sabato 23 giugno 2012

RAGOGNA (Ruvigne) - Comune in provincia di Udine

Panorama di Ragogna

RAGOGNA
Ruvigne

Comune in provincia di Udine
Abitanti - 3000 circa
Santo Patrono - 25 luglio San Giacomo apostolo

FRAZIONI
  
San Giacomo (Vile - sede comunale)
  
San Pietro (Borc) - Il castello medioevale


  
Muris (Mures) - Chiesetta sul monte di Ragogna


   
Pignano (Pignan) - La chiesa

       
Villuzza (Viluce)


Dove il Tagliamento, scendendo dalle prime pianure dopo la confluenza con il Fella, si restringe alla stretta di Pinzano, su un colle che domina alto come un'eterna sentinella, sorge Ragogna..., certamente la sua posizione fu tenuta da sempre, prima ancora dei romani e dei longobardi che ne ebbero prezioso e difeso il guado delle acque.

Di certo si sa che dopo lo sfascio dell'Impero, fu punto di forza contro gli Avari nel 610, uno dei pochi a rimanere in vita.
Lo ebbero, come castello, i signori di Ragogna e lo mantennero per alcuni secoli, nonostante gli assalti dei veneziani alla fine del Trecento, quando ne venne in possesso a titolo di giurisdizione un rappresentante del Patriarca.
Poi fu abbandonato e lasciato cadere in un rovinoso logorarsi, di cui oggi si cercano segreti e conoscenze, da parte di una rigorosa associazione che vuole la storia del borgo cresciuto accanto, con una documentazione più precisa.
E i risultati non mancano.

Importanti sono le esperienze che segnarono questa zona durante la Prima Guerra Mondiale..., sulla cima del monte di agogna, l'esercito aveva posto una sua resistenza che tenne fino alla fine del novembre di Caporetto.
Il sacrificio fu inutile, se non si vuol ricordare l'abnegazione di una resistenza a prezzo di vite umane.

Il comune di Ragogna vive di un'agricoltura appena sufficiente, mentre in passato ha conosciuto un esodo massiccio di emigrazione.
Le sue frazioni oggi possono mostrare un museo di materiale preistorico a San Giacomo, i resti del castello in località San Pietro, dove è stata distrutta l'omonima chiesetta, da cui si è potuto salvare una pregevole documentazione di affreschi trecenteschi e, sulla cresta del Monte di Ragogna la chiesetta, di origine antica, ripristinata dall'Associazione Nazionale Alpini, meta annuale di un pellegrinaggio, appuntamento in memoria dei caduti su tutti i fronti.

Lago di Ragogna



    
A Ragogna è stata conferita la Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d'alto senso del dovere, meritevole dell'ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.». (Wikipedia)
  

Conclusione: Bellissimo il Lago di Ragogna e il suo ambiente naturale circostante...

Andrea di Cione, detto ORCAGNA (Tabernacolo d'Orsanmichele - Firenze)


Tabernacolo d'Orsanmichele in Firenze 
  
Andrea di Cione, detto Orcagna, ci è noto dal 1343 al 1368.
Architetto, scultore, pittore, mosaicista e poeta, ebbe la versatilità d'ingegno del nostro Rinascimento, e professò l'arte nella sua interezza.
Entrato nella bottega di Andrea Pisano, ne seppe continuare lo stile, e - dopo la peste del 1348 - i laudesi di Maria gli allogarono lo stupendo "Tabernacolo d'Orsanmichele" in Firenze che, cominciato nel 1349, costò dieci anni di lavoro.
La cornice dell'immagine miracolosa sembra accarezzata dal bulino dell'orefice, e la cappella di marmo, composta della cupola iscritta fra quattro archi, è adorna di sculture dal basamento a pinnacoli, irti sugli angoli come cespugli di frecce, e dai pilastri ottagoni a timpani traforati.
Le superfici del marmo, levigate con la delicatezza dell'alabastro, scintillano di smalti e di paste vitree..., a compiere 1'opera unica nel suo genere, fu invitato, nel 1366, l'orefice PIETRO DI MIGLIORE, che nelle crociere romane del cancello marmoreo infisse l'ingraticolato a rosoni di bronzo.


Nel ciclo dei bassorilievi, le "Virtù" teologali e le gerarchie angeliche celebrano i fatti della Vergine, dalla "Nascita" a "L'annunzio della morte", che ha l'atmosfera della fede nella spiritualità inimitabile della donna e nella presenza immateriale dell'angelo.
  
