domenica 4 novembre 2012

FRANCESCO BORROMINI - Architettura barocca (Baroque Architecture)

Autoritratto di Francesco Borromini
    
Borromini, soprannome di Francesco Castelli, nato a Bissone (Canton Ticino) il 25 settembre 1599 e morto a Roma il 2 agosto 1667, è stato un architetto svizzero-italiano, tra i principali esponenti dell'architettura barocca e rappresenta, sul piano delle concrete realizzazioni architettoniche e dell'interpretazione del ruolo dell'artista, un complesso di valori assolutamente antitetici rispetto a quelli propugnati dal Bernini. 
Anzitutto Borromini privilegia gli aspetti concretamente realizzativi della tecnica, e infonde nei suoi procedimenti creativi il senso più profondo della sua tormentata religiosità, continuamente minata dall'incertezza circa il conseguimento della salvezza e dal timore di venir meno alla propria tensione spirituale. 
Borromini è profondamente influenzato dalle concezioni e dai sentimenti religiosi che pervadono l'area culturale lombarda, con il suo rigore e il suo interesse verso gli aspetti pratici della fede. 
Questa sofferta religiosità lo porta a diffidare del trionfante virtuosismo e della magniloquenza retorica dello stile del Bernini, con i suoi spazi amplificati e i suoi fitti riferimenti allegorici. 
Le piante curvilinee, i risalti angolosi, i timpani spezzati e attorti, le modanature sinuose sono i caratteri principali di questo ingegno raffinato, ribelle alla tradizione romana. Mentre i secentisti adoperano gran varietà di marmi, di lumachelle, di brecce e di diaspri per animare le loro policromie, cu si aggiunge la decorazione dipinta, egli si attiene al marmo bianco e allo stucco, al grigio travertino e al mattone. 
Schivo di lodi, non ambisce agli onori e, prima di morire suicida, distrugge tutti i suoi disegni..., ma la fama non stenta ad innalzarlo. Umile scalpellino fino a trent'anni, avanza rapidamente nell'architettura con la novità e la dovizia delle composizioni, e diventa inizialmente emulo del Bernini, finché non prende la sua strada contrapponendoglisi.
   
Chiostro nel convento di San Carlo alle Quattro Fontane - Roma
   
Risulta infatti evidente dall'impianto del chiostro nel convento di San Carlo alle Quattro Fontane, la sua prima opera autonoma dopo un periodo di apprendistato svolto a Roma presso il Maderno, la predilezione per gli spazi contratti e deformati e per le sagomature incurvate su cui gli effetti di luce si sviluppano in una variegata modulazione. 
Da sottolineare anche la perizia del disegno delle membrature e dei motivi decorativi finemente incisi, che quasi traspongono l'interpretazione spaziale dell'edificio nelle dimensioni ridotte di un oggetto prezioso di accuratissima fattura artigianale. 
Così anche la struttura dell'interno della chiesa riprende questi moduli: la cupola ha forma ovale e sembra quasi premuta dalle tese curvature degli archi, mentre la dimensione delle colonne è massimamente accresciuta affinché la spazialità del vano risulti drasticamente soffocata e ingombra, anche mediante l'evidenziazione della funzione di raccordo delle membrature come elementi di forzatura dello spazio.
   
Facciata dell'oratorio dei Filippini - Roma


  
Analoga impostazione ha la facciata per l'oratorio dei Filippini (1642): fortemente incurvata, caratterizzata da un fitto disegno di membrature (cornicioni, lesene, timpani) che creano un gioco di motivi pieni e vuoti, di sporgenze e rientranze, che, privi di reale funzione statica, servono piuttosto a modulare la luce e cesellare i piani.
  
Campanile di Sant'Andrea delle Fratte - Roma
    
Da menzionare il campanile di Sant'Andrea delle Fratte, con le due celle a colonne ed a cariatidi, a solchi profondi e a risalti acuti, è vinto dalla cupola della fantasiosa novità del perimetro della chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, sviluppato in ampie curvature lobate ripetute in altezza fino al vertice della costruzione, culminante nella lanterna e nel lanternino, apice di un'animazione ritmica che coinvolge l'equilibrio della costruzione in un andamento avvitato. 
Un critico, ispirandosi al campanile di Sant'Andrea, scrisse a ragione che questa "torre erompe in una spirale diretta in alto per svanire in una corona di fiamme".
   
Basilica San Giovanni in Laterano - Roma


    
Da ricordare il restauro della basilica San Giovanni in Laterano per il giubileo del 1650, che riveste gli interni con una decorazione minuta e scintillante che ne esalta la luminosità chiesa di Sant'Agnese (1652) a piazza Navona che integra la spazialità dell'edificio a quella della piazza, sviluppando un più ampio discorso urbanistico e ambientale, ha il prospetto in travertino fiancheggiato da due torri, con pilastri appaiati laterali ed interpilastri concavi, che smussano i canti vivi ed addolciscono le superfici..., nel mezzo grandeggia la cupola sorta sulla tipica pianta centrale.
   
Chiesa di Sant'Agnese - Roma


    
Poi San Carlo alle Quattro Fontane (1638-41), dove manifesta un'individualità che non conosce freno nel variare il necessario e nel rigettare le lusinghe del superfluo. L'organismo, meditato in ogni parte, ha la pianta elittica, con la porta sull'asse maggiore e due tenui rigonfiamenti nei lati..., quattordici colonne alveolare favoriscono l'ondulazione della linea iconografica, insieme con le nicchie degli intercolunni, e la trabeazione si concede mollemente al garbo concavo delle masse che piegano anche i timpani..., in sintesi, la facciata per la perfetta espressione della concezione antimonumentale e l'estenuante cura del dettaglio caratterizzano il gusto architettonico del Borromini.
   
San Carlo alle Quattro Fontane - Roma
   
Nel Palazzo di Propaganda Fide, il maestro profonde sottilissime trovate..., pilastri disposti ad angolo, finestre a pianta curvilinea e soprafinestre ondulate, con il monogramma costantiniano della croce a cinto di festoni.
  
Facciata del Palazzo di Propaganda Fide - Roma
   

2 commenti:

stella dell 'est ha detto...

post interessante!!mandi!!!

TheSweetColours ha detto...

Interessante!