giovedì 23 agosto 2012

ANDREA SANSOVINO - Scultore e architetto

Quindici anni prima di Michelangelo, nasce in Monte San Savino (Arezzo) ANDREA CONTUCCI detto il SANSOVINO (1480 - 1529), scultore ed architetto, educatosi più nella pratica che negli spiriti dell'arte con il vecchio Bertoldo, con Antonio Pollaiuolo e con Simone del Pollaiolo detto Il Cronaca. Influenzato da Antonio da Sangallo, diviene un artista dotato di serena compostezza e di raffinato gusto pittorico.
  
Puerta Speciosa del vecchio Duomo di Coimbra
   
Attivo in Portogallo, fu tra i primi diffusori dell'arte rinascimentale italiana in Europa con la decorazione della "Puerta Speciosa" del Duomo di Coimbra (dal 1491). 
   
Battesimo di Cristo -  Battistero di Firenze


    
Nel 1502, egli esegue il "Battesimo di Cristo", che fu collocato sulla porta del Paradiso, la porta orientale del Battistero di Firenze, e dà a divedere una classica armonia di forme e di espressioni che supera l'intima efficacia del pensiero. 
Le due statue, su basi diverse, del "Redentore" e del "Battista" hanno una modellatura piena, priva di asprezze, e furono ultimate  da Vincenzo Danti...., l'angelo è, invece, l'aggiunta settecentistica dello Spinazzi.
  
Duomo di Genova
     
Due anni dopo, furono scolpiti per il Duomo di Genova la "Madonna ed il San Giovanni"..., la prima conserva l'aria astratta di una dea, ed il secondo non diversifica dal "Cristo" di Firenze. 
Chiamato a Roma da Giulio II, Andrea attende alle "Tombe dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere" in San Maria del Popolo.
   
Tombe dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere
San Maria del Popolo - Roma
   
I due morti dormono con la testa alzata sul braccio, secondo la credenza cattolica del transito e del risveglio nel Signore..., i nicchioni simili ad archi di trionfo contengono il sarcofago ed una lunetta con il bassorilievo della Vergine, e nelle nicchie laterali due Virtù precedono altre allegorie in piedi o sedute sulle cornici del monumento, adorno dovunque di arabeschi e di finissime cesellature marmoree. 
Al termine del suo soggiorno romano (1512), il Sansovino lavora al gruppo di "Sant'Anna con la Vergine ed il Bambino" per la chiesa di Sant'Agostino, e in esso - formalmente ispirato da Leonardo - Maria, ancora giunonica ed insensibile, è vinta nell'espressione dell'amore materno dalla vecchia grinzosa.
   
Santuario di Loreto
   
Nel 1513, Leone X manda lo scultore al Santuario di Loreto per ornare di rilievi della Santa Casa. 
Fra questi, la "Annunciazione" vibra di movimento nella schiera degli angeli, e rinnova l'iconografia con le curiosità aneddotiche.

Conclusione: Nelle Vite del Vasari è inserita una biografia del Sansovino....

mercoledì 22 agosto 2012

GUARINO GUARINI - Architetto del Seicento torinese


Guarino Guarini, nato a Modena il 17 gennaio del 1624 e morto a Milano il 6 marzo del 1683, fu un architetto con idee rivoluzionarie. 

Fu uno studioso di matematica e di filosofia ed è conosciuto anche per importanti trattati, tra cui quelli sulla "Architettura civile ed ecclesiastica". 

Dopo aver compiuto gli studi e il noviziato dell'ordine dei teatini a Roma, dove ebbe modo di approfondire la conoscenza dell'architettura barocca, soprattutto del Borromini, si sposta a Messina. 

Dopo aver lavorato a Messina, a Modena e a Parigi, passa nel 1668 a Torino, e qui vuole estinguere la sua sete del nuovo con le bizzarrie dell'impensato, unendo nelle sue opere il rigore geometrico degli organismi architettonici ad una straordinaria fantasia decorativa e scenografica. 
  
