lunedì 30 aprile 2012

VENEZIA - Architettura dei Lombardo (Architecture of Venice)


Santa Maria dei Miracoli - Venezia

A Venezia, i Lombardo, che non trascurano gli insegnamenti toscani, sintetizzano il proprio ideale decorativo di costruttori nella CHIESA DI SANTA MARIA DEI MIRACOLI (1481-89)..., due ordini di logge cieche rilucono di marmi commessi e di rilievi, e la facciata si incorona del frontespizio semicircolare, dove il movimento degli oculi richiama, con curiosa licenza, l'attrazione dei pianeti.

L'interno, con una sola nave voltata a botte, mostra magnifiche incrostazioni marmoree, ed il presbiterio sorge sopra un'alta gradinata ed ha la cupola che continua la poderosa curva del soffitto divisa da cinquanta cassettoni nei quali Pier Maria Pennacchi (1484) distribuì le vivaci immagini dei profeti e dei santi.
  
Santa Maria dei Miracoli (Particolare interno) - Venezia


   
Il flessuoso ritmo decrescente dei frontoni rotondi nella "Scuola di San Marco" si piega con l'attacco di due linee convesse (volute che si raddolciscono) nella superba facciata di "San Zaccaria", dove MAURO CODUCCI ed ANTONIO GAMBELLO moderano la robusta membratura dei pilastri e delle colonne con l'ariosa divisione delle superfici.
   
San Zaccaria - Venezia


   
PIETRO LOMBARDO, morto nel 1515, insegna la saldezza degli orditi ed il nuovo abbinamento delle finestre nel "Palazzo Vendramin Calergi", che sul Canal Grande è aperto e luminoso più di un edificio gotico.
   
Palazzo Vendramin Calergi - Venezia


   
La famiglia LOMBARDO (Solari) oriunda di Carona sul lago di Lugano, annovera due figli di Pietro, Antonio e Tullio, ed un nipote di lui, Sante.
I modelli toscani del Rossellino e di Giuliano da Maiano sono impoveriti dall'industrioso senso decorativo che manca di freschezza e di spiritualità nelle immagini astratte e convenzionali, e di contrasti fra masse e modanature, soprattutto nei monumenti funebri ("Monumento del doge Pietro Mocenigo" nei Santissimi Giovanni e Paolo a Venezia).
  
Il Monumento funebre del doge Pietro Mocenigo venne realizzato
da Pietro Lombardo coi figli Tullio e Antonio tra il 1477 e il 1481 circa
nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. È in pietra d'Istria.

L'ARCHITETTURA GOTICA (Gothic architecture)


Cattedrale di Colonia

     
L'arte gotica nacque in Francia nella seconda metà del secolo XII e si diffuse rapidamente in Germania, in Francia, in Spagna e in Inghilterra.
In Italia, dove fu introdotta dai frati dell'Ordine dei cistercensi, dai francescani e dai domenicani, non furono mai edificate costruzioni in puro stile gotico: spesso infatti gli architetti trascurarono proprio quegli elementi che caratterizzarono le grandi cattedrali d'oltralpe, come, ad esempio, le guglie, le torri unite all'edificio principale, le facciate riccamente ornate e i contrafforti sormontati da archi rampanti.
  
Duomo di Milano


    
Il Duomo di Milano, iniziato alla fine del '300, è certamente il più gotico tra gli edifici costruiti in Italia in questo periodo, anche se molti elementi, come la facciata, ancora romanica nello schema a capanna,o le finestre d'ispirazione più tarda, ne disturbano l'unità di stile.
   
Basilica di Sant'Antonio - Padova


    
Nel Veneto il gotico, che subì l'influenza dell'arte romanica e bizantina, ispirò splendidi capolavori, come la Basilica di Sant'Antonio, a Padova, che unisce le slancia te torri gotiche e le cupole bizantine ad una base schiettamente romanica, creando un insieme non certo unitario, ma di sicuro effetto.
   
Palazzo Ducale - Venezia


   
Venezia - Palazzo Giusti e  Ca' d'Oro

    
A Venezia l'arte bizantina araba e gotica si fusero ispirando fiabesche costruzioni, come il Palazzo Ducale e la Ca' d'Oro nelle quali i trafori marmorei gotici si uniscono al gusto pittorico, agli archi e alle guglie orientaleggianti.
   
