martedì 21 febbraio 2012

DIGA DI KARIBA (The Kariba Dam)




     
La diga di Kariba, prodigio della tecnica

Lo Zambesi, le cui sorgenti scaturiscono poco lontano da quelle del fiume Congo, si snoda attraverso l'Angola e la Rhodesia del Nord (oggi Zambia). A 700 Km. dalla sorgente forma le Cascate Vittoria, con un salto di 120 metri; 400 Km. più a valle, attraversa la gola di Kariba, che la natura ha creato, si direbbe appositamente, per essere sbarrata.
Qui, infatti, è stata realizzata l'ormai famosa Diga di Kariba, dovuta all'ingegno e all'operosità di tecnici e di maestranze italiane.
I posti adatti alla costruzione di dighe sono sempre difficilmente raggiungibili, e chi ha visto quelle costruite sulle Alpi e sugli Appennini può rendersene facilmente conto. Ma la posizione di Kariba è addirittura eccezionale. Fino a pochi anni or sono la valle dello Zambesi era chiamata la “Valle della Morte” perchè l'uomo bianco non vi poteva resistere a lungo. La prima strada che vi giunse, la trovò silenziosa, infestata dalla malaria e dalla mosca tse-tse, abitata solo da radi e miseri villaggi di negri. Oggi vi sorge la cittadina di Kariba, costruita seguendo un piano regolatore in cui niente è stato dimenticato: case per operai e impiegati, arredate di bagni, frigoriferi, cucine elettriche; uffici postali e telegrafici, banche, cinematografi, negozi, ospedali per i bianchi e per gli indigeni e la chiesa cattolica, che per desiderio del Cardinale Montini (al secolo papa Paolo VI) faceva parte della diocesi di Milano. Dispone anche di un moderno aeroporto per gli aerei della linea Salisbury-Kariba-Lusaka e per i molti apparecchi privati che solcano i cieli delle due vecchie Rhodesie, oggi Zambia e Zimbawe.
    
Il dio del fiume Nyaminyami sorveglia che non ci sia niente di diabolico



         
I lavori per la costruzione della diga ebbero inizio ai primi di settembre del 1956 e continuarono alacremente fino al febbraio del 1958, quando sopraggiunse, quasi improvvisa, una spaventosa piena che sommerse e distrusse tutte le installazioni lungo il fiume e riempì di materiale gli scavi già compiuti. In quei momenti drammatici parve proprio che le forze della tecnica e la volontà dei costruttori fossero impotenti a domare l'irruenza del fiume; ma i lavori ripresero e la tenacia della nostra gente ebbe di nuovo il sopravvento sulle forze della natura.
Nel dicembre 1958 la diga era finita ed ebbe così inizio il riempimento del lago artificiale, lungo 280 Km. e con una superficie pari a otto volte quella complessiva dei nostri laghi di Garda, Como e Maggiore: un mare più che un lago.
  



     
La diga è ad arco, alta 130 metri, con lo spessore alla base di ig metri e un volume complessivo di circa un milione di metri cubi di calcestruzzo. Il piano di cresta, lungo 615 metri e largo 12, è percorso dalla strada nazionale che unisce lo Zambia er Zimbawe. Sulle sponde della valle sono situate, una a destra e l'altra a sinistra, due centrali in caverna, capaci di fornire energia in abbondanza a entrambi quwesti due stati.
Un problema connesso con la formazione del nuovo lago fu lo spostamento delle popolazioni rivierasche. Quelle della sponda destra (Zimbawe), civilmente più evolute, si lasciarono persuadere abbastanza facilmente a trasferirsi nei nuovi villaggi preparati dal governo in località adatte. Non così fu per le tribù batonga della sponda sinistra (Zambia), che sono quanto di più retrogrado si possa immaginare. L'inaccessibilità dei luoghi le aveva mantenute ad uno stadio di età della pietra e le autorità locali dovettero dedicare molti mesi per persuadere i 50.000 batonga che il loro dio-fiume, il Nyaminyami, si sarebbe trasformato in lago, e che nessun inganno diabolico si nascondeva dietro l'invito di sgombero.
  
Il dio del fiume Nyaminyami sorveglia la diga



    
Un altro problema che non era stato previsto fu quello della protezione della fauna. Si verificò, infatti, lo strano fenomeno che molti animali, al lento crescere delle acque, anzichè allontanarsi verso le sponde, si rifugiarono sugli alberi e sulle isole, sicuri che, come già era accaduto negli altri anni, dopo la piena le acque si sarebbero di nuovo abbassate. Dalla città partirono allora numerosi volontari che unitamente ai guardiacaccia delle riserve nazionali, si dedicarono all'operazione Noè e per molte settimane provvidero al salvataggio degli animali.

1 commento:

Marianna S. ha detto...

ciao Loris....buonanotte...