lunedì 7 maggio 2012

GIOVANNI PISANO - Vita e opere (The Life and Work)


Giovanni Pisano, vissuto dal 1245 circa fino al terzo decennio del secolo successivo, è il collaboratore del padre Nicola..., egli trasforma l'arte del suo tempo e, assimilati i caratteri del gotico francese, ha la profondità e la veemenza del naturalista moderno, che sente la, vita per fonderla con la poesia mistica in un indirizzo potente, dove l'ardore dello spirito e la foga dell'esecuzione si equivalgono.
A formare questo agitatore della visione plastica, non sono sufficienti le opere antiche, che egli vuole dimenticare, né il temperamento che egli vuole esprimere. Le sue scene tragiche non sono improvvisazioni ma riflessi oltramontani, nei quali il genio del ribelle, avverso alle armonie riposate dei greci e all'equilibrio compositivo dei romani, cerca con audacia il il vero, il tumulto e la complicazione dolorosa, che non può esser afferrata che in uno slancio dove la materia è vinta dall'urto della passione e dalla frenesia creatrice del ferro che abbozza e crea.



Uno dei primi saggi di Giovanni, affiancatosi dalla cooperazione paterna, è la pila dell'acqua santa nel San Giovanni Fuoricivitas a Pistoia, al cui sostegno mediano, si appoggiano "Le Virtù Teologali", mentre le teste delle "Virtù Cardinali" adornano l'esterno della tazza. Questo trovato - che forse non è peculiare di Giovanni - è da lui ripetuto nel pergamo del Sant'Andrea a Pistoia (1298-1301).

L'attività giovanile del maestro si spiega nei bassorilievi della fonte di Perugia: nelle rappresentazioni dei "Mesi", nelle allegorie delle "Arti liberali" del bacino inferiore e nelle 24 statue del bacino superiore..., tra queste, hanno un decoro originale, non inadeguato alle personificazioni di..."Roma"..., la "Chiesa"..., "Perugia"...e, con esse, la generica "Victoria Magna".

Dal 1278 al 1293, il celebre artista attese al Camposanto pisano, e dal 1284 al 1293 alla decorazione del Duomo di Siena, della quale si conservano le famose "Sibille".

A Pisa, la freschezza dell'esordiente si ritrova ancora nella "Madonna" posta nella lunetta del portale nel Battistero e nel busto della "Vergine" nel Camposanto.
Qui la madre apre l'anima al più dolce sentimento, ed il suo viso di profilo s'incontra con lo sguardo del Bimbo sano, che ha la deliziosa franchezza dell'attitudine e della parola.

Il tema è ripreso (e comincia a nuocergli la gravitazione del corpo sull'anca destra) nella "Madonna con il Bambino" della Cappella degli Scrovegni in Padova, vivamente interrogata nella sua ansia dal formoso figliolo, e nella gentile "Madonna della Cintola" (Prato, Museo Civico), in cui si deroga alle consuetudini statiche francesi.


Pulpito di Sant'Andrea di Pistoia

Il pulpito del Sant'Andrea di Pistoia riproduce, quarant'anni dopo, lo schema esagono di quello del Battistero di Pisa: le varianti sono minime, e si limitano alle statuine d'angolo del Parapetto e al "Massacro degli Innocenti", che sostituisce la "Presentazione". Sei colonne, due delle quali portate da leoni ed una terza da una cariatide umana, reggono gli archi acuti, e la settima, nel mezzo, ha le aquile aggrovigliate al corpo di un leone.



Massacro degli Innocenti - Sant'Andrea - Pistoia

Il simbolismo delle statue ornamentali é più complesso che in Nicola Pisano..., popolano di figure umili ed apprensive, mobili e poco ordinate, ma dove scoppia lo strazio della Crocifissione o si perpetra l'infamia della Strage, lo scultore segue la furia delle mosse e penetra in quella fragorosa tempesta di cuori, come uno psicologo non atterrito dalle deformità fisionomiche, dalle grida.


Il pulpito del Duomo di Pisa

Il pulpito decagono del Duomo di Pisa (1302-1310), disfatto dopo l'incendio del l595, fu ricomposto solo nel 1800.
Lo scultore vi amplia i temi e vi introduce la "Nascita del Battista", descrivendo la passione di Gesù, dal bacio di Giuda alla flagellazione.
Sei leoni stilofori si alternano con cariatidi (erette in luogo di colonne), che accennano ad un cauto ritorno all'antico, visibile soprattutto nella fierezza dell'aquila che sta ai piedi di "Pisa".
Negli specchi, il dolore ed il terrore disordinano i gruppi ed accentuano il fare appassionato del vecchio artista che, nel leggio, modera l'esasperazione turbinante fra i rilievi.

La "Pietà" (Berlino, Neues Museum) tende, infatti, a riassumere in una calma divina la vita amarissima del Redentore e le insuperabili statue dei pili riepilogano un'intuizione di elementi reali, plasmati con nervoso equilibrio.

I frammenti del "Sepolcro dell'Imperatrice Margherita di Lussemburgo (Genova, Palazzo Bianco) mostrano che in esso il maestro tentava il miracolo di far risorgere la defunta con la suggestiva rapidità dell'impressione naturalistica, che fu risorsa principale del suo stile intemperante e sensibile.


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1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Interessante...