Santa Maria del Fiore - Firenze


   
Santa Croce - Firenze

   
A Firenze sorgono in questi anni stupendi edifici: Santa Maria del Fiore, ideata da Arnolfo di Cambio...
Santa Croce, di gusto tipicamente italiano...
Santa Maria Novella, molto vicina al più puro stile gotico con la tipica pianta a croce latina e le tre navate divise dai pilastri a fascio e il campanile, disegnato da Giotto ed eseguito da Andrea Pisano e Francesco Talenti.
  
Santa Maria Novella - Firenze


     
Le città toscane conservano, inoltre, alcuni dei più interessanti esempi di architettura civile, che ancora oggi fanno rivivere l'atmosfera dell'antica vita comunale.
  
Palazzo Vecchio - Firenze
   
A Firenze, Andrea di Cambio costruì Palazzo Vecchio, massiccio edificio ingentilito dallo slancio gotico.... 
  
 Palazzo Comunale con la Torre del Mangia - Siena


    
A Siena, Andrea di Cambio edificò il magnifico Palazzo Comunale con la Torre del Mangia, e la Loggia della Mercanzia.
   
Loggia della Mercanzia - Siena






STORIA DELL'ARTE - IL GOTICO (Art History - The Gothic)


Duomo di Milano
    
IL GOTICO

Affido l'illustrazione del significato del "gotico" (espressione adottata in senso spregiativo - gotico equivale a barbarico - da critici e artisti del Rinascimento) a un brano tratto dalla "Storia sociale dell'arte" di Arnold Hauser.
Il criterio seguito dall'autore è quello di delineare, nella valutazione dei diversi momenti dei l'espressione artistica, il contesto storico e sociale entro il quale una determinata forma d'arte matura e si afferma. Criterio che ben si adatta ad un testo, come il nostro, che intende non solo fornire nozioni essenziali e specifiche sui diversi argomenti ma soprattutto aiutare alla individuazione dei nessi che legano l'uno all'altro i fatti della civiltà umana.

"Il sorgere del gotico segna la svolta piú profonda nella storia dell'arte moderna. L'ideale stilistico, valido ancora oggi, coi suoi criteri di fedeltà al vero e di intensità affettiva, di sensibilità e di sensualità, ha qui la sua origine. Di fronte a questo modo di sentire e di esprimersi, l'arte dell'alto Medioevo appare non solo rigida ed impacciata - come il gotico di fronte al Rinascimento - ma anche rozza e sgradevole. Solo il gotico ci ripresenta opere d'arte in cui le figure hanno proporzioni normali, si muovono con naturalezza e sono "belle" nel senso proprio della parola. Anche esse non ci fanno mai dimenticare che si tratta di un'arte da gran tempo superata, ma, alme no in certi casi, suscitano un immediato piacere, che non dipende soltanto dalla nostra cultura e predisposizione. Come si è operato questo radicale cambiamento? Come è nata l'arte nuova, cosi vicina alla nostra sensibilità? A quale intrinseco mutamento del l'economia e della società si ricollega il nuovo stile? La risposta a tali quesiti non rivelerà alcuna svolta improvvisa; per quanto diverso, nel suo complesso, dall'alto Medioevo, il periodo gotico, all'inizio, pare semplicemente continuare e compiere quell'epoca di transizione che, nel secolo XI, scosse il sistema economico e sociale del Feudalesimo e la staticità dell'arte e della cultura romanica.
E' a quest'epoca che risalgono gli inizi della economia monetaria e di scambio e i primi segni di rinascita della borghesia urbana occupata nell'industria e nei traffici.
Chi osserva il fenomeno ha l'impressione che si ripeta la rivoluzione economica dell'antichità, da cui nacque la civiltà urbana della Grecia. In ogni caso, il nuovo mondo occidentale sembra economicamente più affine alla "polis" (polis: significa in greco città, intesa anche come entità politico-sociale), che al mondo dell'alto Medioevo. Come già nell'antichità, il centro della vita sociale torna a spostarsi dal contado alla città; di qui partono tutti gli stimoli e qui confluiscono tutte le vie. (. . . ) Urbana e borghese è l'arte delle cattedrali gotiche in confronto dell'arte romanica, monastica e nobiliare; urbana e borghese anche nel senso che i laici (laico: opposto di chierico, colui che non ha ricevuto gli ordini religiosi...., in generale: non religioso), svolgono una parte sempre maggiore nella costruzione delle cattedrali, mentre l'influsso del clero sull'arte diminuisce in proporzione; urbana e borghese, infine, perché quelle opere sono inconcepibili senza la ricchezza delle città e perché nessun principe della Chiesa avrebbe potuto sostenerne il costo. Ma non solo l'arte delle cattedrali rivela i segni della mentalità nuova; tutta la civiltà cavalleresca (cavalleresca: da cavalleria, istituzione militare e religiosa del Medioevo, formatasi nella  società feudale e ispirata al Cristianesimo. Cavalieri erano, generalmente, i figli cadetti delle famiglie nobili. Venivano nominati cavalieri dopo essere stati paggi e
scudieri) è, in certo qual modo, un compromesso tra l'antica visione feudale e gerarchica e il nuovo orientamento borghese e liberale. L'influsso del la borghesia si manifesta specialmente nella "secolarizzazione"  della cultura (secolarizzazione: è la facoltà concessa dalla Chiesa a un religioso di ritornare allo stato laico. In questo caso il termine viene usato per indicare l'abbandono, da parte della cultura, del carattere di religiosità). 
L'arte non è più il misterioso linguaggio di un piccolo gruppo di iniziati, ma una forma di espressione quasi universalmente comprensibile".


