lunedì 30 aprile 2012

* VENEZIA - Architettura dei Lombardo (Architecture of Venice)


Santa Maria dei Miracoli - Venezia

* L'ARCHITETTURA GOTICA (Gothic architecture)


Cattedrale di Colonia

     


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* STORIA DELL'ARTE - IL GOTICO (Art History - The Gothic)


Duomo di Milano
    


* GIULIANO DA SANGALLO - Architetto del Quattrocento (Architect of the Fifteenth)


La chiesa della Madonna delle Carceri - Prato oggi







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DIGNANO (Dignan) - Comune in provincia di Udine


    
DIGNANO (Dignan in friulano) - Comune in provincia di Udine
Confina con la provincia di Pordenone
Abitanti 2.500 circa
Santo patrono: San Sebastiano


Nel 875 si parla di una località Eugan posta sulla sponda sinistra del Tagliamento, con una sua chiesa: ma la paura delle esondazioni del fiume, sempre frequenti, convinse quella popolazione a spostare l'abitato più in alto. 
Nonostante questo, sia nel 1276 che nel 1327, due alluvioni spazzarono le case come in tanti altri insediamenti lungo il fiume: allora Eugan, già divenuto Ignano, fu costruito veramente fuori di ogni pericolo e l'Abbazia di Moggio poté tranquillamente godere di questo suo beneficio, di cui era entrato in possesso già dalla fondazione. 

Passarono poi altri padroni, sempre venuti da lontano, che si attribuivano il privilegio di proprietà anche delle ville circostanti, dipendenti dalla Pieve di Dignano: Flaibano, Vidulis, Carpacco, Bonzicco, Cooz, Villotta e altre. 
E ci fu, sul finire del sedicesimo secolo, una terribile carestia che decimò queste popolazioni fino a ridurle a dei fantasmi: si aggiunsero poi le battute di caccia dei Turchi, la peste del 1747 che fece strage di bovini, ovini e suini, lasciando soltanto miseria e fame. 

Uno di quei luoghi che sembravano costruiti per attirarsi le sciagure della natura e degli uomini. 

Un po' di calma, Dignano la godette durante la dominazione Austriaca. 
Poi, nel suo passare all'Italia, attese che si rinnovasse per la sua terra ancora una prova che venne puntualmente con il primo conflitto mondiale: nel 1916 fu costruito il ponte sul Tagliamento e fu presto distrutto. 
Lo si ricostruì nel 1922 e fortunatamente uscì illeso nel secondo conflitto mondiale.
  
Municipio di Dignano


   
E' paese di antica vocazione agricola, con una sua ammirevole vista sull'ampio e suggestivo scorrere tranquillo e quasi pigro delle acque del Tagliamento. 
Si scende, da Dignano, per toccare la destra del grande Fiume, proprio di fronte a Spilimbergo.
  


   
Nella frazione di Carpacco, a fine agosto, interessante è la sagra del "frico", un piatto a base di formaggio, patate, cipolla, olio e sale, che ai nostri occhi appare come una grossa frittata (si può aggiungere del porro o dello speck).
  
Ponte sul Tagliamento

domenica 29 aprile 2012

COSEANO - Comune in provincia di Udine



Panorama di Coseano  
   
COSEANO - Coseàn in friulano, è un comune di circa 2.300 abitanti, della provincia di Udine, appartenente alla Comunità collinare del Friuli.

FRAZIONI - Barazzetto, Cisterna, Maseris, Nogaredo di Corno


Lo stemma del comune vorrebbe un rapporto con la romanità, per questo paese, con un Janus di cui si mostra il tempio: ma studiosi seri affermano che la derivazione va legata a un proprietario terriero, tale Cancilius o Cocilius. 
Certo è comunque che il segno della colonizzazione aquileiese è documentato, anche se l'apparire documentato di Coseano nei documenti è del 1202. 
Fino allora, con ogni probabilità, l'abitato si raggruppava in dimensioni ridotte attorno alla chiesa di Sant'Andrea. 
Un incendio non ben precisato spostò il paese in basso, sulle sponde del fiume Corno dove si sviluppò cercando di difendersi dalle quotidiane razzie dei tempi. 
E la popolazione, soggetta alla dominazione patriarcale, dovette sostenere non poche questioni con la confinante Silvella per la questione dei pascoli, allora unico e determinante spazio di sostentamento per questa gente, senza altre risorse economiche. 