 Tabernacolo d'Orsanmichele - Firenze 
Sepoltura (sopra) e Assunzione di Maria (sotto)
   
Dietro il dipinto, un grande quadro di marmo esprime, in basso, la "Dormizione di Maria", e sopra la finta grotta dai margini scoscesi si apre il paradiso de "L'Assunta" stretta dalla mandorla che gli angeli trasportano nell'aria cosparsa di fiori.
Il maestro, che nel semicerchio degli apostoli e in qualche altro ottagono abusa del rilievo sommario e delle forme squadrate, arriva alle note più tenere e ricche della pittura, e le statuette dei "Serafini", sospinte sulle colonne tortili, si accordano a meraviglia con i "Profeti"..., i "Patriarchi"..., ed i "Santi", i quali si beano in musiche e luci.
La fecondità inesauribile del decoratore non disdice alla semplice efficacia dell'aneddoto giottesco, raddolcito dallo spirito di Andrea Pisano.

Tra il 1369 e il 1389, FRANCESCO D'AREZZO ed il fiorentino FRANCESCO DI BETTO, nell'altare del Duomo di Arezzo, pretendono di parafrasare con scarso ingegno l'epitome delle arti, il capolavoro dell'Orcagna.

Al singolare artefice succede, nella scultura toscana dell'ultimo Trecento, NICOLA DI PIETRO LAMBERTI, cui si devono la "Porta della Mandorla" (Firenze, S. Maria del Fiore), eseguita con virtuosismo verticale e con morbida sapienza di modellato, e l'ampia "Vergine col Bambino" d'Orsanmichele.


VEDI ANCHE ...

IL CAMPANILE DI GIOTTO - Andrea Pisano

FILIPPO BRUNELLESCHI - Architetto di Firenze

BERNARDO ROSSELLINO - Architetto del Quattrocento

GIULIANO E BENEDETTO DA MAIANO (Giuliano 1432 - 1490) - (Benedetto 1442 - 1497)

FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI (1439-1502)

GIULIANO DA SANGALLO - Architetto del Quattrocento

ANTONIO DA SANGALLO (1455-1534)

DONATO BRAMANTE - Pittore e architetto italiano (1444 - 1514)

MICHELANGELO BUONARROTI (1475 - 1564)

MICHELANGELO SCULTORE

MICHELANGELO - PITTORE E ARCHITETTO

GIAN LORENZO BERNINI - Vita e opere romane


martedì 19 giugno 2012

REANA DEL ROJALE (Roje) Comune in provincia di Udine

Chiesa di Reana del Rojale

  
REANA DEL ROJALE - Roje

Comune in provincia di Udine
Abitanti - 5.000 circa
  
FRAZIONI 
   
Valle - Il mulino

  
Cortale di Reana

  
Qualso - La chiesa


  
Vergnacco - Sculture in pietra


   
 Remugnano - Mulino


  
Chiesa di Ribis


  
Rizzolo


  
Zompitta 



    
Costruito alle sponde del torrente Torre, Reana ne deriva abbondanza d'acqua con canali e piccole rogge..., zona di buona ospitalità per l'uomo, dicono che le prime testimonianze antropiche si possono far risalire a ben novemila anni avanti Cristo.

Forse su palafitte per ragioni di difesa, rimangono sconosciute le località che dovettero subire la calata dei Celti e poi la conquista romana che fece passare da queste parti la via Julia, da Aquileia al Norico.

La Reana di oggi è ancora testimonianza romana con il suo disegno urbanistico a reticolo e con i molti ritrovamenti risalenti a quell'epoca.

Come tutto il Friuli, Reana dovette sopravvivere alle diverse invasioni dell'alto Medio Evo e particolarmente degli Ungheri.

Della sua consistenza parla un documento del 1294, come arimannia con i terreni dati i godimento alla comunità.

L'importanza del capoluogo è dovuta alla sua posizione nei confronti dei rifornimenti d'acque attraverso le rogge che alimentavano Udine..., Reana fu occupata nel secolo quattordicesimo dal Conte di Gorizia con lo scopo di chiudere questi rifornimenti, essenziali per la vita e l'economia del capoluogo udinese.

Udine dovette provvedere ad una sicura costruzione di canali per il suo vivere sufficientemente tranquillo.

Con l'annessione all'Italia, Reana si chiamò Roiàle, con esplicito riferimento alla buona fortuna dei suoi corsi d'acqua.

Con un'economia di tipo misto, la zona del comune rappresenta una condizione di notevole benessere.

Una particolarità di pregevole attenzione sono gli affreschi che portano la data 1481, nell'attuale chiesa parrocchiale ampliata nel Settecento, mentre il campanile ha memoria più antica.

Fiorente, nel territorio comunale, l'artigianato delle sporte, oggi prodotto diversificato e collocato su molti mercati..., si dice nato da un disertore austriaco, ma vale di più la memoria collettiva che qui testimonia questo artigianato da sempre.
  
