domenica 30 settembre 2012

VAL D'ISERE e TIGNES - Savoia (Francia)





   
Penso che uno dei più bei regali di Natale che io abbia mai ricevuto sia stato quello fattomi da Daniel, giovane insegnante di sci alsaziano a cui avevo affidato i miei figli durante una vacanza sulla neve di molti anni fa.
Il regalo?
Aprirmi gli occhi sugli immensi fuoripista offerti dalla Val d’Isère e da Tignes (conosciuta anche come l’Espace Killy in onore di Jean Claude Killy, il grande campione francese).
  
Val d'Isère  





   
Una quindicina di anni fa, nel corso di una indimenticabile settimana, Daniel ci guidò in un entusiasmante tour fra i più grandi anfiteatri alpini nei quali praticare lo sci “sauvage”: il manto nevoso così perfetto veniva interrotto solo di tanto in tanto quando incrociavamo la neve battuta delle piste che prontamente saltavamo per passare al fuoripista successivo. Discesa dopo discesa andavamo alla scoperta di luoghi sconosciuti e di canaloni inesplorati e, a un livello più profondo, andavo alla scoperta di una parte di me stessa.
  
Canalone in Val d'Isère




   
Comunque l’Espace Killy, come avrò modo di spiegarvi più avanti, è un luogo meraviglioso anche per chi preferisce rimanere all’interno dei percorsi tracciati, senza per forza doversi confrontare col rischio.

Ma ora vorrei parlarvi dell’aspetto di questi due centri invernali, Val d’Isère, un tempo piccolo paese in mano ai duchi di Savoia, con il suo vecchio nucleo originale e un’antica chiesa de 1553, ha mantenuto un’impronta tradizionale, anche se i Giochi Olimpici del 1992 hanno contribuito a far costruire nuove strutture che gli hanno conferito un aspetto più pratico e moderno.
  
Val d'Isère, la chiesa   




   
Tignes, a differenza, manca di charme e originalità, dal momento che il remoto paesino, situato sopra Les Brévières, è stato sommerso dal gigantesco bacino artificiale, il Lac de Chevril, creato per produrre elettricità.

Il modo più comodo per orientarvi all’interno della Val d’Isère è quello di prendere la famosa Funival, impianto per metà aereo e per metà sotterraneo che vi condurrà fino al grande plateau de Bellevarde, famoso perché nel 1992 ospitò la libera delle Olimpiadi, e per le molte piste blu e verdi che permettono discese estremamente rilassanti.
  
Funival




   
Una volta arrivati in cima se volete fare un po’ di riscaldamento e ridiscendere verso La Daille, potete farlo sciando sulla vostra destra, lasciandovi alle spalle il Bellevarde scegliendo tra le piste Mont Blanc, 3J, Diebold e Verte.

Se invece vi sentite in forma smagliante e desiderate affrontare qualcosa di più impegnativo divertitevi con le piste Orange o OK World Cup, lunga ben 5 chilometri e utilizzata ogni anno per il Critérium de la Première  la competizione che, come di consueto, si tiene all’apertura delle gare di coppa del mondo. Solaise rappresenta la porta d’accesso al Vallon de d’Iséran e alle pendenze piuttosto dolci degli impianti Madeleine, Gracier e Datcha. Da qui se effettuerete alcuni fuoripista in direzione Le Laisinant, potrete cimentarvi in affascinanti percorsi tra i boschi.





   
Il punto più lontano raggiungibile con gli impianti della valle è Le Fornet, ed è partendo da qui che si può raggiungere il ghiacciaio di Pissaillas da dove partono fuoripista a dir poco eccezionali verso la Haute Maurienne e lo sperduto paesino di Bonneval.

Ora passiamo alla zone del Tignes, raggiungibile grazie agli impianti Tommeuses che purtroppo sono quasi sempre affollatissimi, o alla seggiovia Borsat Express. Una volta arrivati sulla cima davanti ai vostri occhi si distenderà un comprensorio grande quanto quello della Val d’Isère.
  
Ghiacciaio Pissaillas  




   
Anche Tignes ha una sua funicolare che dalla Val Claret porta fino alla Grande Motte, uno spettacolare ghiacciaio che purtroppo a causa dell’effetto serra sta arretrando in modo preoccupante.
Per salire in vetta al Grande Motte potete usufruire della funivia, ma mi raccomando, abbiate l’accortezza di coprirvi molto bene perché a 3456 metri il freddo è veramente pungente, anzi, direi tagliente.
  