Lo stemma di Coseano col tempietto del mitico Giano Bifronte

Il passaggio napoleonico fu, per Coseano, un'invasione di autentici ladri di bestiame e di qualsiasi altra possibilità di sussistenza: i francesi, qui, rubarono tutto, lasciandovi una specie di deserto. 
E il territorio, per due secoli, fu passaggio continuo di truppe, con le conseguenze che sono facilmente immaginabili. 
Fino al 1866, quando in tutto il Friuli si andò al plebiscito per l'annessione all'Italia, allora Coseano, unico in tutto il Friuli, votò contro: alcuni per l'influenza di un parroco, altri per un non dimenticato ricordo di esperienze "nazionali" di confini sempre portatori di negative realtà. 
Da allora il comune si porta, come definizione, il "Coseàn dal no". 
E le sofferenze di questa terra continuarono durante il primo e il secondo conflitto mondiale. 

Oggi Coseano pare avviato ad uno sviluppo economico di buone prospettive, dopo aver alimentato bene il fenomeno dell'emigrazione.
  
Barazzetto - Il campanile
   
Maseris - Chiesa di San Biagio
  
Nogaredo di Corno - Piazza IV Novembre





   
Cisterna - Piazza Monumento



   
Conclusione: Coseano a suo tempo ha votato contro l'annessione all'Italia...a ragione...

     

martedì 24 aprile 2012

COLLOREDO DI MONTE ALBANO - Provincia di Udine


    
Colloredo di Monte Albano (Colorêt di Montalban in friulano) è un comune italiano di circa 2.200 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.


FRAZIONI: Caporiacco, Mels

LOCALITA': Entesano, Ols, Aveacco, Lauzzana, Pissignano, Codugnella



Colloredo di Monte Albano - E' decisamente tra le posizioni più suggestive del Friuli, posto com'è al centro dell'arco collinare, tra San Daniele e Tricesimo: e la impreziosisce quella miracolosa visione del Castello che appare quasi segno di nobiltà e di aristocrazia, senza bisogno di giustificazioni. 

Il nome deriverebbe da una pianta, il "corylus" che doveva essere abbondante sui colli di questa cerchia che chiude la pianura, con una dolcezza di capolavoro d'arte.
  
Torate di Mels, Colloredo di Monte Albano
   
La storia del paese, che manca quasi del tutto di documentazione archeologica di una certa antichità, coincide con la storia, abbastanza complessa di nobili: i conti di Colloredo Mels, che possedevano poco lontano un loro castello a Mels (di cui rimane soltanto una traccia: la Torate di Mels), e che riuscirono a costruire un altro castello nei primissimi anni del Trecento sul colle di Colloredo. 

La costruzione, che pare essere stata realizzata in tempi di primato, in soli otto anni, assunse una forma ellittica, seguendo l'andamento del terreno e fu cinta da poderose strutture di difesa. 
Com'era nel costume dei tempi, ci furono lotte tra famiglie di nobiltà locale: i Conti di Gorizia contro i Colloredo e questi contro i Torrioni, i Savorgnan e lo stesso Patriarca. 
Nel ben noto sisma del 1511, il castello di Colloredo fu parzialmente distrutto e il terremoto del 1976 colpì di nuovo questa collina, rovinando una delle più belle immagini del Friuli collinare. 
Andarono perduti lavori di artisti come Giovanni da Udine e altri tesori che, in qualche modo, appartenevano alla cultura friulana.
  
 Il castello di Colloredo di Monte Albano


    
Nel Castello di Colloredo soggiornò Ippolito Nievo: lo scrittore stese qui la parte più consistente delle Confessioni di un ottuagenario. 
E la perdita del complesso monumentale costituisce una delle ferite più gravi che il Friuli ha subito in quest'ultima tragedia della terra friulana.
  
Chiesa parrocchiale di Ognissanti a Mels, Colloredo di Monte Albano



    
Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»

* ARCHITETTURA ROMANICA (Romanesque architecture)

Piazza dei Miracoli - Pisa

      

CLAUZETTO (Clausêt) - Provincia di Pordenone


   
CLAUZETTO - Comune in provincia di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia.
(Clausêt in friulano standard, Clausiet in friulano occidentale) è un comune di 400 abitanti circa.  
È definito il "balcone del Friuli" per la sua posizione geografica.

