lunedì 20 febbraio 2012

ACROPOLI DI MICENE (Acropolis of Mycenae)

La Porta dei Leoni - Micene

    
Nessuna parola può dire la maestà di ciò che vedo. La strada sale rapida su pel fianco del monte, chiusa fra due mura enormi di blocchi romani; in fondo, cupa, barbara, colossale, si apre, col macigno livido dei suoi massi profilati sull'azzurro, la Porta dei Leoni.
  
I due leoni di Micene


    
“La Porta dei Leoni è l'ingresso colossale di una città di giganti. I drammi che vi si svolsero sembrano intonati ad essa. Qui le passioni dovettero scatenarsi sovrumane: il pensiero e l'azione, il gesto e la voce non potevano essere che terribili”. 

Sono di un vecchio archeòlogo queste parole che rimemoro: la mia mente non sa che ripeterle. Guardo i due massi obliqui che formano gli stipiti, l'enorme pietrone che f a da architrave, i leoni affrontati che sulla pietra triangolare di calcare grigio si arrampicano fieramente contro la colonna simbolica.
  
Entrata alla tomba di Atreo


    
Penso ad Omero. 
Siamo avvezzi a considerare le sue colossali immagini di forza eroica, come la visione fantastica e quasi puerile di un'età leggendaria e favolosa: questa realtà davanti ai miei occhi supera il canto del poeta. Dinanzi a queste mura si comprende che l'età eroica della Grecia non fu un sogno, che gli eroi vissero veramente, e che furono tanto superiori ai comuni uomini, quanto la colossale concezione di questa rocca di titani sovrasta le nostre dimore.
     
Maschera di Agamennone


     
A destra della porta si alzano i resti di una torre. 
Lassù doveva vigilare la sentinella a guardia dell'ingresso: il suo sguardo piombava sul piano per miglia e miglia all'ingiro. Qual flutto di orde furenti venne a cozzare contro il baluardo incrollabile, quanti cranii si spezzarono contro le pietre ciclopiche, rigandone di sangue il bruno colore, quanti corpi dalle grandi membra si ammonticchiarono fra gemiti e urli ai suoi piedi e furono spazzati nel baratro, in pasto ai cani e agli uccelli? Agamennone salì questa china, reduce dalla caccia o dalla mischia, si arrestò, splendido d'oro e di bronzo, su questa soglia sublime, appoggiò l'asta in quel canto, respirando dal gran petto quest'aria pungente del monte e terse dalla fronte il sudore della lotta, fissando gli occhi d'aquila sul piano e sul cèrulo seno scintillante, picchiando il pugno sui bronzei battenti. Qui tornò, dopo dieci anni, da Troia; qui scesero ad incontrarlo Clitennestra ed Egisto. Per la vuota apertura ride ora l'azzurro, e si profilano linee di dolci colli: un raggio di sole illustra di sbieco la pietra insensibile, trae scintille dalle sue asperità.
    
Tomba di Egisto - Micene


    
Varco la porta. 
Nella pietra della soglia e dell'architrave sono ancora i fori circolari in cui giravano i cardini di bronzo; nello stipite immane stanno le incavature che servivano ad introdurre le travi per sprangare i battenti. Tocco quella pietra levigata, la palpo, come se potesse dirmi, pel tramite misterioso dei sensi, qualche cosa dell'antico artefice che la incavò. I grappoli bianchi degli asfodeli ondeggiano fra i massi; un altare di marmo brilla di candore nel sole: è un silenzio immenso, una quietudine di cose morte.
  
Ingresso alla tomba di un notabile - Micene
   
Mi inoltro lento fra le rovine: mi appoggio a un lastrone, ascolto il sussurro del vento, e vedo. Vedo alzarsi nel mezzo le stele delle tombe; sul gradino ricurvo siedono vecchi venerandi e guerrieri animosi. Le candide tuniche e le corazze bronzee scintillano al sole. Gli araldi alzano lo scettro d'avorio e impongono silenzio. Un uomo, il più illustre degli Achei, si- alza, li arringa. La voce risuona chiara e squillante nella vastità serena, echeggia contro la rupe di fronte. Dalle torri le sentinelle, dal palazzo ; le donne tendono l'orecchio con ansia. La realtà eroica dell'epopèa rivive ai miei sensi.
  
Acropoli di Micene


   
Continuo a salire. 
Sono sul sommo dell'Acropoli. Attorno a me fra le rovine ondeggiano gli asfodeli e fiammeggiano i papaveri. Alle spalle è una conca rossastra e ferrigna, desolata. Laggiù, oltre la pianura verdeggiante di biade, il paesello di Argo rannicchia le sue case sotto le mura guerriere della sua Larissa. Cavalli pascolano in libertà fra i campi. Dietro splendono i monti sereni, laggiù oltre il flutto verde ride lo specchio azzurro del mare.
L'aria è pura e forte come in montagna. La luce è abbagliante, ma non cruda come nell'Attica, i colori sono freschi e non polverosi.

Vi è qui un incitamento di vita, qualche cosa di giovane e di gagliardo che manca alla severità nuda della conca ateniese. Superba di forza dovette scorrer la vita in questo nido d'aquila, e quale magnifico arnese di guerra fu allora questa Micene che Omero disse “ricca d'oro, spaziosa, ben costrutta”! Tutta la valle e il colle sono sparsi di resti di mura, di ponti, di tombe; in vetta al monte Sant'Elia sono ancora le rovine di una torre.

Il vento sussurra, i fiori ondulano, il macigno scintilla al sole..., e tu respurchino sei qui con me....
  





   

5 commenti:

Soffio ha detto...

Immagini e luoghi che vanno oltre la nostra finitezza

Marianna S. ha detto...

sei troppo bravo :-*

TheSweetColours ha detto...

wow... non ho parole...

ACTARUS ha detto...

Un luogo decisamente affascinante!

K. Bouzanis ha detto...

Ecco la domanda!
Esistito o no l'iscrizione sulla a Lions Gate, di Micene, che circolava su internet?

http://www.unexplained-mysteries.com/gallery/images/10379/the-inscription-of-mycenae-lions-gate

https://skydrive.live.com/?mkt=el-GR#!/view.aspx?cid=E39B50D7D9EA3235&resid=E39B50D7D9EA3235!132&app=WordPdf