martedì 14 febbraio 2012

GUBBIO - Umbria



   
La città di Gubbio, situata in una posizione assai pittoresca nella parte più elevata di un altopiano, ai piedi del Monte Ingino e presso lo sbocco della gola del torrente Camignano, è la più medioevale fra tutte le città dell'Umbria, avendo conservato quasi intatto l'aspetto maschio e ferreo e il fascino dei secoli lontani  e  monumenti insigni dell'età di mezzo.
  
   


LA STORIA

Ikùvium, o Igùvium, antichissimo centro umbro e centro religioso della regione, come mostrano le famose tavole eugubine e le monete, strinse alleanza con Roma e prese il nome di Eugúbium. Ebbe, teatro e templi numerosi. Nel 168 a.C. tenne in custodia Genzio re d'Illiria, fatto prigioniero dal pretore L. Anicio. La città fu fiorente nei primi tempi dell'Impero; ma più tardi venne presa e distrutta da Totila. Risorse quasi subito, soccorsa da Narsete, e già nell'XI secolo era libero Comune, in principio ghibellino e favorito dagli imperatori, poi guelfo. Nel 1151 si allearono ai suoi danni undici città, ma Gubbio sbaragliò i collegati con tale vittoria che parve miracolosa per l'intervento del vescovo Ubaldo; poi sostenne lotte contro Perugia e diverse città marchigiana; ciò nonostante, giunse a grande floridezza o potenza (50.000 ab.). Si elevarono allora i grandi edifici, testimoni e segni della potenza e della libertà comunale. Nel 1350 Giovanni Gabrielli se ne fece signore, e cedette solo all'assedio del cardinale Albornoz nel 1354. Nel 1376 Gubbio si ribellò ai legati pontifici e tornò a governo di popolo. Nel 1381 il vescovo Gabriele Gabrielli se ne fece signore, ma con una nuova ribellione il popolo ritornò libero. Nel 1387 non potendo la città resistere alle armi dei Gabrielli, si dette ai Montefeltro d'Urbino e, se non ebbe subito pace, godette però di un nuovo periodo di floridezza civile e artistica. La signoria dei Montefeltro vi durò, salvo brevi interruzioni dei Malatesta e del Valentino, fino alla morte di Guidobaldo (1508); cui successero i Della Rovere. Finalmente il 30 aprile 1624, alla morte di Francesco Maria II, ultimo duca di Urbino per mancanza di successione, Gubbio passò alla Chiesa, continuando però a far parto della Marca. La costituzione del Comune fu singolare per la nomina che si faceva ogni anno, il 12 0 13 maggio, di un magistrato detto “il Conestabile”, che durava in carica 12 giorni, durante i quali egli aveva potere sovrano assoluto anche un campo della giustizia; veniva assistito da un altro magistrato detto “Alfiere” e, nell'amministrazione della giustizia, si serviva generalmente del podestà, oppure nominava un giudice speciale. Tale carica durò fino al 1808, fu ristabilita nel 1815 per 2 anni, poi cessò del tutto.
  
Duomo di Gubbio


   
Oderisio miniatore, celebrato da Dante (“l'onor d'Agobbio”, Purgatorio, XI, 80), ma del quale scarseggiano le notizie e mancano le opere, è considerato tradizionalmente come il fondatore della scuola pittorica di Gubbio. Il più antico pittore è Guido Palmerucci (1280-1345), influenzato dai senesi. Segue la famiglia dei Nelli, con lo scultore Mattiolo (1338) e i pittori Martino (1385), Ottaviano (1444), il più illustre della scuola, e Tommaso, esso pure del '400. Più tardi vi operò (1507-28) Siniboldo Ibi.
Gubbio dette all'architetto Giovanni da Gubbio (XII secolo) e Matteo di Giovannello detto Gattapone (XIV).
Anche la ceramica vi ebbe tradizioni lontane, fin dal '300, ma fu Giorgio Andreoli da Intra, più comunemente chiamato Mastro Giorgio, onorato della cittadinanza eugubina (1498), che nel '500 portò l'arte ad un grado altissimo con la scoperta del riverbero, dagli strani meravigliosi splendori dell'oro, del rubino e della perla, e che il maestro applicò anche alle ceramiche di altre fabbriche. L'arte sua venne continuata dai figli Vincenzo ed Ubaldo e da Vittorio del Prestino, poi se ne perdette il segreto, finchè nel 1853 Angelico Fabbri e L. Carocci lo scoprirono di nuovo.