Palazzo Carignano - Torino


   
Palazzo dell'Accademia delle Scienze - Torino
    
Il massiccio e mal costruito Palazzo dell'Accademia delle Scienze (1678) di Torino ha l'atrio a colonne, non privo di decoro..., il Palazzo Carignano (1680), con il corpo centrale convesso ed increstato dal frontone a ricci, è una vasta mole di laterizio, ma qualche merito migliore si può concedere alle costruzioni sacre del barocco teatino. 
   
Chiesa di San Lorenzo - Torino 
  
Nella chiesa di San Lorenzo (1687), il movimento delle colonne, delle trabeazioni e degli archi non manca né d'equilibrio né di colore, ma la cupola che frastaglia la luce con strani intrecci geometrici si limita ad uno sforzo puerile e spiacevole. 
   
Duomo di Torino - Vi è inserita la cappella della Santa Sindone


    
Fra il 1656 ed il 1694, a Torino fu eretta la Cappella della Santa Sindone, circolare e sostenuta da trenta colonne di marmo nero di Frabosa, con capitelli di bronzo..., il raccoglimento sepolcrale dell'interno si distrugge nell'aberrante piramide stereometrica della cupola: sei esagoni soprapposti si aprono a triangolo, trasformandosi in una specie di stella. 

Non meno licenzioso era in Messina il cono a spirale del San Gregorio, in cui la tiara con le sacre chiavi sostituiva il cupolino.
   

martedì 21 agosto 2012

GRADISCA D'ISONZO - Provincia di Gorizia

Il castello di Gradisca d'Isonzo


   
GRADISCA D'ISONZO - Provincia di Gorizia

Gradisca non ha frazioni - I comuni confinanti sono: Farra d'Isonzo, Fogliano Redipuglia, Mariano del Friuli, Moraro, Romans d'Isonzo, Sagrado, Villesse
  
Gradisca d'Isonzo - La Fortezza entrata da Est


    
Gradisca d'Isonzo (Gardiscje in friulano standard, Gardiscja in friulano goriziano, Gradišče ob Soči in sloveno), è un comune italiano dicirca 7.000 abitanti della provincia di Gorizia in Friuli-Venezia Giulia.
Il nome, se riferito alla lingua slava, può avere un doppio significato: o "cumulo di rovine" o "luogo fortificato". In ambedue i casi c'è una certezza di antichità che va ben più lontano dal primo documento che parla di Gradisca e che risale al 1176, quando l'imperatore Federico I dona questo luogo, con altre zone "fra il Carso e la strada degli Ungari" al Capitolo della Chiesa di Aquileia.
   
Gradisca d'Isonzo - Via Ciotti  con la Chiesa M.V. D'Addolorata


   
C'è qualche storico che vorrebbe, sempre dal nome, risalire ad origini celtiche: chiunque siano stati i primi fondatori, Celti, Romani o Longobardi, Gradisca deve andare oltre il Medio Evo per trasformarsi da villaggio - preda tra diverse nobiltà più o meno illustri, per diventare con Venezia, verso la fine del Quattrocento, autentico punto di difesa contro le invasioni turchesche, che da queste terre entravano senza nessuna fatica nelle terre venete. 
  
Mura esterne di Gradisca d'Isonzo


    
Nel 1479 vennero iniziati i lavori di una fortezza, con una robusta cinta muraria e con fossato profondo per maggior sicurezza, al posto delle fragili strutture lignee. 
E Gradisca, in poco tempo divenne città, vanto del luogotenente veneto, con torrioni e abitazioni per una completa comunità, articolata secondo un modello allora classico, con misure regolari: le spese per questo impianto furono sopportate dalle 'ville' vicine e verso la fine del secolo si poteva dire completo, anche se nei secoli dopo si aggiunsero altre opere sempre di difesa.
  
