martedì 24 gennaio 2012

ZARA - (Zadar, Jadera - Croazia)


Panorama di Zara - Zadar

     
La via d'accesso più frequentata è la traversata del mar Adriatico da Ancona.
Si parte dal Molo Wojtyla: bellissima vista scenografica della città distesa ad anfiteatro dal Guasco all'Astagno e saliente dall'Arco di Traiano al Duomo e al Faro. Usciti dal porto si mette la prua a nordest; scompare rapidamente la città dietro il Guasco di cui si vede il  versante nord con bianchi strati di calcare. Ancora per poco si continua a vedere il Duomo; con bel tempo appaiono lo vette appenniniche, poi emerge il Conero col semaforo, che scompare ultimo dopo un paio d'ore di navigazione. Passate qualche  ore di navigazione, appaiono a prua e un poco a destra le vette dell'Isola Lunga (Dugi Otok), di cui si delinea rapidamente il profilo e, un poco a sinistra, l'Isola Melada (Molat).
  
Isola Lunga (Dugi Otok)


     
Ben presto, dall'Isola Lunga si vede avanzare la penisoletta delle Punte Bianche con un alto bianco faro. Ora son ben visibili entrambe le isole con la base di calcare bianco e roseo presso il battente delle onde e il rivestimento di macchia: rare le abitazioni; solo un villaggetto sulla riva di un golfo che forma l'Isola Melada (Otok Molat).
  
Isola Melada (Otok Molat)


     
Il traghetto entra nel canale fra le due isole, tenendosi più vicino alla Melada per evitare isolotti tondeggianti rivestititi di macchia, che restringono il canale a sinistra: passano da quel lato altre due isole, con qualche vista lontana, poi l'Isola Sestrugno, mentre di fronte appaiono nell'azzurra lontananza e apparentemente più alti della realtà, i Monti Velebiti, come una barriera continua di rocce, nevosi nell'inverno e nella primavera e che culminano nella piramide del Monte Santo (m. 1753) sulla destra.
  
 Isola di Ugliano (Ugljan)


   
Si è già nell'ampio canale di Zara, generalmente più tranquillo dell'alto mare, limitato di fronte da una bassissima costa. Il traghetto volge a sudest mettendo la prua direttamente su Zara, che non tarda ad emergere dalle acque. A sinistra, lungo la riva del canale che va restringendosi, qualche villaggetto; a destra, ben presto la bella Isola di Ugliano (Ugljan), più accidentata e più popolata delle altre: su una delle sue vette appaiono le rovine di un castello veneziano.
  
Panorama di Zara


   
Ed ecco ormai Zara prossima, con la bella linea di palazzi moderni, dietro i quali si levano il grandioso campanile del Duomo e quelli minori di S. Elia dall'acuta cuspide ottagonale e di S. Maria a quattro pioventi. Si gira da nord la città per entrare nel porto, difeso da un piccolo molo ormeggiando presso la Riva Istarska Obala .
  
Riva Istarska Obala  


   
Zara è il centro principale della costa dalmata, è una città di aspetto veneziano nelle calli strette e silenziose, nell'architettura gotica e rinascimentale, nel largo uso della pietra d'Istria, nel dolce dialetto. È una città ridente, raccolta entro il breve spazio di un'isola rettangolare, oggi però unita alla terraferma.

Città antichissima, capitale dei Liburni, divenne la romana Jadera, fiorente colonia, che fu presa da Teodorico alla fine del V secolo, poi fu bizantina fino al 636, quindi romano-slava fino a Carlomagno e ora veneta era slavo-croata fino alla prima crociata. 
Dopo di allora fu alternativamente sotto Venezia e sotto gli Ungheresi. 
Nel 1409 i Veneziani la comprarono par 100.000 ducati d'oro da Ladislao Re d'Ungheria e da allora fu, salvo brevi periodi, sempre sotto la Repubblica di S. Marco fino alla caduta di questa. 
Col trattato di Campormido passò all'Austria (1797); col trattato di Presburgo al Regno d'Italia (1805) e dal 1810 fece parte del Regno Illirico. 
Nel 1813 fu assediata e presa dopo un mese dagli Austriaci, cui fu assegnata con la pace di Parigi (1814). 
Di carattere, di lingua profondamente veneziana e Italiana, il 4 novembre 1918 fu occupata dall'Italia alla quale venne annessa il 8 gennaio 1921. 
Nel corso della seconda guerra mondiale fu gravemente colpita dai bombardamenti aerei e, in seguito al trattato di pace del 1947, fu ufficialmente annessa alla Jugoslavia. 
Dal 1991, dissoltasi la repubblica jugoslava, fa parte della Croazia ed è oggi il capoluogo della regione zaratina, sede universitaria ed arcivescovile.