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GIULIANO DA SANGALLO - Architetto del Quattrocento (Architect of the Fifteenth)


La chiesa della Madonna delle Carceri - Prato oggi


Giuliano da Sangallo (1445 - 1516) ebbe i primi rudimenti del padre e, ventenne, cominciò gli studi dell'antico a Roma, formandone in seguito il prezioso libro che si conserva nella Barberiana.
Sotto Paolo II, lavorò al Palazzo San Marco e al Palazzo Vaticano con la collaborazione di Meo del Caprino e di altri aiuti.
Dal 1479, anno del suo ritorno a Firenze, si adoperò nelle fortificazioni di Colle di Val d'Elsa, costruì il modello di legno per il compimento di Santa Maria dei Servi ed un altro, insieme al fratello Antonio (nel 1482), per la chiesa ed il chiostro della Badia.



Madonna delle Carceri (spaccato) - Prato
Giuliano da Sangallo


La Villa di Poggio a Caiano risorse nel 1485, e nei sette anni successivi fu condotta a termine la "Madonna delle Carceri" a Prato, che inizia così un nuovo periodo dell'arte.
Come nella sagrestia di San Lorenzo e nella Cappella Pazzi, la cupola emisferica si leva sopra il tamburo, si incentra nella croce greca, ed intorno al quadrato di pianta sporgono quattro corti navate.
I tre prospetti si compongono di due ordini di doppi pilastri, dorici e ionici, e di un frontespizio triangolare..., le liste di marmo verde di Prato riquadrano con purezza geometrica le superfici...., all'interno, il semplice organismo ed il pieno sfogo delle volte sono delineati dai pilastri e dalle cornici, mentre l'eleganza dei fregi e dei particolari decorativi tiene di nuovo dei concetti del Brunelleschi.
I lacunari e i medaglioni con gli "Evangelisti", eseguiti da Andrea Robbia (1490 circa), sono di terracotta invetriata, e risulta un insuperabile accordo di bianco e di azzurro.
A Firenze, il prospetto ed il portico di "Santa Maria Maddalena dei Pazzi" ritorna dimessamente agli schemi primitivi della Rinascita, ma la sagrestia di Santo Spirito, a pianta ottagonale e divisa in due ordini, è un'opera brunelleschiana che fonde linee e colori in una ricerca estetica di armonia.
Anche il "Palazzo Gondi", con tre portali cinti di raggiera di bugne, come le sette finestre del primo piano, ha la mozzatura digradante, e nel cortile il decoratore si incapriccia con finezza instancabile, dai capitelli ai balaustrini della scala.


Villa medicea a Poggio a Caiano


Nella facciata della "Villa Reale Medicea" di Poggio a Caiano (chiamata anche Villa Ambra) c'è una contaminazione del tempio greco, che giustifica più lo studioso che il gusto delle misure insito nell'architetto..., ma nella sua ultima opera, la cupola della basilica di Santa Maria di Loreto, Giuliano da Sangallo ritorna al tipo ottagonale di Santa Maria del Fiore.