Gradisca d'Isonzo - Teatro Comunale


   
Sul fronte dell'Isonzo si poteva dire che Venezia s'era data una porta difendibile. Purtroppo, rese poco se si pensa che nel 1499, Gradisca non fu in grado di far fronte all'invasione di un Friuli che dovette subire l'ennesima, tremenda razzia turca.
   
Gradisca d'Isonzo - Palazzo di Porta Nuova


    
Una storia di guerre e di passaggi bellici rese Gradisca luogo di preda ambita più che di comunità civile: i pretesti erano sempre buoni per averne il potere. Lavori ed uomini s'erano fatti costumi di guerra: sede di Capitani e di Vescovi, la sua vita umana e culturale resta legata alle esperienze belliche, anche se oggi è un prestigioso monumento.
  
Gradisca d'Isonzo - Duomo dei SS. Pietro e Paolo
   



GRADO (Gorizia) - Nota etimologica di paesi friulani

Panorama di Grado (alta risoluzione)


    
GRADO Importante vicus (oggi diremmo “sobborgo” o “frazione”) di Aquileia, Grado non conosce - diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare - documentazioni di epoca classica. 
Le prime attestazioni, riportate dal Chronicon Altinate, risalgono ad avvenimenti databili al 550 circa, quando il luogo viene citato sotto forma di aggettivo (cives Aquilegie... in Gradense castrum fugientes); successivamente riappare fra il 557 e il 569 come ad Gradum insulam. 
C'è stata a lungo confusione ed incertezza sul corretto significato del toponimo: eppure già alla fine del 1700 qualcuno (forse D. Giacomo Gregori) ne aveva intuito il senso, interpretandolo come “sorta di pontile” e accostandolo - correttamente - al Grado Marsiliense (di Marsiglia). In effetti nell'antichità molti approdi marittimi e fluviali avevano il nome di Gradus: alcuni di essi si sono perpetuati fino ad oggi, quali - oltre al nostro - il provenzale Grau, su un ramo del delta del Rodano, nella Francia di sud-est, e San Pietro in Grado, antico porto di Pisa, alla foce dell'Arno. 
Il significato del latino 'gradus' era precisamente quello di “porto”, “scalo” (cioè quasi “gradino di approdo”).


VEDI ANCHE . . .


    

domenica 19 agosto 2012

CHI SONO GLI ZINGARI? (Who are the gypsies?)



   
CHI SONO GLI ZINGARI?

Vagano da centinaia di anni dopo la grande invasione di Tamerlano
   
Una diaspora, per vari aspetti analoga a quella degli Ebrei, ha disseminato per tutta l'Europa e sulle coste settentrionali dell'Africa questi strani nomadi originari dell'India nord-occidentale. Essa è stata accompagnata nei secoli, da dicerie, leggende e persecuzioni.


Gli Zingari, questi strani nomadi pittoreschi e straccioni, che incontriamo non di rado, accampati coi loro baracconi alla periferia di un centro urbano, venditori ambulanti, "lettori della mano", accattoni, gente diversa da noi anche nei tratti del volto oltre che nei costumi, elemento di stridente contrasto rispetto all'ambiente che li circonda e con cui sono a contatto, gli Zingari, dicevo, sono i portatori di una civiltà inconfondibilmente arcaica e pagana, che vicende storiche noti, ed ignote hanno disperso per tutti i continenti - fino all'Australia e nelle Americhe in una diaspora che può paragonarsi solo a quella del popolo ebraico.
In comune con gli Ebrei, gli Zingari portano seco le stimmate di un destino secolare di persecuzioni: vittime - gli uni e gli altri - della diffidenza e dell'avversione dei paesi ospitanti, nonché del pregiudizio religioso e razziale deliberatamente alimentato dagli organi politici al potere e anche religiosi. Il marchio della cosiddetta "razza maledetta" ha gravato su entrambi parimenti. Come gli Ebrei, anche gli Zingari conobbero identiche calunniose accuse, divenute pregiudizio vigente fin quasi ad oggi nel democratico mondo moderno.