Il Forum di Zara


    
È patria del grande scultore Francesco di Laurana e probabilmente anche dell'insigne architetto Luciano di Laurana.
Su numerosissimi edifici, il leone di S. Marco. Specialità zaratina ben nota, il maraschino.
  
 Leone di S. Marco


    
Dallo sbarco Riva Istarska Obala si passa per il sottopassaggio nelle mura, poi per la calle Angelo Diedo (Prokonzula Grgula), si va alla Piazza del Duomo, rettangolare e raccolta, dalla quale a destra parte la calle dove un tempo si erigeva il Teatro Verdi (disegno del Trevisanato, 1865, e raso al suolo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale)..., in fondo, c'era la Madonna del Castello (distrutta dai bombardamenti post-guerra), chiesetta del 1582 che conserva l'immagine di Maria dalla chiesa dell'antico castello, quindi il largo Castello con giardinetto, e, accanto domina il Duomo, già dedicato a San Pietro e dal IX secolo a Sant'Anastasia quando vi furono deposte le reliquie di questa martire romana. 
   
Sant'Anastasia  - Sveta Stošija

      
Il Duomo di Zara (Cattedrale di Sant'Anastasia - Sveta Stošija) è un'antica costruzione bizantina, venne quasi completamente rifatto in forme romaniche nel  XII-XIII secolo, consacrato nel 1205. Nobile facciata compiuta nel 1323, divisa in tre campi, con frontone triangolare e decorazioni di arcatelle cieche fino a 4 ordini. Tre portali, di cui il mediano ha nella lunetta un bassorilievi della Madonna col Bambino in trono tra i Santi Crisogano e Anastasia (nell'architrave, la data 1323), e il sinistro una decorazione floreale di ispirazione classica. Ai lati dei portali, statue di Santi, gotiche nel panneggiamenti calligrafici, di ignoto. In alto, una grande rosa e, al di sopra, un bellissimo occhio con decorazione ogivale. Lungo il fianco sinistro, pure di forme romaniche, ha in alto una galleria aperta, corrispondente ai matronei dell'interno, e divisa in gruppi di 4 a 6 arcate. Dall'esterno si osserva anche l'abside, le cui fondamenta sono della costruzione bizantina; presso di essa si alza il bel Campanile, segnacolo della città da lontano, romanico nella parte inferiore, incominciato nel 1452, compiuto nella parte superiore (che ha un piano di doppie monofore, poi due piani di doppie bifore e una svelta cuspide ottagonale) solo nel 1892-93.
   
L'interno Cattedrale di Sant'Anastasia - Sveta Stošija


    
L'interno della basilica è a tre navate (la mediana molto larga) divise alternativamente da colonne e da pilastri cruciformi (questi danno appoggio ad archi sulle navate laterali), solenne e vivace specialmente per i matronei al di sopra delle navate minori, che prendono luce dalla navata mediana per 4 esafore fra 2 trifore in ogni lato (esafore e trifore hanno gli archetti, sopraelevati, divisi da pilastrini fronteggiati da mezze colonnine binate); al di sopra dei matronei (cui si accede da, scale nel muro degli angoli della facciata), monofore. Le colonne che dividono le navate hanno capitelli corinzi, forse da qualche edificio pagano, usati già nella precedente basilica. Bello il secondo altare a destra, di forme rinascimentali e di marmi dai vari colori, con statue della Pietà, due Profeti, Evangelisti, Angeli, in marmo bianco. Al di là, la porta d'accesso (aperta nel 1924) al Battistero, in laterizi, esagonale con un'absidiola in ogni lato, del VI-VII secolo di architetti ravennati piuttosto che bizantini. Nel mezzo, vasca battesimale ottagonale in breccia rossa, del XIII secolo.
Segue, nella navata destra, una porta ad un corridoio dal quale, di fronte, si esce in un cortiletto dal quale si può osservare l'esterno del Battistero, i cui muri si elevano nascondendo la cupoletta, quindi si può continuare in un altro corridoio (con pietre tombali) al Museo Archeologico; a sinistra si va alla sagrestia, alle cui pareti, c'è una Annunciazione e la Presentazione di Maria al Tempio, dello Schiavone; S. Domenico del Mansueti, e S. Domenico in gloria e altri Santi, di Palma il Giovane. 
Nel “Tesoro” troviamo la cassula di S. Giacomo, la cassettina di S. Oronzio con teoria di vescovi in paludamenti orientali; reliquiari, calici, pianete, piviali,ostensori gemmati, il pastorale dell'arcivescovo Matteo Vallaresso (XV secolo), e poi candelabri d'argento.
  
