lunedì 23 aprile 2012

ARCHITETTURA ITALIANA - Il Quattrocento (Italian architecture - The Fifteenth)


Cupola di S. Maria in Fiore - Firenze (Filippo Brunelleschi)

     
Il pensiero del Medio evo si è esaurito con gli epigoni di Giotto, e la nuova cultura, che sorge con un desiderio inesausto di classica e libera bellezza, non si accontenta più di poche e frammentate notizie dell'antico dalle quali hanno attinto i precursori dell'umanesimo. A Firenze, soprattutto, l'ingegno e lo spirito italiano si risvegliano; il cinquantennio più prospero della repubblica trascorre sotto l'oligarchia degli Albizzi, ma l'ambizione dei Medici, venuti su dal popolo, sormonta sempre più. Spentasi nella magnificenza di una famiglia di principi senza principato la tradizione democratica, le arti sono protette come in Atene; i manoscritti latini e greci si acquistano per le biblioteche, come le statue e le medaglie per i musei. L'indipendenza delle idee e l'ardore degli studi accomunano i letterati con il popolo ed i laici con gli ecclesiastici. Il gusto si forma con l'amore alla natura, con gli indispensabili riscontri scientifici e con il rispetto  alla storia, onde nascono il culto e la disciplina dell'antico.
La sensualità del vivere e la religione della forma, non ristretta all'estetica della prosa e del verso, richiamano dall'esilio delle proibizioni cattoliche i vecchi dèi dell'Olimpo, che tentano di riconciliarsi con i severi santi del cristianesimo nelle arti e nei costumi. Più precoci nell'evoluzione verso l'antichità e verso la natura sono gli scultori, non più subordinati ai loro confratelli.
I pittori, anzi, non potendo propugnare nuovi indirizzi, seguono gli esempi plastici; imitano il nudo e ne studiano l'anatomia; si danno poi alla digradazione dei colori per gli effetti del rilievo, e rintracciano le regole della prospettiva e degli scorci. Le pompe della vita pubblica e privata vogliono esser riprodotte negli affreschi e nei quadri; i ritratti ed i panni dei contemporanei entrano anche nelle rappresentazioni sacre, e gli sfondi paesistici o architettonici hanno talora il sopravvento.
Il "ritorno all'antico" approfondisce le ricerche estetiche, e nel periodo aureo della nostra Rinascita produce opere originali e compiute, che riflettono i soli caratteri esteriori dei classici.
L'esaltazione lirica dei quattrocentisti può dimostrare preferenze letterarie, scientifiche o archeologiche, ma rinnega la freddezza statuaria della copia ed il vano duplicato della realtà. I creatori moderni si misurano con gli antichi o nell'asprezza della passione che raggiunge l'ideale eroico o nella sublime tenerezza con che l'idea  mistica vince gli influssi del neopaganesimo. La consuetudine con gli antichi è necessaria per la piena comprensione della vita. All'armonia e all'equilibrio si aggiungono la vivacità ed il soggettivismo; il Quattrocento è il secolo dell'industre preparazione, nel quale i forti ingegni risolvono i più difficili problemi dell'espressione artistica, ed il Cinquecento è un periodo di splendore, una gara di geni, che si conchiude con la dittatura di Michelangelo, e con duella sua senile "volontà di potenza" che, a mezzo il secolo, rompe la tregua delle maniere - forme parasite della perfezione scolastica -, e sancisce la genialità del barocco.


Il ritorno allo spirito dell'architettura "classica"

La natura del gotico, che si opponeva alle linee orizzontali, ai tetti piani e alle nude superfici murarie, non si guadagnò i costruttori italiani, i quali, in ogni tempo, si proposero di circoscrivere con semplicità gli spazi e di proporzionare gli effetti d'insieme. L'architettura greca, quasi ignorata, non si sarebbe piegata a riduzioni ed interpretazioni utilitarie, mentre i metodi costruttivi dell'antica Roma si adattavano meglio ai bisogni moderni dei palazzi e delle chiese.
Le rovine dei templi, delle terme, dei teatri e delle tombe, disegnate e misurate con precisione scientifica, aiutavano a capire il Vitruvio (De Architectura), e gli elementi plastici superstiti si reintegravano negli edifici moderni, eretti con lo spirito romano. Prevalse l'ufficio decorativo della colonna e della trabeazione, insieme con i pilastri, sui quali si girarono gli archi e le volte.
I motivi d'abbellimento (palmette, fogliami, ovoli), si rifecero classici, e nell'esame dei ruderi si scoprirono vari particolari imitati dal vero (fiori, foglie e animali), e ripresi con diligenza schiva di pedanteria.
L'ordine corinzio, il dorico - modificandosi in toscano - ed il composito, adoperato con singolare ricchezza, precedettero nella propria evoluzione lo stile lussureggiante dei fregi ornamentali e delle grottesche. Dei due sistemi iconografici, praticati nelle fabbriche sacre, fu più in voga quello centrale (o a croce greca), che si prestava meglio per la costruzione e per il decoro prospettico della cupola; l'altro - il longitudinale - impostò sui pilastri la volta a botte o il soffitto piano, adorno di cassettoni, sicché scomparvero nell'unità dei sostegni i fasci polistili e le crociere acute e cordonate. Il tema del palazzo quattrocentistico, dominato dalle orizzontali, deriva dal castello, quantunque l'euritmia delle dimensioni, l'ordine dei piani e l'equilibrio simmetrico delle finestre ne attenuino la massiccia solidità. Nell'interno, il classico cortile quadrangolare è cinto di graziose logge soprapposte ad archi e colonne, di gusto eccellente. Lo slancio delle forme obbedisce all'entusiasmo dell'architetto, che dal vecchio frammento o dai muri di scavo ha un'idea chiara delle proporzioni, ma che nel fresco impeto della sua giovinezza ricava la fisionomia del capolavoro ingentilito di sulla forte impronta di Roma dall'ingegno neogreco del fiorentino.
  