DIGNANO (Dignan) - Comune in provincia di Udine


    
DIGNANO (Dignan in friulano) - Comune in provincia di Udine
Confina con la provincia di Pordenone
Abitanti 2.500 circa
Santo patrono: San Sebastiano


Nel 875 si parla di una località Eugan posta sulla sponda sinistra del Tagliamento, con una sua chiesa: ma la paura delle esondazioni del fiume, sempre frequenti, convinse quella popolazione a spostare l'abitato più in alto. 
Nonostante questo, sia nel 1276 che nel 1327, due alluvioni spazzarono le case come in tanti altri insediamenti lungo il fiume: allora Eugan, già divenuto Ignano, fu costruito veramente fuori di ogni pericolo e l'Abbazia di Moggio poté tranquillamente godere di questo suo beneficio, di cui era entrato in possesso già dalla fondazione. 

Passarono poi altri padroni, sempre venuti da lontano, che si attribuivano il privilegio di proprietà anche delle ville circostanti, dipendenti dalla Pieve di Dignano: Flaibano, Vidulis, Carpacco, Bonzicco, Cooz, Villotta e altre. 
E ci fu, sul finire del sedicesimo secolo, una terribile carestia che decimò queste popolazioni fino a ridurle a dei fantasmi: si aggiunsero poi le battute di caccia dei Turchi, la peste del 1747 che fece strage di bovini, ovini e suini, lasciando soltanto miseria e fame. 

Uno di quei luoghi che sembravano costruiti per attirarsi le sciagure della natura e degli uomini. 

Un po' di calma, Dignano la godette durante la dominazione Austriaca. 
Poi, nel suo passare all'Italia, attese che si rinnovasse per la sua terra ancora una prova che venne puntualmente con il primo conflitto mondiale: nel 1916 fu costruito il ponte sul Tagliamento e fu presto distrutto. 
Lo si ricostruì nel 1922 e fortunatamente uscì illeso nel secondo conflitto mondiale.
  
Municipio di Dignano


   
E' paese di antica vocazione agricola, con una sua ammirevole vista sull'ampio e suggestivo scorrere tranquillo e quasi pigro delle acque del Tagliamento. 
Si scende, da Dignano, per toccare la destra del grande Fiume, proprio di fronte a Spilimbergo.
  


   
Nella frazione di Carpacco, a fine agosto, interessante è la sagra del "frico", un piatto a base di formaggio, patate, cipolla, olio e sale, che ai nostri occhi appare come una grossa frittata (si può aggiungere del porro o dello speck).
  
Ponte sul Tagliamento

domenica 29 aprile 2012

COSEANO - Comune in provincia di Udine


Panorama di Coseano  
   
COSEANO - Coseàn in friulano, è un comune di circa 2.300 abitanti, della provincia di Udine, appartenente alla Comunità collinare del Friuli.

FRAZIONI - Barazzetto, Cisterna, Maseris, Nogaredo di Corno

Lo stemma del comune vorrebbe un rapporto con la romanità, per questo paese, con un Janus di cui si mostra il tempio: ma studiosi seri affermano che la derivazione va legata a un proprietario terriero, tale Cancilius o Cocilius. 
Certo è comunque che il segno della colonizzazione aquileiese è documentato, anche se l'apparire documentato di Coseano nei documenti è del 1202. 
Fino allora, con ogni probabilità, l'abitato si raggruppava in dimensioni ridotte attorno alla chiesa di Sant'Andrea. 
Un incendio non ben precisato spostò il paese in basso, sulle sponde del fiume Corno dove si sviluppò cercando di difendersi dalle quotidiane razzie dei tempi. 
E la popolazione, soggetta alla dominazione patriarcale, dovette sostenere non poche questioni con la confinante Silvella per la questione dei pascoli, allora unico e determinante spazio di sostentamento per questa gente, senza altre risorse economiche. 

Il passaggio napoleonico fu, per Coseano, un'invasione di autentici ladri di bestiame e di qualsiasi altra possibilità di sussistenza: i francesi, qui, rubarono tutto, lasciandovi una specie di deserto. 
E il territorio, per due secoli, fu passaggio continuo di truppe, con le conseguenze che sono facilmente immaginabili. 
Fino al 1866, quando in tutto il Friuli si andò al plebiscito per l'annessione all'Italia, allora Coseano, unico in tutto il Friuli, votò contro: alcuni per l'influenza di un parroco, altri per un non dimenticato ricordo di esperienze "nazionali" di confini sempre portatori di negative realtà. 
Da allora il comune si porta, come definizione, il "Coseàn dal no". 
E le sofferenze di questa terra continuarono durante il primo e il secondo conflitto mondiale. 