Vittore Carpaccio, San Martino e il povero
(Polittico di Zara, 1480-1490 circa)
  
Rientrati in chiesa, ai lati del presbiterio, c'è un magnifico coro ligneo intagliato del '400, con figure di patriarchi e di profeti e con forme in parte goticizzanti. Alle pareti laterali, 6 Santi, frammenti di polittico di Vittore Carpaccio, restaurato di recente. Altare maggiore del 1332, a baldacchino su colonne corinzie. Per la scala  davanti al presbiterio (uno degli scalini è frammento di transenna) si discende alla Cripta antica, della quale è originaria la parte estrema semicircolare con le ultime travate delle tre navatelle, divise da colonne formate da semplici fusti con capitelli a imbuto o a foglie a caulicoli a modo di voluta, dell'VIII secolo. La prima parte della cripta è dovuta a successivi ampliamenti che si riconoscono dalle riseghe dei muri laterali; le volte furono rifatte nel XIII secolo. 
Bello il secondo altare a sinistra, di marmi bianchi e neri, con “S. Orsola e due Santi” di Palma il Giovane.
   
Sant'Elia - Sveti Ilija


    
Da Piazza del Duomo si continua nella via lasciando a destra la chiesetta di S. Elia, per il culto greco-orientale, con grazioso campaniletto in bianca pietra istriana ad un piano di bifore, uno di monofore, dado ottagono e cuspide ottagonale, e si volta a destra incontrando la chiesa di S. Francesco, una chiesa romanico-ogivale del 1212, di forme francescane molto semplici, ma deturpata (finestre antiche nella facciata e nel fianco obliterate).
  
Monastero di S. Francesco - Zara


   
L'interno della chiesa di S. Francesco è rettangolare ad una navata...,  nel secondo altare a destra ammiriamo S. Francesco in gloria, di Palma il Giovane..., fra il secondo e il terzo altare a destra si entra nella Cappella del Crocifisso, in cui, alla parete sinistra, c'è un grande Crocifisso intagliato e dipinto, di arte orientale; nel terzo  altare a destra, ammiriamo un Sant'Antonio da Padova, una bella tela di ignoto. Nell'abside, un bel coro ligneo intagliato del '400, goticizzante; nella parete dietro dell'altare maggiore, “La moglie del pittore, morente”, affresco di Francesco Salghetti- Drioli da Zara; entro una credenza al di sotto (rivolti ad un frate), ci sono dei bei corali miniati. Poi si passa a destra nella sagrestia, caratteristica per belli armadi intagliati; e qui, alla parete destra, un bel polittico della fine del XIV o principio XV secolo, dentro una ricca cornice gotica, con Madonna col Bambino in trono, i Ss. Pietro, Nicola da Bari, Francesco, Girolamo, Simeone, Jacopo Maggiore, a figura intera, in alto la Pietà e 6 Santi a mezza figura, nella predella Cristo e gli Apostoli. 
Presso il primo altare a sinistra, c'è una cappella al cui altare si vede La Chiesa militante e la Chiesa trionfante, attribuite a Vittore Carpaccio o a Lazzaro Bastiani. 
A destra della chiesa (vi si entra tanto dall'esterno che dalla cappella del Crocifisso), grazioso chiostro rinascimento, quadrato, con puteale veneziano. Campaniletto con cuspide ottagonale.
   
Il Forum, e in fondo la chiesa di Santa Maria


   
Retrocedendo si raggiunge direttamente il Forum; al principio, una grande colonna romana con fusto non scanalato (da cui pende una catena di ferro, della berlina) e capitello corinzio che regge un leone marciano mutilo. A sinistra, il Museo Archeologico, che ha sede nella chiesa di S. Donato ed è interno tanto per gli oggetti che contiene quanto per l'edificio. 
Si traversa un corridoio, si esce in tino stretto cortile, in cui e nel corridoio che segue, marini romani e medioevali (tra questi, quattro leoni marciani), quindi, per un'arcata da cui discendono pittoreschi festoni di rampicanti, si entra in un corridoio (l'antico nartece della chiesa, disposto obliquamente rispetto a questa come nelle chiese ravennati) che raggiunge il cortiletto del Battistero. 
  
