lunedì 27 febbraio 2012

SAHARA - Le Oasi del Deserto Libico (The oases of the Libyan Desert)



    
La Regione del Sahara comprende il vasto territorio situato a Nord del 180 parallelo, esclusa la Regione dell'Atlante.
L'estensione del Sahara è di ben 9 milioni di Kmq., maggiore quindi di quella dell'Australia e di poco minore alla superficie dell'Europa intera. È un immenso tavolato, la cui altezza oscilla fra i 300 e gli 800 metri; nella parte centrale è sormontato da grandiosi massicci montuosi, come quelli dell'Ahàggar e del Tibesti. Quest'ultimo s'innalza fino a 3415 metri.
L'estrema scarsità di piogge fa del Sahara un famoso deserto, privo quasi di ogni forma di vita. Dove l'acqua appare, come nelle oasi, la vita riprende vigore, favorita anche dalle alte temperature.
Il Sahara comprende tre sezioni distinte: l'occidentale, più pianeggiante e ricca di oasi, la centrale, essenzialmente montuosa, e l'orientale, che si presenta come una desolata distesa di rocce e di sabbie, soprattutto nella parte denominata Deserto Libico, che si allarga a Sud della Cirenaica, solo interrotto dal ricco gruppo delle Oasi di kufra 
Il clima del Sahara ha subito nel corso dei millenni una profonda trasformazione. Oggi la Regione è aridissima; un tempo, invece, era ricca di piogge. Ce lo attestano i numerosi “uidiàn” (al singolare 'uadi'), solchi larghi e asciutti in cui anticamente scorrevano imponenti corsi d'acqua.
Gli Stati più direttamente interessati al Sahara sono la Libia e l'Egitto.
  
Kufra. Gruppo di oasi nel sudest della Libia



    
Deserto libico e le sue oasi

A ovest della valle del Nilo, il Deserto libico (o Deserto occidentale) spalanca a perdita d'occhio i suoi paesaggi primordiali. Per i geografi esso corrisponde ai gradoni più bassi di un'ampia scalinata sahariana che scende lentamente dal massiccio del Tibesti, nel Ciad. A questo rilievo gradinato si aggiunge una serie di sprofondamenti che generano particolari depressioni, interessantissime curiosità della natura ammirabili a Qattara, Siwa, El-Faiyum e Wadi en-Natrun. Il fondo di queste depressioni è molto al di sotto del livello del mare, e i loro bordi, quasi a ricordarci l'origine tettonica della loro formazione, recano i segni delle faglie originarie e si presentano come erte coste rocciose.
   
Oasi di Dakhla: Al-Qasr city 


    
Il ripiano del tavolato libico, tra i 200 e i 500 metri di altezza, è incavato da una serie di bacini, in corrispondenza dei quali vi sono oggi delle oasi. Il percorso lungo cui si dispongono le oasi di Baris, Kharga, Dakhla, Farafra e Bahariya, sembra ricalchi il tracciato di un corso fossile del Nilo abbandonato fin dal Pliocene, vale a dire da 7 a 2,5 milioni di anni fa.
  
Oasi di  Kharga - Tombe del Bagawat


    
Per farsi un'idea di questa zona desertica, bisogna aggiungere all'immagine d'insieme, costituita da un rilievo a gradoni, una morfologia più settoriale, condizionata da fenomeni di erosione. Da nord a sud, il deserto vede susseguirsi le distese rocciose del tavolato libico, le harnrnada (rocce levigate dal vento) e i sistemi di dune del Ghard Abu Muharik, il grande deserto di sabbia, gli speroni rocciosi ricchi di ammoniti e, all'estremo sud, un sistema montuoso che annuncia il Tibesti.
   
Oasi di Farafra - tempio Der el Hagar


     
Questo insieme costituisce la zona anticamente più arida del Sahara, ed è stata proprio quest'aridità a far sì che al tempo dei faraoni tutta quest'ampia fascia di terra che si estende a ponente del Nilo venisse considerata la "riva dei Morti". E infatti, senza le depressioni che ne incavano la superficie, essa sarebbe totalmente priva di ogni presenza umana. Le depressioni più a nord, che affondano sotto il livello del mare, corrispondono a un livello acquifero, ed è ancora oggetto di discussione da parte degli studiosi se si tratti di falde sotterranee o di una circolazione acquifera più ramificata. Sembra comunque che questa presenza di acqua dipenda da un accumulo fossile che dal Tibesti scende verso il Mediterraneo.
   
Oasi di Baris - Tempio di Dush


     
L'esistenza di acqua sotterranea spiega la serie di sorgenti che porta vita a tali depressioni. L'abbondanza di reperti archeologici trovati in queste aree e nelle oasi attesta la loro antichissima prosperità e testimonia come l'uomo vi avesse, in tempi remotissimi, organizzato la propria vita.
“La sabbia si è trasformata in terra coltivabile...Ed è così che l'universo cominciò a esistere”, ci ricorda una poesia in geroglifici.
  
Montagna di Cristallo - Oasi di Bahariya


    
È noto inoltre che il bacino di en-Natrun forniva all'Egitto dei faraoni il natron, carbonato di sodio idrato (o soda), che allora veniva chiamato netery (il divino), poiché serviva per la mummificazione. Oggi il natron viene sfruttato produttivamente dall'industria chimica.

L'antico sistema d'irrigazione, purtroppo, è stato devastato dal passaggio dei nomadi arabi. Attualmente l'Egitto cerca di rialimentare questi bacini moltiplicando la trivellazione di pozzi. Senza tener conto della conca di El-Faiyum, che va piuttosto collegata alla valle del Nilo, nelle depressioni del Deserto occidentale si contano già oggi più di 100 000 abitanti.
  
Depressione di Qattara


    
Accanto ai paesaggi di dune sabbiose e di 'harnmada' rocciose, troviamo coltivazioni di canna da zucchero nell'oasi di Dakhla e campi di cotone nella depressione di Qattara. 
Al margine settentrionale di questo deserto, la costa mediterranea rappresenta una frangia di relativa prosperità grazie alle coltivazioni effettuabili sui terreni litoranei e a una serie di strutture turistiche intorno a Marsa Matruh.
   
Marsa Matruh


   
Il Sahara non sarà più 'sahra'?

“Sahara” deriva da “sahrà”, vocabolo arabo che significa “luogo selvaggio”. 
E veramente il nome s'addice all'arida distesa che occupa circa un terzo del Continente Africano.
Eppure, non più di un milione di anni fa, il Sahara godeva di un clima temperato, era solcato da corsi d'acqua e lo ricoprivano in abbondanza piante ed erbe. Poi il clima cominciò a inaridirsi, la temperatura diurna ad elevarsi, il vento a soffiare violento e corrosivo: e il luogo divenne “sahrà”.
Potrà rinascere? Io lo spero fermamente. 
Durante gli scavi che hanno portato alla sorprendente scoperta del petrolio, sotto le distese di sabbia, sotto i terreni coperti di pietrame e di ciottoli, sotto gli altipiani rocciosi, sono state ritrovate tracce dell'antica umidità e, a circa mille metri di profondità, su vasti tratti, sono state individuate falde acquifere permanenti. 
Potranno queste acque essere portate alla superficie? 
Se sì, un giorno il Sahara non sarà più “sahrà”.
    




     
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3 commenti:

TheSweetColours ha detto...

wow... la seconda foto è straordinaria!

Soffio ha detto...

il fascino del deserto é enorme

Anonimo ha detto...

potremmo andarci insieme e rotolarci tra la sabbia....