La Grande Motte  




   
Qui le piste ampie e lunghe non sono particolarmente difficili anche se il gran freddo può creare tratti ghiacciati che le rendono moderatamente rischiose. Quindi mi raccomando, prudenza e non allontanatevi mai dal tracciato, anche perché il ghiaccio può nascondere insidiosi crepacci.

Ci sono oltre 300 chilometri di piste fra la Val d’Isère e Tignes, le variabili fuoripista sono tantissime, praticamente impossibili da elencare. Se posso permettermi un consiglio, prendete una guida oppure acquistate confidenza iniziando dal Tour de Chavret, con percorsi di difficoltà media, poi potrete cimentarvi in discese più impegnative, come quelle del Face de Chavret, che comunque necessitano della presenza di un esperto.
  
Tignes  




   
Estrema cautela anche per i fuoripista di Lavencher, li il rischio valanghe è altissimo; assolutamente gradevole anche la discesa Super L. se il fondo nevoso è buono, ma il fuoripista più avvincenti sono senza dubbio quelli del Vallone di Cugnai, a cui si può accedere con l’omonima seggiovia. Un’alternativa altrettanto coinvolgente è la Spatula, bellissima variante che scende verso La Daille dal versante settentrionale del Bellevarde.

Concluderei questa sorta di guida avvertendo i principianti che la Val d’Isère è probabilmente una meta un po’ troppo ambiziosa per chi è alle prime armi, rischiereste di annoiarvi sciando sempre sulle poche piste adatte agli inesperti.
  
Con gli sci ai piedi si può volare...  











   
Alcune informazioni:

COME ARRIVARE: In auto attraverso il traforo del Frejus, il Passo del Moncenisio, il Traforo del Monte Bianco o il Passo del Piccolo San Bernardo.
Collegamenti ferroviari dall’Italia fino a Modane.
Aeroporto di Chambéry a 130 km; da qui collegamento ferroviario fino a Bourg-St. Maurice

ALTITUDINE: Tignes 1550-3660 m, Val d’Isère 1850-3660 m.

IMPIANTI: Tignes 47, Val d’Isère 50

TIPO DI PISTE: 15% principianti, 47% intermedie, 38% avanzate


domenica 23 settembre 2012

GIULIANO E BENEDETTO DA MAIANO - Architetti del Quattrocento (Architects of the Fifteenth Century)


Palazzo Antinori - Firenze

Giuliano Da Maiano, nome con cui è noto l'architetto, scultore e intagliatore Giuliano di Leonardo d'Antonio (Firenze 1432 - Napoli 1490), dopo aver esordito come intagliatore (armadi di Santa Maria del Fiore a Firenze), si dedicò all'architettura, continuando e diffondendo i modelli di Filippo Brunelleschi, disegna il rinnovamento della COLLEGIATA di San Giminiano, lavora ad Arezzo, a Sarzana, a Siena, e progetta, dagli esemplari del San Lorenzo e del Santo Spirito, il DUOMO di Faenza, sorvegliato nell'esecuzione da Mariotto di Giovanni Fiorentino.
A Firenze, prosegue il PALAZZO STROZZINO, a bugne irregolari, e nel PALAZZO ANTINORI si vogliono distinguere i suoi caratteri tecnici.
A Napoli, egli erige il lodatissimo PALAZZO DI POGGIO REALE, di cui non esistono - dopo la distruzione - che i ricordi grafici, e la PORTA CAPUANA (1484), aperta ad un arco trionfale, con il secondo piano dovuto a Luca Fancelli.




Cortile del Palazzo Strozzi a Firenze

Benedetto Da Maiano (Maiano 1442 - Firenze 1497), fratello di Giuliano, scultore e architetto, iniziò come intagliatore e passò poi alla scultura, eseguendo l'ARCA DI SAN SAVINO nel duomo di Faenza (1468-80) e il pulpito di Santa Croce a Firenze (1472-75), opere in cui il gusto decorativo si articola in un senso compositivo misurato innalza in Arezzo il PORTICO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE, i cui archi si tendono su brevi colonne, sormontate da pulvini e da cornici sporgenti, con sostenuta fantasia prospettica.


Il PALAZZO STROZZI a Firenze - analogo al PALAZZO SPANNOCCHI di Giuliano da Siena - è tutto a bugne tondeggianti, raggiate intorno al portone di mezzo e alle bifore dei due piani superiori..., il meraviglioso cornicione appartiene a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca.