Nacquero a Gubbio Bosone Novello Raffaelli (XIII_XIV secolo), ostile nel 1315 come ghibellino e amico di Dante, vicario imperiale a Pisa poi senatore in Roma (il Petrarca gli indirizzò la canzone famosa “Spirto gentil”) e autore di un romanzo, “L'avventuroso Ciciliano”...., e lo storico Giuseppe Mazzatinti (1855-1905).
   
Il 15 maggio di ogni anno, vigilia di Sant'Ubaldo Baldassini, vescovo e patrono di Gubbio, che morì nel 1160, si celebra la caratteristica Festa dei Ceri”, che generalmente si ritiene una celebrazione della vittoria del 1151.
  




   
ASPETTO DELLA CITTÀ 
  
     
Gubbio è formata essenzialmente da tre vie pianeggianti e all'incirca parallele, ma a tre livelli diversi, il corso Garibaldi, la via Savelli della Porta, la via XX Settembre, unite da ripide e anguste viuzze trasverse. La città è divisa in quartieri: di S. Pietro, di S. Andrea, di S. Martino, di S. Giuliano. Quantunque, nelle costruzioni non manchi il mattone, tuttavia, la maggior parte degli edifici e specialmente i maggiori e i più antichi, la mura e le torri sono nell'ottimo calcare dei monti vicini. Nel Rinascimento si adoperò, per le parti decorative, anche l'arenaria. Il '500 e i secoli successivi (il barocco ha deformato solo qualche interno) hanno poco alterato l'aspetto della città; alcune parti delle quale, specialmente i quartieri di S. Martino e di S. Giuliano, hanno conservato pressoché intatto il carattere fosco del medioevo.
   
A destra la porta del morto
  
Le vecchie austere facciate delle case, annerite dai secoli mostrano, più frequentemente che in altre città dell'Umbria (Assisi - Nocera), accanto alla porta principale, una porta più stretta, allungata, con la soglia a qualche altezza sul piano stradale, la così detta “porta del morbo”, che si apriva per lasciar passare le bare dei morti. Negli archi delle porte e delle finestre predomina la forma leggermente ogivale con estradosso più acuto, ma la struttura degli edifici resta romanica. La città è in parte lastricata, in parte a massicciata; le vie più ripide sono a cordonata o a scala.
  
Corte interna del Palazzo Ducale


   
Gli abitanti si chiamano Eugubini. Un giorno è necessario per una visita non affrettata. Disponendo solo di poche ore, mi sono limitato alle cose principali: raggiunta, come nell'itinerario, la piazza Grande, continuare per via Lucarelli, voltando a sinistra a piazza della Signoria, Palazzo dei Consoli, poi, per la via dei Consoli e, a destra, via Galeotti, al Duomo, e Palazzo Ducale; ho continuato, come nell'itinerario, a S. Maria Nuova e a S. Agostino, ho proseguito entrando un momento in S. Pietro, e da qui, per via Reposati, fino al Teatro romano. Rimanendo tempo, di ritorno di questo, ho continuato nella circonvallazione a Porta Castello e ho fatto un giro nel quartiere di S. Martino.
   
Gubbio: patio of Basilica di Sant’Ubaldo, Gubbio, Italy
Gubbio: Patio della Basilica di Sant’Ubaldo
    
Nel rettilineo di via Perugia si arriva alla piazza, dalla quale si ha davanti il severo panorama della città alta.
Domina la possente mole del Palazzo dei Consoli, alla cui destra, il Palazzo Ranghiasci Brancaleoni; più a destra il fianco del Palazzo Comunale; più in alto, il campanile del Duomo, a sinistra del quale il poco appariscente Palazzo Ducale e le mura medioevali. Fa da sfondo l'arduo Monte Ingino, sul quale una linea di cipressi indica la strada in alto alla chiesa di S. Ubaldo.
La via Perugia continua nella piazza dei Quaranta Martiri col Giardino Pubblico, passeggio frequentato. 
  
