sabato 4 febbraio 2012

I FARI DEL MONDO (The lighthouses of the world)


  
Lampioni del mare


Da secoli i fari e i loro guardiani vegliano solitari nella notte per la sicurezza di navi e marinai.

Il faro di Créac'h Ouessant


   
Quando scende la sera sull'isola d'Oussant – al largo della punta più occidentale della Bretagna, in Francia – per inclementi che possano essere le condizioni del tempo, si assiste invariabilmente ad uno spettacolo fantasmagorico.
Tutto ha inizio quando Loris ha terminato di salire i 244 gradini della scala a chiocciola che portano alla lanterna in cima a un'imponente torre arroccata sulla scogliera. L'isola si protende come uno sbarramento di granito sulla rotta giornaliera di circa 200 navi. Violente correnti ribollono contro le rocce su cui si frangono senza posa i marosi, e ben poca possibilità di salvezza è offerta ai natanti presi nei loro artigli.
Ma proprio mentre l'isola sta per essere avvolta dalla più fitta oscurità, il guardiano del faro preme un pulsante rosso e istantaneamente una luce abbagliante riempie i prismi e le lenti del più potente faro del mondo. Gli otto fasci di luce rotanti del faro Créac'h, l'equivalente di 16 milioni di candele, lanciano ogni dieci secondi il loro segnale visibile fino a 40 miglia di distanza.
   
Lanterna di Genova
  
Sia pur su scala ridotta, qualcosa di simile avviene nel Mediterraneo, lungo tutte le coste italiane, dalla Lanterna che domina il porto di Genova, alla grande torre bianca di quello della Vittoria, a Trieste, fino a Punta Libeccio sulla piccola isola di Marettimo, 25 miglia a ovest di Trapani. Qui, il guardiano accende uno dei piú potenti fari italiani: 400.000 candele che ogni 15 secondi proiettano sull'intenso traffico navale del Canale di Sicilia due fasci di luce rotanti visibili anche a 37 miglia di distanza.
  
Il faro della Vittoria a Trieste
  
Che la sua luce si spanda sull'oceano o sul mare, c'è qualcosa di sereno e vigoroso in un faro. La torre è come un punto esclamativo sul paesaggio circostante. Fasce di colore la distinguono dalle costruzioni vicine che potrebbero somigliarle, o contribuiscono a farla risaltare bene sullo sfondo: il rosso contro il bianco della neve o delle scogliere, il nero contro il cielo grigiastro, il bianco contro il colore plumbeo delle rocce o il verde della vegetazione.
  
Marettimo - Il faro di Punta Libeccio
   
La costruzione della maggior parte dei fari risale ai tempi eroici delle navi a vela. Ma, nonostante gli attuali strumenti di navigazione automatica di cui dispongono le odierne navi, e l'occhio onniveggente del radar, i fari sono necessari oggi come ieri.
Marc, il capo del Servizio francese fari e boe di Brest, in Bretagna, spiega:

Per quante scatole magiche possa avere un navigatore, nulla può sostituire la sua fiducia nella propria vista. Nessun marinaio sano di mente si sognerebbe di pensare che esistono troppi fari”.

E un capitano di vascello, ispettore del servizio dei fari e del segnalamento marittimo del ministero-Difesa-Marina italiano, disse:

I lampi di un faro sono, per i naviganti, come una mano amica”.
  
Faro di Godrevy - Cornovaglia


    
Quasi la metà dei 22.000 fari principali del mondo sono dislocati sulle insidiose coste europee. E quasi tutti quelli piú importanti d'Europa - 845 in tutto - sono ancora oggi affidati alle cure di quella strana specie vivente che sono i guardiani dei fari. Come i marinai, sono autosufficienti, abili ed esperti di arti marinare. Ma la 'nave' del guardiano del faro è un insieme di sette od otto stanze circolari, una sopra l'altra, collegate da strette scale, o una piccola palazzina annessa al faro stesso dove abita lui, la sua famiglia e pochi altri.
Loris, il guardiano del faro isola d'Oussant, appoggia le mani chiuse a coppa contro il vetro per controllare che anche gli altri fari lungo la costa dell'isola funzionino, per formare quello schermo di luce destinato a segnalare la vicinanza della costa nord-occidentale dell'Europa. Sei delle 15 luci che vede provengono da fari particolarmente suggestivi: solitarie torri, al largo della costa, circondate dal mare.

I guardiani di fari francesi hanno un loro modo speciale di classificare le torri in cui lavorano. I fari di terraferma sono 'paradiso'. Quelli costruiti su lontane isole, dove mancano le distrazioni e la possibilità di passeggiare intorno al faro, si chiamano 'purgatorio'. Le torri in mezzo al mare, flagellate dalle onde, sono 'inferno'. In questi ultimi i guardiani fanno turni non superiori alle due settimane, poi stanno a casa una settimana.
   