Locus clausus, luogo chiuso: ed è una bellissima radice toponomastica, dovuta alla posizione dell'abitato, ma nello stesso tempo, quasi inconsciamente, viene a indicare anche le condizioni di "clausura" in cui il paese si trovò per troppo tempo: e da questa clausura, per troppo tempo si uscì verso una sola destinazione, quella della diaspora migratoria, arrivando in ogni parte del mondo perfino a costruire i tratti più difficili della Transiberiana, a cavallo tra L'Ottocento e il Novecento. 

Uomini di valore eccezionale che portarono i loro cognomi a segnare strade, ponti, viadotti e palazzi sia ad est che ad Ovest, nei più lontani paesi. 

Oggi, dopo essersi conquistati un relativo benessere con uno spazio notevole di attività turistica e dopo la ricostruzione dal terremoto che ne aveva fatto quasi un cimitero di macerie, Clauzetto può rimettere il suo cartello di identificazione come "balcone del Friuli"..., dalle sue case si gode uno splendido panorama sulla valle e la vista può arrivare fino alla marina. 

Forse, Clauzetto è nato da una fuga di abitanti in pianura terrorizzati dalle incursioni ungaresche che portò la gente a cercare rifugi fino a Monte d'Asio (e una bolla di papa Urbano VIII parla di queste zone). 
Di Clauzetto si discute nel 1298 per alcune questioni di confine su monti e prati. 

Con Vito d'Asio, Clauzetto ebbe sempre rapporti di fatto e di diritto. 

Le preziosità, anche curiose, si conservano nella sua chiesa parrocchiale: una copertura lignea del Battistero, di grande bravura dell'intagliatore Giovanni da Gemona (metà del Seicento) e sembra essere stata portata qui dalla sua originaria sede di Vito d'Asio; e una reliquia del preziosissimo sangue, senza documentazione storica, ma tanto venerata da costituire meta di pellegrinaggio anche da paesi lontani fino al primo conflitto mondiale.
  




    
Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»
  
Panorama dal monte Pala




Conclusione: ...si gode uno splendido panorama sulla valle e la vista può arrivare fino al mare....

* IL FIUME ZAMBESI (The Zambezi River)



    

lunedì 23 aprile 2012

* FOLSOM – ORIGINI DEI POPOLI AMERICANI (Origins of the American peoples)





CIMOLAIS - Comune in provincia di Pordenone


Il Campanile di Val Montanaia (Dolomiti friulane) è una una guglia è alta 300 metri e con una base di 60 metri del gruppo degli Spalti di Toro e Monfalconi che si trova nell'omonima valle, nel comprensorio dell'alta Val Cimoliana, nel comune di Cimolais



CIMOLAIS (Thimolei o Thimoles in dialetto locale) - Comune in provincia di Pordenone di circa 430 abitanti.

Qui, da tempo ma soprattutto da qualche stagione, si sta aspettando una specie di futuro imminente: ed è il lancio turistico del paese, costruito su una splendida posizione che ha tutte le carte in regola per essere valorizzata, con i suoi boschi, i suoi prati e soprattutto le sue montagne.
C'è la possibilità, alla fine della Valcellina, a Cimolais, di una concreta programmazione di due stagioni di ottimo turismo.
E sarebbe la via d'uscita per una popolazione da secoli emarginata, condannata all'emigrazione e con poche risorse agricole e superate tradizioni artigiane.
Soggetto da sempre all'Abbazia di Sesto al Reghena, possedeva uno dei più antichi castelli del Friuli: come le ville di Claut ed Erto, doveva rendere conto della propria vita civile e religiosa ai rappresentanti del monastero.
Come bene di questa Abbazia viene protetto da papa Gregorio IX e poi affidato a diversi "conti" di Cimolais.
Ma si tratta sempre di un rapporto abbastanza difficile tra il pese e i suoi protettori, in una conflittualità che dura lungo i corsi di secoli: da una parte il riconoscimento del "possesso" e della giurisdizione e dall'altra gli interessi delle genti di questa valle che ha ben poche risorse di cui disporre.
Quasi sempre si tratta di un legame di sudditanza che obbligava i "fedeli" a prestazioni e a spostamenti non certo gratificanti.
Un rapporto, questo, che venne a cessare con il 1796, quando Cimolais passò al Vescovo di Udine, per finire poi, nel 1818, nell'ambito diocesano di Concordia.
La Serenissima sfruttò Cimolais, cavandone legname per le sue costruzioni navali e altre angherie il paese le sopportò particolarmente durante il secondo conflitto mondiale, quando le truppe d'occupazione naziste si trovarono di fronte ad una Resistenza che onorava la gente di queste montagne.
  