ORIGINE INDIANA
  

   
Ma la storia degli Zingari, rispetto a quella degli Ebrei, è assai più recente. La loro comparsa in Europa risale al Medio Evo avanzato, ai primi decenni del secolo XV, ed essi sono descritti, dagli autori di allora, come pellegrini in via verso Roma. Già però a loro si accompagnava la fama di apostati, che doveva ben presto concretarsi in forma di calunnie superstiziose, volte a incitare l'odio religioso. Contro gli Zingari si diffusero, ad opera del clero - specie nei paesi balcanici dove essi furono sempre e sono tuttora particolarmente numerosi - dicerie infamanti: essi sarebbero stati gli autori della strage degli innocenti a Betlemme, avrebbero cacciato Gesù dall'Egitto, essi avrebbero mosso Giuda a tradire, ecc.ecc.
Si credette in tal modo di giustificare il regime di schiavitù là imposto agli Zingari fin dal XVI - XVII secolo. Contrariamente alle varie credenze popolari che fanno degli Zingari un popolo di origine egiziana (vedi il loro nome inglese Gypsies, lo spagnolo Gitanos, l'antico italiano Cingani), o Slava (vedi il francese Bohémiens = Boemi), o Greca (il nome zingari proviene da athìnganoi = intoccabili, nome di una speciale setta greca), è ormai accertato che la loro origine etnica è ben altra. Essi provengono dall'India nord-occidentale, sono di stirpe indo-europea, e furono spinti a migrare, oltre che da altre probabili cause ben note, certo anche dalla grande invasione di Tamerlano del 1406.
Da allora essi si volsero in ondate successive verso Occidente, dall'Armenia alla Turchia e ai paesi balcanici, fino all'Asia Minore e quindi a tutta l'Europa Occidentale..., altri gruppi si dovettero spingere attraverso l'Ira e i paesi arabi, fino in Egitto.


CULTI MAGICI E COSTUMI MATRIARCALI
  

   
L'individuazione delle origini degli Zingari e degli itinerari seguiti nelle loro peregrinazioni è uno dei risultati della scienza filologica moderna, che ha saputo rintracciare, attraverso il contesto dell'idioma dei vari gruppi di Zingari, i diversi comportamenti linguistici. La parlata di tutti gli Zingari presenta infatti un nucleo comune indoeuropeo, risalente appunto al Nord-Ovest dell'India, e variamente arricchito di elementi locali pertinenti ai vari paesi ospitanti nel corso delle molteplici migrazioni.
Del resto gli Zingari confermano la loro provenienza anche nei tratti fisici e somatici. La civiltà di cui gli Zingari sono i portatori, pertanto, si rifà alla civiltà pagana delle contrade estremo-orientali che essi abbandonarono secoli or sono: una religione della natura, ricca di pratiche magiche e divinatorie, con celebrazioni festive di schietto carattere agrario: una società tribale con un capo-tribù e un'anziana madre-zingara, custode dei costumi e delle tradizioni; un ordinamento di tipo tuttora matriarcale per il quale l'uomo che sposa entra a far parte del gruppo della moglie, come pure i figli; un insieme di precetti di vita morale e sociale tramandati oralmente e intesi a custodire la tradizione originaria, secondo quello spirito conservatore e misoneista che contraddistingue le comunità più arcaiche, tradizionalmente oppresse da popoli superiori,
Questa fedeltà ad un passato che si tramanda di generazione in generazioni, mantiene ancor oggi compatta la comunità zingaresca e alimenta il suo spirito di autonomia. Una rigorosa norma vigente da secoli impone per esempio agli Zingari di non contrarre matrimonio con gente estranea, e tale norma è ancor oggi sostanzialmente rispettata, anche se in circostanze eccezionali (e grazie a inconsueti mercanteggiamenti) viene messa d'un canto.