Chiesa di S. Donato


     
Subito a destra, l'ingresso a S. Donato, chiesa di stile bizantino - ravennate, innalzata probabilmente da Donato III, che fu vescovo di Zara nei primi decenni del IX secolo, col titolo della Trinità. Il più antico ricordo è del 449 circa; verso il XII secolo cominciò ad essere chiamata col nome del suo fondatore, che più tardi prevalse; fu rimaneggiata, nel '600 e '700; nel 1798-1887 servì da magazzino militare; ora è sede del Museo. 
È una costruzione a pianta circolare a deambulatorio con due piani e con tre absidi radiate, quindi probabilmente sul modello di S. Vitale di Ravenna. Il piano inferiore è coperto, nel deambulatorio, da volta a botte con archi di rinforzo; il superiore è ora a travature scoperte ma doveva avere anch'esso volta a botte. Sul cerchio interno si leva il tamburo della cupola che doveva essere a cono, caduta in epoca ignota, rifatta nel secolo scorso; è alta 27 metri. Il muro interno è aperto, a pianterreno o al piano superiore, da otto arcate sostenute da due colonne e da sei pilastri.
Nel lato orientale del deambulatorio, corrispondente alle colonne, sporgono le tre absidi contigue, ripetute nel piano superiore e coperte da volte a nicchia e che hanno esternamente arcatelle cieche, come le chiese di Ravenna e S. Pietro di Tuscania, motivo che nelle costruzioni bizantine compare dopo il mille. L'asse dell'abside mediana e maggiore non incontra esattamente il centro dell'edificio. L'interesse maggiore di questo è nelle particolarità costruttive. Il pavimento attuale, formato da grandi pietre rettangolari in corsi regolari larghi in media m. 1,10, in direzione obliqua rispetto all'asse della chiesa, e che nell'interno di questa si stende fino a due gradini che traversano l'abside mediana e, nel lato opposto, nella maggior parte delle cantine delle case contigue fino alla piazza delle Erbe, è certamente il lastricato romano di una piazza e probabilmente del Foro. Inoltre (e questa è la singolarità maggiore) - muri della chiesa poggiano senza fondamenta sul lastricato o, meglio, su interposti frammenti architettonici romani (rocchi di colonne scanalate, trabeazioni, lapidi). Le quattro colonne del muro interno sono monolitiche, esse puro da monumenti romani; le due inferiori sono intatte e con capitelli simili a quelli dell'arco di Settimio Severo a Roma; le superiori furono mozzate. Il portale alla scala del piano superiore ha l'archivolto con decorazioni identiche a quelle della fascia inferiore del fregio del sepolcro di Teodorico a Ravenna, ma di esecuzione più rozza.
  
Facce laterali del ciborio della Chiesa di San Tommaso a Zara, prima metà del 11 ° secolo. Museo archeologico di Zara, Dipartimento medievale


   
Nel pianterreno del Museo: marmi e lapidi romane, tra cui due are di Giunone Augusta e di Giove; cippi liburnici; urne funerarie; iscrizione in onore della dea Latra adorata dai Liburni. Lungo le scale, marmi bizantini, tra cui avanzi dell'antico Duomo; un bel portale di stile gotico veneziano da una casa di Zara; stemmi. Nel ripiano superiore, preziosi marmi della distrutta chiesa bizantina di S. Domenica, tra cui due bassorilievi: Strage degli Innocenti e Fuga in Egitto ed Epifania. Nel piano superiore troviamo: armi litiche; suppellettili da tombe e altri oggetti preromani (fibule, armille, ecc.); lacerne fittili; oggetti romani in bronzo e in ferro; preziosa e interessantissima raccolta di vetri romani; oreficerie; monete venete e dalmate; sigilli; legni intagliati (statuette ed alcuni frammenti del coro di S. Francesco; ricordi della Repubblica di S. Marco; “Madonna, due Santi e il donatore”, tavola Marco Marziale: oggetti di curiosità.

La piazza delle Erbe comunica verso sudovest con la piazza Laurana che dà sulla Riva Obala Petra Kresimira, larga via leggermente arcuata, lunga un chilometro, e passeggiata preferita dai cittadini, lungo la quale si allineano grandiosi palazzi moderni.
  
