sabato 24 novembre 2012

CORSICA - Francia



Spiaggia di Palombaggia Porto-Vecchio - Corsica, Francia


    
Marianna: "Sono nata in primavera e quasi ogni anno, per festeggiare il mio compleanno, mi concedo un viaggio. Alcuni anni fa ho scelto la Corsica. Passeggiare tra la fitta macchia di questa isola in una calda giornata di maggio corrisponde a un tuffo nella “mediterraneità”.
L’aria è carica dei profumi dell’erba schiacciata sotto i piedi e dell’inebriante miscuglio di fragranze di fiori e arbusti di mirto, lentisco, rosmarino, finocchio selvatico e intere distese di ginestre dorate che invadono i pendii. Tra le querce da sughero si sente il martellio dei picchi sui tronchi senza corteccia e lungo gli antichi muri a secco si possono vedere i codirossi e i culbianchi a caccia di insetti. Le cavallette guizzano tra l’erba ad ogni passo, mentre cicale e grilli  intonano il loro mantra al ritmo quieto della macchia mediterranea.
  



    
A differenza di altre isole del Mediterraneo, la Corsica poco corrisponde all’idea di spiagge affollate e mondanità tipiche dei luoghi di villeggiatura . Non che vi manchino i turisti, ma tutto sommato  l’isola continua a mantenere i suoi enigmi e parte del suo aspetto selvaggio. Compresa tra il mar Ligure e Tirreno, a poco più di 80 km da Piombino sulla costa toscana, politicamente, da oltre due secoli, appartiene alla Francia, ma da sempre rivendica la sua autonomia. Un breve tratto di mare, le ventose Bocche di Bonifacio, la separano a sud dalla Sardegna.
  



   
I primi insediamenti umani sull’isola risalgono a non meno di 6000 anni fa, come testimoniano i monumenti megalitici dell’età del bronzo e i molti resti dell’età neolitica. Nei secoli la Corsica è stata condizionata e governata dai greci, cartaginesi, romani, pisani e genovesi, fin quando s’è legata definitivamente alla storia francese. Ma mai è stata domata. Un’isola particolare e dai molti contrasti la Corsica è un caleidoscopio di porti animosi e pinete inaccessibili, falesie a picco sul mare e antiche cittadelle.
  
Monte Cinto



    
All’interno dell’isola, i monti si elevano al di sopra delle distese erbose e della macchia. I versanti lungo cui la neve si scioglie in spumeggianti cascate sono segnati da profonde gole. La vetta più alta è il monte Cinto (2706 m), una delle grandi attrazioni del Grande Randonnée 20, lo scenografico cammino escursionistico che per 120 km si snoda nell’aspro entroterra corso. Decisamente più popolose le coste sono un continuo susseguirsi di suggestivi promontori granitici, baie sabbiose e bianche scogliere calcaree.
  

   
 La ricca storia e l’eccezionale varietà di scenari della Corsica sono evidenti in particolar modo nella parte meridionale dell’isola. È qui che su un promontorio eroso dalle onde del mare sorge Bonifacio, antica piazzaforte genovese che si trova a soli 12 km dalla Sardegna.
  
Bonifacio




   
Arrivando in automobile alla città vecchia, è impossibile non vedere il Bastion de l’Étendard , la sua mole cinquecentesca domina il porto turistico che pullula di motoscafi e yacht e dove ci si può sedere in uno dei tanti ristoranti all’aperto per gustare dell’ottimo pesce. Bonifacio porta questo nome in onore del conte di Toscana ritenuto il costruttore della prima roccaforte. La città fu governata da Pisa e poi da Genova. In quel periodo di prosperità fu costruita l’imponente cinta muraria e la bellissima cattedrale di Ste-Marie-Majeure che domina la città vecchia.
  