S. Maria Novella Firenze


    
Gli elementi più caratteristici dell'arte italiana del '400 furono l'originalità e la libertà dei modi espressivi, l'eleganza e la grazia che li caratterizzano, la piena rispondenza ai fermenti culturali che andavano sviluppandosi nella società del tempo.
Il Quattrocento anticipa, in maniera assai evidente, le conquiste stilistiche, lo splendore artistico del Rinascimento. L'arte quattrocentesca raggiunge - in Italia assai prima che in altri paesi (che l'Italia seguono ormai in ogni campo della cultura) - traguardi estetici eccezionali.
Un'importante evoluzione avviene nei contenuti: mentre nel Trecento l'arte era prevalentemente a carattere sacro, nel XV secolo essa sposta decisamente i suoi interessi verso temi "mondani", in armonia con le esigenze dei sempre più numerosi committenti privati e con gli orientamenti e lo spirito nuovo che derivano dall'Umanesimo.
Rinnovati criteri estetici e costruttivi informano l'architettura del '400: colonne e pilastri romani, coperture a volta o a soffitto piano o a cassettoni e grandi cupole rotonde definiscono ora la fisionomia delle nuove costruzioni,
  
Firenze - Santa Maria del Fiore


   
Filippo Brunelleschi (1377-1446) segna il punto di passaggio dal gusto gotico a quello rinascimentale..., nelle sue opere son presenti, oltre al verticalismo gotico, severi colonnati d'ispirazione greca, capitelli corinzi e suggestivi chiaroscuri.
Egli arricchì Firenze di capolavori..., la cupola di Santa Maria in Fiore, la Chiesa di Santo Spirito, la sagrestia vecchia e l'interno di Santa Croce e il Portico degli Innocenti.
  
Tempio Malatestiano di Rimini


    
Leon Battista Alberti (1404-1472) progettò opere insigni come il Tempio Malatestiano di Rimini, la Chiesa di Sant'Andrea a Mantova, Palazzo Venezia a Roma e la facciata di Santa Maria Novella. L'Alberti si limitò  quasi sempre a ideare e a progettare queste opere affidandone ad altri artisti la realizzazione. Il suo capolavoro è senza dubbio Palazzo Rucellai a Firenze, considerato il primo palazzo moderno, molto vicino al gusto del '500 per il bugnato (motivo ornamentale geometrico che ricopre completamente la facciata di molti palazzi rinascimentali) completamente levigato e per le finestre tagliate da un architrave che prelude al finestrone quadrato del secolo seguente.
  
Palazzo Ducale di Urbino


   
Uno dei più interessanti palazzi quattrocenteschi è il Palazzo Ducale di Urbino, capolavoro di Luciano Laurana, le cui facciate sono armonizzate con il paesaggio circostante.
Molti altri artisti arricchirono le città italiane con stupende costruzioni: Giuliano da Sangallo, autore di Palazzo Gondi a Firenze e di Villa Medici a Poggio a Gaiano..., Benedetto da Maiano, progettatore di Palazzo Strozzi a Firenze..., Michelozzo Michelozzi, il cui capolavoro, Palazzo Medici, fu imitato da moltissimi architetti toscani del XV e XVI secolo.

Poi trovano spazio in queste pagine Bernardo Rossellino (1409-1464)..., Giuliano da Maiano (1432-1490)..., Alessandro Leopardi (1450-1515)..., Antonio Averulino, detto il Filarete..., Francesco di Giorgio Martini (1431-1502)..., Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca (1457-1508)..., Agostino di Ducchio (1418-1481), il ricercato compositore della "Porta di San Pietro".


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