PROCESSATI PER CANNIBALISMO
  
Tutta ciò ha fatto delle comunità zingaresche l'oggetto di curiosità superstiziose da parte del mondo che le attornia. La loro gelosa riservatezza, la loro volontà d'isolamento, hanno offerto il pretesto per ogni sorta di dicerie sul loro conto: ed è così che gli Zingari volta a volta furono creduti dediti a pratiche cannibalesche o a stregoneria, furono detti "parenti di Satana", sistematici rapitori di bambini, ecc. Alla sventura, connaturata a un destino di nomadi in mezzo ad una società civile ed urbana, si aggiunsero così le persecuzioni: i processi e le sevizie si seguirono contro queste genti reiette.
Gli Zingari furono imprigionati e percossi sotto Francesco I di Francia e Filippo II di Spagna, sotto Enrico III ed Elisabetta d'Inghilterra. In Ungheria, nel secolo XVI, furono accusati di tradimento politico e condannati al palo. In Francia e in Polonia intere comunità zingaresche vennero sterminate col ferro e col fuoco; Pio V nel 1568 li scacciò dal territorio della Chiesa. Ma, cosa più significativa, ancora nel 1929, cioè ottanta anni fa, a Praga si apriva un processo contro una banda di Zingari accusati di cannibalismo. I progroms antisemiti e le sevizie antizingaresche sono certo tra gli aspetti più clamorosi dell'intolleranza e del pregiudizio razziale nella civiltà moderna.


LENTA ASSIMILAZIONE
  

   
Finalmente negli ultimi decenni, per l'influenza sempre maggiore dello spirito liberale proprio delle legislazioni degli Stati moderni, si sono aperte alle comunità zingaresche nuove prospettive di assimilazione. Il venir meno dell'odio razziale e religioso da parte delle società ospitanti ha fatto cadere la ragione essenziale del geloso isolamento a cui gli Zingari dovettero ricorrere da secoli in difesa della propria esistenza. Oggi gli Zingari, dopo una persecuzione dovuta al regime nazifascista di Hitler godono di diritti civili e politici entro i vari paesi ospitanti d'Europa e fuori. Le comunità tendono a costituirsi in sedi stabili, abbandonando via via l'abitudine al vagabondaggio; l'idioma, gli usi e i costumi degli Zingari vanno assimilandosi, ma lentamente, a quelli dei vari paesi nei quali essi hanno stanza. La loro attività tradizionale è generalmente dedita a favorì di piccolo artigianato: ramai, calderai, maniscalchi, ecc. Essi possiedono - particolarmente in Ungheria con i noti complessi orchestrali tzigani - una tradizione musicale che ha largamente influenzato la stessa musica ufficiale. Le ricerche di Kodalj e di Bela Bartok hanno altamente valorizzato l'apporto della musica tzigana popolare alla musica colta.
Il mondo moderno non può guardare al costume e alla cultura degli Zingari se non con l'intento di cercare le forme più adatte di plasmazione graduale e d'integrazione di essi nel complesso della civiltà.

Ogni anno nel mese di maggio, la costa della Provenza, da Marsiglia a Montpellier, è affollata di zingari provenienti da ogni paese: carovane di carri traballanti e colonne di automobili appartenenti alle tribù più ricche convergono verso il borgo di Saintes Maries de la Mer, posto su di un'isola nel delta del Rodano, per festeggiare la loro patrona. Quest'ultima, secondo un'antica leggenda, era l'ancella delle due sante che diedero il nome al villaggio, Maria Giacobbe e Maria Salomè.
  

giovedì 16 agosto 2012

LA TAIGA SIBERIANA (The Siberian taiga)



   
 Lunga 3000 Km. tra gli Urali e il Pacifico, larga 1800 da Nord a Sud, si distende la tàiga siberiana, foresta delle alte latitudini. 
Quando i calori estivi sciolgono le acque gelate degli stagni, avventurarvisi diventa impossibile. 
Le parti più difficilmente penetrabili costituiscono l'urmany e un proverbio siberiano dice che non sa cosa sia la paura chi non è stato nell'urmany.
  