La ciclabile della Roggia - Reana del Rojale


   
Conclusione: Tradizionali le lavorazioni del ferro, del vimini e del cartoccio (scus).

sabato 16 giugno 2012

MARCO POLO - Il Milione (The Travels of Marco Polo)


Il libro delle meraviglie di Messer Milione


Il nomignolo affibbiato a Marco Polo esprimeva tutta l'incredulità dei Veneziani verso il racconto delle sue vicende.
Ma "Il libro delle meraviglie" non è narrazione fantastica…, oltre a contenere non poche cose veritiere sull'Oriente di quei tempi, esso è il primo documento di uno spirito di ricerca tutt'affatto moderno, ed è testimonianza di un interessevivissimo per il modo di vita, le usanze, i costumi dei popoli.
La famiglia dei Polo, originaria di Sebenico in Dalmazia, era quel che si dice gente in gamba. Mercanti avveduti, i Polo avevano capito quale fonte di guadagni potevano essere i traffici col vicino Oriente, aperti agli Europei, e segnatamente ai Veneziani, dalle Crociate, soprattutto dalla IV, che aveva portato il doge Enrico Dandolo alla conquista di Costantinopoli. E, come altri nobili veneziani… ai soli nobili era riservato il privilegio di tali commerci…i Polo verso il 1250 avevano aperto empori a Costantinopoli e in Crimea. Dapprima partì Andrea Polo, poi i suoi fratelli Matteo e Niccolò…, quest'ultimo lasciando a Vinegia - com'era chiamata allora Venezia - la giovane moglie. Probabilmente contavano di ritornare presto in patria, ma le circostanze vollero altrimenti. Allettanti, infatti, dalla prospettiva di buoni guadagni, Matteo e Niccolò si spinsero fino a Bolgara, sul Volga, dove allora risiedeva Barca Kan (Kan vuol dire principe). Una guerra che si svolgeva dove avrebbe dovuto passare, impedì loro di tornare indietro, ed essi decisero allora di avanzare verso Oriente…, così, toccarono Bukkara, e finalmente, dopo esservi rimasti forzatamente per tre anni, accettarono l'offerta di unirsi ad una ambasceria tartara (o tatara, come si preferisce), diretta nientemeno che a Pekino, all'altro estremo dell'Asia,. alla corte del Gran Kan (come dire il "gran principe").
Qui, mentre i due ardimentosi Veneziani compiono il lungo e in molti casi pericoloso viaggio, bisogna aprire una parentesi. Ricordare, cioè che, agli inizi di quel secolo, l'Asia tutta e l'Europa orientale avevano subito la più grande invasione che la storia ricordi. I tartari, popolo mongolo, capeggiati dal famoso Gengis Kan (che vuol dire "principe universale"…il suo vero nome era Temugin), usciti dalle native steppe della Mongolia, erano straripati verso Occidente, travolgendo ogni resistenza, fino a raggiungere la penisola balcanica ! Date un'occhiata alla carta geografica che ho immesso sotto, e vi farete un'idea della immensità di questa mareggiata.
Parve per qualche tempo che l'Europa tutta dovesse essere sommersa da questa invasione, la cui vastità e violenza faceva impallidire il ricordo delle stesse invasioni barbariche subite dall'impero romano…, ma, successivamente, non più guidate dal loro ferreo e geniale e crudelissimo capo, le orde tartare furono contenute.


ALLA CORTE DI CUBLAI KAN
  
Il Gran Kan che regnava ai tempi dei Polo, pronipote di Gengis Kan, si chiamava Cublai, e risiedeva a Pekino, dopo aver conquistato ed unificato la Cina. Era un sovrano trattabile, di larghe vedute, tollerante delle opinioni altrui, avido di sapere, per nulla ostile agli stranieri. I due Polo, che avevano avuto modo di imparare la lingua tartara, fecero del loro meglio per soddisfare la curiosità del sovrano, il quale voleva soprattutto conoscere ogni cosa riguardo la religione cristiana, la Chiesa e il Papa. Erano diventati i suoi consiglieri preferiti, e col loro buon senso di mercanti accorti, con l'esperienza accumulata in anni di traffici, con la sincerità e la fedeltà, sapevano ricambiare la stima del Gran Kan.
Ma avevano una comprensibile nostalgia di rivedere patria e famiglia…, e infine, dopo molte insistenze, Cublai li lasciò partire, con messaggi per il Papa, al quale fra l'altro chiedeva cento savi uomini per insegnare e diffondere la religione cristiana nel suo impero.
Il viaggio durò tre anni…, e quando finalmente, nel 1269, i Polo toccarono le sponde del Mediterraneo, dopo tanti anni di assenza, Niccolò ebbe il dolore di apprendere che gli era morta la moglie, lasciandogli un figlioletto, Marco, già quindicenne, nato in assenza del padre.


