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| La Rocca di Monfalcone |
Patrono - 21 novembre - La Madonna della Salute
Il luogo trae origine dall'epoca preistorica e ben quattro castellieri lasciarono tracce nelle adiacenze della città. Sopra quello in cima al Monte Falcone sorsero, attraverso i secoli, il castello e la rocca.
La posizione si appalesò eccellente; di conseguenza, grazie alla sicurezza derivante dalle opere munite, si ebbero il mercato e la muta.
Sul colle boscoso venne eretto il castello, del quale s'ignora la forma, mentre l'abitato sui costoni ed in piano fu protetto da salde mura, alla lor volta tutelate da acconci fossati, sui quali si facevano funzionare i ponti levatoi.
Per il suo possesso scoppiarono gravi lotte e Monfalcone subì numerose vicissitudini. Ma visse anche giorni di splendore. Così, ad esaltare le virtù guerriere della stirpe, nella pianura sotto il castello, si svolse una solenne cerimonia, il 25 aprile del 1289.
In quell'occasione Alberto, Conte di Gorizia, battè cavalieri “consensu et volumptate d. Patriarche” Enrico di Prampero, della illustre e potente famiglia castellana, insieme a Nicolò Baldacco, nobile di Cividale. Era allora antistite aquileiese Raimondo della Torre (gov. 1273-1299) e questi aveva fatto concentrare, a Monfalcone, 5000 cavalieri e varie decine di migliaia di fanti, per muovere contro i Veneziani. Erano composte queste soldatesche da contingenti del Friuli, della Carnia, del Cadore, del Goriziano, di Trieste, di Padova, di Treviso, della Carinzia, e formavano smagliante cornice alla festosissima giornata, mentre le popolazioni dei luoghi circostanti davano una tonalità di particolare gaiezza all'insieme. Il Prampero e il Baldacco furono pure fatti partecipi nel comando del poderoso esercito.
Fu una gara di lussuosi abiti prelatizi, di ricercatissime acconciature delle dame e delle donzelle, di scintillanti corazze, d il svolazzanti cimieri.
La cerimonia si svolse nel palazzo patriarcale. Presenziava Marquardo di Randeck, Patriarca di Aquileia e Duca del Friuli. Era assiso sul trono, in paramenti ricamati in oro, sotto purpureo baldacchino, ed a lui facevano corona la sua corte e il fior fiore della nobiltà parlamentare e castellana.
Formavano il suo seguito: il cavaliere Azzolino de Gubertini, Conte Palatino nonchè illustre giurisperita, Solone di Savorgnan, Mix di Duino, Alberto Fiixel, Capitano di Duino, Giovanni Zekorn, Cavaliere del Ducato di Stiria.
Alla presenza di queste personalità Ugo di Duino promise in sposa a Federico: i Francesco Savorgnan, della storica casata friulana, la vezzosa e giovanissima parente Caterina, figlia del cavaliere di Truches di Himmelherg. Alla fanciulla erano stati assegnati in dote cento scudi d'oro di piccoli veronesi “et... quattro paia di panni, cioè uno di scarlatto, vaio et ornato di arzento, altro di panno con vaio et oro, gli altri due decorosi da ambe le parti. Gli ornamenti di capo et dorso da portarsi nei cofani, saranno dati ad uso del Friuli”, oltre la 'dismontadura', il rituale 'morgengabio' dono del primo mattino di matrimonio.
Splendidi riuscirono il ricevimento e il banchetto, generali furono i suoni e i frastuoni, largamente brillò la luminaria.
I Monfalconesi dimostrarono in ogni tempo indomito valore e, mentre nel 1420 non vollero cedere alle armi della Serenissima resistendo tre giorni al fulminare delle artiglierie, nel 1477 sotto la guida del vecchio Podestà, Daniele Barbarigo, conservarono la città a Venezia. Nel 1509, durante le lotte provocate dalla Lega di Cambray, superarono se stessi, in pro di San Marco.
La Musa popolare sciolse allora il suo canto e larga notorietà si acquistò una canzone, che esaltava gli eroici combattenti:
Ben corresti a Monfalcone
Dove fu fatta la pistata
Per voler el bastione
Non v'aresta più tagliata
Che de sangue ogni strata
Discoreva li paese
Ritornati, o discortese.
Con tutto ciò per molti anni fu un continuo susseguirsi di alti e bassi. Ma a premiare l'appassionato attaccamento la città rimase alla Dominante, che le confermò i privilegi e la giurisdizione.
Naturalmente si procedette a rimettere in efficienza le opere munite, ridotte in condizioni miserande. Siccome Monfalcone controllava il Carso, come pure il Golfo, per suggerimento di Guidobaldo, Duca d'Urbino, consigliere della Repubblica, venne atterrata l'antica rocca dei Patriarchi e, su base quadrata, s'innalzò il massiccio torrione, per il quale furono usate pietre bene squadrate. Del pari vennero tutto intorno elevate le mura a proteggere i quartieri dei comandanti e delle milizie. Risaltava un poderoso Leone di San Marco.
I pericoli però non diminuivano e, mentre Monfalcone aveva molto sofferto per l'aggressività degli Imperiali, non minori pericoli paventò a causa delle incursioni turchesche e, dai primi del '600, per le scorrerie dei predoni Uscocchi.
Venezia però vigilava a questo “ocio della Patria del Friuli” ed a garantirne la potenzialità fu eretta la fortezza di Palmanova. Con questa, alla fine del '740, ebbe il compito di sorvegliare il passo dell'Isonzo.





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Mi piace sempre leggere di storia che non conosco
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