sabato 15 dicembre 2012

JACOPO DELLA QUERCIA - Lo scultore di Siena (The sculptor of Siena)

Veduta della Piazza del Campo in Siena






    
Ciao dolce sogno mio... 
eccoci qui alle porte di Siena... Come stai? ...Hai trascorso un'ottima notte?... Hai ancora negli occhi le curve armoniche dell'architettura che abbiamo visitato finora?... Sì?... Bene... allora continuiamo la nostra passeggiata, permettendomi prima di fare una premessa. 

Dopo i Pisani, il gotico persiste rigoglioso nella decorazione, ma, agli inizi del secolo XV, gli ornamenti amplificati ed i carnosi fogliami, che fiammeggiavano senza sosta sulle cuspidi e sui frontespizi acuti, si dimenticarono  come accessori di uno stile cui il Vasari attribuiva ingiustamente la "ruggine della vecchiaia", la "goffezza" e la "sproporzione". 
Sulla via aperta da Giovanni Pisano i primi grandi scultori del Rinascimento camminano sicuri: conservano un'eredità che non possono disperdere, e coltivano l'arte come una scienza che rispecchia il passato e sogna l'avvenire. 
Lo studio dell'antico preserva dall'errore e dall'eccesso il naturalista più analitico che sintetico, il quale modella i ritratti con implacabile verità, cerca nei bassorilievi pittoreschi i riflessi della vita, e rifiuta, con l'idea innata della grandezza, la volgarità e l'inerzia, che non si debbono confondere con l'impeto eroico, con la calma e con l'abbandono. 
La tradizione è rinnovata dal genio individuale, e l'originalità si mantiene libera dai vizi delle scuole e dai falsi presupposti degli stili. 
L'accademismo gotico, vinto dagl'indizi realistici dell'Orcagna e dalla realtà dinamica d'Andrea Pisano, non può nulla contro la sapiente imitazione d'alcuni temi antichi, che gli artisti creatori identificano con le regole del vero. 
L'aspetto, plastico è quello che lusinga meglio i1 gusto dell'Italia del Quattrocento, ed il dominio della scultura diviene sconfinato... dalla statua monumentale al tabernacolo, dagli stipiti delle porte alle gemme. 


Percorrendo la strada che ci conduce a Siena, incontriamo Jacopo della Quercia (1314-1438), figlio di un pittore senese, che partecipa al concorso per la seconda porta del Battistero di Firenze (1401), insieme con Francesco Valdambrina, Simone da Colle di Val d'Elsa, Niccolò di Piero, Niccolò orafo d'Arezzo, Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti.
  
Tomba d'Ilaria del Carretto (Lucca, San Martino)


     
Incertissima è la sua preparazione artistica, e la prima opera, la "Tomba d'Ilaria del Carretto" (Lucca, San Martino), seconda moglie di Paolo Guinigi, risale al 1406. 
Sul sarcofago di marmo, adorno di genietti, che sostengono festoni di verzura e di fiori, giace la statua come d'avorio nella tenerezza discreta del rilievo. 
Il sonno della morte affonda gli occhi nelle orbite..., le labbra si chiudono al sorriso, e la testa acconciata ripiomba sul cuscino.
La giovane madre esangue, con i piedi appoggiati al fido canino - simbolo della fedeltà -, e le mani incrociate, ha un'espressione ideale, che non è data né dal "sentimento gotico" né dal "riscontro realistico", bensì dalla sottile comprensione dell'artefice, il quale inclina alla grazia morbida di qualche fiorentino, prima di scoprire il suo forte temperamento nel trattare con larghezza e con sintetica energia etrusca i fatti biblici ed i gruppi delle Madonne.
  
Madonna della Melagrana (Ferrara, Sagrestia del Duomo)
    
La "Madonna della Melagrana" (Ferrara, Sagrestia del Duomo) segna un gran distacco di tecnica e di concezione dalla tomba lucchese, ma lo spirito di Jacopo è ormai attratto dalla maestosa risolutezza di questi tipi, le cui pieghe trasversali ed oblique prendono corpo e spessore con un certo tormento.
  
La Fonte Gaia è una fontana monumentale della Piazza del Campo - Siena 


     
Nel 1409 l'artista comincia la "Fonte Gaia" per la Piazza del Campo in Siena, i cui frammenti - grandiosi nell'aria tragica o nella potenza eroica - si custodiscono nel Palazzo Pubblico. 
La Vergine, patrona della città, sedeva tra le sette Virtù, ed intorno c'erano alcune scene del Vecchio Testamento..., le due statue d'Acca Larentia e di Rea Silvia completavano l'allegoria.
  
 Madonna col Bambino - (Altare Trenta) - San Frediano di Lucca


    
Battistero di Siena, Fonte di San Giovanni
     
Il polittico marmoreo del San Frediano di Lucca contrae la forza istintiva del maestro negli stampi gotici d'una cornice di tabernacoli e di gugliette, ma nel basso rilievo con lo "Angelo comparso a Zaccaria" (Battistero di Siena, Fonte di San Giovanni) l'arte giunge d'un tratto a quella singolarità compositiva e a quella focosa passione del reale dove gli esempi più concisi e solenni si ritrovano nelle formelle della porta maggiore del San Petronio in Bologna, commessa nel 1425.
  
Porta Magna di San Petronio in Bologna
   
Creazione di Adamo - San Petronio a Bologna
  
Creazione di Eva - San Petronio a Bologna
   
Peccato Originale - San Petronio a Bologna
   
Cacciata dall'Eden - San Petronio a Bologna
   
Lavoro dei primi uomini - San Petronio a Bologna
    
L'elemento pittorico viene bandito, e lo sfondo paesistico è ridotto a qualche cenno elementare, perché l'importanza plastica e la sintesi drammatica delle figure non tollerano intrusioni. 
Nella "Creazione di Eva" la progenitrice si fa incontro all'Eterno con la fatica materiale del corpo appena animato, e nella "Creazione di Adamo", come nella "Cacciata dall'Eden" e nel "Lavoro dei primi uomini", - Michelangelo riconosce i suoi prototipi. 
In qualche rilievo minore dell'architrave, ad esempio nella "Adorazione dei Magi", Nicola Pisano richiama alle sue formule incantate l'ardimento dell'innovatore, che non tenta di risuscitare cose morte, ma di riplasmare la vita piú solida e piú viva.
  
Lunetta con la Madonna e il Bambino - San Petronio a Bologna
     
Anche il portale di Bologna, con le quindici storie della Scrittura e con le trentadue mezze figure dei Patriarchi e dei Profeti, restò incompiuto, e nel lunettone la "Madonna", sorella delle Virtù senesi e prossima ad un gruppo di legno (Madonna con il Figliuolo) del Louvre - lavoro non dubbio di scuola -, ebbe da Jacopo della Quercia un solo assistente, lo scoglioso e fervido San Petronio. 
L'unico allievo di tale maestro - disse bene un critico - doveva nascere quarant'anni dopo la morte di lui, infondendo nella fierezza dello stile qualche sfavillio dell'anima di Donatello: fu Michelangelo Buonarroti.
  

    
E anche questa volta è giunta la sera e bisogna riporre la matita e i pensieri d'arte. 
Domani non so da dove e se ricominceremo il cammino... comunque sia... se mi lasci il tuo numero di cellulare... io poi ti chiamerò. 
Ora ci fermiamo qui sotto questo portico davanti alla statua della Madonna ...unica testimone del nostro bacio di commiato... 
Ohh... come sai di buono... dolce sogno mio........

Sta ...respurchino mio... ho sognato di te come si sogna della rosa e del vento al mattino...
    

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