TRE VENEZIANI SUL "TETTO DEL MONDO"
  
Qui comincia la seconda parte della grande avventura. Non aveva ancora di 17 anni quando Marco parte con il padre e lo zio per viaggio che ancor oggi, con i nostri mezzi di comunicazione, non si presenta privo di difficoltà.
Papa Gregorio X, a cui i due Polo al loro ritorno avevano reso noto il messaggio del Gran Kan, in luogo dei cento savi, diede loro due frati noti come buoni predicatori. I due frati, però, non avevano tanto coraggio quanta dottrina e, prima ancora di lasciare il Mediterraneo, come sentirono parlare di guerre, fecero dietro front e i tre Polo dovettero partirsene soli.
Sta bene che Matteo e Niccolò avevano già affrontato il duro viaggio, ma, la prima volta, con una ambasceria tartara che, in qualche modo, li proteggeva.

… "Credo che fosse piacere di Dio nostra tornata, acciocché si potessero sapere le cose che sono nel mondo…, che non fu mai uomo né cristiano né saracino né tartaro né pagano, che mai cercasse tanto del mondo, quanto fece messer Marco, figliolo di messer Niccolò Polo, nobile e grande cittadino della città di Vinegia" … (dal "Milione")

Carta geografica alla mano, seguite i tre Veneziani, immaginateli attraversare l'Armenia, la Persia, giungere ad Ormuz, sul golfo Persico. Qui tentarono di imbarcarsi per circumnavigare l'Asia e raggiungere per via d'acqua il mar Giallo e Pekino. Ma, reputando poco sicure le navi, preferirono le vie per l'interno. Forse non immaginavano l'immane fatica che avrebbero dovuto affrontare. Infatti, mentre con l'ambasceria tartara Matteo e Niccolò avevano proceduto tenendosi al nord delle grandi catene montane, in questo secondo viaggio i tre Polo dovettero percorrere gli altipiani, sfidare altezze a cui nessun europeo era mai giunto né giunse più per secoli, salire sul Pamir, il "tetto del mondo"…
Di là scesero verso oriente, in valli solcate da grandi fiumi, e, prima di giungere alla mèta, dovettero attraversare il terribile deserto del Gobi. Nessuno aveva mai compiuto un'impresa simile. Quale somma di coraggio, di tenacia, di intelligenza, di resistenza fisica, essa avesse richiesto ai tre veneziani, ognuno può immaginarselo. Pensate alla diffidenza dei nativi, alla difficoltà dell'orientamento, a quel andare sempre a cavallo o a piedi, essi, uomini di mare, figli di marinai, proverbialmente non avezzi alle lunghe camminate. E, occhi ed orecchie sempre ben aperti.

… "Nella provincia del Tibet, narra Marco Polo, c'era un'usanza per cui le madri offrivano le loro figlie giovinette a i mercanti di passaggio. Dopo di che potevano sposarsi liberamente ..."...

Cublai Kan rivide con gran gioia i due stranieri, gradì i loro doni e messaggi…, Marco, poi, gli piacque moltissimo.
In quel giovane intelligente e ardito, che lungo la strada aveva imparato l'arabo, il turco, il tartaro e il cinese, aveva intuito qualità superiori, che ben presto avrebbe messo alla prova. Marco era nato nel 1254, era partito nel 1271…, nel 1278, a ventiquattro anni, Cublai Kan - lui, che aveva 22 figli maschi ! - lo nominava governatore di una provincia…, dal 1283 al 1285 lo mandava, come si direbbe, in missione di fiducia nella Cina meridionale, in terre che lo stesso Cublai, pur essendone sovrano, conosceva assai poco.
Munito di un passaporto d'oro che lo faceva rispettare come lo stesso Gran Kan, Marco compì le sue missioni in modo esemplare, meritandosi la stima di Cublai, che non aveva mai avuto un ambasciatore così attento e capace di vedere e ricordare. Marco, infatti, era il tipico viaggiatore "moderno" bramoso di scoprir paesi, di rendersi conto personalmente di tutto.

..."Narra Marco Polo… che nella provincia di Chingitalas, appartenente ai domini del Gran Kan, con la bava della salamandra si confezionava una specie di lana incombustibile… "...