* LEON BATTISTA ALBERTI - Un genio universale (A universal genius)

CHIUSAFORTE (Scluse in friulano) - Provincia di Udine


   
CHIUSAFORTE (Scluse in friulano, Kluže in sloveno) è un comune italiano di 750 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.


FRAZIONI

Costamolino, è un piccolo nucleo di case che sorge in posizione assai panoramica sulla destra orografica del Canal del Ferro, nel tratto compreso tra Dogna e Chiusaforte. Vi si giunge dalla statale Pontebbana attraverso il sentiero CAI n.427 oppure da Plagnis tramite una strada sterrata.

Sella Nevea, località di sport invernali sorta negli anni sessanta e settanta a 1.190 m s.l.m., nella conca tra il monte Canin e il Montasio. Sul Canin si snodano diversi chilometri di piste da sci, che si sta progettando di collegare con gli impianti di Bovec/Plezzo nella vicina Slovenia.

Borghi e località: Casasola, Chiout Cali, Chiout Micheli, Patocco, Pianatti, Piani di là, Piani di qua, Piani di sotto, Raccolana, Roveredo, Saletto, Sotmedons, Stretti, Villanova.
  
Altopiano del Montasio (Sella Nevea)


   
L'antico e più vero nome di questa località storica è La Chiusa: come evidente indicazione di una strozzatura naturale della vallata creata dal fiume Fella tra le Alpi Carniche e le Alpi Giulie, al cui fondo passava la strada da Aquileia per il Norico. 
E come tale ha avuto, fin dai tempi più antichi, una sua inevitabile e insostituibile funzione di guardia, di controllo e di tributi da pagare. 
Anche se questa "fortificazione-presidio" non impedì diverse incursioni provenienti dal Nord. 
La Chiusa mantenne fino all'epoca italiana una sua configurazione ricca di riferimenti storici: il controllo della Chiusa era troppo importante perché non intervenissero Patriarchi e Signori, con reciproche cupidigie su una "muta" che poteva rendere tremila ducati d'oro all'anno. 
Ogni potente, piccolo o grande che fosse, ci teneva a questo passaggio: nel 1336 il grande Bertrando tagliò corto con tutti e trasferì la "muta" a Tenzone. 

Chiusaforte, proprio per questa sua posizione geografica, fu teatro di lotte tra patriarchi e imperatori e veneziani, e vi arrivarono anche i Turchi, non bastassero le lunghe mani dell'Austria. 
Chiusaforte assistette all'eroica resistenza di Antonio Bidinuccio e Anastasia di Prampero contro il Duca di Brunswich. 
Qualche anno dopo La Chiusa subì una devastazione traumatica da cui uscì a fatica. 
E non bastava certo la buona amministrazione della giustizia da parte dell'Abbazia di Moggio a dare respiro e tranquillità a questo spazio tanto calpestato. 
L'Austria, dopo l'avventura napoleonica, allargò la Pontebbana e l'Italia abolì finalmente tutti i legami feudali e pascoli comuni: cominciò l'emigrazione stagionale e permanente. 

La Chiusa cambiò nome nel 1867 e divenne Chiusaforte. 
Ebbe particolari e gravi ferite nel secondo conflitto mondiale, riaprendo una storia antica di passaggi militari, di truppe in fuga o alla conquista: come sempre, senza contare la rivolta della natura...., stagioni amare e dolorose. 

Oggi Chiusaforte costituisce una realtà significativa per la zona commerciale e industriale del mio Friuli. 
Dopo il terremoto del 1976, grazie agli sforzi degli enti pubblici e all'iniziativa privata, l'economia della zona ha segnato un notevole incremento, decretando l'inizio dello sviluppo e la fine dell'isolamento economico e culturale. 

In questa zona meravigliosa ho trascorso i peggiori mesi della mia vita...ero in servizio di leva militare... ma questa è un'altra storia.....
  



    
Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»

* BELLE EPOQUE – Il Modernismo (Modernism)










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CASTELNOVO DEL FRIULI - Provincia di Pordenone


   
 CASTELNOVO DEL FRIULI 

Castelnovo del Friuli (Cjastelgnûf in friulano) è un comune italiano di 953 abitanti della provincia di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un Comune sparso, e la sede municipale si trova presso la località Paludea.


