mercoledì 4 aprile 2012

ITALIA - Il Bel Paese che non è bello per tutti


     
“Felice, tre volte felice colui, al quale fu concesso di ammirare questo magnifico paese nello splendore del sole e di propizie stelle. Gli fu accordato come dono divino il meglio ch'ei si poteva augurare, e coll'anima purificata, ricco di reminiscenze, che fin netta sventura gli allieteranno la vita, può egli ora tornare nella sua patria settentrionale.
Addio! addio, bella Italia! Il rosignuoto ci ha per l'ultima volta gorgheggiato dai tuoi boschetti e noi abbiamo spiccato dalle tue siepi l'ultima rosa olezzante”.

Sono parole scritte molti anni fa, parole e figure di un vecchio libro di turisti stranieri (certi Stieler, Paulus e Kaden), che si proponevano di illustrare il nostro paese: “Viaggio pittoresco dall'Alpi all'Etna, 1876”. Ma se i figli o i nipoti dei turisti di allora volessero pubblicare oggi un viaggio del genere, non lo farebbero molto diverso.
   
Milano


    
Quegli strani tipi di turisti, occhialuti e biondi, che girano per le nostre città con macchine fotografiche e guide del Touring, ci vedono, infatti, proprio così. La loro Italia è quella dei ruderi romani, degli scugnizzi e dei mandolinisti, degli spaghetti e del “dolce far niente”: l'Italia dove ci si può spingere fino ai margini di zone selvagge, che nascondono ancora dei briganti a veri.
In fondo, a pensar bene, nel turista americano, o tedesco, o inglese, o francese o giapponese che viaggia per Venezia, Firenze, Roma e Napoli, alla ricerca di 'cartoline' da portare nel suo paese, alla ricerca di sole e di mare, di folklore e di vino buono, c'è un atteggiamento di ingiustificata superiorità. E' l'ammirazione per il bell'oggetto che si può comprare quando si vuole (quando si abbiano i soldi per farlo); è un po' l'atteggiamento del conquistatore di due, tre secoli fa, che vedeva nell'Italia una terra da spartire con l'avversario, un popolo spensierato e straccione, pronto a sorridere al padrone più ricco e più forte.
Così ci guardavano un tempo, i turisti tedeschi ed inglesi (anteriormente alla prima guerra mondiale); poi i turisti inglesi ed americani (e in un secondo tempo, di nuovo, anche i tedeschi) fra la primae la seconda guerra mondiale; ed ora gli americani e giapponesi.
  
Roma


   
Da Wall Street guardano con singolarissima tenerezza le nostre spiagge, le nostre pinete, le nostre pianure; le guardano come ottime posizioni strategiche per basi navali ed aeree; e quelle basi ce le hanno ipiantate senz'altro, a Napoli, o a Livorno, o a San Rossore, o ad Aviano, senza curarsi troppo se il paesaggio ne soffra, e senza preoccuparsi se quegli impianti non potrebbero un giorno farlo addirittura scomparire, alla maniera di Hiroscima, dalla crosta terrestre.

Magnifico paese - intanto - l'Italia, da tramutare in colonia americana. Ci pensò il piano ERP. Ci ha pensato, a suo tempo, anche don Sturzo, nei riguardi del petrolio siciliano da regalare all'America. E simpatici questi italiani; a cui, peraltro, si tagliano le commesse, se non stanno buoni.
  
Venezia


    
Venezia è il sogno lagunare, Firenze la città dei fiori, Napoli è il paradiso in terra; come, su un altro piano, Roma è la città immortale e Milano la capitale morale. Ma guai se un film italiano mette in luce quanta tragica realtà di sfruttamento e di miseria si nasconde dietro i paraventi della vecchia retorica: i 'bassi' napoletani, le 'baracche' della periferia di Milano e Roma, i 'bunker', tutti luoghi dove si vive in condizioni intollerabili, uomini e bestie insieme, dove si muore di fame e di freddo; ed i 'casermoni' delle grandi città, pieni di disoccupati che campano di stenti con le loro famiglie, 'arrangiandosi' come possono o gettandosi dalla finestra: e i feudi del Mezzogiorno, e le fabbriche del Nord, dove i braccianti e gli operai sfruttati lottano per un futuro migliore. Niente di tutto questo sui nostri documentari e sui nostri film; e se qualcuno spinge la sua macchina da presa “dietro la facciata”, c'è sempre un faccendiere piccolo o grosso che gli mette i pali tra le ruote al momento giusto.
   
Firenze 


    
E così, oltre che negli album e nelle conversazioni dei turisti stranieri, anche nei film e nei documentari di Cinecittà, ritorna l'Italia delle gondole e delle fontane, le figure di maniera del bel pastorello e della formosa popolana discinta, e tante altre figure tradizionali, lo scugnizzo, il lustrascarpe, il venditore ambulante; il pescatore, presentati come gente felice, libera e spensierata, che trova sempre la battuta necessaria per dire che “la vita è bella anche così”.
    
Napoli


    
No: non è vero. La vita così non è punto bella: e perciò gli italiani vogliono cambiarla. Tengono molto, sì, al loro cielo, al loro sole, al loro mare, luna, stelle, ecc.; ma vogliono viverci, nel loro “bel paese”, come uomini liberi in una società progredita.
E - faccia bel tempo o piova - son disposti a lottare per questo.




    
LE DUE CAPRI

Miti che vanno e miti che vengono. L'isola di Capri, che nel “viaggio pittoresco” di tanti anni fa rappresenttava agli occhi del turista la bellezza selvaggia di una terra quasi vergine, è diventata oggi il luogo di convegno della mondanità internazionale, il teatro delle sciocche estrosità di un mondo ormai avviato al suo tramonto. Ma già allora, come si vede, c'era qualcuno che anticipava i tempi...
  
Fontana di Trevi 


   
Secondo una vecchia e molto diffusa leggenda il forestiero che getta un soldo nella Fontana di Trevi ritorna a Roma. Il film americano “Tre soldi nella fontana” parte da questa leggenda per presentarci, attraverso una storia dolciastra, una Roma oleografica, fatta soltanto di monumenti, palazzi, chiese e fontane.

1 commento:

TheSweetColours ha detto...

è pur sempre il nostro paese...