sabato 14 luglio 2012

AMERICA MISTERIOSA (The discovery of North America)


  
ALLA SCOPERTA DELL'AMERICA SETTENTRIONALE

Anno 985: il condottiero e navigatore normanno Erik il Rosso sbarca nella Groenlandia meridionale e vi fonda una colonia. 
Anno 999: Leif, figlio di Erik, raggiunge le coste nordorientali dell'America Settentrionale. 
Dunque, genti europee avevano già messo piede sul Continente Americano cinque secoli prima dell'arrivo di Colombo. Ma le imprese normanne rimasero ignote agli altri popoli d'Europa. Il merito della scoperta del Nuovo Mondo, quindi, è tutto di Cristoforo Colombo, il grande navigatore genovese sbarcato il 12 ottobre 1492 sulla piccola isola delle Bahama, da lui chiamata San Salvadòr. Era partito il 3 agosto dello stesso anno dal porto spagnolo di Palos, al comando di tre fragili caravelle, sicuro di buscar el levante por el Ponienie, sicuro cioè di raggiungere l'Oriente, navigando verso Occidente.
  
Cristoforo Colombo sbarca in America il 12 ottobre 1492
   
Altri tre viaggi compì in seguito il nostro Colombo e mai ebbe il sospetto di aver scoperto un nuovo continente. Lo intuì, invece, colui che alla nuova terra era destinato a dare il proprio nome, il fiorentino Amerigo Vespucci, che dal 1499 al 1502 esplorò gran parte delle coste dell'America Meridionale. Ma con certezza lo si seppe solo nel 1513, quando il conquistatore spagnolo Vasco Núnez de Balboa vide spalancarsi davanti a sè l'immenso specchio dell'Oceano Pacifico, raggiunto per via di terra attraverso l'istmo di Panama.
  
Ritratto di Cristoforo Colombo eseguito da Sebastiano del Piombo,  1520 circa
    
Vasco Núnez de Balboa
   
Giovanni Caboto
   
Intanto aveva avuto inizio l'esplorazione dell'America Settentrionale, soprattutto per merito di Giovanni Caboto e di suo figlio Sebastiano, navigatori veneziani al servizio del re d'Inghilterra. Il primo, ripetendo l'impresa di Colombo ma navigando più a Nord, aveva raggiunto nel 1497 l'isola di Terranova; il secondo, undici anni dopo, aveva costeggiato 1e coste atlantiche nordamericane dal Labradòr fin quasi all'attuale sito di New York. Oggi il loro nome designa lo stretto che dall'Atlantico immette nel Golfo del San Lorenzo.
  
Amerigo Vespucci
   
Altri memorabili viaggi nella stessa zona furono compiuti dal fiorentino Giovanni da Verrazzano (1524) e dal francese Jacques Cartier, al quale si deve la scoperta del Golfo del San Lorenzo (1541). In precedenza esploratori spagnoli avevano scoperto la Florida (1513) e il delta del Mississippi (1519).
     
Giovanni da Verrazzano
  
Ma già era incominciata la grande immigrazione bianca, destinata a portare nel Nuovo Mondo fitte schiere di Europei di ogni nazionalità. Primi a giungere nell'America Settentrionale furono gli Spagnoli, che conquistarono il Messico e si inoltrarono da sud nell'attuale territorio degli Stati Uniti. Più tardi gli Inglesi costituivano sulla costa atlantica il loro primo stabile insediamento (1607) e, contemporaneamente, i Francesi andavano stanziandosi lungo la valle del San Lorenzo.
In seguito gli Inglesi estendevano la loro colonizzazione a tutta la costa atlantica, mentre all'interno i Francesi esploravano la valle del Mississippi, raggiungevano il delta del grande fiume e fondavano la colonia della Luisiana (1682), così chiamata in onore del loro re, Luigi XIV.

Gli avvenimenti successivi videro Francesi e Inglesi in lotta per il Canada. Ebbero la meglio gli Inglesi ai quali nel 1763 passarono i territori canadesi già occupati dai Francesi. Tredici anni dopo però le colonie fondate dagli Inglesi lungo l'Atlantico si proclamavano indipendenti e intraprendevano contro l'Inghilterra la guerra che avrebbe portato alla costituzione degli Stati Uniti d'America (1787).
Nel frattempo la popolazione era fortemente aumentata, anche per l'afflusso massiccio di nuovi immigrati dall'Europa. Cacciatori e audaci mercanti si erano già spinti all'Ovest e al ritorno avevano raccontato di incantevoli vallate e di terre ubertose, inducendo i più coraggiosi fra i coloni a trasferirvisi con le famiglie. Le difficoltà da affrontare erano enormi ma, quando il successo arrideva, la ricompensa era generosa e richiamava nuovi coloni.
È questa l'origine del grande movimento migratorio che, nella prima metà del secolo XIX, portò i coloni d'America dalle sponde dell'Atlantico a quelle del Pacifico. Nella marcia li precedevano i favolosi “pionieri del Far West” (il lontano occidente) che, abili nel maneggio delle armi da fuoco e delle asce, respingevano gli attacchi degli indigeni, aprivano strade e costruivano i primi villaggi di legno.
  
Vitus Bering
   
A questo punto la conoscenza dell'America Settentrionale può dirsi compiuta, almeno nelle sue linee generali. In precedenza, infatti, era stata portata a termine la ricognizione della sponda del Pacifico, specialmente ad opera degli Spagnoli e dei Russi. Gli Spagnoli, partendo dal Messico, erano giunti fino all'isola di Vancouver (1592); il danese Vitus Joannes Bering, al servizio della marina russa, aveva scientificamente esplorato lo stretto che porta il suo nome, accertando la separazione fra l'America e l'Asia (1728).
   
John Davis
        
Henry Hudson 
   
Anche l'esplorazione delle coste artiche aveva fatto sensibili progressi. Già nel 1587 l'inglese John Davis era penetrato nello stretto omonimo, che divide la Groenlandia dalla Terra di Baffin, mentre più tardi il suo connazionale Henry Hudson scopriva ed esplorava la grande baia che oggi ne onora il nome (1608-10).
   
Alexander Mackenzie
     
Alessandro Malaspina
  
Non mi è possibile qui ricordare tutti gli ardimentosi che, con le loro imprese, hanno contribuito a una sempre più precisa conoscenza dell'America Settentrionale. Due però voglio ancora citarne: l'inglese Alexander Mackenzie e l'italiano Alessandro Malaspina. Al primo va il merito di aver scoperto, nel 1789, il grande fiume canadese al quale fu poi dato il suo nome, e di avere compiuta la prima traversata dell'America Settentrionale da un oceano all'altro; il Malaspina, ufficiale di marina al servizio della Spagna, dal 1789 al 1794 guidò una spedizione scientifica intorno al mondo, durante la quale costeggiò la sponda del Pacifico di entrambe le Americhe, scendendo anche a terra per visitare regioni dell'interno, come fece, ad esempio, in Alasca, dove esplorò il grande ghiacciaio che oggi porta il suo nome.

2 commenti:

Marianna S. ha detto...

bravo Loris, molto bravo...

TheSweetColours ha detto...

Interessante