DI SCORTA ALLA PRINCIPESSA
  
Cublai Kan non si sarebbe mai privato di così preziosi consiglieri - lui che teneva alla sua corte i migliori ingegneri d'ogni paese del suo smisurato dominio…, ma ormai Matteo e Niccolò erano vecchi, e Marco era prossimo alla quarantina. Così fu che, quando il re di Persia, Argon, rimasto vedovo, chiese in sposa a Cublai una principessa di sangue mongolo, il Gran Kan pensò di affidarla ai Polo, che l'accompagnassero per via di mare, ritenuta meno disagevole, e così tornassero in patria. Fu apprestata una vera flotta - complessivamente 13 velieri con 600 uomini di equipaggio e scorta e provviste per due anni.
Il viaggio fu fortunoso, pieno di peripezie…, furono toccate Giava, Sumatra, Ceylon, costeggiata l'India…, quando la comitiva imperiale prese finalmente terra a Ormuz, la scorta era ridotta a otto uomini ! E, come se questo non bastasse, Argon era morto. Ma i Polo, fedeli alla missione della quale erano stati incaricati, andarono ugualmente alla capitale della Persia, per consegnare la principessa al figlio di Argon, il quale la sposò. Poi, attraverso l'interno, i Veneziani giunsero a Trebisonda, da dove puntarono su Venezia.
Era il 1295. Da ventiquattro anni essi mancavano dalla patria. Gli anni trascorsi, le traversie, lo strano vestire, li reseroirriconoscibili ai loro stessi congiunti. Lo storico Ramusio, al quale dobbiamo la prima biografia di Marco Polo, racconta che, per farsi riconoscere, i tre reduci dovettero ricorrere ad uno stratagemma…, invitarono cioè parenti ed amici ad un sontuosissimo banchetto, durante il quale si presentarono successivamente in vesti sempre più ricche,ed infine nei miseri panni del pellegrino, e fra lo stupore dei presenti si misero a scucire le fodere, facendone uscire gemme di tal pregio e in tal numero da abbagliar tutti e da costringerli ad ammettere che i tre erano proprio i Polo !


GLI INCREDULI COMPATRIOTI
  
Vollero allora ascoltare dalla viva voce di Marco - il più giovane e il più eloquente - la descrizione dei paesi veduti e la narrazione delle avventure attraverso le quali erano passati. Ma quando sentirono degli splendori della corte del Gran Kan, e che egli aveva un organizzatissimo servizio di posta, e che aveva ritirato oro e argento e stampato carta-moneta… e che la loro Vinegia era un villaggio se paragonata a Quinsai (l'attuale Hang-Ceu o Hang-Ciou, capoluogo del Ce-Kiang)., essa pure sorgente da una laguna, con un milione di case, dodicimila ponti, tremila bagni… quando sentirono queste e altrettanti meraviglie, i buoni Veneziani dissero chiaro e tondo che non volevano essere presi in giro…, milioni di qui, milioni di là… per chi li avevano presi, quel Marco Polo, quel… messer milione.
Ma non erano tempi da consentire ai Polo un meritato riposo e un tranquillo racconto delle loro vicende dopo tanto vagabondare. Genova, che, alla Meloria, nel 1284, aveva schiacciato definitivamente i Pisani, ora si apprestava a dare un colpo finale all'odiata rivale, la potente Serenissima. A Curzola, presso le coste della Dalmazia, avvenne la battaglia, l'8 settembre 1298, e fu una durissima sconfitta per i Veneziani. Lo stesso doge, fatto prigioniero, non resistette alla vergogna, e si diede la morte. E prigioniero fu fatto anche Marco Polo, il quale aveva armato a sue spese una galea.


MARCO DETTAVA, RUSTICHELLO SCRIVEVA
  
Rinchiuso in un palazzo di Genova, otto mesi durò la prigionia. Suo compagno di sventura era uno scrittore, un pisano, Rustico, o Rustichello, che si trovava lì da ben 14 anni ! L'incontro di questi due uomini diede un singolare frutto…, al nostro Marco, infatti, venne l'idea di narrare compiutamente e ordinatamente le proprie vicende, prima che la memoria lo tradisse. Forse, anche, per riaffermare ancora una volta che non aveva contato frottole. Uno detta, l'altro scrive, e il "libro delle meraviglie" (o, come poi tutti lo chiamarono, Il Milione) è fatto. Ma non in volgare toscano scrive Rustichello, bensì in lingua d'oil, o francese, lingua allora assai usata dai nostri letterati.
Tornato a Venezia, Marco poté godersi in pace gli anni che seguirono…, si sposò, ebbe tre figlie. Prossimo alla morte, nel dettare il suo testamento non dimenticò un servo tartaro, che l'aveva seguito trent'anni prima.
Morì a 70 anni, nel 1324…, era vissuto, perciò, circa negli anni di Dante.

.................................................................