    

sabato 22 settembre 2012

LAGO MORAINE - Alberta (Canada)


Lago Moraine
   


Quando nel 1899 Walter Wilcox scoprì il lago Moraine, da lui stesso battezzato, scrisse: “Nessun’altra scena mi ha trasmesso una tale impressione di solitudine ispiratrice e di aspra grandiosità”. Wilcox rimase talmente colpito dalla spettacolare bellezza che si trovava di fronte da dichiarare di non avere mai visto un lago altrettanto bello e che passare il tempo a contemplare cotanta bellezza lo riempiva di gioia. Credergli è facile, poiché questo lago cristallino dominato dai picchi innevati del Monte Wenkchemma le cui pendici alte 900 metri circondano il suo lato orientale, è a dir poco incantevole.
        
Il monte Wenkchemna si specchia nel lago Moraine



   
Il lago si è formato a causa dell’abbassamento delle rocce sottostanti e non, come invece farebbe presupporre il suo nome, per l’azione di un ghiacciaio. Lo straordinari colore blu viene conferito dalla “polvere di rocce”,  sottili particelle di detriti glaciali che affluiscono nel lago durante lo scioglimento dei ghiacciai della parte alta dei monti. Le particelle assorbono tutti i colori dello spettro visibile e riflettono solamente il blu.
       
L'acqua trasparente e purissima del lago Moraine 




      
Non stupisce allora che questo scintillante lago venga definito “il gioiello delle Montagne Rocciose” e che per un certo periodo il suo paesaggio spettacolare sia stato riprodotto sul retro delle banconote da 20 dollari.
  
Parco nazionale Banff


   
Questa splendida area fa parte del Parco nazionale Banff, che nel 1885 è divento il primo parco nazionale del Canada. È  il luogo ideale per incontrare una gran varietà di animali selvatici, il baribal, il grizzly, lo wapiti, l’alce americano e la capra delle Montagne Rocciose. Il lago Moraine è anche il punto di partenza dei molti sentieri che si spingono tra le montagne circostanti. Uno di questi sale fino a 700 metri sopra la superficie del lago, ed è uno dei sentieri che si spinge più in alto sulle Montagne Rocciose canadesi.
        
Lo wapiti 
        
Il lago Moraine dista solo 15 chilometri dal suo vicino più famoso, il Louise, ma è molto meno frequentato; ciò rende questa località un’alternativa interessante durante l’affollata stagione turistica. Sulle sue rive sorge un albergo in legno con enormi finestre dalle quali si può godere della splendida panoramica sul lago e sui monti circostanti.
      
Lago Louise   

Lago Louise   



venerdì 21 settembre 2012

PORCIA - Nota etimologica di paesi del Friuli

Il castello di Porcia



    
Porcìa è un comune di circa 15.500 abitanti della provincia di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia.

È naturale che gli abitanti dìi un paese tendano a nobilitare la loro origine, se necessario magari ricorrendo alla fantasia. Uno dei casi 'classici' del Friuli Venezia Giulia è rappresentato dalla spiegazione tradizionalmente proposta per il toponimo Porcìa, interpretato come purlilium o puralilia, cioè “gigli puri”! 
Ma la storia, anche quella dei nomi, si fa essenzialmente con i documenti, i quali nel nostro caso sono molto precisi ed abbondanti. 
Il paese è documentato per la prima volta come curia de Purciliis nel 1199, successivamente, nel 1201, è citato un Federico de Porciljs, poi riappare quale de Purcillis nel 1203, de Porcilleis nel 1210, de Porcileis nel 1319, ecc. 
Non c'è alcun dubbio sulla sua etimologia: esso significa semplicemente “stalle per porci” (dal latino porcilia) o qualcosa di simile, come “pascoli o recinti per porci”. 
Di nomi analoghi ce ne sono un po' dappertutto: citiamo appena Porzìl, antica denominazione di S. Tommaso nella valle del Cordevole, in provincia di Belluno, oppure, con riferimento ad altri animali, nella nostra Regione, Vacile (“stalla per vacche”), non lontano da Spilimbergo, e Chiavris (“stalle per capre”), ormai sobborgo di Udine.
   
Porcia - Villa Correr-Dolfin

   
VEDI ANCHE . . .

