lunedì 3 settembre 2012

RICORDO DI LIGNANO (A memory of Lignano)


La Terrazza di Lignano


    
STELLA, FARO O BARCA ?

Ricordo di gennaio sulla spiaggia di Lignano......
Sul mare, dell' uomo resta soltanto l'ombra,
la presenza rapace che al tornar dell' estate riprenderà forma, ed affollerà la sabbia,
e getterà stagnole e bucce d'arancia sul dolce sforzo dell'alta marea che oggi porta vive conchiglie.

Conchiglie e pesci dispersi,
non ancora di nuovo creature desolate in balia d'un trastullo o d'una infantile crudeltà,
ma esseri in dignitosa lotta primitiva con un nemico più forte: la natura.

Acqua salata, sole e tempesta, alta e bassa marea.
E uomini, assurti a natura nella loro necessità di sopravvivere con la capacità che la vita ha dato loro….
Barche e reti salgono l'orizzonte,
e gli uomini sono pescatori, e i pescatori sono pesci,
acqua sabbia e questo stesso vento salato che cancella i loro radi richiami e le canzoni della sera.

La pineta d'inverno ripudia le lussuose ville, gli uffici turistici chiusi, gli alberghi deserti.
Sono qui, ma sono pietra senza vita e significato, somigliano alle stagnole e alle bucce d'arancia.
Mare e sabbia sono i veri padroni: hanno sopportato le corse delle automobili, del danaro, l'altezza dei muri,
l'estendersi dell'abitato che come gramigna non ha conosciuto limiti di spazio,
ed ora si riprendono tutto sotto il calmo esterno correre del tempo
che ogni anno d'inverno ridona pace a questi luoghi.
Il mare è di nuovo mare e non una piscina,
la sabbia è di nuovo sabbia che pietosa accoglie i crostacei sfuggiti al mare per la loro debolezza.

Vero ed umano può essere ora il piccolo lume che splende sul mare.
Stella, faro o barca che importa?
Importa che sia vero ed umano quanto non sono d'estate i lumi del dancing alla Terrazza che oggi somiglia a una grossa zattera marcia,
incatenata preda delle alghe.

Stiamo fermi sulla riva in una sorta d'incanto,
con il respiro mozzato dal forte vento invernale.
I due bambini che sotto il sole d'agosto facevano dell'acqua e della sabbia castelli di fango dicendo jawohl non ci sono più.
Ritorneranno ad un'altra estate e nel secchiello metteranno - crudeli gnomi estranei ed incoscienti - le creature rubate al mare,
ma sarà troppo tardi perché possano dividere con noi,
nel loro straniero turistico jawohl,
questo istante di passione selvaggia e tutta nostra per questo lembo del nostro paese.
E non ce lo ruberà, non potrà sciuparcelo, il fotografo della Terrazza che oggi non è qui con la sua macchina.
Forse sarà nelle città, a scattare fotografie in qualche locale notturno, tra carnevalesche stelle filanti.
Queste stelle non le sa, lui non è qui.
Qui non c'è clientela per lui.
C'è solo un cliente possibile: il mare.
Ma in cambio dell'istantanea non darebbe monete.
A noi, per questa istantanea, il mare ha dato una conchiglia.
Abbiamo teso le mani al vento,
abbiamo sorriso al terso gelo dell'orizzonte e il mare ha gettato ai nostri piedi il suo grande tesoro:
una conchiglia e una grande pace del cuore.