Grazie all'opera di Marco Polo vennero stabilite le prime relazioni commerciali tra l'Europa Occidentale e la Cina, che era vissuta sino a quel periodo nel più completo isolamento.
Le pagine del Milione ci raccontano sì le vicende del suo soggiorno in Oriente e il suo stupore nell'apprendere le tradizioni e i costumi cinesi, ma i passi più interessanti riguardano senz'altro l'analisi della struttura politica dell'immenso impero.
Il nucleo di tutta la vita politico-amministrativa era a Khanbalik (l'attuale Pechino)…, qui risiedevano i dodici ministri incaricati di amministrare le diverse province.
Da questo organizzatissimo centro si diramavano i messaggi e i vari ordini, che affluivano rapidamente sino ai più remoti confini dell'impero mediante un servizio postale che operava lungo una fitta rete di piste continuamente battute e mantenute in efficienza. I mezzi utilizzati dai Mongoli per gli spostamenti erano principalmente i cavalli che, secondo una stima di Marco Polo, ammontavano a circa trecentomila capi.
Lungo queste vie di comunicazione non si svolgevano soltanto incontri per scambi di informazioni, ma anche intensi traffici commerciali. Da Pechino partivano infatti piste che, attraverso il Turkestan e la Mongolia, collegavano la capitale con la foce del Don, sul Mare Nero.
Grandi affari furono conclusi dai mercanti veneziani e genovesi, che aprirono agenzie commerciali o impiantarono filiali in Crimea e in Armenia. Lungo il fiume Yang-tze Kiang, giungevano alla capitale il riso e la seta per le industrie di stoffe damascate.


LA MERAVIGLIOSA AVVENTURA DI "MESSER MILIONE" SPRONÒ AL GRANDE VIAGGIO CRISTOFORO COLOMBO.
   
La modestia naturale dell'uomo, la sua indole pacifica (nel suo libro non manca mai di accennare agli uccelli dei vari paesi…e gli fa specie quando mancano), il suo star lontano dalla vanità del mondo, non contribuirono certo a dargli una gran fama, lui in vita. E' ben vero che il "Libro delle meraviglie", che poi tutti chiamarono "Il Milione", ebbe subito diffusione e fortuna…, ma vi si parla così poco dell'autore ! …., e poi, i più lo credettero un romanzo d'avventura e niente più. (E pensare che, in punto di morte, esortato a confessare d'aver esagerato, il buon Marco aveva esclamato…

… "O amici, vi accerto che non ho scritto neppure la metà di quel che ho potuto vedere").

Ma fra quelli che lessero e credettero, vi furono due della stessa stoffa di Marco Polo, voglio dire Cristoforo Colombo e Vasco de Gama. Nella biblioteca colombiana di Siviglia si conserva una copia de Il Milione, tutta annotata di pugno del Genovese. Il fascino della narrazione del Veneziano, non meno che la famosa lettera dell'astronomo Paolo del Pozzo Toscanelli, sulla rotondità della terra, lo convinsero al "folle volo".

Ancor oggi, Marco Polo è considerato "il più grande fra i viaggiatori di tutti i tempi".

giovedì 14 giugno 2012

AUSTRALIA - OCEANIA MISTERIOSA (Mysterious Oceania )

     
La ripartizione tradizionale dell'Oceania, utilizzata anche dalle Nazioni Unite per dividere il mondo in macroregioni, divide quindi il continente in:

AUSTRALIA
NUOVA ZELANDA
MICRONESIA
Guam (US)
 Isole Marshall
 Micronesia
 Isole Marianne Settentrionali (US)
 Kiribati
 Nauru
 Palau
    
MELANESIA
Figi
Nuova Caledonia
Papua Nuova Guinea
Isole Salomone
Vanuatu
     
POLINESIA
Isole Cook (NZ)
 Polinesia Francese (FR)
 Wallis e Futuna (FR)
 Samoa
 Samoa americane (US)
 Tuvalu
 Tokelau (NZ)
 Tonga
 Niue (NZ)
 Isole Pitcairn (UK)
   

Altri territori dell'Oceania
Isola di Pasqua (Cile)
Hawaii (Stati Uniti d'America)
Isola del Natale (Australia)
Isole Cocos
      
LA STORIA

Il 6 marzo 1521, approdando alle isole Marianne, dopo l'avventurosa traversata dell'Oceano Pacifico, Magellano dava il via alla scoperta del lontano e misterioso mondo dell'Oceania. Più tardi, Spagnoli e Portoghesi raggiungevano altri arcipelaghi e approdavano all'isola che poi ebbe il nome di Nuova Guinea, perchè i suoi abitanti avevano la pelle scura, come quelli della Guinea africana. Nel 16o6, poi, il capitano spagnolo Luis de Torres attraversava lo stretto che oggi porta il suo nome e intravedeva l'acuminata penisola australiana di Capo York. 
  