LA STORIA DI PORCIA 

  

giovedì 20 settembre 2012

GEYSIR E STROKKUR - Geyser - Islanda


Haukadalur Valley




   
Nel sudovest dell’Islanda, nella valle geotermale di Haukadalur, tra oltre 50 sorgenti di acqua calda e variopinte pozze di fango si trovano due incredibili geyser, il Geysir e lo Strokkur.
Questi geyser si formarono dopo che nel 1294, durante una devastante eruzione del monte Helka a cui fece seguito un forte terremoto, nell’area si originarono, oltre a numerose sorgenti calde, i due impressionanti getti che ho citato e che ancora adesso attirano molti turisti con le loro esplosioni di vapore.

Il termine “geyser”, che sta ad indicare qualsiasi forma d’acqua che fuoriesce violentemente dal terreno, prende nome proprio dal Geysir che gli islandesi battezzarono così nel 1647 e che pare significhi  “zampillo”.
  
  

Geysir
  
A quei tempi il Geysir lanciava ripetute colonne di acqua bollente ognuna più alta della precedente, fino al getto culminante che si innalzava nel cielo fino a 60 metri, seguito dal fragore assordante del vapore. Alla fine il Geysir si quietava soddisfatto per tornare a farsi vivo dopo tre ore.

Col passare degli anni l’intervallo tra le sue emissioni divenne a poco a poco maggiore fino all’inizio del XX secolo, quando si addormentò e rimase inattivo per 30 anni.

Prima del 1990, per attirare i turisti, le eruzioni venivano ingigantite aggiungendo all’acqua del sapone, ma quando i danni all’ambiente cominciarono a diventare preoccupanti decisero, fortunatamente, di porre fine a tali pratiche. Nel 2000 un altro terremoto risvegliò il Geysir che per due giorni sbuffo getti d’acqua ad un’altezza di oltre 120 metri, ma dopo questo orgoglioso risveglio le sue manifestazioni si fecero sempre più irregolari.
  
La bolla d'acqua dello Strokkur
     
Poco distante dal Geysir c’è il più piccolo Strokkur, cioè “la zangola” che sfoggia la sua potenza ogni 10 minuti scagliando in aria acqua bollente fino a 20-30 metri. I visitatori possono osservare una bolla di acqua turchina che sale dal geyser, pronta a esplodere in uno scenografica fontana di schiuma candida e vapore.
  
Lo Strokkur si prepara ad esplodere

  
Il terreno che include il Geysir ha una storia davvero singolare. In principio apparteneva ad un contadino che nel 1894 lo vendette a un distillatore di whisky di nome James Craig il quale recintò l’area e cominciò a sfruttarla commercialmente facendo pagare un biglietto d’ingresso per poter assistere allo spettacolo naturale. Un anno dopo James Craig donò il terreno a un suo caro amico per potersi interamente dedicare alla carriera politica e divenne Primo Ministro dell’Irlanda del Nord..
Nel 1935 l’area venne venduta al regista Sigudur Jonasson, che infine lo donò al popolo islandese.
  
  

L'esplosione dello Strokkur


Il getto dello Strokkur


Grazie Marianna...


domenica 9 settembre 2012

Giacomo Barozzi, detto il VIGNOLA - Architetto del Cinquecento (Architect of the Sixteenth Century)


Nel mio giro turistico e culturale con Sonia, adesso incontro Giacomo Barozzi, detto il Vignola (1507-1573) dalla sua terra natale, scrive la “Regola” dei cinque ordini architettonici (1563), ma l'amore alle teorie non distoglie dalle libere concezioni l'ingegno michelangiolesco.


Veduta del Palazzo Caprarola

Spaccato del Palazzo di Caprarola

Il Palazzo di Caprarola presso Viterbo (1547-1559) è l'unico esempio nel Rinascimento di pianta pentagonale.
L'aspetto del castello forte, con bastioni, cortile rotondo, belvederi, terrazzi, logge circolari e doppie scalinate, si presta ad imprevisti adattamenti stilistici, cui si mirava il molle sfarzo dell'aristocrazia romana.


Villa Giula - Roma

La Villa di Papa Giulio - Giovan Maria Ciocchi del Monte (1550) -, alle porte di Roma, è una casa di riposo e di delizia campestre, in cui , attrae l'invenzione del grande cortile a semicerchio e del ninfeo a tre ordini, con cariatidi e linee spezzate dalle curve delle rientranze e dalla luce degli archi, i quali preparano con certezza indubitabile le più arrischiate fantasie del diciassettesimo secolo.


Chiesa del Gesù - Roma

Lo stile degli ultimi decenni del Cinquecento studia il colorito, il movimento ascendente e l'unità dello spazio anche nel vaso dei templi. Il Gesú di Roma (1568), modello di chiesa italiana, con la facciata a due ordini uniti da volute e l'interno ad una sola navata, con cappelle laterali, ebbe nel Seicento la profusione di dipinti, di sculture, di bronzi e di ori che altera la schiettezza del piano vignolesco, continuato da G. B. della Porta.