    
Si racconta di cacciatori che vi si sono smarriti per sempre. I cacciatori circolano durante l'inverno..., è in questo periodo, infatti, che il gelo rassoda i pantani rendendoli transitabili e che gli animali portano la pelliccia più lunga.
  
Castoro


    
Zibellino
    
Lontra

Martora
     
Volpe siberiana
     
Ma il numero crescente delle trappole ha ridotto di molto la produttività della caccia: il castoro è pressochè scomparso, lo zibellino è raro, ancora frequenti sono, invece, la lontra, la martora, la volpe, l'ermellino, la tigre e l'orso.
  
   
Il passaggio dell'uomo, i lavori di diboscamento o altre circostanze accidentali provocano a volte incendi spaventosi, che durano giorni e giorni e si propagano per decine e decine di chilometri, annientando immense ricchezze di legname.
   
Orso

  
Ermellino

  
Tigre della taiga siberiana

domenica 12 agosto 2012

CHIESE E PALAZZI DI FERRARA - Biagio Rossetti

Ferrara-  Castello Estense


     
Gironzolando per le strade dell'arte architettonica del Quattrocento, mi sono imbattuto in un eccelso architetto e urbanista: Biagio Rossetti. 

Nato a Ferrara nel 1447 circa, Rossetti ingrandisce, sotto la guida di Pietro Benvenuti, il Palazzo Schifanoia, erige il San Francesco, Santa Maria in Vado - per la quale si serve del disegno di Ercole Grandi - ed altri edifici.
   
Palazzo Schifanoia (Ferrara) - Biagio Rossetti


     
San Francesco (Ferrara) -  Biagio Rossetti

   
Santa Maria in Vado (Ferrara) - Biagio Rossetti
   
Architetto ducale a Ferrara dal 1483, considerato una delle più geniali personalità dell'architettura italiana del Quindicesimo secolo, è l'artefice di un grandioso disegno di espansione della città voluto nel 1492 da Ercole I d'Este. 

Realizza inoltre numerosi edifici, ben integrati nel progetto urbanistico, caratterizzati da forme sobrie di influsso albertiano e da superfici animate da raffinati giochi luministici. 

L'eccellenza della sua tecnica muraria l'ho potuta osservare nell'abside del Duomo, a due ordini di archi ciechi su forti lesene che stringono la solida forma cilindrica, nella chiesa di San Francesco (1494) e nel campanile di San Giorgio, cui la guglia mozzata non toglie la nitida risolutezza dei volumi ben definiti dai pilastri d'angolo e dalle fasce divisorie.

La decorazione di cotto vanta un maestro in SPERANDIO mantovano, che servì come medaglista gli Este, i Manfredi ed altri signori del suo tempo.
  
  Palazzo di Ludovico il Moro (Palazzo Costabili, 1495 - c. 1504) Ferrara - Rossetti Biagio


   
Palazzo dei Diamanti (1493-1503) Ferrara - Biagio Rossetti 
   
Progetta, tra l'altro, il palazzo di Ludovico il Moro e il celebre palazzo dei Diamanti. 
   
San Francesco Tomba di Alessandro V (1424-1482) -  Bologna -  Biagio Rossetti


   
A Bologna sono suoi il Sepolcro di Alessandro V in San Francesco e la facciata della Santa, dove il plastico sfoggia un repertorio di motivi individuali con una maniera un po' snervata. 

Biagio Rossetti muore a Ferrara nel 1516.


Conclusione: Una passeggiata per le strade del Quattrocento ferrarese....

sabato 11 agosto 2012

TERRA TOSCANA (Earth Tuscan)

Panorama di Arezzo e del Pratomagno

     
Da Arezzo, si volge verso la ferace e bene coltivata pianura aretina; sulla sinistra digrada il Pratomagno; a destra in avanti si leva l'Alpe di Catenàia, a sinistra, a mezzo km., su un poggio ad ulivi e cipressi è il pittoresco paesetto di Ceciliano, quindi a destra, pressapoco alla stessa distanza, su un altro poggio, il paesetto di Puglia. La valle, tra graziosi poggi a ulivi e animati da cipressi e da pini, viene delineandosi. Si traversa il Torrente la Chiassa subito a valle del villaggio Ponte alla Chiassa. 
  