Indigeni della Papua Nuova Guinea


   
In seguito i viaggi in Oceania divennero sempre più frequenti, ma una conoscenza concreta del Mondo Nuovissimo gli Europei l'ebbero solo dopo i viaggi di due famosi navigatori: l'olandese Abel Janszoon Tasman (1603-1659) e l'inglese James Cook (1728-1779).
Il Tasman in due viaggi successivi, tra il  1642 e il 1644, scoprì la Nuova Zelanda  e  la Tasmania, toccò la Nuova Guinea e riconobbe gran parte delle coste del continente australiano.
   
 Nuova Zelanda - Isola del Sud - Lago Matheson 


    
Il Cook, in tre memorabili spedizioni, esplorò quasi ogni angolo dell'Oceano Pacifico, percorrendolo dallo Stretto di Bering fino alle soglie dell'Antartide. Ufficiale della marina inglese, nel 1768 fu inviato nei Mari del Sud a capo di una spedizione scientifica che doveva osservare il passaggio in quei cieli del pianeta Venere. 
  
Heritage National Park  - Nuovo Galles del Sud


    
Stette in viaggio tre anni durante i quali visitò minutamente la Nuova Zelanda, ne conobbe le genti, attraversò lo stretto che oggi porta il suo nome, costeggiò un lungo tratto dell'Australia orientale, approdò nel Nuovo Galles del Sud, in una vasta baia che egli stesso chiamò del “Botanico” per l'esuberanza della vegetazione. 
  
Pesci colorati della Grande Barriera Corallina


   
Vide anche la Grande Barriera; anzi, la sua nave si incagliò su un banco di corallo e ci si dovette fermare per ripararne le avarie. Scesi a terra durante la sosta forzata, gli uomini dell'equipaggio videro animali che “spiccavano grandi salti, come fossero giocattoli. Erano i canguri.
  
Mamma canguro col suo piccolo


    
Rientrato in patria nel 1771, l'anno successivo il Cook riprese il mare e rimase lontano altri tre anni. Frutto di questo secondo viaggio fu la scoperta della Nuova Caledonia, delle Nuove Èbridi e di moltissime altre isole oceaniche. 
  
Nuova Caledonia


   
Nuove Èbridi
    
Il viaggio però ebbe soprattutto il merito di sfatare definitivamente la favola dell'esistenza di una vastissima Terra Australis che, secondo un'opinione molto accreditata, avrebbe occupato gran parte dell'Emisfero Meridionale. Per accertarne l'inesistenza il Cook si spinse fin oltre il 71° parallelo di latitudine Sud.
  
Isole Hawaii


   
Il terzo e ultimo viaggio (1776-1779) portò il Cook alla scoperta delle Isole Hawaii, da lui chiamate Sandwich in onore di un ammiraglio dell'epoca. Qui, purtroppo, il 14 febbraio del 1799, fu ucciso dagli indigeni in un'imboscata. Cadde col viso nel mare e fu fatto a pezzi.
Scrive un nostro contemporaneo: “L'unica cosa che di lui si potè ricuperare, reliquia alquanto raccapricciante, fu un braccio: il braccio vigoroso che non aveva mai perduto una nave”.
In seguito ci furono altre spedizioni e altre scoperte, ma la conoscenza dell'Oceania nelle sue grandi linee può già dirsi acquisita alla morte di Cook.
  

     
 ISOLE DELL'OCEANIA

A

Agrihan
Alamagan
Anatahan
Atollo di Midway

B

Isola Baker

C

Isole Caroline

E

'Eua

F

Farallon de Pajaros

G

Guam
Guguan

H

Hawaii
Isola Howland

I

Isola Asuncion
Isola Ford (Hawaii)
Isola Santa Isabel
Isole Chuuk
Isole della Lealtà
Isole Hall
Isole Maug
Isole Mortlocks
Isole Pattiw
Isole Samoa

M

Isole Marianne
Municipalità Isole Settentrionali

N

Namoneas
Namonuito
N cont.
Niue
Nuove Ebridi

P

Pagan (isola)
Isola di Pasqua
Isole Pitcairn

R

Rota (isola)

S

Saipan
Samoa Americane
Sarigan
Satowan (atollo)
Isole Senyavin

W

Wallis e Futuna


VEDI ANCHE . . .



lunedì 11 giugno 2012

RESIA (Rèsie - Rezija) Provincia di Udine


    
RESIA 
(Rezija in resiano e sloveno, Rèsie in friulano)
Comune in provincia di Udine
Abitanti - 1200 circa
SANTO PATRONO - San Pietro
  
FRAZIONI 
  
San Giorgio (Bila)
   
San Giorgio (Bila) - Il ponte 

  
Gniva (Njiva)



    
Oseacco - La nuova chiesa
  
Prato di Resia (Ravanca)


     
Stolvizza (Solbica)


Esistono ancora questi angoli quasi incontaminati di umanità che sembrano non essere toccati dalla grande storia, se non al momento della loro definizione geografica e, purtroppo, in un mondo che più non conosce confini o barriere, dopo decine di secoli di vita nascosta e silenziosa... emarginata, si direbbe con esattezza, sono sull'orlo di una scomparsa, quasi per naturale tramonto: Resia e la sua vallata della Pontebbana risalendo con il torrente fino alle radici del monte Canin, sono una di queste realtà.
  