Sant'Anna dei Palafrenieri - Roma

Accenti severi di grandezza e d'organicità di sagome si scoprono nella chiesa della Porziuncola in Assisi, ma una innovazione del popolarissimo costruttore, giunto al penultimo anno di vita, è la pianta ellittica di Sant'Anna dei Palafrenieri in Roma (1572).

mercoledì 5 settembre 2012

FLAGOGNA - Nota etimologica di paesi friulani


    

FLAGOGNA

La frazione di Flagogna appartiene al comune di Forgaria nel Friuli, in provincia di Udine, nella regione Friuli-Venezia Giulia.

Non sono molti i paesi friulani che possono vantarsi di possedere una attestazione letteraria antica, di epoca romana o alto medievale. 
Questo non significa che la regione del nostro Friuli fosse disabitata in quella epoca, ma semplicemente che le vicende storiche dei secoli successivi, fatte di guerre, invasioni, incendi, portarono alla distruzione o alla scomparsa di gran parte dei documenti (soprattutto di quelli appartenuti agli archivi locali), coi quali di volta in volta si era provveduto a registrare gli avvenimenti principali. 
Fra i più fortunati, pare essere Flagogna, se è vero - come pare - che il suo nome è riflesso nell'etnico Flamonienses, già ricordato da Plinio in epoca classica. 
 Flamonienses doveva essere il nome degli abitanti della odierna Flagogna, che quindi, allora si sarebbe chiamata Flamonia: il passaggio fonetico di “m” a “g” non crea difficoltà ai linguisti. Successivamente il toponimo è citato nell'anno 1200 (D. Helica de Flagonia), 1210 (D. Henricus de Flagunea), e così via. 
 Quanto a Flamonia , in origine era un nome di persona, forse dell'antico possessore del luogo (le fonti epigrafiche romane testimoniano però soltanto la forma maschile Flamonius), etimologicamente collegabile con il latino flamma cioè 'fiamma'.
  


   
VEDI ANCHE . . .

LA STORIA DI FORGARIA DEL FRIULI



lunedì 3 settembre 2012

RICORDO DI LIGNANO (A memory of Lignano)


La Terrazza di Lignano


    
STELLA, FARO O BARCA ?

Ricordo di gennaio sulla spiaggia di Lignano......
Sul mare, dell' uomo resta soltanto l'ombra,
la presenza rapace che al tornar dell' estate riprenderà forma, ed affollerà la sabbia,
e getterà stagnole e bucce d'arancia sul dolce sforzo dell'alta marea che oggi porta vive conchiglie.

Conchiglie e pesci dispersi,
non ancora di nuovo creature desolate in balia d'un trastullo o d'una infantile crudeltà,
ma esseri in dignitosa lotta primitiva con un nemico più forte: la natura.

Acqua salata, sole e tempesta, alta e bassa marea.
E uomini, assurti a natura nella loro necessità di sopravvivere con la capacità che la vita ha dato loro….
Barche e reti salgono l'orizzonte,
e gli uomini sono pescatori, e i pescatori sono pesci,
acqua sabbia e questo stesso vento salato che cancella i loro radi richiami e le canzoni della sera.

La pineta d'inverno ripudia le lussuose ville, gli uffici turistici chiusi, gli alberghi deserti.
Sono qui, ma sono pietra senza vita e significato, somigliano alle stagnole e alle bucce d'arancia.
Mare e sabbia sono i veri padroni: hanno sopportato le corse delle automobili, del danaro, l'altezza dei muri,
l'estendersi dell'abitato che come gramigna non ha conosciuto limiti di spazio,
ed ora si riprendono tutto sotto il calmo esterno correre del tempo
che ogni anno d'inverno ridona pace a questi luoghi.
Il mare è di nuovo mare e non una piscina,
la sabbia è di nuovo sabbia che pietosa accoglie i crostacei sfuggiti al mare per la loro debolezza.

Vero ed umano può essere ora il piccolo lume che splende sul mare.
Stella, faro o barca che importa?
Importa che sia vero ed umano quanto non sono d'estate i lumi del dancing alla Terrazza che oggi somiglia a una grossa zattera marcia,
incatenata preda delle alghe.