Faro di Punta Maestra - Po di Pila


    
In Italia i fari sono quasi tutti sulla terraferma, in “buona compagnia” anche se su isole remote come Ustica o Lampedusa dove il turismo ha portato vita e movimento; le torri sugli isolotti al largo sono state invece automatizzate. La vita di tutti i giorni del guardiano di faro non è semplice: per esempio, il guardiano di Punta Maestra, sul Po, vicino a Rovigo, deve fare un tragitto in barca a motore di quasi mezz'ora per arrivare al piú vicino centro abitato. È infatti la lontananza da un centro abitato che può rendere complicata la vita di un guardiano che deve mandare i figli a scuola o è costretto a ricorrere alle cure mediche.
  
Faro di Kéréon - Bretagna


     
Il faro di La Jument
    
Faro di Stiff
    
È un mestiere molto speciale” dice Antoine, un guardiano del faro che ha passato quasi dieci anni negli 'inferni' di Kéréon e La Jument, vicino a d'Ouessant, prima di essere trasferito al 'purgatorio' di Stiff. “Non solo bisogna amare il mare; bisogna anche rassegnarcisi, il che è piú difficile”.

Ai piedi dei fari infernali, non di rado le ondate battono con estrema violenza contro la porta rinforzata, per poi risalire su per la torre e penetrare a volte nelle finestre, trasformando la scala a chiocciola in una cateratta schiumante.

Qualche volta è davvero difficile dormire” commenta il guardiano del faro.
  
Faro di Alessandria d'Egitto
    
I fari sono antichi almeno quanto lo spirito d'avventura dell'uomo.
Due delle Sette Meraviglie del mondo antico erano fari: il faro di Alessandria e il Colosso di Rodi. Una delle molte torri erette dai Romani, la Torre di Ercole a La Coruña, nella Spagna nordoccidentale, fu ricostruita nel 1790 ed è uno dei più antichi fari ancora funzionanti al mondo.
  
Torre di Ercole a La Coruña
   
Il faro italiano più antico (non piú esistente) fu quello di Messina raffigurato in una moneta di Sesto Pompeo. Diede il nome allo Stretto.
  
Forte e faro di Messina


    
Particolare era il faro di Ostia (Tor Boacciana): alto quattro piani, di forma quadrangolare, fu costruito da Claudio su una nave da carico fatta affondare all'ingresso del porto.
  
Faro di Ostia (Tor Boacciana)


    
Ancora funzionante invece è il faro di Genova, la cosiddetta “Lanterna”. Fu eretto nel 1139 sullo scoglio estremo della Punta di San Benigno e distrutto nel 1512. La Repubblica genovese lo ricostruì nella sua forma attuale nel 1543 non lontano da quello antico. Negli anni, il faro subì varie modifiche fino a quando la Marina Militare lo elettrificò nel 1936. Ma l'era gloriosa del faro, costruito in situazioni apparentemente impossibili, è cominciata meno di tre secoli fa.
   
Faro di Eddystone
    
Dopo l'ennesimo naufragio di bastimenti e vascelli sulla scogliera di Eddystone, poco lontano da Plymouth, le autorità inglesi decisero di erigervi sul punto piú alto una bella torre di legno lavorato. Era il primo faro del mondo costruito su una roccia esposta agli elementi, e fu spazzato via dai marosi nel 1703, dopo soli cinque anni di onorato servizio. Una seconda torre durò 47 anni, finché non venne distrutta dal fuoco. La terza torre di Eddystone rimase il prototipo di tutti i fari al largo delle coste per i 150 anni successivi. Terminata nel 1759, era ancorata nella roccia per mezzo di pali di ferro e costruita con blocchi di pietra incastrati l'uno nell'altro. Rimase in piedi finché la roccia stessa cominciò a vacillare, intorno al 1870.
La costruzione di un faro sulla roccia costituiva ogni volta un'impresa ciclopica. Anche solo metter piede su quegli scogli era estremamente difficile, perché emergono dall'acqua e restano all'asciutto solo qualche minuto al giorno. Per poter fare un qualsiasi lavoro bisognerebbe avere la tenacia dei molluschi che vivono abbarbicati agli scogli.
  
Il faro di Ar Men


    
Dal 1863, quando fu deciso di costruire un faro ad Ar Men, in Bretagna, passò un anno prima che un ingegnere riuscisse a sbarcarvi per i primi sopralluoghi. E la torre, alta 29 metri, poté irraggiare la propria luce solo nel 1881.

Prima che venissero utilizzate le lampade a lucignolo e gli specchi argentati, i fari di terra usavano fuochi aperti. Poi, all'inizio del secolo, fu elaborato il bruciatore a petrolio pressurizzato. Simile a una versione piú grande dell'odierna lampada per campeggio munita di reticella incandescente, il sistema viene tuttora usato ad Ar Men e in molti altri fari isolati.
  