FRAZIONI

Lo statuto comunale non cita alcuna frazione o località, ma ne è riportato un elenco nel sito istituzionale. Di fatto, non esiste un paese dal nome Castelnovo, ma il comune è un insieme di molte borgate sparse sulle alture della Val Cosa, di cui la più grande è Paludea, sede comunale.
Esse sono:
Almadis, Belus, Braida, Castello, Celante, Ceschies, Costa, Cruz, Davour la Mont, Faviz, Forca, Franz, Ghet martiners, Graves, Gris, Madonna dello Zucco, Marons, Menis, Michei, Michelins, Mierlis, Mocenigo, Molevana, Molino, Mont, Mostacins, Nanis, Oltrerugo, Paludea (sede comunale), Praforte, Rez, Rizzos, Romagnoi, Sottocolli, Sottoforca, Spessa, Tisins, Vidunza, Vigna
  
   
Più che un paese si tratta di una zona dove sono sorti oltre trenta insediamenti abitativi, con un numero di presenze che vanno da una decina ad un centinaio di persone. 
Ma la zona o se vogliamo dire il comune di Castelnovo ha una storia antica, soltanto a partire dal 920 quando Berengario concede di costruire un "castrum novum" per difendersi dalle frequenti invasioni che purtroppo si ripetono con tante distruzioni. 
C'entrano i vescovi di Concordia e alcune famiglie di nobili con donazioni e patti di reciproca solidarietà. 
Matrimoni e trattai si fanno documenti che impreziosiscono i secoli di Castelnovo che entra nel giro dell'aristocrazia consolidata, tra il Pinzano, i conti di Gorizia e i Da Camino, fino alla conquista della Serenissima alla quale il paese rende omaggio in Piazza San Marco, nelle mani del doge Francesco Foscari. 
  
Castelnovo del Friuli, Municipio a Paludea


   
Anche Castelnovo, dopo essere stato oggetto di scambio non approvato e di contese tra veneti e imperiali, finisce nelle mani dei Savorgnan nel 1509. 
Per non avere ancora pace, a causa dei profondi litigi tra gli stessi Savorgnan..., poi, poi, nel 1515, Venezia affida il paese a Girolamo Savorgnan e i suoi eredi lo tennero per tutto il periodo veneto e austriaco della nostra storia. 
Il castello dovette essere abitato fino ad epoche recenti: attualmente se ne ha memoria, come di un mucchio di rovine e della torre che cambiò utilizzo, diventando campanile. 
Del complesso di chiese che sorgevano nelle borgate di Castelnovo, il terremoto del 1976 ha fatto quasi un deserto. 
Gli studiosi hanno dimostrato l'interesse nella frazione di Paludea, la chiesa di Collemonaco che aveva, nel suo esercizio devozionale, le "fratalie" o confraternite di Sa. Valentino e di San Floriano. 
Di questa chiesa si ha notizia già nel 1338. 
Accanto agli interessi storici, Castelnovo va ricordata per i suoi rarissimi vitigni di antica origine che danno vini particolari, anche se in quantità evidentemente ridotte.


Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»


CAPRIVA DEL FRIULI (Castello di Spessa) - Provincia di Gorizia


Castello di Spessa di Capriva


    
Capriva del Friuli (Caprive in friulano, Capriva in friulano goriziano, Koprivno in sloveno) è un comune italiano di 1.800 abitanti della provincia di Gorizia in Friuli-Venezia Giulia.


Può darsi benissimo che le osservazioni popolari e il pragmatismo della quotidianità abbiano dato strane denominazioni ai luoghi abitati: così può essere avvenuto per Capriva che potrebbe derivare dall'omonima parola slava che significa ortica, che qui sarebbe stata abbondante fino al punto da caratterizzare il terreno. 
Certo è che qui già i romani avevano abitato, come ci viene assicurato da ritrovamenti di vasellame, frammenti di mosaici e monete, di quell'epoca. 
C'è anche un luogo chiamato "fornasate" che potrebbe attestare l'esistenza di un'antichissima fornace romana, prima che l'abitato fosse insediamento anche longobardo.
Dopo essere stata possesso patriarcale con una certa donazione dell'imperatore Ottone III, fu dominio dei Conti di Gorizia e fu il periodo di più feroci lotte di contesa, fino a quando la Serenissima, nel 1528, la diede all'Austria, dalla quale passò all'Italia soltanto nel 1918. 
Una meticolosa descrizione di Capriva viene fatta, nel 1570, dal visitatore apostolico, Bartolomeo conte di Porcia e abate di Moggio: ne ordinava, quella specie di prefetto ecclesiastico, diverse migliorie, la recinzione del cimitero che doveva essere protetto anche da una grata di ferro all'ingresso per impedire l'entrata indegna degli animali domestici.
   