 Bastion de l’Étendard


     
Lungo una strada tortuosa si sale verso le alte case addossate l’una all’altra, ma la scalinata Montée Restello è assai più suggestiva e permette anche di valutare la sorprendente posizione strategica di Bonifacio: il porto, dev’essere stata un’ardua impresa per gli eserciti invasori tentare di entrare nella città dall’insenatura sottostante. Arrivati al quartiere vecchio si apre davanti a noi uno degli scenari più suggestivi di tutta la Corsica: le scogliere di arenaria che piombano a picco per oltre 60 metri nell’azzurro del mare.
  
Bonifacio


   
Le ultime case di Bonifacio, a causa della continua erosione del mare e della naturale mancanza di spazio, sono ammassate proprio sull’orlo del dirupo. Per ammirare il panorama tornate al porto e imbarcatevi su uno dei tanti battelli che parto in gita lungo la costa, vista dal mare Bonifacio sembra sospesa in equilibrio precario, con le case che spuntano sulle scogliere striate come grappoli di cristallo. Durante la gita potrete notare quante grotte e faraglioni ci siano lungo la costa, come il Grain de Sable (granello di sabbia). Queste scogliere calcaree sono quasi un’anomalia per un’isola dominata da rocce vulcaniche.
  
Grain de Sable


   
 Ma basta spostarsi di pochi chilometri più a nord e la strada comincia a inerpicarsi sulle montagne granitiche dell’entroterra. Se desiderate fare escursioni o se avete la passione per l’alpinismo e il rafting, il paese di Zonza è quello che fa per voi. Qui il fiero profilo frastagliato delle Aiguilles de Bavella si staglia sopra pendii ammantati di pinete e boschi di querce.
  
Aiguilles de Bavella





   
A nord di Zonza, proseguendo lungo la D268 si entra nel regno dei grandi rapaci, come l’avvoltoio barbuto e l’aquila dorata. Sul ripido ciglio della strada si vedono pascolare capre domestiche ma se avrete fortuna, nelle zone alpine, potrete incontrare il raro muflone, una sorta di capra selvatica autoctona in Corsica, dichiarata specie protetta nel 1956, quando oramai era quasi estinta. Oggi sull’isola ne vivono quasi 600 esemplari e questo robusto animale con le corna a spirale è diventato simbolo della regione.
   
Zonza


    
Al Col de Bavella, i prati sono ricoperti di timo e splendidi gigli martagoni dall’inebriante profumo di fiori d’arancio che si stendono sotto ventose pinete di larici. Qui crescono anche alcune specie rare, tra cui un piccolo fiore bianco o lilla, di cui non rammento il nome, ma che prima di allora non avevo mai visto. È facile capire perché il Col di Bavella sia una delle mete più amate dagli escursionisti: la zona è attraversata dal lungo sentiero GR20, ma è possibile fare anche passeggiate brevi e meno impegnative. Una delle più interessanti è l’escursione di due ore fino al Trou de la Bombe, singolare buco di 9 metri d’altezza, scavato nella roccia. Sparsi un po’ in tutta l’isola questi buchi, o tafoni, sono cavità naturali che nell’antichità venivano usati come cimiteri o abitazioni.
    
Trou de la Bombe






    
Per trovare tracce più evidenti dei primi insediamenti delle popolazioni corse, vi dovrete dirigere a ovest di Bavella, nell’entroterra del golfo di Valinco. A Filitosa ci sono resti di un importante  insediamento fortificato risalente al 1800 a.C.; gli archeologi riportarono faticosamente alla luce antiche mura di pietra, preludio dell’inimmaginabile quantità di menhir e dolmen scavati poi nel sito. Sui misteriosi monoliti alti due volte un uomo, scolpiti quasi 4000 anni fa per onorare i guerrieri, sono ancora visibili i disegni delle armi e delle loro facce. Il monolite più famoso è il Filosta V, un blocco di granito “armato” che porta incisi una lunga spada e un pugnale nel fodero.
  
Menhir di Filitosa


    
Ma Filosta non è l’unico luogo in cui sono state fatte importanti scoperte. A sud di Filosta, sull’altopiano di Cauria, sono stati identificati oltre 500 siti preistorici. Il più antico è quello di Renaggiu, con menhir che risalgono al 4000 a.C., poco lontano si trovano i menhir rosa di Stantari e i dolmen di Fontanaccia. Ma tutto impallidisce di fronte alla straordinaria “foresta di pietra” di Palaggiu, 258 menhir per uno dei più importanti allineamenti megalitici del mondo.
  
