente dagli artisti che usano riprodurla sulle loro tele, sui loro intarsi, colglierla nelle loro negative. Del pari in essa sono stati celebrati fausti e romantici riti nuziali. Un innamorato di eccezione fu il pittore Giuseppe Muner da Caneva di Tolmezzo. Dello stesso artista sono le impressioni inedite qui sotto riprodotte che completano queste brevi note.
  
Madonna del Sasso - Studio di G. Muner
     
Madonna del Sasso - Disegno di G. Muner

1 commento:

Soffio ha detto...

I suoi anni li porta bene!!!