giovedì 2 agosto 2012

CITTÀ DEI POETI - VENEZIA (Diego Valeri)



   
VENEZIA 
(Diego Valeri)


C'è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata Morgana
o una visione del cuore profondo.

Avviluppata in un roseo velo,
sta con sue chiese, palazzi, giardini,
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Così mutevole! A vederla
nella mattina di sole bianco
splende d'un riso pallido e stanco,
d'un chiuso lume, come la perla;

ma nei tramonti rossi affocati
è un'arca d'oro, ardente, raggiante,
nave immensa veleggiante
a lontani lidi incantati.

Quando la luna alta inargenta
torri snelle e cupole piene,
e serpeggia per cento vene
d'acqua cupa e sonnolenta,

non si può dire quel ch'ella sia,
tanto è nuova mirabile cosa: 
isola dolce, misteriosa, 
regno infinito di fantasia...

Cosa di sogno, vaga e leggera;
eppure porta mill'anni di storia,
e si corona della gloria 
d'una grande vita guerriera. 

Cuor di leonessa, viso che ammalia,
o tu, Venezia, due volte sovrana:
pianta di forte virtù romana,
fiore di tutta la grazia d'Italia.
  


   
Una visione del cuore profondo... Questa espressione mi dà la spiegazione di tutta la poesia.
L'amore del poeta per la sua città è talmente sottile che mi provoca quasi un senso di sofferenza.
Sembra che egli anziché guardare fuori di sé per descrivere, ricerchi le immagini in se stesso e scavi nel suo io per proiettare in esse le sensazioni più segrete.
La descrizione è così sofferta e interiorizzata che la realtà ne risulta trasformata in una affascinante visione di sogno.
Non bisogna credere, però, che tale effetto sia frutto di spontaneità, e che la semplicità sia un punto di partenza..., è più difficile essere semplici che essere complicati, molto spesso.
Anche l'arte ha bisogno di una tecnica, che è ricerca paziente del lessico, è scelta accurata della posizione della parola ed infine sapiente disposizione delle immagini...
Quello che alla fine del lavoro sembra tanto semplice e tanto facile, è, invece, frutto di un lavorio intenso, è espressione di un'arte sapiente e consumata.
  


    
Osserviamo gli aggettivi usati dal poeta. Roseo (velo)..., sospesa fra due turchini..., mutevole..., (sole) bianco..., (riso) pallido e bianco..., (lame) come la perla..., (tramonti) rossi affocati..., (un'arca) d'oro, ardente, raggiante..., (nave) veleggiante..., (isola) dolce, misteriosa..., (cosa di sogno) vaga, leggera....
Non sono tutti, s'intende, via mi bastano per osservare come in prevalenza siano  aggettivi che indicano colori. Una varietà infinita di colori evanescenti, sfumati perlacei, o meglio ancora, madreperlacei e opalescenti.
  


    
Ad un tratto la visione cambia e all'immagine di una Venezia pallida, inargentata dalla luna, si sovrappone una Venezia sfavillante di rossi e di ori, come una immensa nome con le vele variopinte spiegate al vento.
E nella luce raggiante risaltano le forme e i volumi (torri snelle e cupole piene) in giochi di ombre e di luce, accostati alla immobilità dell'acqua dei canali cupi e sonnolenti.
Le due immagini sono ugualmente stupende.
L'accenno alla storia della città strappa la mia mente dal sogno bello..., tuttavia non mi disturba, poiché l'argomento è trattato con discrezione e mi appare quasi come un ripensamento sognante di un passato lontano, una meditazione vaga che non ha nulla di saccente o di retorico, elementi che stonerebbero non solo con quanto precede ma col carattere stesso della città...
  



3 commenti:

TheSweetColours ha detto...

Ci andrò prima o poi...

stella dell 'est ha detto...

Sempre bella Venezia!MANDI!

Anonimo ha detto...

Avrei chiuso la poesia così:

Non si può dir quel ch'ella sia:
Venezia la mia!