Oggi Coseano pare avviato ad uno sviluppo economico di buone prospettive, dopo aver alimentato bene il fenomeno dell'emigrazione.
  
Barazzetto - Il campanile
   
Maseris - Chiesa di San Biagio
  
Nogaredo di Corno - Piazza IV Novembre




   
Cisterna - Piazza Monumento


   
Conclusione: Coseano a suo tempo ha votato contro l'annessione all'Italia...a ragione...

     

mercoledì 25 aprile 2012

ARTE NEOCLASSICA (Neoclassical art) - L'architettura


Amore e Psiche - Canova


    
Premessa

"Nobile semplicità e quieta grandezza": con queste parole il tedesco Winckelmann aveva riassunto la sostanza dell'estetica neoclassica. E tuttavia questa tendenza, che con il ritorno alle forme e alle espressioni d'arte d'un tempo (la cui conoscenza i ritrovamenti archeologici di Ercolano e Pompei avevano ravvivato) cercava di riproporre un antico ideale di bellezza, finì abbastanza presto col ridursi ad una pura ricerca formale. 
Il Neoclassicismo era stato, nel periodo terminale del '700, lo stile, si potrebbe dire, "scelto" dalla Rivoluzione francese come il più adatto a rappresentare, nelle arti plastiche e figurative, le idee di amor patrio e di libertà. Con la rivoluzione, l'arte assumeva il compito di educare gli uomini, di guidarne pensiero ed azione, indicando ad essi i modelli cui ispirarsi. E in effetti, in quegli anni drammatici, il Neoclassicismo assolse una funzione innovatrice, anticipando nei contenuti se non nella forma le successive acquisizioni dell'età romantica.
Nei primi decenni del XIX secolo, invece, il Neoclassicismo perde progressivamente questa sua originale caratteristica per risolversi appunto nella esaltazione della esteriorità, segno questo della decadenza di un indirizzo che insisterà nei vecchi modi espressivi senza avere più l'apporto di pensieri e contenuti nuovi.


L'architettura neoclassica

L'architettura neoclassica italiana ha nella Milano dell'ultimo scorcio del '700 e dei primi anni dell'800 la sua sede di maggior prestigio, gli autori più rappresentativi.
È la Milano di Maria Teresa d'Austria prima, e poi capitale del napoleonico Regno d'Italia e, infine, del Lombardo-Veneto; è la Milano dove più marcata è l'influenza della cultura illuministica e degli ideali rivoluzionari, che conosce uno straordinario sviluppo architettonico, tutto improntato ai canoni del Neoclassicismo. Sviluppo non solo nei singoli edifici di tipo monumentale, ma nella espansione urbanistica nel suo insieme e quindi anche nell'edilizia residenziale.
   
Teatro alla Scala - Milano


      
Palazzo Belgioioso - Milano
    
Giuseppe Piermarini (1734-1808) fu senza dubbio il maggior protagonista di questo impulso architettonico. Allievo di Luigi Vanvitelli, egli interpretò il Neoclassicismo nella maniera più rigorosa e tradizionale, rispettandone i principi ed esprimendosi nello stesso tempo con molta efficacia. La sua opera di maggiore impegno è il famoso Teatro alla Scala; ma notevolissimo è pure il Palazzo Belgioioso, come degna di rilievo è la ricostruzione del Palazzo Reale (per il quale si ispirò alla vanvitelliana Reggia di Caserta).
Del Piermarini, e sempre a Milano, sono ancora i Palazzi Greppi e Serbelloni e, a Monza, la Villa Reale.
  
Palazzo Greppi (interno) - Milano




   
Palazzo Serbelloni - Milano

    
Con Piermarini lavorarono, sul finire del '700, architetti di sicuro valore, quale il viennese Leopold Pollack (1752-1806), costruttore della Villa Belgioioso.
  
Villa Reale - Monza


   
Roma non fu da meno di Milano e costituì anch'essa centro di importanza nazionale ed europea della cultura neoclassica (basti pensare alla traccia lasciatavi, in architettura, dal Vanvitelli).
  