Stiamo fermi sulla riva in una sorta d'incanto,
con il respiro mozzato dal forte vento invernale.
I due bambini che sotto il sole d'agosto facevano dell'acqua e della sabbia castelli di fango dicendo jawohl non ci sono più.
Ritorneranno ad un'altra estate e nel secchiello metteranno - crudeli gnomi estranei ed incoscienti - le creature rubate al mare,
ma sarà troppo tardi perché possano dividere con noi,
nel loro straniero turistico jawohl,
questo istante di passione selvaggia e tutta nostra per questo lembo del nostro paese.
E non ce lo ruberà, non potrà sciuparcelo, il fotografo della Terrazza che oggi non è qui con la sua macchina.
Forse sarà nelle città, a scattare fotografie in qualche locale notturno, tra carnevalesche stelle filanti.
Queste stelle non le sa, lui non è qui.
Qui non c'è clientela per lui.
C'è solo un cliente possibile: il mare.
Ma in cambio dell'istantanea non darebbe monete.
A noi, per questa istantanea, il mare ha dato una conchiglia.
Abbiamo teso le mani al vento,
abbiamo sorriso al terso gelo dell'orizzonte e il mare ha gettato ai nostri piedi il suo grande tesoro:
una conchiglia e una grande pace del cuore.
   


domenica 2 settembre 2012

HARRODS - Knightsbridge - Londra


Harrods - Knightsbridge - Londra
80.000 metri quadrati
5 piani
300 reparti
4000 impiegati
35.000 clienti al giorno
1,5 milione di sterline di incasso giornaliero (più di 2 milioni di euro)


Signore e signori, questo è Harrods…..


Harrods (esterno)




Non c’è fanatico dello shopping che una volta a Londra non faccia un salto nel grande magazzino  più famoso del mondo. Molti turisti pensano che visitare la città senza fare tappa da Harrods sia una sorta di sacrilegio, e la maggior parte di loro non si accontenta di ammirare le 80 vetrine o le oltre 11.000 lampadine che illuminano l’edificio dall’esterno. Pare infatti che il 40 per cento delle vendite del magazzino vada all’estero ben imballato nella famosissima carta verde muschio con il logo in oro.


La carta verde di Harrods





I londinesi di mia conoscenza insistono nel dire che vivrebbero benissimo anche senza Harrods, ma in realtà, per un motivo o per l’altro ci vanno tutti, chi per far tagliare i capelli ai loro pargoli dal parrucchiere più paziente di Londra, chi per sorseggiare succhi salutistici nel bar che prepara solo drink naturali, o per trovare una particolare cartolina d’auguri nel vastissimo reparto specializzato, e quasi tutti, prima di uscire da qui, passano alle Food Halls per acquistare un formaggio perfettamente stagionato, un delizioso paté o un pacchetto di finissima pasticceria.

Food Halls









 
Entrare da Harrods è come andare nella città dei prodotti al dettaglio, c’è tutto ma proprio tutto  quello che può servire a una persona, compreso un lussuosissimo superfluo, l’importante è avere con se una carta di credito possibilmente con molti fondi…
Una volta entrati da uno dei molti ingressi noterete un bancone, qui, personale gentilissimo, è pronto ad informarvi su iniziative particolari, inoltre vi darà l’indispensabile (e gratuita), mappa del centro.

Ma partiamo dal basso: Al PIANO SOTTERRANEO c’è il paradiso dell’uomo elegante, Gucci, Armani, Versace, Paul Smith, D&G, la lista è lunghissima, praticamente il meglio delle collezioni uomo di tutto il mondo sono riunite in questo enorme reparto.

Reparto uomo


Inoltre ci sono una Tapas Bar, e un pub irlandese, casomai vi si fosse seccata la gola arrivando alla cassa per pagare il conto dei vostri acquisti precedenti…


Tapas Bar


Per trovare il meglio del meglio della gastronomia mondiale dovrete andare al PIANO TERRA: tra carne, pesce, formaggi, frutta e verdura e tutti gli altri prodotti alimentari provenienti da ogni angolo del pianeta, dovrete fare un grosso sforzo per non riempire il carrello di ogni ben di Dio. Naturalmente non poteva mancare un reparto completamente dedicato al tè e un altro dedicato agli whiskey  con una scelta di ben 130 etichette diverse.