Catena Canin dal Montasio


    
Gli studiosi dicono che si tratta di una popolazione insediatasi in questo angolo nel settimo secolo: una gente di origine certamente slava che, qui, ha trovato rifugio e sicurezza, accontentandosi di una sopravvivenza di autoconsumo, mantenendo una lingua che ha richiami serbo-croati e un patrimonio di costumi che si sono tramandati quasi stagione dopo stagione negli anni di infinite generazioni.
La musica e la danza e la lingua fanno Resia, le sue ville, il suo ridente paesaggio.
Ma gli uomini se ne sono dovuti andare fin dai tempi lontani a cercare quel poco di più che qui non trovavano: facevano la stagione di arrotini, percorrendo in bicicletta, o a piedi ancor prima, strade lunghissime e di tante lingue.
Oggi, il loro entrare e uscire dai Paesi dell'Europa, rappresenta un racconto quasi incredibile.
E tornavano per un riposo o una costruzione o per vedere il figlio nato in loro assenza: poi ripartivano.
  
Ponte sul fiume Isonzo


    
Certo, una vallata chiusa e riservata per una somma di caratterizzazioni difficilmente paragonabile ad altre zone del Friuli: ma anche qui con aperture sul mondo che gli "emigranti" sapevano portare a casa e adattare alla loro scultura di base.
Nella chiesa parrocchiale di Prato di Resia (la comunità principale) c'è una scultura di Giacomo Martini di Tolmezzo, eseguita nella prima metà del Cinquecento.



Al Comune di Resia è stata conferita la Medaglia d'oro al Merito Civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d'alto senso del dovere, meritevole dell'ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.» (Wikipedia)

giovedì 7 giugno 2012

PORCIA - Comune di Pordenone

Porcìa - Chiesa di Santa Maria Assunta

    
PORCIA - Comune italiano di circa 15.500 abitanti della provincia di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia.

FRAZIONI - Palse, Pieve, Rondover, Roraipiccolo, Sant'Antonio, Talponedo


"Porzia castelo murato e contado di là del Tagliamento verso ponente. Questo castello è grosso benissimo accasato con acque assai: vivono belli palazzi dei conti e due bellissime torri delle quali si dice antica di più di 1600 anni"... , così scrive il nobile Gerolamo da Porcia nel Cinquecento.

E la storia del paese si identifica con quella della famiglia, sostengono invece altri storici..., anche in riguardo al nome, Porcia vorrebbe non derivare dal "plurale del latino porcile..., stalla per i porci" come suggerisce il Frau, ma dal nome "purlilium" o giglio ("puralilia" o gigli puri), quasi per ingentilire l'origine della comunità e della famiglia.
  
Porcia - Villa Correr-Dolfin


    
Gli abitanti comunque si dicono "purliliesi".

Con ogni probabilità il paese poteva essere stato preceduto da un castelliere poi inserito nell'abitato di fortezza, prima romana e poi medioevale.

Certo i Porcia nobilizzarono con i loro personaggi sia il luogo che la storia, già documentata a partire dal 1178..., e i signori del luogo sedevano con grande prestigio nel Parlamento della Patria come "comites et liberi".
  
Centro storico di Porcia


    
Ad un certo punto i Signori di Porcia si dividono in due rami, che nella loro lunga storia di intrecci parentali raggiunge le grandi famiglie friulane, quelle della Marca Trevigiana, in altre parti d'Italia e perfino all'estero.

Anche durante e dopo il dominio veneziano, i Porcia rimasero fedeli al loro castello che ospitò diversi personaggi illustri e di nome..., vi sostò nel 1532 Carlo V che fu accolto come "el Messia cum degnissimo apparato et maxima demostratione et affectione cordialissima".
  
Castello di Porcìa


    
E rimane, il Castello, un'importante somma di tempi diversi e amalgamati in una sintesi integra e abitabile.
  
Castello di Porcìa  
    
Fino a pochi anni fa, l'abitato era povero come tutti i borghi di un Friuli rurale e contadino, nonostante la nobiltà dei Signori.

Dalla vicinanza a Pordenone, come città ad elevatissimo sviluppo industriale, ebbe una trasformazione radicale, soprattutto per la presenza dalle industrie Zanussi che ne occupano la maggior parte di forza lavoro.
  
Risorgive del Rio Buion



    
VEDI ANCHE  . . .

PORCIA - Nota etimologica di paesi friulani