venerdì 5 ottobre 2012

JACOPO TATTI detto il SANSOVINO - Architetto del Cinquecento


Durante il mio percorso artistico con Sonia, incontro Jacopo Tatti detto il Sansovino (Firenze 2 luglio1486 – Venezia 27 settembre 1570) è un fiorentino che, fuggito da Roma dopo il sacco del 1527, va a Venezia, e vi trasforma il gusto, lavorandovi poco meno di mezzo secolo con la temperanza dei chi vuol apprendere perché sa insegnare.
Egli, architetto e scultore, allievo e figlio adottivo di Andrea Sansovino, pregia assai i classici ed inclina al pittoresco con i profili risentiti e con l'abbondanza dei motivi ornamentali...., fonde nelle sue opere un vivace senso pittorico e un forte plasticismo di derivazione michelangioelesca.


Madonna col Bambino e san Giovannino

A Venezia realizza sculture dalle forme aggraziate, caratterizzate da un morbido e pittorico modellato, un gruppo in terracotta colorata della Madonna con Bambino e San Giovannino.

Scuola della Misericordia

In principio, consente di proseguire la Scuola della Misericordia (dal 1532), cominciata dal Leopardi ed portata a termine da Pietro Lombardo, ma presto ben altre e varie imprese lo chiamano a definire la sua originalità.


Prospetto della chiesa di San Francesco della Vigna

Il nobile interno di San Francesco della Vigna (1534) dà a conoscere la perfezione gli spazi e l'armonia corativa che nasce spontanea dalle linee, appoggiandole nei loro andamenti, senza aggravarle o frautenderle.


Palazzo Corner

Il Palazzo Corner a San Maurizio (oggi Prefettura), a tre piani, unisce all'ossatura solida e romana la leggerezza delle finestre ad arco, dei terrazzini e delle balaustrate...., sul pianterreno, gran basamento di bozze, si levano due ordini a sostegni accoppiati, ed i semipennacchi degli archi si ingentiliscono con i rilievi plastici.
La Zecca (1537-45), forziere di bugne colorite e cupe, si adatta alla sua gelosa industria, ed il rustico basta a se stesso nell'arcuare le luci del pianterreno e nel distribuire le finestre rettangolari degli altri due piani.


Libreria Marciana

Nella Libreria Marciana (1537), un poeta della scultura, dopo aver piantato gli archi sulle severe colonne del portico, segue la fantasia del decoratore, e sul cornicione drizza la balaustrata con le statue, di modo che Venezia, la quale non dimentica il rigoglio del gotico, vede sbocciare nel suo centro il massimo fiore della Rinascita.
Nelle opere architettoniche affrontò con grande sensibilità il problema del rapporto tra il rigoroso classicismo romano e la fluidità spaziale della tradizione veneta, realizzando nella sistemazione di Piazza San Marco una perfetta integrazione tra i nuovi edifici e le religiose preesistenze medievali e quattrocentesche


La Loggetta del campanile di San Marco

La Loggetta (1537-40) riveste la base del campanile di San Marco con splendore classico...., dal lento ritmo delle tre arcate prende vigore di spazi l'alto attico adorno di finissimi rilievi bronzei delle cantorie e della sagrestia (1537-53)..., gli sporti della trabeazione chiaroscurano i lucidi marmi, e dall'ultima frangia dei balaustrini ascende nella sua imponenza la risorta mole laterizia.
Dalle prove manifeste di una singolare superiorità il Sansovino passa a lavori di minor conto, ma la fisionomia della nuova Venezia gli appartiene, come quella della compassata Vicenza al Palladio, e come l'altra della Roma barocca al Bernini.

2 commenti:

TheSweetColours ha detto...

Interessante, come sempre....

Marianna S. ha detto...

gran bella gita questa....