Ceciliano

    
Su un poggio, in riva sinistra dell'Arno, incontriamo Giovi, con grazioso campaniletto merlato. A destra del percorso, a poco più di 1 km. ci imbattiamo in Borgo di Giovi.
Ai poggi succedono colli boschivi. Più avanti, incontriamo il villaggetto di S. Martino sopra Arno con la torre di un castello, poi, a destra Castelnuovo, con torre merlata e cinto da mura. Si attraversa l'Arno, dalle acque tranquille (si ha una bella vista tanto a monte che a valle). Attraversiamo Capolona, un  comune di borgatelle sparse nella Valle del Fosso di Valiano, sede comunale a S. Martino)....,  poi Subbiano, un grosso paese subito al di là dell'Arno. 
  
Il Casentino


    
Qui ha inizio il Casentino. Intorno, una bella conca verde e colline a vigneti in basso, a querceti in alto. Si costeggia l'Arno seguendolo nelle sue curve e lo si riattraversa; a destra in avanti, ammiriamo il Castello la Burraia...., il paesetto subito dopo è Calbenzano,  a sinistra, il villaggetto di Zenna...., poi, un poco più avanti, Santa Mama, popoloso borgo industriale, il cui nome di Santa Mama è una strana corruzione di San Mamante (nel venerdì santo vi si fa una rappresentazione sacra della Passione). Si rasenta a sinistra S. Mama, poi da quel lato si scopre un pittoresco tratto della valle col fiume fiancheggiato da pioppi; quindi, dopo le prime alture, emerge il dorso del Pratomagno...., e arriviamo a Rassina.
  
Il ponte di Rassina


    
Rassina è un borgo industriale, subito dopo si traversa l'Arno e si volta a sinistra, e, dopo si arriva a Pieve a Socana, con chiesa romanica  XI secolo dal campanile cilindrico; si continua risalendo la Valle del Torrente Soliggine a Castel Focognano, noto per l'assedio di Guido Carlati vescovo d'Arezzo (1322) e che fu poi degli Ubertini. Qui ci sono degli avanzi del Castello. Di qui si raggiunge Carda, nella cui parrocchiale di Ss. Flora e Lucilla, possiamo ammirare una Pietà e  Santi, polittico di scuola toscana della fine del '300, e una Madonna col Bambino, un tondo attribuito ad Andrea Della Robbia. 
  
Castello di Salutio

    
Attraversato l'Arno e voltato a sinistra, si continua direttamente a Tulliano, poi, risalendo la Valle del Torrente Salutio, tra a querceti, al pittoresco villaggio di Salutio (pochi resti di un Castello) e a Talla, grosso paese tra boschi di castagni alla confluenza dei Torrente Talla e Lavanzone, ricordato dal 1057. Nella parrocchiale, notevole la decorazione dell'organo. Vicino è l'antica Badia della SS. Trinità.
  
Castello degli Ubertini - Chitignano 


    
A nord di Rassina e voltando a destra, risalendo la Valle del Rassina e, ad un bivio, a sinistra passiamo Chitignano, in uno dei contrafforti dell'Alpe di Catenaia, è un paese industriale, ricordato dal X secolo, possiamo fare visita al Palazzo del Podestà e agli avanzi del Castello degli Ubertini; qui ci sono delle sorgenti minerali cloro-ferrocarbonate, utili nelle malattie degli organi digerenti e nella clorosi.
  
