venerdì 20 aprile 2012

I TUÀREGH



   
I Tuàregh sono una delle popolazioni sahariane più importanti. Di statura altissima, con scheletro piuttosto robusto, cranio allungato, naso aquilino, si distinguono nettamente dagli altri gruppi sahariani.
Le loro vere ricchezze sono il bestiame ovino e i cammelli. Questi ultimi sono di due razze: quella a mantello bruno, che sfruttano sia per il rendimento del latte, che per quello, meno in uso, della carne; quella a pellame più chiaro, o mehari, usata soltanto come cavalcatura da corsa.
  


    
I Tuàregh non coltivano mai la terra, ma quando la possiedono, la fanno lavorare e seminare a grano, utilizzando per il lavoro i servi. Preferiscono, infatti, dedicarsi alla pastorizia, seguendo il gregge nelle località che offrono pascolo più abbondante e più fresco; quando tutto il pascolo di una determinata zona è stato sufficientemente sfruttato, spostano il campo per ricostruirlo in sede più adatta. Ma gli spostamenti non sono mai eccessivamente forti: si calcola che una famiglia non percorra in un anno più di cinquanta chilometri.
A seconda del loro sistema di vita, i Tuàregh hanno abitazione fissa o abitazione mobile. Nelle oasi, gli agricoltori stabili vivono in villaggi di case rettangolari a tetto piatto, costruite con mattoni cotti al sole, talvolta di pietra o di blocchi di terra salata.
  


    
L'abitazione dei nomadi è la tenda o la capanna smontabile. Vi sono due specie di tende: quella formata da un vasto telo di pelli di pecora o di capra, conciate col tannino e colorate in rosso, e quella con il telo di lana di cammello e di pecora tessute insieme, caratterizzato da una screziatura bianca, gialla e bruna. La capanna smontabile è a pianta circolare, con una carcassa di rami ricurvi, ricoperti di stuoie fatte di graminacee o di foglie di palma.
Gli uomini portano una grande camicia senza maniche, di tessuto leggero e, al disopra, una larga tunica di cotone turchino a maniche larghissime, ma più corta; anche i pantaloni sono di cotonata turchina e scendono fino alla caviglia, ma dal ginocchio in giù sono cilindrici e molto aderenti alla gamba, mentre nella regione della coscia sono larghissimi.
  


   
Sulla testa portano il tradizionale copricapo di tutta l'Africa mediterranea, cioè la calotta di feltro rosso, al di sopra del quale si dispone il velo da testa, che costituisce l'acconciatura caratteristica dei Tuàregh. 
Il velo, di color nero, è lungo circa m. 1,50. Esso fa tre giri molto stretti intorno alla testa: il primo fissa la calotta; il secondo ricopre la fronte e l'alto del viso, formando come una visiera davanti agli occhi; il terzo nasconde il resto del viso al disotto degli occhi fino a coprire tutto il collo. Questo velo è destinato a proteggere gli occhi e le vie respiratorie dai raggi del sole e dalle sabbie del deserto, sollevate dal passaggio delle carovane durante le corse sui cammelli o dal forte ghibli, vento secco proveniente dal deserto, che spira specialmente in primavera avanzata e in autunno. La faccia è sempre tenuta rigorosamente coperta e molto raramente il velo viene tolto durante i pasti; mai durante il sonno.
  

   
Il vestiario delle donne è un telo di cotone turchino scuro, che scende sino ai piedi, avvolgendo in più giri la vita; il torace e la testa sono chiusi in un gran velo di stoffa leggera nel quale possono completamente nascondersi. Le donne dei servi nella regione di Timbuctù portano una sottana di cuoio a forma di campana, stretta alla vita da una cintura di pelle, e ornata da disegni geometrici a spirale, dipinti o incisi a fuoco o ricamati, e di nappe, frange e ciondoli diversi. I gioielli di cui si adornano, sono quasi sempre d'argento contraddistinti da una certa ric­chezza d'ornati, ma privi di gusto.