Piazza del Popolo - Roma


     
Chiesa di S. Rocco - Roma
   
Chiesa S. Andrea delle Fratte - Roma

     
Giuseppe Valadier (1762-1839) fu per Roma ciò che Piermarini era stato per la capitale lombarda.  Costruttore e urbanista, operò in modo davvero rilevante nel campo dell'edilizia d'abitazione. La sua gloria maggiore è la soluzione data alla Piazza del Popolo, esempio magistrale di equilibrio tra gli elementi decorativi dell'ambiente, rappresentati dai giardini del Pincio, e l'utilizzazione dello spazio in funzione urbanistica.
  
Cattedrale di Urbino



   
Del Valadier sono ancora le facciate della Chiesa di S. Rocco e della Chiesa delle Fratte, sempre a Roma, nonché la Cattedrale di Urbino e alcuni edifici a Macerata e a Rimini, dove si uniformò abilmente alla locale tradizione architettonica ispirata al Palladio. Seguendo una moda assai in voga tra gli architetti del suo tempo, Valadier fu anche eccellente archeologo, lavorando agli scavi del Foro Romano e al restauro del Colosseo e dell'Arco di Tito.
   
Foro Romano - Roma


    
Nel Veneto, dove si erano avute le piú autentiche manifestazioni del Rococò, soprattutto con le bellissime ville settecentesche, si affermò Giuseppe Jappelli (1783-1852), probabilmente il piú interessante architetto italiano dell'epoca, che operò nell'ambito del Neoclassicismo prima e del Romanticismo poi. 
Di Jappelli è il celeberrimo Caffè Pedrocchi a Padova, dove l'autore risolse con grande bravura il non facile problema di armonizzare la struttura neoclassica dell'edificio con le esigenze pratiche derivanti dalla sua destinazione a pubblico ritrovo.
    
Caffè Pedrocchi a Padova


    
In generale si può dire che il panorama dell'architettura italiana dei primi decenni del secolo si presenta assai denso di nomi, anche se non sono molti - oltre quelli citati - coloro che emergono per particolare vigoria di concezioni e genialità d'intuizioni. Va comunque sottolineato che in quegli anni, come conseguenza delle opere pubbliche intraprese da Napoleone e della tendenza delle città a espandersi, l'arte della costruzione sembra indirizzarsi sempre piú verso le realizzazioni d'insieme, urbanistiche - insediamenti cittadini, quartieri, rioni - sotto la guida di progetti generali quali sono i piani regolatori (come quello ad esempio presentato a Milano, nel 1801, da Giovanni Antonio Antolini, insieme alla proposta del Foro Bonaparte).
  
Terme di Montecatini


    
Sala Bianca di Palazzo Pitti - Firenze 
    
Un'ultima menzione va fatta per Gaspare Maria Paoletti (1727-1813) che lavorò in Toscana, realizzandovi le Terme di Montecatini e, in Firenze, la Sala Bianca di Palazzo Pitti nonché la facciata della Villa di Poggio Imperiale.
  
Villa di Poggio Imperiale - Firenze


CORDENONS - Comune in provincia di Pordenone


   
CORDENONS è un comune italiano di circa 18.500 abitanti della provincia di Pordenone.
FRAZIONE - Villa d'Arco


Siamo vicinissimi al Portus Naonis (Pordenone)... e lo stesso nome entra nella definizione di Cordenons con chiarezza..., curtis, intesa come suddivisione amministrativa, e Naonis o del Noncello, il fiume che nasce da questa località e attraversa subito Pordenone. 
La vicinanza con il più importante polo industriale della regione Friuli Venezia Giulia, ha toccato anche Cordenons, ampliando la popolazione e unendo l'abitato quasi senza soluzione di continuità al capoluogo di Provincia della destra Tagliamento. 

Cordenons è il tipico esempio di campagna che si è trasformato radicalmente in un paese industriale: ma è uscita stravolta la configurazione urbanistica, lasciando poche tracce dei secoli passati. 
Per alcuni rappresenta un bene, per altri una perdita. 

Una perdita documentata particolarmente con la coscienza che oggi se ne avverte, è l'emigrazione di migliaia di Cordenonesi che si ritrovano in tanti paesi del mondo, particolarmente in Argentina. 
Gente che ha saputo affermarsi ovunque con solidità di tradizioni di lavoro e di grandi capacità imprenditoriali. 

