domenica 22 gennaio 2012

CASTELLO DI UDINE (Castle of Udine)

Piazzale del Castello di Udine

   
 SALITA AL CASTELLO DI UDINE

Facile e invitante, il colle di Udine sorge - si può dire - dalle vie e dai tetti, nel cuore della città. 
Con uno strappo solo porta dall'angustia urbana delle strade antiche, delle case pigiate e dei portici, ad una spaziatura di cielo e di orizzonti che richiamano alla mente il mare o addirittura l'alta montagna. 
Con grande semplicità esso esprime in sè un'armonia di aspetti architettonici e naturali quale non si saprebbe immaginar migliore. 
Senza dire poi del suo magico potere di riposanza, che adagia in serenità, che placa e non insonnolisce: per chi ne abbia bisogno, si potrebbe chiedere di più ad un modesto colle di città provinciale?
  
Ingresso alla salita del Castello di Udine
  
Varcato il cancello, sotto il nobile arco palladiano, subito si prospetta un bivio di salite tale da tradire il temperamento di chi deve scegliere.
L'impulsivo, il focoso, tirerà diritto per l'erta scalinata di pietra dura, a rampe ripidissime: in un battibaleno sarà al sommo, sul piazzale, e fa nulla se gli picchierà il cuore, se avrà il fiato grosso. 
Altri, più riflessivo, diciamo pure più saggio, si avvierà a destra, senza fretta, su per la quattrocentesca salita coperta che fiancheggia la carrozzabile.
  
Salita al Castello di Udine
   
Ho l'impressione che storici e guide l'abbiano ingiustamente trascurata questa mirabile salita al Castello. 
C'è intorno troppa bellezza, tanto più appariscente, perchè le potesse venire concessa l'attenzione che si meritava. 
Eppure non si saprebbe pensare, per l'uso che se ne fa, ad una costruzione più di questa armoniosa e intelligente. 
I quattro porticati a piani dolcemente ascendenti e brevi rampe, aperti contro il colle da un delicato disegno di svelte colonnine e archi ogivali, e sotto il caldo ammattonato in taglio, ci portano su con pigra mollezza, tanto da farci dimenticare che ascendere costa sempre fatica.
  
L'angelo del Castello Udine


   
Se ci accompagna qualcuno, il nostro conversare non soffre gli inceppamenti del fiato mozzo; se siamo soli, il fluir del pensiero si adagia ubbidiente al facile ritmo del nostro passo, senza sforzo, calmo. 
Ci par di scorgere qualcosa d'ironico, quasi uno spunto polemico, in questi mattoni, colonnine e archi di cinque secoli fa: si pensa agli ascensori, alle teleferiche, alle funicolari, ai mezzi meccanici d'ogni specie che oggi consentono di salire (ingabbiati) con grande sveltezza. 

« Perché tanta fretta? 

Sembra chiedere il saggio architetto quattrocentesco... 

« Non corre abbastanza svelto il tuo tempo mortale, perchè debba metterti a correre anche tu? 
Se hai da superare un dislivello, puoi farlo da te, a piacer tuo e senza affanno: arriverai lo stesso, quel che conta è di giungervi col cuore tranquillo e le gambe leggere. 
Apposta ti ho costruita questa salitina così garbata: vedi di farne buon uso ». 

Così ci tocca imparare una cosa nuovissima: che anche una salita può riuscir riposante. 
  
Udine - Piazza della Libertà con la Torre dell'Orologio, e sullo sfondo il Castello


     
Sul parapetto del piazzale, la già dimenticata città non sa riprender quota nella nostra considerazione: una schiacciata bigia di tetti, avvilita dal troppo cielo, dal troppo spazio; qualche più ragguardevole mole e qualche campanile forano l'uniforme piattezza nel disperato tentativo di uscirne: ma è presunzione vana. 
La città è oramai sotto di noi: non ci assorbe più, non ci imprime inquietudine. 
Lo slargarsi dell'orizzonte a perdita d'occhio insinua nell'animo un bisogno di ampiezza, una coscienza dei valori in funzione della loro immensità. 
Supina al sole, la pianura ci appare importante, e il non scoprirle un limite a meridione accresce quella importanza e le dà fascino: è comunque una entità da opporre al prevalere del cielo. 
Così le montagne: nelle giornate serene la cerchia delle Alpi si arcua dalle Dolomiti alle Giulie, imminente e varia; e se la pianura esprime una forza rassegnata, i monti la esprimono aggressiva, ricca d'impeto, sebbene anche essa inadeguata a esprimere la ferma pacatezza sovrastante.
  


   
L'animo nostro, avviato alla quiete meditativa fin dall'inizio della salita, quassù si abbandona a suo agio, pigro e immemore. 
Le ansie e i malumori si comprimono in limiti anche minori di quanto realmente non abbiano. 
S'impicciolisce l'importanza stessa del vivere, nelle sue proporzioni consuete; e appare assurda l'ineluttabilità del soffrire. 
Moti riflessi della immensità che abbiamo davanti; nel crudo gioco prospettico dei raffronti il nostro valore umano esce frantumato: come l'appiattita città che ci sta sotto, siamo anche noi una ben povera cosa. 
Soltanto il nostro spirito, nella sua sostanza intaccabile, libero per poco da ogni quotidiano gravame, continua a dondolarsi beato e pago, su di un invisibile filo. 
Battendo di traverso, il sole ripete sul caldo ammattonato il bel disegno delle colonnine e degli archi: si scende bene, adesso, come bene si era saliti: il nostro passo, fattosi fiducioso e franco, risente del beneficio goduto lassù. 
E la città ci riprende col suo flusso di sempre, immutabile.
  
Udine - Piazza della Libertà, e sullo sfondo il Castello

3 commenti:

TheSweetColours ha detto...

Grazie per farmi ricordare tutti i posti che devo visitare!

Soffio ha detto...

Mai stato a Udine, quindi le tue foto sono ancor più gradite

stella dell 'est ha detto...

Bel post su Udine,dove ho abitato per trent'anni.Mandi!!!