Una profumeria di Harrods
  
 
E che dire del reparto profumeria, centinaia di cosmetici disposti su enormi espositori e profumi di ogni marca pronti per essere provati utilizzando i tester , mi sentivo come Pinocchio nel paese dei balocchi. Da segnalare anche le gentilissime visagiste che dietro richiesta sono pronte a truccarvi gratuitamente

Per i clienti più ricchi e spendaccioni non potevano certo mancare le gioiellerie del calibro di Bulgari e Cartier, ma noi, comuni mortali, ci siamo accontentati di ammirare le splendide creazioni in oro e pietre preziose esposte nelle vetrine.

Una gioielleria di Harrods









 
Un reparto certamente più alla nostra portata è quello degli accessori moda, qui ho acquistato alcune bellissime sciarpe da regalare alle amiche e vi garantisco che ho fatto un figurone.
Naturalmente anche su questo piano ci sono angoli ristoro, tra cui un Caffè e una pizzeria italiani, e un bar dove vengono serviti ostriche e Champagne, io ho preferito il più caratteristico (e economico) Sea Grill dove ho ordinato il classico e golosissimo Fish and Chips.


Fish and Chips

  



Il PRIMO PIANO è completamente dedicato alle donne. Dal pret a porter agli abiti di gran sera, dalla lingerie (ho preso dei completino Chantelle che sono un amore) agli abiti da sposa di una bellezza da sogno, il tutto delle migliori marche e dei più grandi stilisti. Insomma, c’è da perderci la testa. Una raccomandazione alle signore, dopo esservi fatte dare la carta di credito, mandate via i vostri mariti, loro non capirebbero che per decidere quale paio di pantaloni ci sta meglio, tra questo incredibile assortimento, non è cosa da poco e che potrebbe esserci necessaria anche mezza giornata.


Scarpe per signora






Se quello che cercate a ferragosto sono delle palline per l’albero di Natale da Harrods le trovate al SECONDO PIANO, sì avete letto bene, il reparto addobbi natalizi qui è aperto tutto l’anno e la cosa sorprendente è che ci sono sempre tantissimi clienti . Ancora su questo piano potete trovare tutto quello che è inerente alla casa, piatti, bicchieri, posate, pentole, argenteria, cristalleria, porcellane, biancheria da letto e da bagno e una miriade di articoli per il giardino. Inoltre c’è un settore dedicato completamente ai nostri amici animali dove si trovano dalle pappe ai vestitini per cani gatti e scimmiette. E se vi viene voglia di un espresso qui c’è la caffetteria Cafè Harrods, un bellissimo locale in stile europeo dove potrete gustare un caffè degno di questo nome.


Addobbi Natalizi




  

 
Al TERZO PIANO nel reparto arredamento, c’è tutto quello che può servire per ammobiliare sontuosamente una casa, mobili moderni e antichi con dei pezzi inglesi veramente stupendi e preziosi, quadri di artisti di tutto il mondo, arazzi, lampade e lampadari, tendaggi e tessuti d’arredo. Ma in una casa servono anche la lavatrice e il frigorifero, ecco allora il reparto elettrodomestici, quello hi-fi e televisivo. Anche qui non potevano mancare le zone ristoro, tra cui un Cafè and Creperie dove gustare ottime e fantasiose (nel senso che ci mettono di tutto) creps.



Tessuti pregiati per il letto



Se avete bambini piccoli e capricciosi vi sconsiglio di avventurarvi al QUARTO PIANO, nel famosissimo reparto giocattoli di Harrods si vedono scene inquietanti, genitori imbarazzati che cercano di trascinare all’uscita bambini cocciutamente aggrappati ad enormi peluche e adolescenti con le orbite roteanti davanti all’ultima diavoleria nel campo dei videogiochi. Naturalmente non poteva mancare il settore con tutto il necessario per vestire i nostri piccoli come dei principini. Per chi ama il gelato c’è l’Ice  Cream Parlour, mentre per un pasto completo a cinque stelle potete entrare all’esclusivo The Georgian.



Reparto giocattoli 




  
 
E per rimettersi in forma e migliorare il proprio aspetto non c’è niente di meglio di un massaggio fatto da mani esperte e di un taglio di capelli eseguito da alcuni dei migliori coiffeurs di Londra. Per tutte queste coccole salite al QUINTO PIANO dove troverete anche un negozio di attrezzature sportive, naturalmente…come tutto il resto…assolutamente esclusivo…



Attrezzature fitness

Ora alcune regole da seguire:
per entrare da Harrods è richiesto un look adeguato, dunque è sconsigliato presentarsi con jeans sdruciti e scarpe da ginnastica. Questa e altre regole campeggiano su un apposito cartello ad ogni entrata. In realtà sono abbastanza tolleranti, anche perché altrimenti dovrebbero cacciare quasi tutti i turisti che inconsapevolmente arrivano qui vestiti appunto…da turisti…
E severamente vietato scattare fotografie all’interno, e su questo non transigono, ci pensano le guardie disseminate praticamente in ogni angolo a far rispettare questa regola oltre alle altre che riguardano norme di buona educazione.