Di origine certamente romana, Cordenons è ricordata nell'898 come "curtis regia Naonis" e nel 1020 appartiene al conte carinziano Ozi di Treffen, fratello del grande patriarca aquileiese Poppo. 
Passò poi a Pordenone facendo parte di quel "corpus separatum" che rimane in mano alla Casa d'Austria, non senza subire assalti, esazioni di balzelli e le tradizionali invasioni che devastarono il resto del Friuli. 
Diversi erano gli edifici sacri che si succedettero nella storia secolare di Cordenons, fino alla chiesa attuale, costruita nella seconda metà del Settecento, dove erano stati demoliti altri luoghi di culto. 
Di medioevale rimane la Chiesa di San Pietro a Sclavons che risale alla fine del Quattrocento e che conserva, nonostante tutti i rimaneggiamenti subiti, un affresco di Gianfrancesco di Tolmezzo, raffigurante San Floriano.

martedì 24 aprile 2012

COLLOREDO DI MONTE ALBANO - Provincia di Udine


    
Colloredo di Monte Albano (Colorêt di Montalban in friulano) è un comune italiano di circa 2.200 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.


FRAZIONI: Caporiacco, Mels

LOCALITA': Entesano, Ols, Aveacco, Lauzzana, Pissignano, Codugnella



Colloredo di Monte Albano - E' decisamente tra le posizioni più suggestive del Friuli, posto com'è al centro dell'arco collinare, tra San Daniele e Tricesimo: e la impreziosisce quella miracolosa visione del Castello che appare quasi segno di nobiltà e di aristocrazia, senza bisogno di giustificazioni. 

Il nome deriverebbe da una pianta, il "corylus" che doveva essere abbondante sui colli di questa cerchia che chiude la pianura, con una dolcezza di capolavoro d'arte.
  
Torate di Mels, Colloredo di Monte Albano
   
La storia del paese, che manca quasi del tutto di documentazione archeologica di una certa antichità, coincide con la storia, abbastanza complessa di nobili: i conti di Colloredo Mels, che possedevano poco lontano un loro castello a Mels (di cui rimane soltanto una traccia: la Torate di Mels), e che riuscirono a costruire un altro castello nei primissimi anni del Trecento sul colle di Colloredo. 

La costruzione, che pare essere stata realizzata in tempi di primato, in soli otto anni, assunse una forma ellittica, seguendo l'andamento del terreno e fu cinta da poderose strutture di difesa. 
Com'era nel costume dei tempi, ci furono lotte tra famiglie di nobiltà locale: i Conti di Gorizia contro i Colloredo e questi contro i Torrioni, i Savorgnan e lo stesso Patriarca. 
Nel ben noto sisma del 1511, il castello di Colloredo fu parzialmente distrutto e il terremoto del 1976 colpì di nuovo questa collina, rovinando una delle più belle immagini del Friuli collinare. 
Andarono perduti lavori di artisti come Giovanni da Udine e altri tesori che, in qualche modo, appartenevano alla cultura friulana.
  
 Il castello di Colloredo di Monte Albano


    
Nel Castello di Colloredo soggiornò Ippolito Nievo: lo scrittore stese qui la parte più consistente delle Confessioni di un ottuagenario. 
E la perdita del complesso monumentale costituisce una delle ferite più gravi che il Friuli ha subito in quest'ultima tragedia della terra friulana.
  
Chiesa parrocchiale di Ognissanti a Mels, Colloredo di Monte Albano



    
Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»

ARCHITETTURA ROMANICA (Romanesque architecture)

Piazza dei Miracoli - Pisa

      
L'arte medioevale presenta, nel periodo che va dai primi secoli dopo il 1000 fino alle soglie del Rinascimento, due distinte forme di espressione, due "stili": il romanico (dall'XI al XIII secolo all'incirca) e il gotico (dal la fine del XII secolo in poi).

Il termine "romanico" fu coniato dai critici d'arte del secolo scorso e sta ad indicare piú l'area di origine e di diffusione di questo stile - i territori europei una volta soggetti alla dominazione romana (la Romània, che si incontra parlando dei dialetti "volgari") - che un suo richiamarsi alla tradizione classica.
  
