sabato 23 giugno 2012

Andrea di Cione, detto ORCAGNA (Tabernacolo d'Orsanmichele - Firenze)


Tabernacolo d'Orsanmichele in Firenze 
  
Andrea di Cione, detto Orcagna, ci è noto dal 1343 al 1368.
Architetto, scultore, pittore, mosaicista e poeta, ebbe la versatilità d'ingegno del nostro Rinascimento, e professò l'arte nella sua interezza.
Entrato nella bottega di Andrea Pisano, ne seppe continuare lo stile, e - dopo la peste del 1348 - i laudesi di Maria gli allogarono lo stupendo "Tabernacolo d'Orsanmichele" in Firenze che, cominciato nel 1349, costò dieci anni di lavoro.
La cornice dell'immagine miracolosa sembra accarezzata dal bulino dell'orefice, e la cappella di marmo, composta della cupola iscritta fra quattro archi, è adorna di sculture dal basamento a pinnacoli, irti sugli angoli come cespugli di frecce, e dai pilastri ottagoni a timpani traforati.
Le superfici del marmo, levigate con la delicatezza dell'alabastro, scintillano di smalti e di paste vitree..., a compiere 1'opera unica nel suo genere, fu invitato, nel 1366, l'orefice PIETRO DI MIGLIORE, che nelle crociere romane del cancello marmoreo infisse l'ingraticolato a rosoni di bronzo.


Nel ciclo dei bassorilievi, le "Virtù" teologali e le gerarchie angeliche celebrano i fatti della Vergine, dalla "Nascita" a "L'annunzio della morte", che ha l'atmosfera della fede nella spiritualità inimitabile della donna e nella presenza immateriale dell'angelo.
  
 Tabernacolo d'Orsanmichele - Firenze 
Sepoltura (sopra) e Assunzione di Maria (sotto)
   
Dietro il dipinto, un grande quadro di marmo esprime, in basso, la "Dormizione di Maria", e sopra la finta grotta dai margini scoscesi si apre il paradiso de "L'Assunta" stretta dalla mandorla che gli angeli trasportano nell'aria cosparsa di fiori.
Il maestro, che nel semicerchio degli apostoli e in qualche altro ottagono abusa del rilievo sommario e delle forme squadrate, arriva alle note più tenere e ricche della pittura, e le statuette dei "Serafini", sospinte sulle colonne tortili, si accordano a meraviglia con i "Profeti"..., i "Patriarchi"..., ed i "Santi", i quali si beano in musiche e luci.
La fecondità inesauribile del decoratore non disdice alla semplice efficacia dell'aneddoto giottesco, raddolcito dallo spirito di Andrea Pisano.

Tra il 1369 e il 1389, FRANCESCO D'AREZZO ed il fiorentino FRANCESCO DI BETTO, nell'altare del Duomo di Arezzo, pretendono di parafrasare con scarso ingegno l'epitome delle arti, il capolavoro dell'Orcagna.

Al singolare artefice succede, nella scultura toscana dell'ultimo Trecento, NICOLA DI PIETRO LAMBERTI, cui si devono la "Porta della Mandorla" (Firenze, S. Maria del Fiore), eseguita con virtuosismo verticale e con morbida sapienza di modellato, e l'ampia "Vergine col Bambino" d'Orsanmichele.


VEDI ANCHE ...

IL CAMPANILE DI GIOTTO - Andrea Pisano

FILIPPO BRUNELLESCHI - Architetto di Firenze

BERNARDO ROSSELLINO - Architetto del Quattrocento

GIULIANO E BENEDETTO DA MAIANO (Giuliano 1432 - 1490) - (Benedetto 1442 - 1497)

FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI (1439-1502)

GIULIANO DA SANGALLO - Architetto del Quattrocento

ANTONIO DA SANGALLO (1455-1534)

DONATO BRAMANTE - Pittore e architetto italiano (1444 - 1514)

MICHELANGELO BUONARROTI (1475 - 1564)

MICHELANGELO SCULTORE

MICHELANGELO - PITTORE E ARCHITETTO

GIAN LORENZO BERNINI - Vita e opere romane