mercoledì 19 dicembre 2012

JACOPO LINUSSIO E IL SUO PALAZZO a TOLMEZZO - Caserma Cantore (Carnia - Friuli Venezia Giulia)


   
JACOPO LINUSSIO E IL SUO PALAZZO

L'arte del Settecento veneziano che ha saputo unire in felice armonia linee architettoniche e colore, portò al più alto grado l'arte dello stucco nella decorazione di palazzi case e ville, incorniciando, con serti e ghirlande, gioconde danze di amorini, scene bibliche o mitologiche e quant'altro l'estro pittorico del tempo poteva segnare sulle pareti delle dimore. Lo stucco artistico fece il suo ingresso trionfale anche nella capitale della Carnia.

A Tolmezzo non sono pochi gli ambienti decorati con stucchi; gli stucchisti veneti si sono posti accanto agli intagliatori carnici, quasi in gara, per dare festosità a tante e tante case carniche ove anche pittori di valore lasciarono nobili impronte come, per citare qualcuno, Nicolò Grassi, Pietro Novelli e Francesco Chiarottini.

Uno degli edifici che a Tolmezzo ricevette più di ogni altro i favori dell'arte è il palazzo Linussio, costruito, su disegno dell'architetto Domenico Schiavi, nel 1741 da Jacopo Linussio, come avverte un marmo della facciata, sormontato da un bassorilievo rappresentante l'Annunciazione:

TUTA SUB HOC NOMINE
DOMUS
MDCCXLI

Il Linussio, celebre nel veneto e nelle regioni limitrofe, forte fibra di carnico, seppe portare i prodotti della sua industria dalla natale valle alpina sino ai porti di Costantinopoli e di Cadice donde, ricercatissimi, partivano per l'Asia e per l'America.
  
Jacopo Linussio
   
Jacopo Linussio nacque a Incaroio (Paularo) nel 1691 e dopo aver appreso a Villacco i sistemi del tessere della Slesia e della Carinzia, ritornato in Patria, modestamente iniziò la filatura e la tessitura del lino a Tolmezzo. 
Nel 1717 aprì una succursale a Moggio e "principiò a far pettinare lini per la fabbrica di rigadini ed altre telerie da biancheggiarsi".
In breve tempo la fabbrica Linussio assunse grande importanza. Più di quattromilacento filatrici e più di millecento telai sparsi in tutto il Friuli. Tremila persone attendevano alla manifattura "de' fiIati de' renzeti e quelle delle mezzelane e de' panni"), e "renzeti spinati di varie sorti e quadreti sul metodo di Sangallo e tele all'uso di Cremona con seta e terlizi in opera per mantilli e tovaglie" e "pezze di indiane fazzolettini e altri tessuti di bambagia".
Oltre a tessuti di uso comune si fabbricavano finissimi rasi e anche damaschi. L'intera produzione raggiunse, verso il 1745, le ventimila pezze annuali.
La varietà del prodotto era trattata con grande cura..., a centinaia si contano i disegni impressi sulle telerie ai quali attendevano "un valente colorista, un dipintore, un disegnatore, e intagliatore di stampe e due stampadori".
La fortuna dell'industria si deve, all'eccezionale organizzazione pazientemente creata da Jacopo Linussio che da umile garzone di negozio seppe divenire proprietario di tre stabilimenti: Tolmezzo, Moggio e Casabianca, non lungi da S. Vito al Tagliamento.
A Casabianca e a Moggio il lino veniva gramolato, pettinato, purgato e distribuito alle filatrici a domicilio. Quindi il filato si convogliava a Moggio per la scelta e passava allo stabilimento di Tolmezzo alla candeggiatura, tinteggiatura, tessitura e stampatura.
    