Basilica di Sant'Ambrogio a Milano


   
Per intendere il senso del "romanico", occorre rammentare che nell'epoca in cui sorse e si affermò, il dominio culturale della Chiesa era assoluto. Da essa discendevano pensiero e cultura. La concezione secondo cui l'opera degli uomini è in rapporto alla volontà divina e complementare ai disegni di questa, informa ogni attività intellettuale ed artistica del tempo. Da una cultura così rigidamente dominata e chiusa deriva una concezione del mondo omogenea ed omogenea ne è l'espressione sul piano dell'arte. Prime creazioni "romaniche" saranno le grandi cattedrali, finanziate dalle monarchie feudali e dai ricchi con venti. Edifici massicci, imponenti che giustificano, per la impressione di forza che suscitano, l'appellativo di "fortezze di Dio".
  
Chiesa di San Michele Maggiore a Pavia


   
Le chiese romaniche riproducono facilmente la forma della croce latina, interrotta verso il fondo da una navata trasversale chiamata transetto.

Le navate sono divise da colonne basse e tozze o da pilastri ornati generalmente da colonnine esili e slanciate.
Le pareti sono spesse e robuste, con finestre simili a feritoie: infatti mentre nelle antiche basiliche la copertura che era a tutto piano e con travature, le chiese romaniche hanno il soffitto a volta; è necessario, quindi, che le pareti siano in grado di sopportarne l'enorme peso.
   
Basilica di San Zeno a Verona


   
Un'altra importante innovazione dell'arte romanica è rappresentata dalla facciata anteriore che riproduce in sezione l'interno della chiesa: essa è ornata da un grande finestrone circolare, arricchito da marmi traforati, chiamato rosone, che ha il compito di dar luce alla navata centrale.
L'esterno della chiesa è decorato da pilastrini piatti, chiamati lesene, da portali, da archetti, da sculture raffiguranti esseri strani e mostruosi.
  
 Duomo e Battistero di Parma


    
Molto spesso accanto a queste chiese sorgono eleganti campanili che, nelle regioni settentrionali, sono sormontati quasi sempre da una cuspide acutissima (costruzione a punta molto allungata).
Lo stile romanico assunse in ogni regione italiana caratteri particolari che contraddistinsero le opere edificate nelle diverse città.
In Lombardia furono costruite molte basiliche, dall'aspetto semplice, grandioso, severo, con le murature nude e una caratteristica decorazione di arcatelle sulla facciata e lungo la curva dell'abside.
   
Duomo di Piacenza 
    
I caratteri di queste chiese sono riassunti nel modo più suggestivo nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, costruita nell'undicesimo secolo, nella Chiesa di San Michele Maggiore a Pavia, di San Zeno a Verona e nelle cattedrali di Parma, Piacenza e Cremona.
  
Piazza del Comune a Cremona - A sinistra il Duomo



    
In Toscana lo stile romanico assunse due aspetti molto diversi: il romanico-pisano e il romanico-fiorentino.
A Pisa vennero edificati, in Campo dei Miracoli, il Duomo, il Battistero e la Torre pendente, nei quali il motivo delle decorazioni ad archetto, di derivazione lombarda, viene esaltato al massimo. Questa decorazione trasforma la facciata in un traforo di marmo, creando meravigliosi effetti di luce.
  
Piazza del Duomo di Pisa


  
Battistero di Pisa
   
Torre di Pisa
   
A Firenze l'arte romanica si ispirò direttamente alle linee chiare ed equilibrate dell'antica architettura classica, creando famosi capolavori come S. Miniato al Monte, la Basilica dei SS. Apostoli, il Battistero.
  
S. Miniato al Monte - Firenze


   
Basilica dei SS. Apostoli - Firenze
  
Battistero di Firenze

    
A Bari fu edificata la bellissima Cattedrale di San Nicola, in cui appaiono chiari influssi lombardi e tipici elementi delle costruzioni normanne, come, ad esempio, la facciata anteriore enormemente sviluppata rispetto all'intera costruzione.
  
Cattedrale di San Nicola - Bari


    
Nelle città siciliane, dominate in quel periodo dai Normanni, le costruzioni furono caratterizzate dalla semplicità e dal la severità dell'arte di questo popolo e, contemporaneamente, dalle decorazioni e dai colori tipici del gusto degli Arabi, che per lungo tempo avevano occupato la regione.
Questo stile, chiamato arabo-normanno o siculo-normanno, ispirò splendidi capolavori, come la Cattedrale di Cefalù, il Duomo di Monreale e la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti a Palermo.
    
Chiesa di San Giovanni degli Eremiti a Palermo
   
Cattedrale di Cefalù
  
Duomo di Monreale