Dolmen





   
A Sartène, cittadina collinare dall’aspetto medievale che si trova a metà strada tra Filitosa e Cauria, c’è il Musée de Préhistoire Corse et d’Archéologie. Anche se non amate i musei andate comunque a Sartène, quando la vedrete alta, sulla valle del fiume Rizzanese, vi parrà di vedere un castello di carte di pietra, con le case dai tetti di terracotta addossate tra loro e i vicoli larghi poco più di una fessura. Visitando l’abitato a piedi vi inoltrerete in un reticolo di viuzze acciottolate, con alcuni palazzi e case imbiancate a calce con l’intonaco che comincia a sfaldarsi.
  
Sartène








   
Sempre a Sartène ogni anno, la sera del Venerdì Santo, si svolge una delle cerimonie religiose più antiche e suggestive della Corsica, la processione del Catenacciu. Il corteo parte dalla chiesa barocca di Ste-Marie per rievocare la salita di Gesù al Golgota, il monte della crocefissione. La processione è guidata dal Grande Penitente, un uomo incappucciato e incatenato che porta la croce tra le vie di Sartène seguito da figuranti vestiti di nero che issano la statua del Cristo Morto, mentre i fedeli cantano “Perdonu miu diu”.
Le celebrazioni per la Settimana Santa si svolgono in molte altre località isolane, la maggioranza della popolazione corsa è cattolica e nel nord dell’isola sorgono maestose cattedrali erette tra il ‘400 e il ‘500 dai genovesi.
  
Chiesa di Sainte-Marie




   
Alla base della cultura corsa c’è un orgoglioso senso della propria identità. L’antica usanza delle faide tra famiglie per i motivi più diversi, dalle terre alle donne, è per fortuna acqua passata, ma la lingua corsa, il Corsu, è ancora profondamente radicata nella vita quotidiana. Per fortuna nostra è più simile all’italiano che al francese, infatti pur conoscendo poche parole della lingua dei cugini d’oltralpe, non  abbiamo avuto nessuna difficoltà a farci capire. Nonostante l’annessione alla Francia nel 1769, i cartelli stradali sono ancora bilingui, scritti in corso e francese. Solletica l’orgoglio nazionale anche il fatto che Napoleone Bonaparte, una delle figure più importanti della storia, sia un corso, nativo di Ajaccio.
   
Corte






   
Uno dei centri di maggior importanza della cultura dell’isola è Corte. La cittadella quattrocentesca è arroccata in posizione incantevole su un promontorio roccioso, sopra le valli di Restonica e Tavignano. Fu qui che nel 1735 fu firmata la costituzione che favoriva l’indipendenza e l’insurrezione contro il secolare dominio di Genova. La lotta per l’autonomia continuò fino al 1755, quando Pasquale Paoli assunse il titolo di Generale della Nazione Corsa e pose le premesse per 14 anni di combattuta indipendenza. Poi Genova cedette l’isola alla Francia e il sogno di indipendenza nazionale per cui Paoli aveva combattuto tramontò.
  



    
Ma la figura del generale non fu mai dimentica, tant’è che ancora oggi l’Istituto universitario di Studi Corsi, a Corte, porta il suo nome. Al riparo di austeri bastioni di pietra l’università è all’ombra della poderosa Cittadella e racchiude anche un museo antropologico ospitato nelle antiche caserme della Legione Straniera. Nel punto più alto dei bastioni si raggiunge una piccola piattaforma detta Nid d’Aigle, da cui si apre una vista mozzafiato sulle montagne circostanti: dirupi rocciosi, gole nascoste, creste e valli lontane. È il cuore selvaggio e ardente della Corsica, così lontano dai lidi e dall’animazione estiva, eppure così affascinante.
  
Torre Genovese - Porto,Corsica,



    
Pubblicato da Marianna

1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Bella, bella, bella!