    
Nei dintorni di Capriva si erge il Castello di Spessa, di cui ci mancano documenti di origine: forse fu torre di avvistamento per i longobardi, ma più nota è la presenza, in questo maniero completamente ricostruito, del famoso Giacomo Casanova che vi sostò per due mesi nel 1773. 
E a Russiz Superiore, rimane visibile un'antica muraglia che, attualmente, presenta all'interno un gruppo di abitazioni e che poteva essere un luogo fortificato.

Nel 1968 è nato a Capriva il Consorzio D.O.C. dei vini del Collio.
   


IL CASTELLO DI SPESSA DI CAPRIVA

Nella sua forma attuale, suggestivo ma toscaneggiante con le sue torri rosse dopo il rifacimento attuato alla fine del secolo scorso su disegno dell'architetto Ruggero Berlam, non è certamente il castello del conte Torriani, ricco di vigne e di zecchini, che ospitò nel 1773 lo squattrinato e spaccone Giacomo Casanova, ormai quarantottenne e alla deriva, sempre alla ricerca di donne (non più ricercato, però!). 
È tuttavia questo il luogo dove il Casanova scrisse la storia della Polonia dalla quale era reduce. 
Per questioni di donne ospite ed ospitante finirono con lo sfidarsi, ma il duello naufragò in farsa con una grande scorpacciata di cibi e bevande a Gorizia.

* ARCHITETTURA ITALIANA - Il Quattrocento (Italian architecture - The Fifteenth)


Cupola di S. Maria in Fiore - Firenze (Filippo Brunelleschi)

     

venerdì 20 aprile 2012

ÓLEIS (Comune di Manzano - UD) - Nota etimologica di paesi friulani


   
S'è scritto più volte, in altre sedi, dell'importanza che la toponomastica riveste - al di là della spiegazione del nome del luogo, che è il suo traguardo ultimo - anche per la conoscenza storica, nel senso più ampio, di un dato territorio: attraverso la interpretazione dei toponimi, è possibile ricostruire l'ambiente nei suoi vari aspetti, fisico, zoologico, botanico, e così via, in una determinata epoca. 
Non è il caso di insistere qui su questo tema, se non per esemplificarlo almeno con un caso.
È noto che la coltivazione dell'ulivo era una volta molto più estesa nel bacino mediterraneo, che non oggi, quando ormai appare ridotta alla sua area centro-meridionale. 
La riprova ne viene, per il Friuli, dall'esame di alcuni nomi di luoghi, come ad esempio Óleis, in Comune di Manzano, che vuol dire proprio 'olivi'. 
La prima sua attestazione risale al 1084 (Oleis); quindi ricompare nel 1295 e nel 1301 (de Oleis). 
Ad esso si aggiunga Ols, presso Colloredo di Montalbano, documentato come villa de Olivis nel 1375 e nel 1422, e villa de Olias e del Ols nel 1422.
                            

* I TUÀREGH



   





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LUCINICO (Frazione di Gorizia) - Nota etimologica di paesi friulani


La chiesa di Lucinico

  
Qualcuno, muovendo dalla forma dialettale slovena del toponimo, che suona lòcnik, ha pensato di ravvisare in Lucinico uno dei tanti toponimi slavi, di cui pure è cosparso il territorio circostante. Ma il nostro paese in realtà riflette una denominazione di origine prediale, con suffisso celtico -icu, unitosi al personale latino Lucinius (si veda sotto Adegliacco). 
Fra le sue documentazioni più antiche citiamo le seguenti: a. 1193 villam de Lucinigo, a.1214 villam de Lucinico, a.1247 Lucenicum; laforma dialettale friulana è luicinìns. 
Proprio quest'ultima permette di escluderne la derivazione slava: infatti essa si spiega partendo da un locativo genitivo latino lucinici, formatosi in un'epoca in cui evidentemente gli Slavi erano ancora molto lontani dalla regine, in seguito occupata.
Il nome sloveno lòcnik “pietra di confine”, “confine”, si giustifica invece come una paretimologia, cioè quale reinterpretazìone dell'originaria forma latina, facilitata dalla sua evidente assonanza con il citato appellativo slavo.