Telaio nel museo di Tolmezzo (proveniente da Lauco)
   
Dopo alterne fortune, invidie e avverse vicende economiche la fabbrica, alla fine dell'ottocento, inizia il declino; per poco tempo la volontà di Dante Linussio la riportò alla produzione di un tempo, sia pure con macchine e sistemi che il progresso tecnico consigliava.
La guerra 1915-18 trasformò il già pulsante opificio in ospedale. L'invasione austro-germanica diede il colpo finale. Nella generale devastazione i macchinari divennero preda di guerra.
Con gli eventi del 1943 i locali - adibiti dopo la prima guerra mondiale ad alloggi militari - vennero prima occupati dai Cosacchi e poi dalle truppe alleate. Rioccupati poi dall'esercito (oggi Palazzo Linussio è la sede centrale della caserma Cantore), si è provato lodevolmente a restaurarli, cercando, con l'ausilio della Sovrintendenza ai Monumenti, di salvare gli ambienti di valore artistico, ricordo dello splendore settecentesco del fabbricato appositamente costruito per ospitare una industria la cui esistenza sembra oggi una favola.
  
Caserma Cantore - Palazzo Linussio - Tolmezzo


    
Il grandioso edificio è costituito da un corpo centrale e da corpi laterali che formano cortili porticati a lato dei quali scorrono le acque che alimentavano l'industria e ricordano ancora la vita dell'opificio e del "Mercator magni nominis" come lo ha chiamato lo stesore dell'atto di morte, avvenuta nel 1747.
Fra la massa imponente degli edifici risalta la facciata della chiesetta, dalle linee sobrie che raccolgono il bel gruppo statuario dell'Annunciazione. Una scritta indica l'anno della costruzione:

D.O.M.
ECCLESIAM HANC
A FVNDAMENTIS EREXIT
JACOBVS LINVSSIVS
ANNO MDCCXLVII

L'interno, a pianta poligonale, elegantissimo di proporzioni è quanto mai suggestivo anche nella rovina in cui si trova.
L'altare, ricco di statue, si lega con armonia alle linee architettoniche e agli stucchi che adornano le pareti. Sul soffitto una bella tela attribuita al Fontebasso rappresenta l'Ascensione.
La parte centrale del palazzo che resistette a tanta rovina ci dà un'idea precisa della ricchezza che ivi ha regnato un tempo. Al primo piano due logge laterali portano alle gallerie che immettono nel grande salone da ballo. Sulle pareti di queste gallerie, chiuse da ornati in stucco, sono raffigurate in bassorilievo le quattro stagioni. Bassorilievi che se non rivestono alti pregi artistici interessano per il costume che non è quello carnico, come non è carnico il vasto e ben delineato paesaggio. Le case con i tetti di paglia, il vestire delle persone, gli attrezzi rurali, ci portano al costume della nostra zona collinare ma più ancora fanno pensare che l'artista si sia ispirato alle opere dei Bassano le copie delle quali e le riproduzioni all'incisione avevano notevole diffusione a quell'epoca in Friuli.
Le pareti del salone sono tutte affrescate con motivi architettonici che contornano scene illustranti episodi eroici dell'antichità, alternati da figurazioni allegoriche, ed è diviso nel senso orizzontale da una loggia che distingue in due parti la zona pittorica, opera di due artisti.
Nella parte inferiore si nota un pittore, dotato di scarsi mezzi inventivi e pittorici, forse vicino a Francesco Fontebasso, mentre gli affreschi della zona superiore sono di Domenico Fossati, come avverte una sua firma venuta in luce dopo un restauro. Tutto il soffitto poi è attribuibile e Francesco Chiarottini, il pittore cividalese che in Tolmezzo dipinse anche le prospettive della casa Garzolini.
     
Trionfo della Virtù - Francesco Chiarottini
     
Il Chiarottini, maestro di quadrature prospettiche e di illusioni di spazio, ha creato una salda architettura mossa da eleganti volute decorative che aprono un vastissimo cielo nel soffitto nel quale dipinse iI Trionfo della Virtù. La composizione è dominata dalla figura alata della Virtù che sopra candide nubi, circondata dalle arti, impugna l'asta di comando con la corona d'alloro, simboli delle battaglie che conviene sostenere contro il male e della possanza che si acquista nelle lotte vittoriose nonchè nella ricompensa che ci è dovuta.
Figurazione questa che si riferisce alle virtù di Jacopo Linussio che in vita dovette sostenere tremende lotte. In alto due Genietti in volo alzano lo scettro, simbolo del dominio..., una Fama, con la tromba, ricorda la celebrità della casa mentre in basso il Male e l'Invidia precipitano sconfitti.
   


   

1 commento:

Olgica T ha detto...

Bel post,complimenti,lo condivido grazie!