Chiusi della Verna


    
Di qui continua la strada attraverso paesaggio splendido (toccando la “fonte del rospo” che, secondo la tradizione, prende nome da un rospo che l'inquinava e che S. Francesco con la sua benedizione fugò per sempre) a Chiusi in Casentino, quindi  alla Verna. Una bella gita fino all'Eremo della Casella sull'Alpe di Catenaia, la cui vetta ha un boschetto d'alberi con un romitorio; di là S. Francesco salutò per l'ultima volta la Verna..., e qui abbiamo uno stupendo panorama del Casentino e della Valle Tiberina.
  
Santuario della Verna


    
Si traversa il Torrente Rassina;  il brullo monte Maggio. Appare in avanti a sinistra Bibbiena, cui fanno da azzurro sfondo i monti dell'Alto Casentino; poi, alla traversata del Torrente Corsalone a destra, lontana una decina di chilometri, la caratteristica selvosa vetta della Verna. Si attraversa il Torrente Vessa e Bibbiena è ormai prossima. Attraversando il ponte sul Torrente Archiano, piegando a destra, ci imbattiamo in una lapide coi versi danteschi relativi a Buonconte (Purgatorio V, 94-99, il quale, secondo l'ipotesi del Poeta, sarebbe caduto presso la confluenza del Torrente nell'Arno).
E così eccoci a Bibbiena....
  
Bibbiena - Santa maria del Sasso



    
ARRIVATI QUI, ADESSO VEDIAMO ANCHE . . . 

BIBBIENA, una perla del Casentino

IL SANTUARIO FRANCESCANO DELLA VERNA

IL CASENTINO - Terra toscana

POPPI, una perla del casentino

   

AINU, popolo in via di estinzione (Ainu, people in danger of extinction)

Areale della popolazione Ainu

   
GLI AINU, ULTIMI RAPPRESENTANTI DI UNA RAZZA CHE SI SPEGNE

Quando, circa 2000 anni fa, i Giapponesi, provenienti forse dall'Indonesia, sbarcarono nelle isole che oggi costituiscono il loro territorio nazionale, le trovarono occupate da un popolo la cui civiltà era ancora allo stadio dell'età della pietra: gli Ainu (propriamente "uomini").
  
Ainu di Yezo  (Hokkaidō)
    
Forti della loro supremazia militare e civile, i Giapponesi non fecero complimenti, li attaccarono, li decimarono e, a poco a poco, ne presero il posto. Oggi, ridotti a poche migliaia di individui, forse 15 o 16 mila, gli Ainu sopravvivono a Yezo (Hokkaidō, la più settentrionale delle isole dell'Arcipelago Giapponese), nell'Isola di Sachalìn, nell'Arcipelago delle Curili. Abitano in capanne quadrangolari, ricoperte da grandi tetti di paglia, esercitano la caccia, usando armi primitive, e si dedicano alla pesca, servendosi di canotti scavati in tronchi d'albero. 
  
Ainu di Yezo (Hokkaidō)
   
Di statura bassa (massima m. 1,58), hanno membra grosse, corpo tarchiato, capelli abbondanti, neri e ondulati e corpo straordinariamente peloso. Tutti gli uomini portano fluentissime barbe e le donne, fino a poco fa, consideravano somma eleganza portare lunghi baffi.
  
Una famiglia Ainu (Difficile da notare, ma le donne hanno baffi tatuati sulle loro labbra superiori)


   
Sono gli ultimi superstiti di una razza particolare del gruppo dei Bianchi, localizzata, in tempi lontanissimi, nella Siberia; ma anche la loro scomparsa è ormai questione di tempo (sempre che non siano già scomparsi e siano rimasti solo degli attori).....
   
"Attori" Ainu che indossano abiti tradizionali
   
Alcuni Ainu (la maggior parte di essi ha adottato usi, costumi e lingua giapponesi o russi) parlano ancora l'idioma tradizionale, la Lingua Ainu, una lingua isolata. Solo nell'era moderna il governo giapponese ha incominciato ad intraprendere politiche di protezione verso questa ormai minoranza nel territorio, ma gli Ainu e la loro lingua sembra stiano per scomparire, ad eccezione di quelli che vengono esibiti ad uso e consumo dei turisti.