Chiesa di S. Maria
   
Di ritorno in piazza delle Erbe, si prende verso sudest la calle Madijevaca Borelli, una delle più animate e caratteristiche vie della città. A sinistra, un portale che dà in un cortiletto la chiesa di S. Maria, esistente già nel 906, ma rifatta più tardi. Graziosa facciata nelle forme del Rinascimento veneziano ma ancora con due finestre ogivali. Presso il fianco sinistro, bellissimo il Campanile lombardo, fatto erigere dall'abadessa Vekenega nel 1105 con le offerte di Colomano re di Ungheria. Ha due piani di bifore doppie, quadrifore nella cella campanaria, con capitelli mensoliformi, e tetto a quattro pioventi.

L'interno basilicale è  a tre navate divise da colonne con stucchi barocchi (notare, lungo la navata mediana, le grate monastiche). Subito a destra dell'ingresso, ammiriamo l'Incontro di Maria e Gesù, tavola di caldo colorito,di scuola veneziana del '500, entro una ricchissima cornice lignea intagliata barocca; al secondo altare a destra, si ammira la Comunione di S. Benedetto, tela di Francesco Salghetti-Drioli; all'altare maggiore, Crocifissione  di Cesare Vecellio; all'altare in fondo alla navata sinistra,  Deposizione di Jacopo Bassano (?). Nell'interno del Campanile è una cappella a pianta, quadrata, con le volte su quattro colonne col nome del fondatore R. Collomanus nei capitelli. Accanto al Campanile è la rettangolare Sala Capitolare a quello coeva; coperta da volte a botte con costoloni trasversali di rinforzo; contiene il sepolcro dell'abadessa Vekenega (m. 1111).
   
Ospedale di Zara


   
Proseguendo, si rasenta il fianco destro della chiesa, pure in forme rinascimentale ma con due finestre ogivali, e si continua nella via finché incontriamo a destra il grandioso moderno Palazzo di Giustizia, quindi nella zona di S. Domenico (Spire Brusine), in cui, subito all'angolo sinistra, c'è la chiesetta di S. Michele, dal portale ogivale (nella lunetta, bassorilievo di S. Michele trai Ss. Anastasia e Crisogono) e, in alto, tre busti romani; quindi, a sinistra, una graziosa casa gotica veneziana. 
Continuando, si raggiunge la Porta Terraferma, a tre fornici (FORNICE: grande apertura, solitamente coperta a volta e adibita a passaggio di una porta urbana, di un arco trionfale, di un acquedotto o di altro edificio monumentale, soprattutto antico), disegno di Michele Sanmicheli (1543), bella nella sua fronte esterna per possenti forme: al di sopra del fornice mediano, S. Crisogono a cavallo e il Leone di S. Marco. La porta aveva ponte levatoio e zoccolo, distrutto quello, interrato questo nel 1875. Al di là, a destra, il piccolo porto per barche e i bastioni dell'antica cittadella, quindi, di fronte, il vasto Parco Regina Jelena, sul posto di una fortezza del '500. Di ritorno, si volta a destra nella Piazza della Colonna, in cui, di fronte, un'alta e bella colonna marmorea romana, con base attica, fusto scanalato di sei rocchi e capitello corinzio. Accanto a destra, ad un livello più basso della piazza, avanzi della porta romana. Nel lato destro della piazza, la pentagonale Torre del Buovo d'Antona, alta 24 metri, ritenuta opera dei bassi tempi (il sotterraneo servì da carcere). 
All'angolo della torre la piazza continua nel campo dei Cinque Pozzi (Pet Bunara), così detto da cinque cisterne con pozzali ottagonali allineati nel mezzo. Accanto è il grazioso Giardino Pubblico, su un vecchio bastione, con vista della Porta Terraferma e del Parco Jelena.
   
Interno della chiesa di San Simeone


     
Nel lato opposto la chiesa di  S. Simeone, già di Santo Stefano, chiesa rimaneggiata nel '700.
L'interno basilicale è a tre navate divise da colonne scanalate. All'altare destro, S. Girolamo nel deserto, quadro di scuola veneta del '500, quindi un ingenuo bassorilievo della Natività di Gesù. Nel presbiterio a sinistra, sepolcro di Giovanni Francesco Rossini (m. 1764) con incisivo caratteristico busto in marmo. Dietro l'altare maggiore, due angeli bronzei reggono la bella e ricca area di S. Simeone in argento, dono di S. Elisabetta di Ungheria, opera di Francesco da Milano (1480).
Il campanile, del solito tipo veneziano, ha dado e cuspide ottagonali.
  