Le guardie di Harrods

 
Ma come è nato questo colosso dello shopping?...io ho fatto una breve ricerca.
Tutto ebbe inizio nel 1849, quando Charles Henry Harrod, un mercante di tè, aprì un piccolo negozio di alimentari nella frazione Londinese di Knightsbridge, realizzando un incasso settimanale di circa 20 sterline. Due anni dopo la Great Exhibition diede grande impulso al commercio, mentre Knightsbridge cominciava a espandersi e a risalire sulla scala sociale, gli affari ebbero un boom.
Il figlio di Charles, suo omonimo, nel 1861 prese in mano le redine dell’attività, ricostruì il negozio ingrandendolo e presto gli incassi quintuplicarono.


Charles Hanry Harrods



Quando nel 1894 Richard Burbidge divenne direttore del negozio, creò lo slogan “Harrods serve il mondo”, inoltre nel 1898 fece installare la prima scala mobile della città.
Sempre a Burbidge si devono alcune importanti opere di ricostruzione. L’attuale edificio edoardiano rosa con la cupola fu progettato da Stephens e Munt ed eretto tra il 1901 e il 1905.


La monarchia inglese nutrì sempre grande stima per Burbidge, tanto che Giorgio V lo nominò barone.

L’attuale proprietari di Harrods è Mohamed Al Fayet, padre di Dodi Al Fayet, tristemente conosciuto in tutto il mondo per il drammatico incidente che costò la vita a lui e a Lady Diana… ma questo lo sapete già…

sabato 1 settembre 2012

LATISANA (Tisane) - Provincia di Udine

Il duomo di Latisana




   
Latisana (Tisane in friulano, Tisana in friulano centro-orientale) è un comune della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia di circa 14.000 abitanti

FRAZIONI
  
Le chiuse di Bevazzana






   
La rotonda di Crosere

  
Chiesa di Gorgo 



    
Latisanotta
     
Chiesa di Sabbionera
    
Paludo


 Dicono che il Tagliamento, in passato, doveva avere molta più acqua di quanta ne porti oggi: verso la foce, dove la strada romana lo oltrepassava venendo da Concordia, sorse, vicino ad un guado obbligato del corso fluviale, Latisana. E questo, anche se non si è trovata traccia di ponte, tra la robusta vegetazione e gli isolotti ancora riconoscibili. Quando l'impero cadde e dilagarono popolazioni barbariche, questa fetta di bassa friulana subì una profonda trasformazione.
 Il Tesius che probabilmente possedeva queste terre come feudo colonico, non si trova: si trova invece nel 1118 un Portus Latisanae che, lentamente si trasformerà in area di notevole importanza, fino a diventare nei secoli medioevali un punto di riferimento per intere attività commerciali, dislocate in varie zone e borghi, dando origine alla Libera Comunità Mercantile.
Il Tagliamento, con il dominio patriarcale, ritorna ad essere corrente di traffici e di ricchezze di scambi. Le merci che provenivano dall'Adriatico si fermavano a Latisana per essere smistate nelle più diverse direzioni. E i signori di Latisana ne favoriscono lo sviluppo, con misure rigide e vincolanti per dare al porto una specie di monopolio, tagliando fuori altri luoghi tradizionali di arrivo dal mare. Venezia ne fece un suo punto di appoggio per una penetrazione allargata in Friuli.
 Il Cinquecento diventa così il tempo di splendore di Latisana: un porto dove arrivano i marmi e le pietre d'Istria e i "zatàrs" carnici con il loro legname prezioso. Poi le sabbie arenanti sul greto del fiume, le più sicure vie di terra e l'aumento delle navi, segnarono la decadenza del porto di Latisana a favore della già più grande Venezia e della nascente Trieste portuale. E Latisana cercò - e riuscì - l'agricoltura che divenne in breve la sua attività di grande fortuna. Nonostante le alluvioni disastrose del Tagliamento - i ponti furono costruiti, distrutti e ricostruiti - Latisana rappresenta oggi un centro di notevole prosperità.
  
   
Latisana - Il Parco dei Pappagalli
  
Latisana - Ponti sul Tagliamento
  
Latisana - Il campanile

   
Casello autostradale di Latisana
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