 Piazza dei Quaranta Martiri


   
All'angolo a sinistra sorge S. Francesco, chiesa romanico-ogivale di fra' Bevignate da Perugia (1259-92), con tre absidi poligonali (sulla destra sorge il campanile ottagonale). Facciata incompiuta. Nel fianco sinistro, sotto una bella resa, un portale gemino (un'apertura è chiusa) per il quale si entra abitualmente nell'interno basilicale a tre navate divise da 12 pilastri ottagonali, rimaneggiati nel '600. Al primo altare a destra,  ammiriamo la "Concezione" di Antonio Gherardi da Rieti (a sinistra dell'altare c'è una palla da cannone che alcuni Eugubini riportarono nel 1799 dall'assedio di Perugia); nel terzo altare a destra, c'è una “Deposizione”, buona copia di Virgilio Nucci del celebre quadro di Daniele da Volterra, (di cui fu scolaro) a S. Trinità dei Monti in Roma; alla pareti dell'abside ci sono quattro buone tele. Nel vicino Chiostro, ci sono resti di un affresco assai discusso da quelli che vogliono rappresenti il trasporto della S. Casa di Loreto.

Gubbio - Chiesa di San Francesco


      
 Chiesa di S. Maria dei Laici
    
Nel lato nordest della piazza, attraversato il giardino, la chiesetta di S. Maria dei Laici o della Confraternita dei Bianchi (1313). Sotto il lungo portico verso la piazza, c'è un affresco, difeso da una grata, raffigurante S. Antonio abate, attribuito ai Palmerucci.
L'interno è  ad una navata. Lungo la pareti, 24 quadretti di Felice Damiani da Gubbio, rappresentano la vita di Maria, alcuni dei quali interessanti per l'iconografia.
Attorno all'arco trionfale, “Assunzione” e “Incoronazione”. Sopra il presbiterio, “Gloria del Paradiso”, affresco di Francesco Allegrini (XVII secolo). All'altare a sinistra, una “Annunciazione”del Baroccio. 
Per una botola si scende nella cripta, con all'interno affreschi del '300, Storie della Passione, che pare si debbano attribuire a un Donato di Andrea da Gubbio, scolaro del Palmerucci.
  
Palazzo dei Consoli


    
Prendendo la via di fronte alla facciata della chiesetta, si traversa via Carignano (di fronte si ha il Palazzo dei Consoli, ormai prossimo), poi, voltando a destra in via  delle Conce, si raggiunge, nell'omonima piazzetta triangolare (vista del Palazzo dei Consoli), la chiesa romanica di S. Giovanni Ballista, la prima cattedrale di Gubbio, ma rifatta nell'XI secolo e manomessa. Ha un campanile a destra della facciata, con finestre ogivali.
L'interno è ad una  navata con costoloni ogivali ed abside quadrata. Nel secondo altare a destra,  osserviamo “S. Carlo”, di Carlo Ridolfi, poi si apre a destra la cappella gotica del Battistero, con fonte battesimale rinascimentale e, all'altare, un “Battesimo di Gesù”, di scuola del Perugino; ai lati del primo altare a sinistra, “Ss. Lucia e Barbaro”, di Benedetto Nucci.
  
 Chiesa romanica di S. Giovanni Ballista
   
Palazzo Comunale


     
Palazzo del Pretorio (o dei Priori, o del Podestà)
    
Percorrendo una via a sinistra della chiesa, incontriamo una bella casetta del '300 con la “porta del morto”. Si arriva a sinistra alla via Baldassini, abbastanza larga e piana, nella quale si devierà di pochi passi per osservare a destra l'alto fianco del Palazzo Comunale, i quattro colossali arconi di sostegno alla piazza della Signoria e l'altissimo Palazzo dei Consoli, e, nel lato sinistro, una serie quasi continua di case del '300, alcune delle quali con la “porta del morto”. 
Retrocedendo, si prende a sinistra la scalinala della via Oderigi Lucarelli (storico di Gubbio, XIX secolo), che raggiunge la via XX Settembre, per la quale a sinistra si è tosto alla rettangolare piazza della Signoria; si ha di fronte il Palazzo dei Consoli; a sinistra il Palazzo Comunale; a destra il Palazzo Ranghiasci-Brancaleoni. La piazza è pavimentata in parte a mattoni a spina pesce. E' bello affacciarsi al parapetto del lungo lato sinistra, dove la piazza è sostenuta dalle quattro gigantesche arcate verso la via Baldassini.
   


   
Si ha sotto la parte di città visitata, con a destra S. Francesco e l'Ospedale, dietro il quale si levano le mura del Teatro romano. Si stende in tutta l'ampiezza la ferace piana di Gubbio, limitata di fronte da colli uniformi e di media altezza, tutti coltivati.


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2 commenti:

Marianna S. ha detto...

bellissima Gubbio...ciao Loris

zloris ha detto...

...sì....Sta....