Sistema ottico di Fresnel - Museo della Lanterna - Genova
Inventata da Augustin Fresnel nel 1825, la lente consente di concentrare i fasci luminosi in un unica direzione. Il sistema ottico proietta una serie di lampi a seconda del numero di lenti di cui è composto, lo schermo invece produce una pausa nella sequenza. Il numero di lampi, il tempo e la le pause permettono di identificare il faro.


   
Il fiore all'occhiello di ogni faro è il suo sistema ottico. Simile a una gigantesca gabbia di ottone per uccelli, chiusa da prismi inclinati e lenti di vetro pesante, esso fu escogitato per la prima volta nel 1822 dal fisico francese Augustin Fresnel, padre dell'ottica moderna, espressamente per concentrare la luce in fasci potenti e sottili.
Fatto galleggiare su una vasca di mercurio per ridurre l'attrito e spinto dai pesi di un orologio meccanico, l'intero marchingegno poteva ruotare intorno alla fonte luminosa fissa, che così dava l'impressione di lampeggiare.
  
Apparato ottico del faro di Cape Race - Terranova, Canada


Uno dei piú grandi apparati ottici mai costruiti, in funzione a Capo Race a Terranova dal 1907, è alto 3,45 metri e pesa 42 tonnellate.
   
Raro di Cape Race - Terranova, Canada


    
Con l'avvento della luce elettrica, questi enormi apparati ottici non furono piú necessari. Oggi, ad esempio, le luci del faro Créac'h vengono irraggiate da bulbi riempiti di gas usati per i proiettori cinematografici, e sono sempre a disposizione gruppi elettrogeni ausiliari a motore diesel nell'eventualità che venga a mancare la corrente della centrale.
Ma anche con la moderna tecnologia possono verificarsi incidenti.
  
Il faro della Île Vierge
   
Eduard 'perse' la luce all'Île Vierge, al largo della Bretagna, nel 1958, quando un fulmine colpì la torre e scaraventò Eduard sul pavimento della cucina dove rimase svenuto. Quando riprese i sensi, salì barcollando 397 gradini e accese la vecchia lampada d'ottone tenuta di riserva per quando tutto il resto non funzionava.
I guardiani dei fari conoscono il valore del loro lavoro, soprattutto coloro che hanno fatto i marinai.
  
La scala a chiocciola del faro della Île Vierge


   
Quando le ondate mandarono in frantumi la vetrata di La Jument durante una violenta tempesta, Thomas, di 52 anni, si arrampicò dentro la lanterna e passò la notte a riaccendere il bruciatore ogni volta che il vento lo spegneva.
Ricordava troppo bene la paura che aveva avuto, giovane marinaio, durante una tempesta, e il sollievo provato quando finalmente aveva scorto l'amichevole lampeggiare del faro di La Jument.
  
Il faro di La Jument
   
Anche se ci sono delle difficoltà, il mestiere di guardiano di faro ha il suo fascino. In Italia si accede a questa 'carriera' per concorso pubblico. La paga è all'incirca quella di un operaio specializzato e l'alloggio è gratuito. Generalmente il guardiano, oltre al faro vero e proprio, controlla anche i fanali a luce fissa che segnalano punti strategici come l'ingresso a un porto o a un canale navigabile. In questa attività è affiancato da un altro guardiano o due.
  
Faro di Porto Ercole, Argentario
  
Lorenzo, un guardiano del mare, abitava con la moglie Marianna e tre figli in un appartamento di quattro stanze piú servizi al primo piano di una palazzina vicino al porto di Porto Ercole, in Toscana. Nella stessa palazzina abitava un altro guardiano con la sua famiglia. Oltre al faro che in linea d'aria dista un chilometro e mezzo dall'abitazione, i due guardiani controllano anche il faro che si accende automaticamente sull'isola di Giannutri a 11 miglia dalla costa, e due fanali all'entrata del porto. Il nostro guardiano Lorenzo, che prima di fare questo lavoro aveva prestato per dieci anni servizio in Marina, oggi dice:

Non sarei stato capace di lavorare in fabbrica con altra gente. Qui sono padrone di me stesso e la vita scorre piú calma e piú riflessiva. Al mattino, e alla sera prima del tramonto, controllo l'attività dei fari (per quello su Giannutri quando il tempo non è limpido uso il binocolo) e quella dei fanali. Durante il giorno faccio la manutenzione. Durante la notte, per vedere se tutto funziona, mi sveglio anche sei o sette volte... senza la sveglia perché ormai mi sono abituato! In compenso ho tutto il tempo per curare l'orto e andare a pescare”.
  