Cortile interno del Palazzo Grisogno Vovo
   
Accanto, nella calle S. Simeone, palazzo  Grisogono Vovo, nel cui interno c'è un graziosissimo cortiletto con portico ad archi ribassati (nel mezzo, puteale a capitello) e loggia architravata nel cui parapetto sono allineati tre quadrifogli a traforo.
Dalla via Don Ive Prodana si prosegue nella piazza dei Signori, quadrilatera e molto raccolta, in cui, all'angolo destro, la Loggia, dalla quale si promulgavano le leggi e i bandi, ricostruita con tre archi eleganti nel 1565 su forme della scuola del Sanmicheli, ora sede della Biblioteca Comunale. Nel fondo, il Palazzo Comunale; a sinistra, la Torre dell'Orologio, costruzione del 1562 fino alla cornice e, nel resto, posteriore. La Calle Larga, a sinistra della Torre, è la più animata della città; qui i negozi migliori e, più lontano, una via ci porta a piazza del Duomo.
   
 Chiesa di S. Crisogono
   
Si prende, a destra del Palazzo Comunale, si scorge una bella finestra ogivale del '400 con sotto due putti reggifestone pieni di vivacità, e di movimento, opera di Giorgio Orsini. In fondo alla via si volta a sinistra, subito dopo ci imbattiamo nel Museo Civico di Storia Naturale; quindi, a sinistra, un portale goticizzante.
Poi si devia a destra, e nella prima casa a sinistra, sotto una finestra, altri due bei putti reggifestone, dell'Orsini, e, in fondo, la Porta S. Rocco  sulla Riva Liburnska Obala. Per le calli S. Rocco (Hrvoja Hrvatiniča) e S. Grisogono si va a S. Grisogono già Sant'Antonio Abate. Prese il nome attuale quando nel 649 vi fu trasportato da Aquileia il corpo di S. Crisogono (m. martire 304 circa). 
Chiesa ricordata dal V secolo, fu rifatta nell'890, poi in belle schiette forme lombarde nel secolo XII e riconsacrata nel 1175.
Si vedono prima le tre belle absidi semicircolari, di cui la mediana ha in alto un'elegante galleria aperta e in basso archetti falcati che poggiano alternativamente su mezze colonne e su mensoline; le minori hanno archetti falcati pensili e al di sopra una cornice a denti di sega. Il fianco destro ha archetti su mezze colonnine spirali. La facciata ha nel frontone cuspidato archetti e, sotto, una monofora fiancheggiata in ogni lato da quattro nicchiette decorate da colonnine binate.
L'interno basilicale è a tre navate divise da colonne di marmi vari con capitelli antichi e basi romaniche e da pilastri cruciformi. Gli archi sono un poco sopraelevati. Nella navata mediana, a destra, si notano due ordini di monofore e tracce di un terzo, murato. Tetti a travature scoperte. Al secondo altare a destra, S. Zoilo, di G. B. Piazzetta; l'altare Maggiore, molto ricco e con le statue in marmo dei quattro patroni della città (Crisogono, Simeone, Zoilo, Anastasia), fu eretto nel 1701 per voto fatto nella pestilenza del 1632; nelle absidi minori, resti di affreschi antichi; nella navata sinistra, Crocifisso dipinto su tavola, del '300.
  
Porta Marina - Zara
  
Davanti alla chiesa traversa la calle Lepanto che a destra conduce alla Porta Marina, compiuta nel 1573, nel cui interno ci sono resti di un arco romano fatto innalzare da Melia Anniana in onore del marito Lepicio Basso e demolito in parte nel 1571, e, all'esterno, il leone di S. Marco. Fuori della Porta si è sulla Riva Istarska Obala.

Porta Terraferma


   
Passeggiata direttamente fuori Porta Terraferma, rasentando a sinistra il Parco Regina Jelena a  Borgo Erizo, formato da casette che si allineano su due vie principali, abitato da Albanesi, qui rifugiatisi nel 1726 per sfuggire alla persecuzione di Mahmud Begovich. Merita una visita interna per i costumi. La parrocchia ha un campaniletto del solito tipo veneziano; accanto, un piccolo cimitero denso di cipressi, in luogo silenzioso e suggestivo presso la riva del Canale di Zara.
Passeggiata al Cimitero dove troviamo la tomba di A. Gilardi Angelo del sepolcro), di Antonio Tantardini.
   
Ingresso al parco regina Jelena Madijevka

1 commento:

Marianna S. ha detto...

...meraviglioso...