martedì 3 luglio 2012

CIVIDALE DEL FRIULI - Antichi giochi popolari (Ancient popular games)




In questo mondo tutti giocano.
Bambini si comincia con il cavallino di legno o con la bambola, poi ci si cimenta più rischiosamente e più faticosamente con il calcio, con le corse a piedi, a cavallo, in bicicletta, con il pugilato per finire con i giochi sedentari, le carte, gli scacchi.

E sempre tutti hanno giocato, uomini, donne, grandi e piccini.
Io credo che il primo moto spontaneo dei nostri progenitori Adamo ed Eva, appena creati, sia stato quello di... giocare a rimpiattino!
E' logico pensare quindi che anche i cividalesi di ogni tempo si siano divertiti giocando.
Nulla però sappiamo del tempo dei romani e dell'alto medioevo..., ci consta soltanto che nel secolo XIII si usavano tenere giostre di cavalieri, come quella splendida del 1285 organizzata dal Conte di Gorizia nei pressi della città.

Bisogna risalire dunque al secolo XIV per avere qualche notizia certa.
I giochi pubblici più frequenti erano le corse al pallio pedestre ed equestre.
Sembra che esse siano state introdotte da famiglie senesi immigrate in città.
Le corse erano regolate da apposite norme.
Il 20 agosto del 1365, ad esempio, il magnifico Consiglio cittadino stabilì che "un cavallo che ha ottenuto il pallio non deve più correre ad esso pallio..., similmente un uomo che ha raggiunto il bravio pedestre gli è interdetto di ripetere la medesima corsa".

Normalmente le corse tenevansi il giorno della festa della Madonna (15 agosto) e di quella di S. Donato (21 agosto) patrono della città, e questo costume divenne legge nei 1368, allorché il Comune deliberò di far correre, in quest'ultimo giorno, in perpetuo al pallio pedestre ed equestre.
Si partiva dallo Astiludio, fuori porta borgo Ponte, o dal campanile del duomo e due erano le vie percorse: la prima verso Rualis e Gagliano dove, a metà strada fra quest'ultimo paese e Spessa, c'era il punto d'arrivo segnato da un cippo di pietra, con sopra scolpito lo stemma della città, cippo che esiste tuttora e che è denominato "piera del cors"..., l'altro percorso era verso San Giorgio di Rualis e Firmano.
Vi potevano correre non soltanto i cavalieri e gli uomini maturi, ma anche i ragazzi.
Le Autorità vi assistevano sotto un baldacchino di velluto o di panno scarlatto..., le corse erano presiedute da una specie di comitato che destinava i premi ai vincitori..., il primo premio consisteva in una pezza di panno scarlatto (il colore della bandiera del Comune) che si acquistava a Venezia (nel 1440 fu pagato in ragione di un ducato al braccio) e l'ultimo nella tradizionale porcellina o in un gallo.
Forse da questo fatto ha avuto origine il detto friulano, tuttora in uso nelle campagne, "ciapà la purcite" (prendere la scrofa) che vuol dire incorrere in un insuccesso in qualche modo clamoroso, ed è specialmente caratteristico nel caso di ripulsa da parte di una ragazza al fidanzamento con un dato giovane.

In un resoconto del 1439 del cameraro de' Puppi si legge che il 15 ed il 21 agosto di quell'anno fu esposto il pallio scarlatto e per tale solennità si fece riparare il ponte di legno sul Natisone, non essendosi ancora fondato quello di pietra.
Udine fornì i pifferi per la festa e Trieste i balestrieri, ai quali la città fece grande onore.
Al mattino vi fu una bella colazione di confetti e si bevvero ventiquattro boccali di vino.
Per l'occasione si vestirono a nuovo i "brichi" specie di fanti inservienti, che nel 1440 erano in numero di quattro.
Il pallio era legato "con delle cordelle di semolina e nel mezzo vi era un targo dipinto".

Agli ospiti, venuti dal di fuori, si facevano speciali accogliene..., un cameraro nota che ad un banchetto offerto a costoro fu imbandita nientemeno che "la purcita cul furniment" cioè con salsa e condimenti diversi.

Altri divertimenti in uso erano la caccia al toro, dalle beccherie, dietro piazza della Fontana, fino a porta San Pietro..., correvano da quattro a dodici cavalli.
Anche il tiro a segno con la balestra era in onore a Cividale..., si teneva in borgo San Domenico e si ha memoria che nel giorno di San Donato del 1550 per tali gare fu stabilito il premio di un pallio di "raso rovano" e nel 1552 di un pallio di damasco giallo.
L'ultimo "bravio" di balestra ebbe luogo nel 1574.

Nell'Astiludio si usavano tenere le giostre dei cavalieri ed i giuochi ginnastici.

Gli Statuti cividalesi del trecento completavano i giochi proibiti, groppetti, corriola, pulvinella ed altri e come tali erano puniti con la berlina.
Si giocava generalmente nelle osterie, aperte fino all'ora del coprifuoco (annunziato dalla campana del Comune) poi sotto la loggia del Municipio, ove era permesso giocare tutta la notte

Ho detto pocanzi che tutti, piccini e grandi, si sono sempre divertiti giocando..., non fa meraviglia quindi il sapere che perfino i canonici del Duomo, nel secolo XVIII, in attesa di recarsi in coro, si sollazzavano con il gioco dei "bottoni" e della "tria" sul sagrato e nei pressi del tempio, finché una proibizione capitolare loro interdisse questo poco edificante spettacolo!

Durante il secolo XIX ebbe molta voga, come oggi il calcio, il gioco del pallone, importato credesi dalla Romagna e del quale si trova qualche accenno pure nei secoli precedenti..., era praticato nei pomeriggi estivi sulla piazza del Duomo da robusti e ben baffuti giovanotti della città.
Vi assisteva sempre numeroso ed appassionato pubblico, gratuitamente..., i quattro giocatori in costume bianco, ornato di pizzi svolazzanti, portavano un pesante bracciale di legno armato di solidissime punte.
La partita era annunziata al pubblico da una tabella dipinta che veniva appesa ad uno dei muri prospicienti la piazza..., in essa erano figurati i giocatori in perfetto stile agonistico.
  

2 commenti:

TheSweetColours ha detto...

Interessante...

Marianna S. ha detto...

mi sono lustrata gli occhi e ho dato una rispolverata al cervello tra i tuoi post...ora lavoro...ciao Loris!