Il faro di  Giannutri 


    
In Francia, per tradizione, il guardiano che finisce il suo turno passa l'ultimo giorno a ripulire la torre da cima a fondo. (In Italia, la pulizia fa parte della normale manutenzione quotidiana.) D'inverno, nei fari situati al largo della costa o sulle isole, si sono avuti ritardi nel cambio della guardia anche di due o tre settimane, perché il trasferimento in motoscafo è pericoloso con il mare in burrasca. Per questo motivo in molti paesi oggi si usano gli elicotteri.
  
Faro di Bishop Rock - Isole Scilly


    
La maggior parte delle torri al largo della costa britannica sono state munite di piccoli eliporti.
Il guardiano principale di Bishop Rock, sulle isole Scilly, che una volta rimase per tre settimane abbandonato a Eddystone, disse:

Oggi tutto funziona come un orologio: e se l'elicottero ritarda appena di un paio d'ore, cominciamo a preoccuparci”.
   
Faro di Saint-Mathieu 


    
Faro de Le Petit Minou
    
Moltissimi fari situati in posizioni facilmente accessibili vengono adesso fatti funzionare da un unico addetto.
Manuel e Thomas erano entrambi guardiani unici, assistiti dalle rispettive mogli, dei fari 'paradiso' della punta di Saint-Mathieu e Le Petit Minou, presso Brest. Quando succede qualcosa, un campanello d'allarme suonava nella loro stanza da letto, così non dovevano vegliare tutta la notte.
La tendenza all'automazione totale si nota soprattutto nelle zone in cui i fari sono opportunamente raggruppati e dove le condizioni ambientali non sono troppo difficoltose.
  
Faro di Byron Bay (New South Wales) Australia


   
Faro di Cabo da Roca in Portogallo
    
Faro di Trelleborg - Contea di Skåne, Svezia
    
In Portogallo, per esempio, tre fari presso Lisbona sono stati automatizzati nel 1981.
A Norrköping, sede dell'Ente svedese per i fari, un solo operatore alla consolle di controllo può attivare e seguire anche 40 diverse funzioni di un'ottantina di fari automatizzati. I problemi secondari si possono di solito risolvere automaticamente. Se si presenta un problema grosso, i tecnici si recano sul posto in elicottero.
  
Faro di Wanemunde - Germania


    
Anche i fari della Germania Occidentale hanno un alto grado di automazione. Anche se i fari isolati al largo della costa saranno forse gli ultimi a perdere i loro uomini, Eddystone è già priva dei suoi tradizionali guardiani dall'estate del 1981, e il faro sta per essere del tutto automatizzato.
  
Un faro di Trinity House


   
David, ingegnere civile capo di Trinity House, che teneva in funzione un centinaio di fari lungo le coste dell'Inghilterra e del Galles, pensava che alla fine del secolo scorso difficilmente ci sarebbero stati fari sorvegliati dai guardiani.
  
Faro della Guardia a Ponza


    
In Italia, sono stati automatizzati una trentina di fari, cioè quelli piú difficili da raggiungere come quello sul Faraglione della Guardia a Ponza a oltre 100 metri sul mare.
Una volta Leonardo disse che “l'automazione è iniziata nel 1974-75, ma entro una decina di anni un centinaio di fari saranno senza guardiani. Ma questi saranno sempre necessari, sia per il controllo delle apparecchiature, che sono delicate e costose, sia per la manutenzione e la riparazione delle opere di muratura”.
  
Faro e monumento a Cap de la Chevre (Princ Penn Ar Roz in bretone)


     
In Francia, però, i piani di automazione sono meno avanzati.

I grandi fari sono troppo costosi per lasciarli senza guardiani”... dice André. I guardiani saranno sempre necessari come custodi per controllare e riparare le parti in muratura. In questo senso ci è stata utile la lezione che abbiamo avuto nel 1979, quando un faro automatico dentro una torre in muratura - a Le Bouc, presso Capo de la Chèvre - venne spazzato via durante una tempesta.

Perciò passerà ancora tempo prima che l'ultimo guardiano di faro salga per l'ultima volta in cima alla sua torre, come fa ogni mattina  Loris, il guardiano dell'isola d'Oussant,  e altri ancora. All'alba, perpetuando l'antico rito, saliranno fedelmente la scala a chiocciola, pronti a spegnere il faro e tirare le cortine per impedire che la luce del sole concentrata dalle lenti lo bruci.., dopo che le navi in difficoltà saranno state protette ancora per una notte.
  
Per non dimenticare... il faro della Punta di Capel Rosso. Isola del Giglio, Toscana

2 commenti:

Marianna S. ha detto...

mi piacciono tanto queste anime solitarie che vegliano sul mare.....

nick45 ha detto...

...è sempre un piacere rivedere un insieme di fari e sognare.....